Leggi tutte le notizie su:


eolico

Energia all’italiana: dieci domande per il 2010

La centrale nucleare dismessa di Montalto di Castro (flickr/guinoa1977)

La centrale nucleare dismessa di Montalto di Castro (flickr/guinoa1977)

Il Financial Times in un suo blog ha posto dieci quesiti sul futuro dell’energia nel mondo. E così, seguendo le orme del quotidiano della City, ma restando a casa nostra, anche Panorama.it vuole proporre ai propri lettori online dieci domande per riflettere sullo sviluppo del mercato energetico in Italia nel 2010. Continua

Energia verde e poco amata: quei 18 mila megawatt sotto scacco

Pale eoliche

Le centrali a biomasse sono tra gli impianti più innocui sulla Terra. Per produrre elettricità bruciano pezzi di alberi a crescita rapida, come i pioppi, e scarti di potature: tutta roba pulita e rinnovabile. Per i contadini sarebbero un affare, perché trasformano in guadagno il costo dello smaltimento dei residui. Anche per gli abitanti dei comuni interessati potrebbero essere un’opportunità, visto che significano posti di lavoro e spesso sconti sulla bolletta della luce. Eppure, in Italia perfino le piccole e inoffensive centrali a legna sono combattute come il diavolo. Da Atena Lucana, in provincia di Salerno, a Zinasco, nel Pavese, sono 52 gli impianti elettrici di quel tipo contestati.
È un fenomeno nuovo e sconcertante perché le centrali a biomasse, così come le altre a energia rinnovabile (idroelettriche, solari, geotermiche ed eoliche), fino a non molto tempo fa erano considerate virtuose e non solo accettabili ma addirittura richieste, quindi fornite di uno speciale lasciapassare ecologistico, una specie di bollino verde.

Da qualche tempo, invece, gruppi di talebani della «difesa del territorio», spesso minuscoli ma bellicosi, hanno cominciato a trattare da nemiche perfino le energie rinnovabili. Riuscendo a bloccarle, spesso trovando alleati tra politici e amministratori locali, sovente agendo anche a dispetto di questi ultimi, oltre che contro gli ambientalisti più ragionevoli e la maggioranza della popolazione, in genere estranea alle proteste o proprio contraria.
Il cambiamento di approccio è stato colto e censito dal Nimby Forum (”Not in my backyard” significa: non nel mio cortile), organizzazione che da anni tiene sotto osservazione il delicato rapporto tra le comunità da una parte e dall’altra le istituzioni, le aziende e gli enti che promuovono la costruzione delle infrastrutture. Nel rapporto 2008, che viene presentato ufficialmente giovedì 12 marzo e che Panorama ha letto in anteprima, il Nimby Forum ha individuato 67 impianti a energie rinnovabili contestati in Italia, un grosso numero. E una tendenza preoccupante, proprio nel momento in cui si torna a parlare di energia atomica: “L’Italia si avvia verso il più grande caso Nimby mai osservato, quello sul nucleare” prevede Alessandro Beulcke, presidente del Forum.

Fra le strutture combattute ci sono anche nove centrali idroelettriche, quelle con le turbine mosse dalla forza dell’acqua, cinque parchi eolici (energia del vento) e un’installazione geotermica, alimentata con il vapore del sottosuolo. In pratica fra tutte le centrali elettriche osteggiate, circa 100 in totale, con un aumento di oltre 5 punti percentuali in un anno, due su tre sono alimentate con le rinnovabili.
Secondo il rapporto Nimby, proprio l’energia, in particolare quella detta pulita, è diventata il nuovo bersaglio del fronte del no, più dei sistemi di smaltimento dei rifiuti, che hanno tenuto banco in passato. Per la verità le proteste contro discariche e inceneritori sono ancora in cima alla lista, ma non di molto e appaiono in flessione. L’anno passato sul versante dell’immondizia s’è concentrato il 46,2 per cento delle 264 proteste censite, sull’energia il 44,3, ma mentre per i rifiuti le contestazioni dal 2005 a oggi sono calate di 32 punti percentuali, per l’elettricità sono cresciute di una misura analoga.

