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Crisi imprese, ora serve la certificazione dei debiti della pubblica amministrazione

(Credits: ANSA)

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TUTTE LE MISURE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI

Tra gli ostacoli che complicano la vita a tante piccole e medie imprese italiane c’è sicuramente il ritardo con cui troppo spesso la pubblica amministrazione effettua i pagamenti. Proprio per cercare di arginare questo fenomeno, nella recente Legge di stabilità licenziata dal precedente governo Berlusconi, all’Art.13 è stata introdotta una norma che prevede l’obbligo di certificazione dei debiti da parte dell’ente locale, una pratica che prima era lasciata al potere discrezionale dell’ente stesso. E ora ci si attende che il nuovo Governo Monti la approvi. Continua

Blindata la legge di stabilità: gli enti locali piangono

Giulio Tremonti, ministro dell'Economia (Ansa)

Giulio Tremonti, ministro dell'Economia (Ansa)

Tremonti continua a tenere stretti i cordoni della borsa. La legge di stabilità rimane “blindata” e il governo rimanda al decreto di metà novembre per il finanziamento di nuove misure, tra cui ricerca e università. Continua

Finanza in Comune? Niente derivati agli enti locali

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di Angelo Pergolini
Da quando la crisi è scoppiata a livello globale, in autunno, banchieri e governi non fanno che ripeterlo: servono nuove regole e un nuovo sistema di controlli. Una sorta di mantra, una litania ripetuta in ogni vertice o convegno. Però di proposte precise se ne sono viste poche. “Il Financial stability forum già ad aprile 2008 aveva dato delle indicazioni” osserva Gregorio De Felice, presidente dell’Aiaf (l’associazione che riunisce gli analisti finanziari) e capoeconomista dell’Intesa Sanpaolo. È passato un anno “e non è stato fatto praticamente nulla” commenta sospirando l’economista. Cambiare è così difficile?
“Alcune cose sono complesse. Per esempio” spiega De Felice “la modifica delle norme Basilea 2. Stabiliscono parametri rigidi sulla solvibilità degli intermediari, invece dovrebbero essere elastici, entro una certa misura, e variare a seconda dell’andamento del ciclo economico. Altra misura tanto necessaria quanto non facile da adottare è introdurre un’armonizzazione minima a livello europeo fra le authority: servirebbe un sistema federato, come quello delle banche centrali. Detto questo ci sono anche cose che sono utili e facilmente realizzabili. Anche subito”.
Esempi? “In primo luogo” risponde il presidente dell’Aiaf “si dovrebbe affrontare la questione dei prodotti derivati. Sotto almeno tre aspetti. Anzitutto questi prodotti, oggi spesso incomprensibili, andrebbero standardizzati sulla base di un ristretto numero di modelli. Poi bisogna stabilire che le transazioni di tutti i derivati devono passare attraverso una “clearing house”, una stanza di compensazione. Insomma, devono essere trattati su mercati regolamentati e trasparenti”.
C’è un terzo aspetto: “Riguarda non gli emittenti ma gli acquirenti. L’Aiaf ritiene opportuno stabilire che questi prodotti non possano essere acquistati da precise categorie, come gli enti locali. Più in generale si tratta di porre limiti per evitare che mettano a rischio il risparmio. Prendere misure come queste, lo ripeto, non sarebbe difficile”.
La crisi finanziaria ha anche messo in luce la scarsa affidabilità, o addirittura l’inutilità, di strumenti come il rating, le pagelle sulle obbligazioni. “Il problema numero uno è quello della trasparenza. L’agenzia di rating di un emittente non può essere anche suo consulente. Le due attività vanno nettamente separate”. Ma ci sono già i cosiddetti muri cinesi, ovvero le attività sono separate, dicono le agenzie del settore. “Come è oggi, è solo una presa in giro. No, bisogna stabilire che una società o fa una cosa oppure l’altra. Punto”.
Basterebbe? “No, bisognerebbe fare almeno altre tre cose. Primo: stabilire che il rating non sia pagato dalla società oggetto del controllo. Secondo: imporre alle agenzie di rating di mettere il mercato a conoscenza dei metodi di giudizio adottati. Terzo: abolire le sigle oggi usate per indicare il rischio. Fanno venire il mal di pancia all’investitore. Andrebbero sostituite da un indicatore della probabilità di fallimento dell’emittente”. Beh, vasto programma… “Per riscrivere le regole del rating non servirebbe molto. Basterebbe un regolamento della Consob”.

