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In Europa persi due milioni di posti di lavoro. Retribuzioni, aumento ai minimi

Operai al lavoro

Quasi due milioni di impieghi in meno. Nel primo trimestre del 2009 nell’Ue sono stati persi 1.916.000 posti di lavoro, di cui 1.220.000 nella zona euro.
Lo comunica l’Eurostat (qui il documento in .pdf). In termini percentuali, l’occupazione ha subito un calo dello 0,8% sia nell’area euro che nell’Ue-27, il doppio rispetto all’ultimo trimestre del 2008. Calo dello 0,8% anche in Italia, mentre, tra i principali Paesi di Eurolandia, si registra un -6,4% in Spagna, un -0,7% in Francia e un +0,1% in Germania. Secondo quanto rileva l’Eurostat, sia nella zona euro che nell’Ue a 27 l’occupazione è calata dell’1,2% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno. Il crollo più significativo si è registrato in Lettonia, dove l’occupazione è precipitata dell’8,2%, e in Estonia, scesa del 7,2%. L’Eurostat stima che nel primo trimestre del 2009, nell’Ue a 27, erano 223.8 milioni gli uomini e le donne con un lavoro, di cui 146.2 milioni nell’area euro.

Buste paga congelate
Le retribuzioni di fatto sono cresciute nel primo trimestre 2009 dello 0,1% sul trimestre precedente e dello 0,6% sul primo trimestre 2008. Lo comunica l’Istat spiegando, che è il dato più basso dal 2000, anno di inizio della ricostruzione delle nuove serie storiche. L’Istat ricorda che l’indicatore sulle retribuzioni di fatto si riferisce a unità di lavoro equivalenti a tempo pieno al netto della Cassa integrazione. Nel primo trimestre il tasso di inflazione era stato pari all’1,5%. L’Istat sottolinea che nel primo trimestre 2009 gli oneri sociali per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno sono cresciuti dello 0,3% rispetto allo stesso trimestre del 2008, ma sono diminuiti dell’0,1% rispetto al trimestre precedente. Il costo del lavoro per Ula è cresciuto dello 0,1% rispetto all’ultimo trimestre del 2008 mentre è aumentato dello 0,6% rispetto al primo trimestre 2008. Le retribuzioni sono cresciute dell’1,2 tendenziale nell’industria mentre nei servizi sono aumentate appena dello 0,1%. Il dato dell’industria risente nel complesso del buon andamento delle retribuzioni nelle costruzioni (+2,8% nel primo trimestre 2009 sullo stesso periodo del 2008), mentre nei servizi hanno subito un calo le retribuzioni di fatto nel settore finanziario e assicurativo con un -8,5% dovuto al confronto con il livello particolarmente elevato del primo trimestre 2008 (periodo nel quale sono stati erogati arretrati e una tantum per il rinnovo del contratto).

Debito
Il debito pubblico italiano tocca un nuovo record. Ad aprile sale in valore assoluto a 1.750,4 miliardi. È quanto emerge dai dati riportati nel supplemento finanza pubblica al bollettino statistico della Banca d’Italia.

Calcio e business: il pallone di domani nasce sui debiti di oggi

L'attacante argentino del Barcellona Lionel Messi

La più grande soddisfazione per un tifoso è la vittoria della propria squadra del cuore. Se poi si vince allo stadio Olimpico di Roma, al termine della partita più importante della stagione, la finale di Champions league, la soddisfazione per chi ha vinto, il Barcellona, è doppia. Anzi, tripla. Perchè nel momento in cui Carlos Pujol, capitano dei blaugrana, alzava al cielo la “Coppa dalle grandi orecchie”, c’era chi tra i dirigenti spagnoli si faceva due conti in tasca.

40 milioni di euro guadagnati per il Barcellona
Almeno 40 milioni di euro guadagnati, tra diritti televisivi e premi dell’Uefa per essere arrivati fino in fondo. Senza contare che un successo di tal genere di solito rivaluta il parco giocatori di almeno il venti per cento e fa impennare i diritti televisivi internazionali per acquisire future partite. In attesa di esporre la coppa nel museo del club, situato all’ingresso del proprio stadio Camp Nou e che nel 2008 ha avuto oltre un milione e mezzo di visitatori.

