

di Alessandro Cecchi Paone
Che cosa ha lasciato sul campo il vittorioso referendum antinucleare? Finora detriti, meglio ancora scorie, e molte preoccupazioni per il nostro futuro energetico. Tra le macerie: investimenti e posti di lavoro andati in fumo, cantieri non aperti, un’Agenzia atomica nata morta come denunciato dal dimissionario presidente Umberto Veronesi. Tra le preoccupazioni: l’assenza di un piano energetico alternativo al mix comprendente anche le centrali a fissione. Chi risponde ora alla domanda: da dove trarremo in futuro l’energia? Quanto la pagheremo e a chi? Continua

A quasi un mese dal disastro di Fukushima, in un momento in cui le centrali nucleari danneggiate da terremoto e tsunami non sono ancora state stabilizzate e i livelli di radioattività continuano ad aumentare, il dibattito sul futuro energetico del pianeta non si placa. E’ vero che bisognerà decidere al più presto se il nucleare rappresenta ancora uno strumento valido per garantire la copertura energetica Continua


Ora non ci sono più alibi, né per questo governo né per quello che eventualmente verrà. La decisione della Corte costituzionale di sabato 13 novembre ha stabilito senza ombra di dubbio che i no delle regioni alla costruzione di centrali nucleari sono illegittimi. Così come sono fuorilegge i rifiuti a ospitare siti per lo stoccaggio di scorie radioattive, o per la fabbricazione di combustibile. Continua


Completamento dell’involucro di sicurezza della centrale nucleare in costruzione in Finlandia, con tecnologia Areva (leader mondiale nel settore), analoga a quelle progettate per l’Italia da Enel-Edf
Si chiamano «supply chain meetings», cioè summit fra le aziende interessate a partecipare al piano nucleare italiano. L’Enel, forte dell’accordo con la francese Edf (Eléctricité de France) che le attribuisce costruzione e gestione, con tecnologia transalpina Epr di terza generazione, di quattro degli otto impianti previsti, da inizio 2010 a oggi di questi incontri ne ha già organizzati cinque: a Roma, alla Confindustria e presente il presidente Emma Marcegaglia, il 19 gennaio; a Torino il 26 aprile; a Venezia il 18 maggio; e due a Brescia e Milano, assieme all’Assolombarda, l’8 giugno. Risultato: finora oltre 400 gruppi grandi e piccoli hanno chiesto di partecipare al business dell’atomo civile, presentando le credenziali e ritenendo di avere la tecnologia adatta. Continua


Stringi stringi, la questione può essere riassunta così: da una parte c’è la fifa di trovarsi con una centrale nucleare a due passi da casa e il problema delle scorie da smaltire; dall’altra c’è la prospettiva di pagare di meno l’elettricità, di dare un bel po’ di lavoro all’industria italiana e, per chi ha a cuore non solo il portafoglio ma anche l’effetto serra, di buttare meno CO2 nell’aria. Ma nella scelta l’argomento soldi conta molto e su questo fanno leva i sostenitori dell’atomo. Il ritorno dell’Italia nel nucleare riequilibrerebbe infatti il mix di fonti energetiche che stiamo usando per produrre elettricità, riducendo i consumi del prezioso gas metano (agganciato al prezzo del petrolio) e abbassando dunque la bolletta. Continua

Credits: LaPresse
Quattordici reattori nucleari contro il riscaldamento globale. É questa la formula con cui Tokyo intende tagliare drasticamente le emissioni inquinanti in Giappone. Dovrebbe riuscirci entro il 2030, quando nel paese potrebbero entrare a pieno regime i nuovi impianti atomici voluti dalla maggioranza di governo. Continua

Ci sono nomi che hanno fatto la storia dell’industria energetica italiana e mondiale: Ansaldo, Finmeccanica, Edison, Techint, Eni, Franco Tosi, Dalmine, General Electric, Abb, Rolls-Royce, Siemens, Rockwell. Aziende blasonate del settore impianti e altre protagoniste più recenti: Maire Technimont, Trevi, Demont, Tenaris, Prysmian, Riva, Iilva, Saipem, Tyssen, Belleli. I grandi costruttori: Salini, Italcementi, Pizzarotti, Cmc, Impregilo, Astaldi. L’area dei servizi: Sogin, Elsag, Accenture, Honeywell. Finora circa 600 imprese made in Italy o succursali di gruppi esteri si sono messe in fila per partecipare al piano nucleare del governo che prevede entro 15 anni la costruzione di otto o 10 reattori in grado di produrre circa 100 miliardi di chilowattora l’anno, un quarto del fabbisogno dei prossimi anni. Continua