Il resto delle battaglie del fronte del no (il 10 per cento circa) ha riguardato il variegato universo delle infrastrutture: autostrade, alta velocità, aeroporti, metropolitane, tranvie e trafori.
La guerra totale all’energia è sorprendente per diversi motivi. Prima di tutto per i tempi: le ostilità crescono proprio mentre aumenta la dipendenza italiana dall’estero, ormai arrivata all’85 per cento, con rischi di blackout ricorrenti legati soprattutto all’endemica crisi russo-ucraina per il gas.
Poi c’è l’aspetto economico: le contestazioni proliferano come se l’insufficienza di strutture energetiche non avesse costi per la collettività, circa 21 miliardi di euro in 12 anni, in base a un calcolo dell’organizzazione I costi del non fare, mentre secondo il Nimby Forum le contestazioni interessano la produzione di circa 18 mila megawatt, di cui 1.400 da rinnovabili: in totale circa un quarto della produzione nazionale. Infine è sorprendente constatare come si stia radicando una nuova leva di contestatori fondamentalisti contrari a tutto, senza eccezioni, che vogliono tenere in scacco qualsiasi progetto costringendo l’Italia a procedere a passo lento.

Qualche esempio. Due comitati, l’Amiata Est e l’Amiata Ovest, una quarantina di militanti in tutto, si sono messi in testa di bloccare lo sfruttamento del vapore proveniente dal sottosuolo della montagna grossetana, una risorsa pulita che non costa nulla e con disponibilità illimitata, che si trova sul posto e che per la Toscana è una ricchezza non da poco, perché consente la produzione di oltre un quinto dell’energia elettrica consumata. A pochi chilometri di distanza, a Larderello, i soffioni sono sfruttati da almeno un secolo e sulle stesse pendici dell’Amiata, a Santa Fiora, da più di 40 anni con il vapore si riscaldano serre di fiori che danno lavoro a più di 200 persone e nei salumifici si stagiona la rinomata cinta senese.
La regione, il Comune di Santa Fiora e quelli vicini di Arcidosso e Piancastagnaio 2 anni fa firmarono con l’Enel un atto impegnativo, un protocollo per lo sfruttamento massiccio delle risorse geotermiche, e si aspettavano l’applauso. Invece sono arrivati i fischi dei comitati che stanno bloccando tutto.

A Poggi Alti di Scansano in Maremma, zona di produzione del Morellino, il parco eolico da 20 megawatt installato dalla tedesca Eon ha funzionato per qualche settimana, poi è stato bloccato da un solo viticoltore che si è rivolto al tar sostenendo che le pale degli impianti disturbano gli uccelli e le lepri. Tra ricorsi al Consiglio di Stato, autorizzazioni in sanatoria della regione e carte bollate, l’impianto è fermo da mesi.
L’argomento delle noie alla selvaggina è tra i più usati dagli antieolico. È stato invocato, per esempio, anche a Montebello Ionico, in provincia di Reggio Calabria, dove un progetto di centrale elettrica da 12 megawatt alimentata dal vento è in discussione da 5 anni fra tar e Consiglio di Stato che si sono dovuti pronunciare più volte sulla concessione della Via (valutazione di impatto ambientale). Proprio quando il contenzioso sembrava finalmente risolto, è intervenuta la Lipu (Lega per la protezione degli uccelli) e il progetto è tornato in alto mare.

Sugli Appennini, a Fiastra (Macerata), l’Enel avrebbe voluto installare un impianto da 16 megawatt per sfruttare l’energia del vento, ma i comitati locali tanto hanno fatto che la Regione Marche li ha accontentati usando uno stratagemma: allargando l’area del Parco naturale dei Sibillini fino a comprendere la zona dove dovevano essere installati gli impianti che così sono diventati fuori legge.
A Castellana Sicula e Polizza Generosa, in provincia di Palermo, i comitati del no hanno messo i bastoni tra le ruote perfino a un progetto eolico da 31 megawatt che doveva sorgere accanto a una discarica di rifiuti. La costruzione dell’impianto è stata bloccata dalla soprintendenza con una motivazione esilarante: la struttura non deve essere realizzata perché produce un impatto negativo sul paesaggio circostante, cioè deturpa i cumuli di immondizia.

