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Mediaset, Taodue, Medusa: nasce la grande joint venture del video

[i](Foto: Ansa)[/i]
Accordo in casa Mediaset per una joint-venture in cui confluiranno Medusa Film, controllata da Rti attiva nel settore cinematografico, e Taodue, società posseduta da Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt, che opera nella produzione di fiction dalle serie Distretto di polizia a Ris, passando per film in due puntate come quelle su Paolo Borsellino e Nassiryia. Lo comunica in una nota il gruppo del Biscione.
L’operazione, il cui accordo è stato firmato oggi, prenderà la forma della costituzione di una nuova società con un patrimonio netto di circa 370 milioni di euro in cui confluiranno il 100% di Medusa e Taodue. Il 75% della nuova società sarà in capo a Rti mentre agli azionisti di Taodue andrà il restante 25% e un conguaglio di circa 107 milioni di euro. Il Cda sarà composto da membri nominati in proporzione alle quote.
“La nascita della nuova joint-venture - va avanti la nota - prosegue il progetto di sviluppo nel mondo dei contenuti avviato da Mediaset con l’ingresso nel consorzio che ha rilevato Endemol e con la successiva acquisizione del Gruppo Medusa. Alla leadership classica nelle produzioni di intrattenimento televisivo di Rti (trasmesse sulle reti Mediaset e distribuite anche a nuove piattaforme), si è affiancata prima la finestra internazionale di Endemol (maggio 2007) e nel luglio scorso il forte presidio rappresentato da Medusa sulla produzione e la distribuzione dei diritti cinematografici che rappresentano una proposta irrinunciabile per tutti i media che utilizzano contenuti video sulle varie piattaforme. E oggi, con l’ingresso di TaoDue nel progetto, il Gruppo Mediaset diventa leader anche in un’area in continua espansione nazionale e internazionale come la fiction televisiva di qualità”
“L’odierno completamento del progetto - spiegano a Mediaset - rappresenta un’importante base di partenza per lo sviluppo e l’integrazione delle attività legate alla produzione di film e fiction in Italia e nel mondo; arricchisce la library Mediaset con prodotti di cui è possibile governare l’intero ciclo di vita del diritto, individuando anche nuove finestre di sfruttamento; afferma la volontà di aprirsi al mercato in una logica di sviluppo anche nell’area dei new media. In ultimo, ma non meno importante, garantisce un impegno diretto e crescente nella produzione di cinema e fiction con nuovi investimenti che valorizzeranno il talento dei professionisti italiani e si tradurranno in sviluppo per tutto il settore e in sostegno al valore culturale dei prodotti nazionali. Ma soprattutto l’operazione crea nuovo valore: produce una massa critica di contenuti di qualità che rappresenta il nucleo iniziale per il lancio di una nuova major orientata alla diffusione e allo sviluppo dei prodotti italiani anche sui mercati esteri”

Bilancio, Endemol, Petroni: tre validi motivi per non perdere il prossimo Cda Rai

Viale Mazzini, sede Rai a Roma
Se il vecchio progetto di quotazione della Rai fosse andato in porto, sarebbero stati ancora una volta i consumatori a farne le spese. I conti della tv di Stato sono di nuovo in profondo rosso, come non succedeva da tredici anni. Il direttore generale, Claudio Cappon, ha alzato il velo. La capogruppo Rai ha archiviato l’esercizio 2006 con una perdita di 69 milioni, mentre a livello consolidato il risultato è stato negativo addirittura per 80 milioni. Il bilancio sarà al centro del consiglio di amministrazione di Viale Mazzini di martedì prossimo, ma l’argomento rischia di finire in secondo piano visto che la settimana successiva, il 4 giugno, c’è un appuntamento altrettanto importante. Si riunirà l’assemblea con all’ordine del giorno la revoca di un amministratore e la nomina di un nuovo consigliere Rai.
Sul banco degli imputati c’è il consigliere Angelo Maria Petroni sfiduciato dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, che però non ha risparmiato critiche all’intero Cda per il mal funzionamento della tv di Stato. Quello della governance è un problema cui il governo è corso ai ripari con il ddl del ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, che prevede la creazione della Fondazione Rai cui saranno conferite le azioni ora detenute dal Tesoro. Il Cda della Fondazione sarà composto da undici membri di cui solo quattro di emanazione politica e provvederà a nominare i membri il Cda di Rai spa.
Ma c’è un altro argomento che rischia di infiammare le discussioni in casa Rai. L’eventuale rinnovo dei contratti con Endemol, dopo che la società che produce i format televisivi di maggiore successo, è passata sotto il controllo di Mediaset.

Grande Fratello: questa volta vince Mediaset


Per avere la misura di quali conseguenze potrebbe avere sul mercato televisivo la vendita di Endemol a un consorzio capitanato da Mediaset (per 293 miliardi di euro), basta dare una breve scorsa all’elenco di programmi, soap, game show e fiction targati Endemol che sono stati trasmessi in questi anni in televisione.
Di qualunque tipo: privata, pubblica, digitale, italiana, internazionale. Non c’è canale televisivo, in sostanza, che non si affidi a Endemol - un colosso presente in 25 Paesi e 5 continenti e capace di fatturare 117 milioni nel 2006 (+24,1%) - per realizzare parte rilevante della sua programmazione. E spesso quella di maggior successo, per lo meno in termini di audience(come il Grande Fratello, il più noto format tv della società olandese).

Gli effetti dell’operazione, che porterà Mediaset a diventare fornitrice di servizi tv, si faranno sentire in primis sulla Rai, legata a Endemol da un contratto, ha scritto (file pdf, ndr) nei giorni scorsi Giovanni Minoli, “molto favorevole per la casa di produzione e molto oneroso per la Rai”, che di fatto risulterebbe privatizzata, secondo il direttore di Rai Educational . Affermazioni contestate (file pdf, ndr) da Paolo Bassetti, presidente di Endemol Italia. Sempre Minoli vede in questa operazione non solo un rafforzamento dello storico concorrente, ma anche uno stimolo per la Rai. Reagire o morire. “Il re è nudo: bisogna darsi da fare. Altrimenti è l’inizio della fine”. Come? Il punto è questo. La parola d’ordine di Minoli, come di tanti altri, è “Rai-fondazione”. Ovvero ritorno a una produzione televisiva soprattutto interna, fondata sulla qualità e meno asservita ai format internazionali. Ipotesi futuribili e forse anche un po’ irrealistiche: il sogno di una Rai che fa da sé e ritorna a essere servizio pubblico è considerata utopistica dagli esperti del settore, almeno nel medio periodo. Del resto la rapidità con cui le società venditrici di contenuti tv (come la stessa Endemol o Magnolia) riescono a realizzare programmi di grande successo per i propri clienti è al momento irrangiungibile per i colossi televisivi. Una delle ipotesi che si fanno con più frequenza negli ambienti tv è che la Rai, per controbattere all’offensiva Mediaset, possa rescindere nel medio periodo i contratti con Endemol.
Ma sono solo voci. Per ora l’unica certezza è che il Biscione - assieme a Telecinco, Goldman Sachs e Cyrte - grazie all’acquisizione di Endemol, ha fatto un grande passo verso il futuro, anche digitale. E verso l’auto-produzione di programmi, sia pure attraverso società controllate. Fedele Confalonieri assicura che non userà Endemol per indebolire il suo competitor pubblico, ma i contorni dell’operazione sono ancora troppo indefiniti per sbilanciarsi in previsioni di lungo periodo.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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