Il VIDEO con gli highlights della finale di Champion’s League

Il VIDEO con la premiazione e la consegna della coppa al capitano del Barcellona

Squadre ricche, nuovi sponsor (a Manchester sia su sponda United che su quello del City arriveranno soldi freschi per quasi 150 milioni di euro), ingaggi dei calciatori che anziché ridursi, sembrano subire un rialzo in questa campagna trasferimenti estiva. Ma è tutto oro quello che luccica? Non proprio come conferma un’inchiesta pubblicata da Panorama.

Le società sono fortemente indebitate e all’estero anche i ricchi piangono.
A differenza dell’Italia, hanno stadi di proprietà, centri commerciali e un ricco commercio di gadget, ma la crisi ha colpito valori immobiliari (soprattutto in Spagna) e sponsor. Il crollo delle borse ha dato il colpo di grazia ai capitali dei magnati russi, arabi e americani. In Italia molte società sono in affanno, ma nonostante tutto la nostra serie A si è confermata al secondo posto nella classifica dei ricavi fra i massimi campionati di calcio in Europa.

Calcio italiano secondo per ricchezza in Europa
Secondo le stime di StageUp Sport&Leisure Business, il campionato italiano ha raccolto 1.430 milioni euro, mille milioni in meno della Premier league inglese sempre saldamente in testa alla classifica con i suoi 2.430 milioni euro di ricavi. Al terzo posto si conferma la Bundesliga: il campionato tedesco toccherà i 1.420 milioni, precedendo la Liga spagnola a quota 1.350 e la Ligue 1 francese a 1.040. In attesa della stagione 2010/2011, che potrà portare a un incremento importante dei ricavi, la serie A si trova a contrastare l’assalto della Bundesliga.
Il campionato tedesco, capace di attirare la maggior quantità di risorse economiche dallo sponsor principale (oltre 6,9 milioni di euro di media per club) e il maggior numero di spettatori negli stadi fra i campionati di tutta Europa (quasi 40 mila in media nella stagione 2007/2008), avrà la possibilità di sorpassare la serie A.

Grandi sponsor nonostante la crisi
Un altro segnale di (relativa) stabilità per il calcio italiano è dato dal fatto che i ricavi da partnership di maglia del massimo campionato di calcio italiano, nell’attuale stagione, non hanno subito effetti negativi dovuti alla crisi economica. Secondo Stage Up, infatti, le 20 società della serie A hanno raccolto da sponsor di maglia e tecnici, poco più di 141 milioni di euro, l’1,6 per cento in più rispetto al 2007/2008.
Fra le ragioni più rilevanti si distingue la prolungata durata degli accordi: le sponsorizzazioni principali hanno una vita media oltre i due anni con picchi a tre, se non quattro anni, per i contratti più ricchi. Le sponsorizzazioni tecniche hanno una durata media di cinque anni con rapporti anche ultradecennali. La stagione 2008/2009, nonostante la crisi economica globale, ha portato diverse novità fra gli sponsor principali. Crescono in particolare gli investimenti di aziende estere provenienti dai settori “giochi e scommesse” ed “Automotive”. Del primo comparto fa parte Betshop, nuovo sponsor di maglia del Palermo. La società londinese di scommesse ha affiancato altre aziende del settore già presenti come Bwin, partner del Milan, ed Eurobet, partner del Genoa. Nonostante il calo generalizzato degli investimenti in comunicazione del settore auto, la serie A mantiene il proprio appeal con due nuovi ingressi per questo comparto: quelli della francese Renault Trucks per il Torino e della rumena Dacia per l’Udinese che hanno sostituito due aziende italiane, rispettivamente la compagnia di assicurazioni torinese Reale Mutua, attuale co-sponsor granata, ed il marchio di abbigliamento modenese Gaudì.