Di fronte a queste contestazioni assurde e paralizzanti, qualche azienda comincia a rispondere a muso duro. Succede per esempio ad Aprilia, in provincia di Latina, dove la società Sorgenia del gruppo Cir (famiglia De Benedetti) vorrebbe impiantare una centrale da 750 megawatt (400 milioni di euro di investimento), alimentata a gas, combustibile un tempo considerato buono dagli ambientalisti. Contro l’impianto si è scatenato il finimondo e le proteste dei “no turbogas” sono state sposate dal sindaco, Calogero Santangelo, udc, sostituito di recente da un commissario. Dopo anni di tira e molla, i dirigenti della Sorgenia, esasperati, hanno chiesto i danni all’ex primo cittadino e al dirigente dell’ufficio comunale di urbanistica.

graf_nucleare

CENTRALI VERDI MA NON AMATE
Ecco l’elenco degli impianti a fonti rinnovabili contestati nel corso della quarta edizione del Nimby Forum:
CENTRALI A BIOMASSE
Atena Lucana (Sa)
Bando (Fe)
Borgo a Mozzano (Lu)
Borsea (Ro)
Bugnara (Aq)
Cairate (Va)
Calimera (Le)
Campi Salentina (Le)
Campiglia (Li)
Caresana (Vc)
Casarano (Le)
Castellanza (Va)
Castiglion Fiorentino (Ar)
Conselice (Ra)
Conselve (Pd)
Fasano (Br)
Fermo (Ap)
Ferriere (Pc)
Fusine (So)
Gradisca (Go)
Guarcino (Fr)
Jesi (An)
Laveno Mombello (Va)
Lomello (Pv)
Lusurasco (Pc)
Martignana di Po (Cr)
Matera
Mercure (Pz)
Molfetta (Ba)
Nogara (Vr)
Orvieto (Tr)
Ospital Monacale (Fe)
Pieve di Teco (Im)
Poggetti Nuovi (Gr)
Pontecorvo (Fr)
Romanengo (Cr)
Russi (Ra)
San Benedetto Po (Mn)
San Salvatore Telesino (Bn)
San Vito dei Normanni (Br)
Santa Sofia (Fc)
Schieppe di Orciano (Pu)
Solarolo (Cr)
Sommatino (Cl)
Staranzano (Go)
Teana (Pz)
Torri a Mezzano (Ra)
Tortona (Al)
Trivento (Cb)
Vigevano (Pv)
Voltaggio (Al)
Zinasco (Pv)
GEOTERMICHE
Monte Amiata (Gr)
Rivolta d’Adda (Cr)
San Lorenzo di Sebato (Bz)
PARCHI EOLICI
Marianopoli (Cl)
Salice Salentino (Le)
Scansano (Gr)
Termoli off-shore (Cb)
Valli Idice Sillaro (Bo)
CENTRALI IDROELETTRICHE
Confiente (Pc)
Feltre (Bl)
Ferriere (Pc)
Fiume Veneto (Pn)
Fivizzano (Ms)
Galatro Giffone (Rc)
Mules (Bz)

Energie rinnovabili crescono: in Italia 6.000 comuni virtuosi

Pannelli solari nei pressi di Siviglia, Spagna

A Dobbiaco, in Alto Adige, luce e calore provengono da un impianto a biomasse, dai pannelli solari e da un piccola centrale idroelettrica, mentre a Prato allo Stelvio (provincia di Bolzano) il 76 per cento dell’energia è fornita da 1.110 kW di pannelli solari.
A Prato, in Toscana, sono stati istallati 598 kW di pannelli fotovoltaici in 23 scuole, a Catania oltre 1400 metri quadri di pannelli solari negli edifici pubblici. Sono alcuni esempi dei circa 6.000 comuni “virtuosi” segnalati da Legambiente che hanno nel loro territorio almeno un impianto per l’energia pulita, 2.801 in più rispetto allo scorso anno (+88%).