La manovra di Tremonti: ridurre il deficit senza aumentare le tasse

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti

Il messaggio del ministro dell’Economia Giulio Tremonti è chiaro: “Ridurre il deficit non aumentando le tasse”. Quella del tesoretto, poi, è una “mitologia”: “Non ci sono giacenze nascoste” precisa il numero uno di Via XX settembre. E chiarisce alcuni aspetti del progetto di federalismo fiscale: “È fondamentale un accordo su una preventiva condivisione dei dati di finanza pubblica su entrate, uscite, stock e dinamiche. Poi siamo aperti a tutte le scelte, senza pregiudiziali programmatiche o ideologiche”. Secondo Tremonti, inoltre, nella creazione del federalismo fiscale è essenziale, oltre al coinvolgimento delle Regioni, anche quello della “dimensione municipale”.

Le misure. Addio all’Ici sulla prima casa, nuove regole per chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile e ora si trova a fare i conti con rate troppo salate e novità per i dipendenti privati in busta paga grazie agli sgravi sugli straordinari: sono queste le misure chiave del pacchetto fiscale contenuto nel decreto legge che il Senato ha approvato oggi in via definitiva. Il testo era stato varato alla Camera il 25 giugno dopo un voto di fiducia. Stop totale all’Ici sulla prima casa, dunque, ma la tassa resta però per le case di lusso (per un valore di soli 61 milioni di euro). L’abolizione dell’Ici, però, ha fatto alzare barricate ai Comuni. Così durante l’esame in Parlamento è stato messo a punto un pacchetto di modifiche in loro favore: il 50% del rimborso, a titolo di acconto, deve arrivare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione: è stato sospeso, inoltre, il potere di Regioni ed enti locali di aumentare le aliquote di tributi.
Rispetto al testo varato dal Governo novità sono state inserite all’articolo 3 sulla convenzione Abi-Economia sulla rinegoziazione dei mutui a tasso variabile. È stato introdotto un elemento di maggiore concorrenza, prevedendo che il tasso che grava sul conto di finanziamento accessorio non sia più maggiorato di uno spread dello 0,50 ma maggiorabile “fino a un massimo” dello 0,50. Restano confermate, invece, le norme sulla detassazione degli straordinari e dei premi di produttività: il beneficio consiste nell’applicazione di un’imposta sostitutiva di Irpef e addizionali regionali e comunali pari al 10%, entro il limite di importo complessivo di 3mila euro lordi. I lavoratori non devono avere percepito nel 2007 un reddito da lavoro dipendente superiore a 30mila euro.

I Comuni. A fare il punto sulla situazione delle casse comunali è il rapporto 2008 Ifel-Anci sulla manovra finanziaria dei Comuni, presentato oggi a Roma: nel 2008 incassano in totale un miliardo e 677 milioni di euro in meno rispetto a quanto deliberato in bilancio, ma hanno tenuto invariata l’addizionale Irpef oltre quattro Comuni su cinque in cui è vigente l’aliquota. Da un riepilogo del taglio alle entrate emerge che nel 2007 per il taglio ai trasferimenti Ici dovuti al decreto Visco i Comuni si sono visti sottrarre 609 milioni di euro, nel 2008 768 milioni e nel 2009 818 milioni. Con la Finanziaria 2008 si aggiunge poi un taglio per i costi della politica pari a 313 milioni e sempre nel 2008 con il nuovo taglio Ici ai Comuni vengono tolti altri 596 milioni di euro. “Se lo Stato” si legge nel rapporto “non garantisce un ristoro completo i Comuni avranno un introito sul gettito Ici per l’anno 2008 minore di 596 milioni di euro rispetto a quanto risulta dalla elaborazione dei consuntivi 2006″.
Per quanto riguarda l’addizionale Irpef risulta in vigore nel 75,47% dei Comuni (pari ad una popolazione dell’87,09%): il 62,08% ha tenuto invariata l’aliquota, il 12,69% l’ha aumentata, lo 0,83% l’ha diminuita e il 24,53% non l’ha istituita. Nel rapporto sono state poi confrontate le aliquote medie, ponderate sulla base imponibile 2005, calcolate per Regione, sui Comuni che hanno adottato l’addizionale: l’aliquota media nazionale nel 2008 è risultata pari a 0,497%, calcolata sui Comuni che hanno adottato l’imposta (75,47%) “ben lontana” si legge nel rapporto “dal livello massimo consentito dalla legge pari a 0,8%”. Il principale dato che emerge nel confronto tra le ultime due manovre è che gli incrementi dell’aliquota dell’addizionale comunale all’Irpef nel 2008 si sono stabilizzati, risultando considerevolmente inferiori rispetto a quelli del 2007, anno di “sblocco” del tributo. Nel 2007 l’aliquota media nazionale era infatti cresciuta di 0,145 punti percentuali contro gli 0,027 del 2008 ad indicare che i Comuni hanno utilizzato “responsabilmente” la leva fiscale.

