
(Credits: AP Photo/Ahn Young-joon)

Sorprendendo i mercati, la Banca Centrale del Giappone ha deciso di intervenire per indebolire la valuta nazionale. La crisi finanziaria ha trasformato lo yen in una “valuta di rifugio”, e il suo valore si è progressivamente apprezzato. Del 17% negli ultimi due anni, e del 39% dall’inizio della crisi, calcolato a giugno 2007. L’aumento del valore della moneta nipponica ha avuto un impatto fortemente negativo sulla redditività delle grandi aziende nazionali, cui si è aggiunto anche l’onere di gestire l’emergenza post-Fukushima. I profitti di Toshiba, ad esempio, sono calati del 19%, quelli di Honda del 55%, andando ad aggravare ulteriormente una situazione già molto difficile, visto che l’economia arranca e il debito pubblico ha raggiunto i 924mila miliardi di yen, pari a 11.300 miliardi di dollari. Continua

(Credits: AP/Color China Photo)
Una “blanda” guerra commerciale tra Washington e Pechino va ormai avanti da anni, visto che i due paesi continuano a imporsi a vicenda dazi sulle esportazioni che vengono regolarmente denunciati dalla parte lesa presso l’Organizzazione mondiale del commercio. L’ultimo reclamo è stato presentato dagli Stati Uniti, che hanno accusato la Repubblica popolare di aver violato le leggi internazionali quando ha introdotto una tassa sulle importazioni di pollame a stelle e strisce, facendone aumentare i prezzi così tanto da metterle fuori mercato.
Oggi, invece, è Pechino ad essere preoccupata dal fatto che il Senato americano abbia deciso di iniziare un dibattito su un disegno di legge sulla riforma dei tassi di cambio che possa penalizzare, anche con dazi e sanzioni, quei paesi che sostengono le esportazioni svalutando la moneta nazionale. Continua

(Credits: AP Photo/Andy Wong)
Le crisi di breve periodo, anche se dolorose, possono trasformarsi in opportunità per modificare le scelte economiche del paese e creare le condizioni per continuare a crescere nel lungo periodo. E’ questo lo spirito con cui la Cina dovrebbe affrontare i problemi che iniziano a creare qualche inconveniente anche alla seconda potenza economica mondiale. Continua

(Credits: AP/Color China Photo)
La Cina potrà sopravvivere all’eventuale tracollo economico degli Stati Uniti? A porsi questa domanda è la BBC, consapevole del fatto che nonostante la Repubblica popolare continui ad essere la nazione che esporta di più al mondo e la seconda potenza economica globale, con un prodotto interno lordo che aumenta a una media del 9% annuo, un ulteriore rallentamento della crescita occidentale non potrà non avere pericolose ripercussioni anche in Oriente. Continua

Boguchanskaya: diga in costruzione (Credits: AP Photo/Mitya Aleshkovsky)
La diga di Boguchanskaya, nella Siberia orientale, è larga tre chilometri e alta ottanta metri. Un bacino idroelettrico che, appena entrerà in funzione, ipoteticamente entro aprile 2012, dovrebbe essere in grado di produrre nientemeno che 17 miliardi di kilowattora in un anno, che andando ad aggiungersi alla capacità degli altri tre impianti che sono già stati costruiti lungo il corso del fiume Angara all’altezza di Irkutsk, Bratsk e Ust-Ilimsk, permetteranno alla Siberia di avere a disposizione una enorme quantità di energia da esportare. Continua

Ofunato, Giappone due uomini cercano di aprire una cassaforte spazzata via insieme al loro ristorante (AP Photo/Matt Dunham)
Il Giappone non riparte. E le previsioni per il futuro della seconda (o terza, dipende da se si calcola la ricchezza cinese in termini relativi o assoluti) potenza economica mondiale diventano sempre più pessimistiche.
Il Parlamento ha approvato all’unanimità il bilancio d’emergenza di 4 trilioni di yen, pari a 48,5 miliardi di dollari, per la ricostruzione post terremoto e tsunami. Questa nuova somma verrà utilizzata per finanziare la costruzione di alloggi temporanei per chi è rimasto senza casa e per dare un sostegno a imprenditori commercianti in crisi. Continua

(Credits: Bernd Wstneck/dpa)
Pechino ha sempre considerato l’Australia un paese ideale da cui importare risorse energetiche e materie prime in generale. In un secondo momento Camberra si è resa conto che la Repubblica popolare sarebbe potuta diventare un ottimo mercato anche per l’esportazione di prodotti agricoli e alimentari in generale. E data l’abitudine cinese a consumare senza problemi carni poco ortodosse, come quelle di cane, tartaruga, coccodrillo, scimmia e gatto, gli australiani hanno pensato bene di vendere ai cinesi anche quella di canguro. Continua