Accanto a un Italia sprecona, insomma, c’è anche un paese delle buone pratiche, soprattutto nelle piccole realtà (28 dei comuni più virtuosi sono sotto i 5.000 abitanti), come il comune di Carano, in provincia di Trento, che ha istallato circa 3.000 pannelli fotovoltaici sopra una vecchia cava di porfido, per soddisfare il proprio fabbisogno energetico.
Secondo il rapporto di Legambiente, in Italia sono in crescita tutte le fonti di energia rinnovabili. L’Alto Adige risulta in testa sia alla classifica di diffusione del solare fotovoltaico con Prato allo Stelvio sia del solare termico con Selva di Val Gardena, che vanta una media di un metro quadro per abitante.

In Italia sono 3188 i comuni che sfruttano l’energia solare, mentre 176 quelli autosufficienti grazie alle fonti rinnovabili. I comuni che sfruttano le biomasse sono 609, quasi 700 invece le piccole centrali idroelettriche. Poco diffuso l’eolico (245 comuni), ancora meno la geotermia (73 comuni). Tra le regioni, la Lombardia è prima nell’idroelettrico, nel solare e nelle biomasse, la Puglia nell’eolico e la Toscana nel geotermico. Per dipendere sempre meno da gas e petrolio, secondo Legambiente occorre integrare le fonti rinnovabili nell’edilizia e semplificare l’iter amministrativo per l’autorizzazione degli impianti da fonti rinnovabili. “Il rischio è che senza una radicale accelerazione degli interventi non sarà possibile realizzare gli obiettivi fissati dall’Unione Europea al 2020, con la conseguenza di continuare a guardare con invidia ai 240 mila occupati in Germania nelle fonti rinnovabili e a sognare i 65 mila occupati nell’eolico in Italia”, spiega Edoardo Zanchini, responsabile Energia di Legambiente.

Le bollette più leggere da gennaio: luce -5,1% e gas -1%

Alcuni contatori elettric

Le bollette della luce e del gas dal primo gennaio scenderanno rispettivamente del 5,1% e dell’1%: “Dopo le sofferenze per gli aumenti del 2008 inizia il percorso che portera’ nel 2009 a bollette piu’ leggere”.
A dirlo è l’Autorithy per l’energia, che fa anche i conti su quanto le famiglie risparmieranno: circa 36 euro l’anno. Da gennaio ci sarà un “forte calo anche del gpl in rete (-14,2%)”, con una minore spesa di 115 euro su base annua. “Dopo queste prime riduzioni per il primo trimestre, spiega il presidente dell’Autorithy Ortis, ‘possono prevedersi ulteriori riduzioni”.
“Dopo queste prime riduzioni per il primo trimestre dell’anno prossimo” spiega Ortis “possono
prevedersi ulteriori riduzioni, particolarmente importanti per il gas, anche con il prossimo aggiornamento trimestrale”, previsto per fine marzo 2009. “Va inoltre ricordato che le famiglie meno abbienti potranno beneficiare, nel 2009, anche del bonus per l’energia elettrica e per il gas con riduzioni aggiuntive del 15% circa”.

Rallegrati della discesa dei prezzi scendano, ma convinti che le tariffe si abbassino troppo lentamente. Così Adusbef e Federconsumatori: “pur apprezzando i ribassi che si riverberano sulle bollette dei cittadini, senza alcuna polemica con l’Autorità, fanno notare che come al solito, i rincari derivanti dagli aumenti delle materie prime sono fulminanti e marciano come lepri,mentre le diminuzioni camminano con il passo lento delle tartarughe”.
Le due associazioni ricordano che “il costo di un barile di petrolio è sceso in pochi mesi dal picco di 140 dollari a barile a 38 dollari delle ultime quotazioni, che il cambio dell’euro si è ulteriormente rafforzato sul dollaro (oggi ci vogliono 1,40 dollari per 1 euro), mentre sia le benzine che le bollette di gas ed energia, continuano a restare indifferenti a tali ribassi”.