Il VIDEO servizio:

Derivati troppo opachi per gli enti locali. Parola della Consob

Il palazzo della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob)
”È verosimile che gli enti locali non siano in grado di valutare la correttezza del pricing delle clausole aggiuntive, più complesse presenti” nei derivati con strutture di cap e floor. Lo ha detto il direttore generale della Consob, Massimo Tezzon, nel corso di un’audizione alla Camera sulle problematiche relative al collocamento di strumenti finanziari derivati.
I derivati per gli Enti locali, soprattutto nel caso di copertura per i rischi sui tassi di interesse e in caso di rinegoziazione, sono strumenti che presentano opacità e che per essere valutati correttamente richiedono ‘’sofisticate competenze matematiche e finanziarie, tipicamente presenti solo fra il personale degli stessi intermediari”, spiega Tezzon, sottolineando che per gli enti locali le possibilità di beneficiare della rinegoziazione dei contratti derivati è ”assai remota”. ”In alcuni casi ancora più estremi, all’atto della rinegoziazione, nonostante il valore di mercato negativo della posizione originaria, l’intermediario ha riconosciuto all’Ente una somma di denaro ‘up front’, rendendo le condizioni contrattuali ancora più penalizzanti per l’Ente, spesso spostando in avanti nel tempo gli oneri collegati a tali condizioni più penalizzanti - ha concluso Tezzon -. Ciò ha aggiunto ulteriori elementi di opacità e di complessità alle rinegoziazioni dei contratti derivati, rendendo oltremodo complessa la verifica della congruità delle condizioni di prezzo”.
A fine 2006, ha spiegato Tezzon, gli enti locali ”avevano un’esposizione in derivati verso banche italiane stimabile in circa 13 miliardi di euro di nozionale, pari al 36% dell’indebitamento totale verso intermediari residenti; il valore di mercato di queste posizioni risultava tuttavia negativo per circa un miliardo di euro”. Tuttavia, ha continuato, ”l’esposizione degli enti locali ai derivati è probabilmente assai più ampia, poiché diverse fonti indicano che molte posizioni in derivati detenute dagli enti locali sono in contropartita con banche estere, posizioni per le quali non sono ancora disponibili dati statistici’. I dati più recenti mostrano un utilizzo intenso dei derivati da parte delle banche, che hanno posizioni in derivati superiori al totale delle attività di bilancio, sia da parte dei soggetto non finanziari. In particolare, si può stimare che le imprese quotate coprono i rischi su circa il 70% delle loro passività finanziarie, mentre quelle non quotate coprono il 20% circa delle loro passività; per gli enti locali i dati disponibili indicano una copertura di circa 1/3 dell’indebitamento, ma probabilmente sottostimano largamente il fenomeno per la mancanza di informazioni sull’esposizione con intermediari finanziari”.
”Il settore più esposto ai derivati, in termini di controvalore nozionale delle posizioni, è quello delle banche, che a fine 2006 detenevano posizioni per circa 4.700 miliardi di euro, di cui il 5% circa in contropartita con soggetti non finanziari (soggetti pubblici, imprese, persone fisiche). Il valore nozionale - ha concluso Tezzon - dei derivati risultava pari a oltre 2 volte il totale delle attività in bilancio. Il valore di mercato dei derivati detenuti dal sistema bancario risultava positivo per quasi un miliardo di euro”. (Ansa)
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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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