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energia

Competizione nucleare: la Francia perde terreno

Credits: LaPresse

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Aria pulita, energia a buon mercato per il Paese e, soprattutto, esportazioni per quattro miliardi di dollari. Sono questi i vantaggi del nucleare in Francia. Dagli anni ’50 ad oggi sono stati costruiti 58 impianti in grado di produrre l’energia necessaria a coprire il 75% del fabbisogno nazionale. E un business che genera profitti va esportato. Ecco perché la prospettiva di vedere sorgere in vent’anni duecento impianti (e altri trecento sono in fase di discussione) in tutto il mondo ha spinto i grandi del nucleare francese, EDF (Electricité de France), GDF Suez, Areva e Alstom, ad offrire la rispettiva consulenza nella realizzazione dei progetti. Continua

La Cina riduce le emissioni inquinanti: un impegno sostenibile?

Inquinamento in Cina (Credits: LaPresse)

Inquinamento in Cina (Credits: LaPresse)

Dopo aver stanziato 35 miliardi di dollari in favore delle tecnologie pulite il mese scorso, il governo cinese ha annunciato, attraverso un comunicato pubblicato sul proprio sito internet, un programma per la riduzione delle emissioni inquinanti, in base al quale verranno chiusi gli impianti industriali meno efficienti. Continua

Continua la saga delle dighe in Etiopia: il testimone passa dagli italiani ai cinesi

Etiopia: mercato del bestiame (Credits: LaPresse)

Etiopia: mercato del bestiame (Credits: LaPresse)

Gibe III è una diga alta 240 metri e con un bacino che si allunga per 150 chilometri. La stanno edificando gli italiani di Salini costruttori in Etiopia, nella bassa valle dell’Omo, a circa 300 chilometri da Addis Abeba, in direzione sud-ovest. Da anni si parla di quanto questa struttura, destinata a diventare la più grande diga dell’Africa, rischi di mutare in maniera talmente drastica la portata del fiume Omo sfasandone il naturale ciclo delle piene da mettere a repentaglio le coltivazioni e i pascoli di tutta l’area adiacente al fiume. Continua

Nucleare, effetto PIMBY (Please In My Back Yard), ovvero: per favore, nel mio giardino

nucleare, effetto pimby

di Anna Maria Angelone

Da Scanzano Jonico all’Est Europa: è qui che potrebbero finire interrate le scorie più radioattive italiane, passate e future. Stoccate in un unico deposito collettivo, insieme a quelle di altri paesi europei. La notizia, rivelata dal Times e rilanciata dal quotidiano polacco Polska, trova conferme anche in Italia. I paesi interessati al progetto sarebbero una decina: oltre all’Italia, Paesi Bassi, Slovenia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovacchia, Lituania, Romania e Polonia. Continua

Ex municipalizzate, quale futuro per una maxi utility in Italia?

La sede di Acea a Roma (Ansa)

La sede di Acea a Roma (Ansa)

Una maxi utility con 9 miliardi di euro di capitalizzazione e 18 miliardi di fatturato. Un gigante, che potrebbe operare alla pari con i colossi italiani come Eni, Enel ed Edison. Questa l’ipotesi - assai suggestiva - delineata dal direttore dell’Osservatorio Agici - Accenture 2010Andrea Gilardoni, professore alla BocconiContinua

Raffinerie in crisi, basterà rilanciare i consumi?

La raffineria di Milazzo (credits - flikr/lacittà)

La raffineria di Milazzo (credits - flikr/lacittà)

C’è un altro settore in crisi: quello della raffinazione. Secondo l’Unione Petrolifera nei prossimi anni è possibile la chiusura di quattro o cinque impianti, ossia un quarto delle 16 raffinerie attive in Italia. A rischio 7.500 posti di lavoro. Le cause? I consumi di benzina in Italia passeranno dalle 12,5 milioni di tonnellate del 2008 ai 9 milioni nel 2015 (fonte Wood McKenzie) e il settore della raffinazione-distribuzione del petrolio (downstream) nel 2009 ha chiuso con perdite sopra il miliardo di euro. Continua

Il petrolio lucano tra i 280 progetti più importanti al mondo

Il giacimento gestito da Total in Basilicata (Ansa)

Il giacimento gestito da Total in Basilicata (Ansa)

Quanti sono i progetti (in fase di attuazione o ancora sulla carta) che forse cambieranno gli scenari mondiali dell’energia estrattiva? La banca d’affari americana Goldman Sachs ne ha raccolti 280, in mano alle maggiori multinazionali energetiche. Si tratta di 61 progetti in Nord America, 30 nel Sud America, 80 in Asia e Medio Oriente, 62 in Africa, 34 in Oceania. In Europa sono solo 15, tutti nel Mar del Nord, fatta eccezione per i giacimenti di petrolio e gas di Tempa Rossa in Basilicata (si stima 50.000 barili al giorno), gestito dalla francese Total (50%), dalla britannico - olandese Shell (25%) e dall’americana Exxon Mobil (25%). Continua


richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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