Bonus energetico, Tremonti: “Il taglio agli sgravi non sarà retroattivo”

Pannelli solari in Vaticano

Il Parlamento correggerà la norma contenuta nel dl anticrisi sulle detrazioni fiscali al 55% per gli interventi di risparmio energetico, eliminando la “retroattività”. Lo assicura il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso dell’audizione delle commissioni riunite Bilancio e Politiche comunitarie alla Camera. Che però precisa: “I crediti d’imposta non possono essere utilizzati come un bancomat. Troppe volte sono stati utilizzati come un bancomat”.
Secondo Tremonti, le detrazioni contenute nel decreto per molte famiglie ammontano a “più di 400 euro”. E rivolgendosi all’opposizione, che ha definito “elemosina” le risorse che andranno alle famiglie, il ministro risponde: “Credo che in situazioni di difficoltà 3-4 euro al giorno non sono un’elemosina. Nei salotti la definiscono elemosina, non credo sia giusto”. Poi il titolare di via XX settembre aggiunge: “Le bollette di luce e gas scenderanno in modo significativo”. La norma contenuta nel dl, precisa il ministro, “blocca i diritti delle tariffe che vengono addebitate dalla Pa come contropartita dei servizi pubblici erogati”. Ma anche se il decreto legge non interviene direttamente sul costo delle tariffe, spiega, “le bollette devono scendere e abbiamo attivato un meccanismo dentro le Authority” per raggiungere questo obiettivo.
“Se avessimo bloccato le tariffe avremmo prodotto un effetto negativo”, sottolinea il ministro. Invece “noi” aggiunge Tremonti “vogliamo che scendano anche in virtù di una diversa azione delle Authority” che in alcuni casi sono state “poco efficienti e poco corrette nei confronti dei consumatori”.
A stimare un ribasso dei costi della bolletta energetica - fatto tenendo conto dei consumi medi e dei ribassi del prezzo del petrolio - è il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, nel corso di un’audizione alla Commissione agricoltura alla Camera: “La diminuzione del costo del gasolio, della benzina e la conseguente diminuzione del gas e dell’elettricità porterà ad un risparmio sui costi energetici nel 2009 di 2.800-3.000 euro a famiglia” ha detto Scajola.
“Il prossimo anno” ha aggiunto “questo trend di diminuzione proseguirà e prevediamo che sia ad aprile sia a giugno ci sarà un ulteriore calo delle tariffe di luce e gas che” ha ricordato “da gennaio dovrebbero diminuire rispettivamente del 4 e dell’1 per cento”.