Domani stadi di terza generazione
“I diritti media e le sponsorizzazioni per loro natura hanno un comportamento anticiclico. Si tratta di scelte strategiche e di lungo periodo”, sostiene Giovanni Palazzi, ad di Stage Up. “Le fonti di ricavo più aggredibili sono quelle da stadio. Se la crisi finanziaria dovesse protrarsi nel lungo periodo, fra 3 e 5 anni, gli incassi da botteghino potrebbero soffrirne. Investimenti su stadi di terza generazione potrebbero essere utili al fine di aumentare la competitività verso altre forme di spettacolo e diversificare i ricavi”.
Nuovi stadi, ma anche la rimodulazione dei diritti televisivi che dal 2010 saranno venduti collettivamente e dai quali i club sperano di incassare almeno un miliardo di euro a stagione.
Una partita da sei miliardi di euro, come spiega Panorama Economy in una sua inchiesta. Il più grande accordo in termini di ammontare complessivo per un singolo contratto mai siglato nella storia del calcio italiano. Una boccata di ossigeno per i bilanci.
E per tornare a investire (e magari vincere) in Europa.

I debiti del calcio in Europa

A Fiat l’invito del ministro Scajola: “Mantenere cinque impianti in Italia”

fiatopel

“Per il Governo è inderobagile il mantenimento di cinque stabilimenti in Italia”. A ricordarlo a Fiat è il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, a margine del Liquidity Day.
Scajola ha detto inoltre che al termine delle trattative tra Fiat e Opel “ci sarà un incontro per definire e ascoltare il piano industriale”. Il ministro ha detto comunque di augurarsi che l’esito delle trattative sia positivo “perché se la Fiat cresce all’estero cresce anche in Italia”. Scajola ha poi annunciato che riconvocherà a breve il tavolo del settore dell’auto con all’ordine del giorno “il tema dei flussi di pagamento dal settore primario alla componentistica e all’indotto”.
Su possibili aiuti regionali per la Fiat, infine il ministro, spiega che “attraverso lo strumento dei contratti del territorio valuteremo se, e noi siamo disponibili a farlo, sia necessario fare contratti di sviluppo che aiutino il territorio in difficoltà”.
Continua intanto la spola di Sergio Marchionne tra Torino e la Germania, dove domani presenterà al governo tedesco il piano per l’acquisizione della Opel. L’ad di Fiat ha incontrato a Francoforte il segretario generale del sindacato dei metalmeccanici tedesco Ig Metall, Berthold Huber. Lo ha confermato all’Ansa un portavoce del sindacato. Mercoledì stesso il governo della cancelliera Angela Merkel discuterà le offerte ricevute per la Opel.
Intanto, dalle notizie che filtrano dalla stampa, il governo tedesco si aspetta domani almeno tre offerte per la Opel. Così almeno scrive il tabloid Bild, confermando che, oltre a Fiat e Magna, potrebbe esserci anche la proposta del fondo Usa di private equity Ripplewood. Non è chiaro a questo punto, scrive il giornale - che cita fonti governative - se anche altri pretendenti di faranno avanti. Le offerte, ricorda la Bild, dovranno essere presentate sia al governo tedesco, attraverso il ministero dell’Industria, sia alla casa madre americana. Il tabloid osserva che il piano Ripplewood è poco conosciuto e che di recente il ministro dell’Economia tedesco, Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu), aveva indicato che l’interesse di un investitore finanziario per la Opel era diminuito. Come è noto, era stato il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeinen Zeitung (Faz) il 12 maggio a riportare l’interesse del fondo Usa, attivo in Europa attraverso la controllata Rjh International (Bruxelles), a sua volta proprietaria in Germania della Honsel, una società di componentistica auto con sede nel Sauerland.

Italia fanalino di coda su sms e Internet. Authority, costi alti e offerte ingannevoli

