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Le abitazioni del Giappone saranno presto ecosostenibili. Se Toyota Motor Corporation e Misawa Homes Group riusciranno a portare a termine il loro ultimo progetto: costruire delle case, appunto, che dipenderanno al 100% da energia solare e fotovoltaica.
Si tratterebbe di un successo senza precedenti nella battaglia per l’affermazione dell’energia pulita. Continua

Per avere un’idea di quale patata bollente si troverà tra le mani il governo con il programma nucleare, basta andare a Termoli, in provincia di Campobasso. Qui doveva sorgere il più grande impianto offshore (cioè in mezzo al mare) di energia eolica del Mediterraneo: 54 turbine che potrebbero produrre 162 megawatt di energia pulita, senza puzze né scorie. Un progetto accolto a braccia aperte da Legambiente, appoggiato dal capogruppo regionale dei Verdi, sostenuto dall’associazione CostAmbiente e approvato dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Risultato? L’impianto non si fa:
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A Dobbiaco, in Alto Adige, luce e calore provengono da un impianto a biomasse, dai pannelli solari e da un piccola centrale idroelettrica, mentre a Prato allo Stelvio (provincia di Bolzano) il 76 per cento dell’energia è fornita da 1.110 kW di pannelli solari.
A Prato, in Toscana, sono stati istallati 598 kW di pannelli fotovoltaici in 23 scuole, a Catania oltre 1400 metri quadri di pannelli solari negli edifici pubblici. Sono alcuni esempi dei circa 6.000 comuni “virtuosi” segnalati da Legambiente che hanno nel loro territorio almeno un impianto per l’energia pulita, 2.801 in più rispetto allo scorso anno (+88%).
Accanto a un Italia sprecona, insomma, c’è anche un paese delle buone pratiche, soprattutto nelle piccole realtà (28 dei comuni più virtuosi sono sotto i 5.000 abitanti), come il comune di Carano, in provincia di Trento, che ha istallato circa 3.000 pannelli fotovoltaici sopra una vecchia cava di porfido, per soddisfare il proprio fabbisogno energetico.
Secondo il rapporto di Legambiente, in Italia sono in crescita tutte le fonti di energia rinnovabili. L’Alto Adige risulta in testa sia alla classifica di diffusione del solare fotovoltaico con Prato allo Stelvio sia del solare termico con Selva di Val Gardena, che vanta una media di un metro quadro per abitante.
In Italia sono 3188 i comuni che sfruttano l’energia solare, mentre 176 quelli autosufficienti grazie alle fonti rinnovabili. I comuni che sfruttano le biomasse sono 609, quasi 700 invece le piccole centrali idroelettriche. Poco diffuso l’eolico (245 comuni), ancora meno la geotermia (73 comuni). Tra le regioni, la Lombardia è prima nell’idroelettrico, nel solare e nelle biomasse, la Puglia nell’eolico e la Toscana nel geotermico. Per dipendere sempre meno da gas e petrolio, secondo Legambiente occorre integrare le fonti rinnovabili nell’edilizia e semplificare l’iter amministrativo per l’autorizzazione degli impianti da fonti rinnovabili. “Il rischio è che senza una radicale accelerazione degli interventi non sarà possibile realizzare gli obiettivi fissati dall’Unione Europea al 2020, con la conseguenza di continuare a guardare con invidia ai 240 mila occupati in Germania nelle fonti rinnovabili e a sognare i 65 mila occupati nell’eolico in Italia”, spiega Edoardo Zanchini, responsabile Energia di Legambiente.
Se è vero che il mercato del fotovoltaico vale un miliardo e mezzo, non bisogna stupirsi del fatto che le società italiane che hanno investito in questo settore (poche in realtà) stanno conoscendo crescite di fatturato enormi. Kerself, piccola azienda di Correggio, in provincia di Reggio Emilia, è una di queste.
In questi giorni, dopo aver ottenuto il via dalla Consob, sta aumentando il capitale sociale di 22 milioni di euro, con una seconda ondata di emissione di titoli azionari. Una mossa che arriva al termine di un biennio segnato da una quotazione, due acquisizione (Helios e Dea) e un incremento del fatturato da 14 a 85 milioni di euro. Agli inizi del millennio la società produceva soltanto pompe elettriche che servivano ad aspirare l’acqua dai pozzi. Poi i vertici aziendali si sono accorti che nei paesi del Terzo mondo (dove era maggiore la domanda di elettropompe) non c’era bisogno solo di acqua ma anche dell’energia elettrica per mettere in moto gli aspiratori dei pozzi. E quindi Kerself ha cominciato a produrre pannelli fotovoltaici da abbinare alle elettropompe. La nuova unità produttiva è stata perfezionata dopo aver investito nel segmento a monte (quello della produzione dei pannelli partendo dalle celle di silicio), e in quello a valle (quello della distribuzione e della consegna chiavi in mano degli impianti), e a quel punto in Italia è arrivato il conto energia.
Se prima gli utili di Kerself arrivavano soprattutto dalle vendite all’estero, oggi si ha ragione di credere che anche le famiglie italiane possano essere interessate a comprarsi i pannelli.