Parla Scajola: il nucleare facciamolo a casa nostra

Claudio Scajola

di Roberto Seghetti

L’obiettivo del governo è di ridurre i costi e i prezzi dell’energia elettrica per le famiglie e le imprese, portandoli ai migliori valori europei. Nella produzione di energia elettrica dobbiamo arrivare a un mix composto dal 25 per cento di energia rinnovabile, 25 per cento di nucleare e 50 per cento di combustibili fossili tra gas, carbone pulito e petrolio». La meta che secondo il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, bisogna raggiungere entro 20-30 anni è chiara. Come arrivarci e con quali tappe intermedie, il ministro lo spiega a Panorama.
Oggi il 42 per cento del fabbisogno energetico italiano è coperto dal petrolio, il 36 dal gas, il 9 da combustibili solidi, il 5,2 da importazioni di elettricità, il 7,3 da fonti rinnovabili. Come deve cambiare questa ripartizione?
Il mix italiano nella produzione di energia elettrica è troppo sbilanciato sulle fonti fossili, in particolare sul gas naturale, che ha un problema di dipendenza dalle importazioni. È la conseguenza delle scelte passate, con le quali è stato escluso l’uso dell’energia nucleare e privilegiato il ricorso al gas anche per la generazione di elettricità. Per questo nel Piano triennale per lo sviluppo, approvato dal governo lo scorso 18 giugno, abbiamo inserito le prime norme per la definizione, entro il giugno 2009, della Strategia energetica nazionale, la quale prevede tra i suoi obiettivi: il ritorno al nucleare, la promozione delle fonti rinnovabili, l’accelerazione delle infrastrutture energetiche (rigassificatori, sistemi di stoccaggio per il gas naturale, collegamenti internazionali) e la diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento.
Quanto tempo ci vorrà?
Alcuni progetti relativi al gas troveranno realizzazione entro quest’anno, come l’aumento delle importazioni dall’Algeria, per 6,5 miliardi di metri cubi all’anno, e dalla Russia, per ulteriori 3,2 miliardi di metri cubi. Nei primi mesi del 2009 sarà operativo il nuovo terminale di rigassificazione di Gnl al largo della costa di Rovigo, che si aggiunge all’attuale rigassificatore di Panigaglia (avrà una capacità di 8 miliardi di metri cubi). Sempre quest’anno autorizzeremo la costruzione di nuovi impianti di rigassificazione e stoccaggio di gas. Altri progetti che vogliamo completare entro la legislatura sono il gasdotto Galsi, che collegherà l’Italia all’Algeria passando attraverso la Sardegna, e il gasdotto Itgi, che porterà il gas dalle regioni del Caspio, passando per Turchia e Grecia.
E per il nucleare?
Il Consiglio dei ministri ha previsto una delega al governo per la definizione dei criteri di localizzazione degli impianti, per le misure compensative da riconoscere alle popolazioni e per la costituzione delle autorità di controllo della sicurezza. L’obiettivo è di arrivare entro la legislatura ad avviare la costruzione di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione, secondo le tecnologie più avanzate.
Chi pagherà la costruzione?
Gli impianti nucleari assicurano energia su larga scala senza emissioni di gas serra. Il fattore sicurezza è dimostrato dall’esperienza decennale accumulata. Si tratta di energia che può essere prodotta a costi competitivi, e lo dimostra il fatto che l’Italia importa una quota significativa di elettricità da paesi dove il nucleare è molto presente, come Francia e Svizzera. I rincari di petrolio e gas rendono ancora più conveniente l’investimento. Quindi, non ci sono ragioni perché l’energia nucleare non debba essere economicamente sostenibile anche in Italia, e perché gli impianti non possano essere costruiti dalle imprese energetiche con propri capitali nell’ambito delle regole del sistema elettrico.
E il governo?
Compito del governo è di rimuovere gli ostacoli: dare un quadro di regole certe, rendere disponibili i servizi tecnici e le infrastrutture di supporto di cui ha bisogno la filiera nucleare.
È sicuro che sia possibile individuare i siti delle centrali? Non si fa prima a costruirle in Albania?
Nel Piano triennale per lo sviluppo è previsto che il governo avvii una procedura per l’individuazione dei siti con il coinvolgimento attivo delle regioni. Per la localizzazione dei siti contiamo di avvalerci anche della normativa e delle raccomandazioni elaborate dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, della normativa Euratom, degli studi dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Ocse. Dal punto di vista dell’accettabilità sociale, penso sia importante un percorso partecipato e trasparente, che fornisca informazioni complete e risponda alle comprensibili preoccupazioni dei cittadini. Forniremo ogni assicurazione sugli standard di sicurezza e garantiremo adeguate compensazioni economiche ai territori coinvolti. Quanto a possibili impianti in Albania, si tratta di un’ipotesi da verificare. Ma penso che un grande paese come l’Italia debba perseguire una maggiore autonomia energetica, facendosi carico direttamente delle infrastrutture necessarie.

