
Il ministro delle finanze greco Evangelos Venizelos ieri in conferenza ad Atene (Ansa/EPA/Simela Pantzartzi)
Il salvataggio della Grecia non è stato salutato da nessun trionfalismo dalla stampa estera del settore, dove prevale un forte scetticismo. “In due anni la crisi del debito della zona euro ha visto troppe false partenze“, scrive Stephen Fidler sul Wall Street Journal. Continua

(Credits: LaPresse)
di Stefano Caselli
La manovra di salvataggio della Grecia è stata una manovra in grande stile. E non solo per la quantità di denaro: 130 miliardi di euro. Tanto. Tantissimo. A cui, oltretutto, se ne potrebbe aggiungere altro da parte del Fondo monetario internazionale che deciderà entro marzo se finanziare o meno ulteriormente la Grecia. Ma la vera novità e la svolta decisiva (in un certo senso epocale) sta nelle condizioni poste alla Grecia per ottenere i tanto attesi 130 miliardi. Continua

Jean-Claude Juncker in conferenza stampa dopo il meeting (AP Photo/Virginia Mayo)
Sono state necessarie dodici ore di discussione (e un’altra per scrivere il lungo e complesso comunicato finale) perché i diciassette ministri delle Finanze dell’Eurogruppo trovassero l’accordo, ma poco dopo le cinque di questa mattina è arrivato l’annuncio: la Grecia avrà altri 130 miliardi di euro, il secondo pacchetto di aiuti internazionali per sostenere i conti pubblici di Atene. Continua

(AP Photo/Dimitri Messinis)
di Micaela Osella
Addio nervi saldi. Da lunedì 20 febbraio si slitta ad aprile. Per la Grecia solo fra due mesi scatterà il momento della salvezza.
L’ipotesi che ad Atene venga concesso il pacchetto di aiuti dopo le elezioni di primavera sta prendendo sempre più quota in queste ore. Lo spettacolo della teleconferenza della vigilia ha lasciato spazio a pochi dubbi. L’Unione europea è spaccata. Manca la fiducia nelle nuove promesse del governo Papademos. Per il premio Nobel Michael Spence, una sua uscita dall’Eurozona non sarebbe la fine del mondo.
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Il ministro delle finanze greco, Evangelos Venizelos, con il provvedimento d'austerità approvato dal parlamento di Atene, viene cacciato dall'omologo tedesco Wolfgang Schaeuble (Ilias Makris per Kathimerini)
di Micaela Osella
I fantasmi di un passato recente rivivono in queste ore. E’ lì nel dramma della Grecia, il paese che ha inventato la democrazia che l’Eurozona è entrata in crisi d’identità. Nella teleconferenza, che ha sostituito l’Eurogruppo, è andato in onda il gioco delle tre carte. La Germania ha sbandierato rigore, Atene ha portato le carte firmate. Solo lunedì però sarà alzato il velo sugli aiuti. E’ una deriva pericolosa quella in cui si stanno avventurando i Paesi primi della classe d’Europa, avvertono gli esperti di mercato interpellati da Panorama.it. Da Roma a Madrid, fino a Berlino, nessuno può chiamarsi fuori dal rischio contagio.
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Thessaloniki, 12 febbraio 2012 (AP Photo/Nikolas Giakoumidis)
di Micaela Osella
Sorpresa. L’Eurogruppo della discordia oggi non ci sarà. E’ slittato, cancellato, o semplicemente è stato avvelenato. Si rincorrono mille voci dietro quella scelta di Bruxelles che spinge sull’orlo del baratro Atene. Correrà sul filo della teleconferenza la riunione dei ministri finanziari di Eurolandia. Avrebbero dovuto mettere il sigillo sul pacchetto di aiuti salva Grecia. Lo faranno, se tutto filerà liscio nelle prossime ore, lunedì 20 febbraio in una riunione in calendario da mesi.
Atene è arrivata di nuovo tardi all’appuntamento. E il tempo in questa storia ha un suo ruolo da protagonista, quello del tiranno. Il punto però è un altro: sempre più in Eurolandia sembrano convinti che la strada del suo default sia ormai segnata. E a pensarlo oggi è diventato chiaro non sono più semplici economisti Oltremanica.
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Scritte sulle mura della Banca di Grecia (Credits: LaPresse)
di Micaela Osella
E lì, di nuovo con le spalle al muro. Per gli aiuti della salvezza Atene riparte da oggi: è in queste ore che deve riallacciare il filo della diplomazia nelle fila dell’esecutivo. Solo colmando le lacune che chiede la Troika sarà messa in sicurezza. Domani, giorno dell’Eurogruppo, è lontano. Continua