confronto Italia-Europa

E i siti per le scorie?
Un sito per le scorie nucleari è necessario anche a prescindere da nuovi impianti. Il precedente governo, pur contrario allo sviluppo del nucleare, aveva costituito un gruppo di lavoro per elaborare proposte volte all’individuazione del sito. I risultati dovrebbero giungere entro l’anno.
Quanto si investirà in ricerca?
Dobbiamo investire di più, concentrando gli sforzi sulle filiere tecnologiche più promettenti. Nel Piano triennale per lo sviluppo abbiamo previsto risorse per la partecipazione dell’Italia ai programmi internazionali di ricerca sui reattori nucleari di nuova generazione, che potranno entrare in funzione non prima di 30 anni da oggi, e a progetti per la cattura e il confinamento dell’anidride carbonica prodotta da impianti termoelettrici alimentati con combustibili fossili.
In altri paesi eolico e solare sono molto utilizzati. Quali interventi farà il governo?
La potenza elettrica installata basata su fonti rinnovabili è cresciuta a fine 2006 a oltre 21 mila megawatt. Ma la produzione elettrica rinnovabile è rimasta grosso modo costante e l’apporto di queste fonti alla produzione totale è addirittura calato. Gli incrementi di produzione forniti da alcune fonti rinnovabili (come geotermia, energia eolica e solare e biomasse) non hanno infatti compensato la contrazione dell’apporto della fonte idrica. Aumenteremo dunque lo sforzo per ottenere dalle fonti rinnovabili un contributo del 25 per cento alla produzione totale, dall’attuale 16-17 per cento, intervenendo sulla semplificazione delle procedure per la realizzazione degli impianti e sull’efficacia degli incentivi. Tuttavia, non bisogna fare l’errore di mettere in contrapposizione le rinnovabili con l’energia nucleare. Un paese come l’Italia non può permettersi di rinunciare a nulla.
Anche il risparmio energetico è decisivo. Quali sono i programmi?
L’obiettivo è di ridurre i consumi dell’1 per cento l’anno fino al 2016. Puntiamo su strumenti strutturali, piuttosto che su interventi occasionali, come la certificazione energetica degli edifici, per i quali a breve emaneremo le linee guida: a ogni abitazione verrà attribuita una classe energetica tanto migliore quanto meglio isolato è l’edificio e quanto più efficienti sono gli impianti. Le linee guida conterranno anche indicazioni sui possibili interventi per ridurre i consumi.
Il petrolio resterà una fonte importante per molto tempo. Come si può frenare il rincaro dei prodotti derivati in Italia?
Bisogna superare la logica dell’emergenza. Intendiamo rilanciare la ricerca e la produzione di idrocarburi in Italia, diversificare le aree di approvvigionamento sostenendo le iniziative di internazionalizzazione delle nostre imprese, ammodernare la raffinazione e la logistica, liberalizzare la rete di distribuzione dei carburanti. Tra i provvedimenti già varati c’è appunto una norma per liberalizzare la distribuzione dei carburanti.

Energia alla fonte

LEGGI ANCHE: Cara energia: scacco alla bolletta in dieci mosse

Cara energia: scacco alla bolletta in dieci mosse

Pannelli solari

di Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente

La prima fonte energetica è il risparmio. E la conversione a stili di vita più ecologici non è indotta solo dalla paura di rimanere senza petrolio o di morire di cancro, ma dal desiderio di una maggiore qualità della vita e con meno preoccupazioni (vedere il sito www.viviconstile.org). Una casa più confortevole ha spesso un pannello solare sul tetto, scelta che la rende autonoma dal prezzo del barile di petrolio così come da una centrale nucleare slovena.
Ecco dieci consigli per ridurre la propria bolletta e l’impatto sull’ambiente.
1 Vestire meglio la casa
La prima voce di spesa energetica della famiglia italiana è per il riscaldamento della propria casa: 1.300 euro nel 2007, nonostante il nostro buon clima mediterraneo. Ma le nostre case disperdono energia da tutte le parti: dal tetto, dalle finestre, dai cassoni delle tapparelle, dai muri (soprattutto a nord). Oggi si può detrarre dalle tasse il 55 per cento dell’investimento di risparmio energetico, il resto si ripaga in una decina d’anni al massimo. Per saperne di più: www.enea.it.
2 Usare il termostato
Anche il nome sa di antico, infatti il calorifero è ormai superato da apparecchi dotati di regolazione automatica (raggiunta la temperatura si spegne) e contabilizzazione del calore (ognuno paga quello che consuma). È finita così l’epoca della caldaia autonoma, meglio quella condominiale o persino la centrale di quartiere a biomasse. Intanto applicare un termostato regolatore su vecchi caloriferi costa poco e si ripaga in una stagione.
3 Scaldare l’acqua con il sole
Servono a produrre acqua calda, sono molto diffusi in Europa. I più semplici (3 mila euro di investimento, meno lo sconto fiscale del 55 per cento) servono per ridurre il consumo del boiler elettrico o a metano. Si ripagano in 5 o 8 anni, poi energia gratis per 20 anni. Un metro quadrato di collettore solare per ogni italiano ci farebbe risparmiare 40 terawattore di energia, il 12 per cento del consumo elettrico nazionale. Per saperne di più: www.fonti-rinnovabili.it.
4 Usare la stufa a pellet
Le moderne stufe a legna inquinano anch’esse (particolato fine), ma meno dei camini e delle vecchie stufe, e permettono una ricarica meno frequente. Sono dotate di alimentatori di pellet, che sono bastoncini di segatura pressati. Attenzione alla qualità delle stufe e dei pellet: solo quelli di puro legno naturale vi garantiscono da sostanze chimiche inquinanti.
5 Fare ombra d’estate
Ormai non c’è solo il riscaldamento, ma anche il condizionatore a pesare sulla bolletta. Prima regola: farne a meno. È normale starsene in maglietta e camicia d’estate e non si rischiano raffreddori e mal di gola. La casa va regolata anche d’estate: chiuse le tende esterne e le tapparelle di giorno, aperte le finestre la notte. Gli alberi sono un condizionatore naturale. Per saperne di più: www.costruire-bene.ch.
6 Pompe, non condizionatori
La bolletta dell’elettricità «pesa» solo un terzo di quella del riscaldamento, ma appena si passa al condizionatore rischia di salire. Per chi non può farne a meno, invece del vecchio condizionatore vale installare una pompa di calore ad alta efficienza, ideale non solo per il fresco, ma anche per le stagioni intermedie. Temperature consigliate: 26 gradi d’estate, 19 d’inverno.
7 Comprare casa di alta classe
Le case che si costruiscono da quest’anno consumano un terzo dell’energia di una volta e sono dotate per legge di un certificato di consumo per il riscaldamento. Quelle di classe A, come per gli elettrodomestici, consumano l’80 per cento di energia in meno e possono essere scaldate anche solo col sole. I villini costano parecchio: sono molto più economici e persino più ecologici i condomini. In Gran Bretagna dal 2016 si potranno costruire solo case a consumo energetico zero.
8 Scegliere auto a bassa emissione
La seconda voce di spesa energetica familiare è il carburante per le automobili: per 10 mila chilometri di una utilitaria si spendono oltre 1.000 euro, il doppio per un grande suv. All’estero le auto si vendono con il certificato energetico (come i frigoriferi), in Italia abbiamo viaggiato nell’illusione che il diesel fosse un gran vantaggio: in futuro conteranno le emissioni di CO2 a chilometro. Le auto a 100 grammi di CO2 al chilometro sono le carissime ibride elettrico-benzina e una manciata di minicittadine. Buone prestazioni le piccole (soprattutto a metano) e le diesel dotate di filtro antiparticolato. I suv e le sportive invece emettono da 180 a 400 g/kg. Per saperne di più: www.ata.ch.
9 Riscoprire la bicicletta
Il 53 per cento degli spostamenti quotidiani degli italiani non supoera i 5 chilometri, eppure ci serviamo di mezzi motorizzati per l’80 per cento dei nostri viaggi. Così si spiega il successo recente della bicicletta in tutte le città europee, anche con sistemi di noleggio e condivisione, come il bike sharing di Parigi e Barcellona e in una decina di città italiane. Anche in Italia le auto dei residenti stanno diminuendo in città. Quanto proprio serve, la si prende in car sharing. Per saperne di più: Viaggiare leggeri (Terre di mezzo editore, 180 pagine, 12 euro).
10 Riciclare
C’è anche una bolletta energetica indiretta, quella che si paga in ogni bene acquistato o servizio usato. Si stima che ogni famiglia in Europa possegga 60 mila oggetti, molti di più di quelli con i quali abbiamo il tempo di fare esperienza (ogni anno, tolto il sonno, abbiamo 5 mila ore a disposizione). Cosa fare? Selezionare, condividere, acquistare e rivendere, per esempio su eBay, e infine riciclare. Un aumento del riciclaggio dei materiali del 10 per cento riduce il consumo energetico nazionale del 3. Per saperne di più: www.stopthefever.org.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!