sms
Un mercato di circa 4 miliardi nel 2008 e destinato a crescere, ma ancora poco trasparente e dove persistono condizioni sfavorevoli sia per i consumatori sia per l’ingresso di nuovi operatori. È il quadro che emerge dall’indagine conoscitiva su “Sms e Internet in mobilità”, condotta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato assieme all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Secondo le due Autorità, soprattutto nel settore degli Sms, che da solo fattura oltre 2 miliardi di euro, ci sono margini di riduzione dei prezzi per i consumatori e per gli operatori virtuali.
Dal prossimo luglio, infatti, in base al nuovo regolamento comunitario gli Sms internazionali costeranno al massimo 11 centesimi per i consumatori e 4 centesimi per gli operatori virtuali (ossia il prezzo che gli operatori pagano per terminare un messaggio sulle reti altrui). Quattro centesimi in meno rispetto al costo di un Sms tra due città italiane: la maggioranza degli italiani, circa il 62%, paga il prezzo unitario di 15 centesimi, mentre una minoranza di utenti, che invia però il maggior numero di messaggini (75%), paga un prezzo molto più basso intorno a 1 centesimo, che porta la media complessiva a 3,5 centesimi. Nel 2008, secondo lo studio, sul totale di circa 60 miliardi di Sms, il 75% degli invii è stato effettuato all’interno di piani o opzioni tariffarie, mentre solo il 25% degli Sms è stato inviato al prezzo delle offerte base. Sulle offerte con sconti molto elevati gioca un peso fondamentale il traffico “on net” (Sms inviati con lo stesso operatore), caratterizzato da prezzi ancor più contenuti, che rappresenta oltre i 3/4 del traffico totale di Sms. In Italia il mercato degli Sms, che rappresenta il 60% del fatturato totale dei servizi oggetto di indagine, sta crescendo a ritmi sostenuti (+40% nell’ultimo biennio) e, secondo le due autorità, presenta ulteriori spazi di ampliamento: gli italiani, infatti, utilizzano poco gli Sms (47,9% sul totale della clientela della telefonia mobile), rispetto a oltre l’80% nel Regno Unito, in Germania e in Francia. “Alla luce dei dati raccolti è evidente che non tutti i consumatori sono consapevoli delle opportunità offerte dal mercato: è dunque necessario che gli operatori diano maggiori informazioni sulle opzioni tariffarie disponibili”, scrive l’Agcom. “Inoltre, la notevole prospettiva di crescita del consumo di Sms, indicata dai confronti internazionali, indica che c’è spazio per raggiungere i consumatori con una politica di prezzi più bassi. La discesa dei costi per gli utenti dovrebbe inoltre essere favorita dall’ingresso nel mercato degli operatori virtuali mobili, oggi reso difficile da un prezzo all’ingrosso pari in media a 5,25 centesimi, superiore sia al ricavo medio per Sms sia al corrispondente prezzo dell’Sms internazionale”.

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Paradisi fiscali, in Europa si litiga. Giro di vite in Italia

Giulio Tremonti

In Italia è in arrivo un giro di vite sull’evasione prodotta da chi porta i propri capitali in uno dei tanti paradisi fiscali. Tre le ipotesi principali su cui si sta già lavorando: l’inasprimento delle sanzioni, l’inversione dell’onere della prova, la messa a punto di una “lista nera” italiana dei cosiddetti centri offshore. Ad annunciare la stretta è stato a Bruxelles il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, al termine di una burrascosa riunione dell’Ecofin, in cui sulla delicata questione del segreto bancario si è sfiorato lo scontro.
Da una parte il ministro tedesco, Peer Steinbrueck, ha provocatoriamente paragonato al Burkina Faso la Svizzera e i Paesi dell’Ue che praticano il segreto bancario (Austria, Belgio e Lussemburgo), facendo innanzitutto infuriare il premier del Granducato e presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker.
Dall’altra il presidente di turno dell’Ecofin, Miroslav Kalousek, ministro delle Finanze ceco, ha difeso gli stessi Paesi attaccati dal collega tedesco, sottolineando come sia stato un errore al G20 di Londra inserire tre Stati Ue nella “lista grigia” dei Paesi non cooperativi sul fronte del fisco.
Proprio nel momento - ha aggiunto - in cui questi Paesi stanno ammorbidendo le proprie posizioni, lasciando intravedere una loro presa di posizione definitiva in favore della fine del segreto bancario.

Tutto slitterà a giugno. Tremonti è comunque fiducioso: “Le pressioni sono così tante che sono convinto della caduta del segreto molto prima del 2014″, data indicata di recente dal Parlamento europeo. Ma il ministro spiega come ci vorrà del tempo perchè l’Europa raggiunga una posizione comune, visto che per le decisioni in materia fiscale serve l’unanimità. E l’Italia non può aspettare. “Credo sia giunto il tempo che ogni Paese cominci a fare per conto suo”, afferma il ministro, confermando che il governo italiano “sta ragionando e valutando” alcune misure.
Cita il piano anti-evasione appena presentato dall’amministrazione Obama: “Ha parti di grande interesse, e su alcune di esse noi stiamo già lavorando”. Tremonti parla dell’inversione dell’onere della prova: deve essere chi esporta capitali all’estero a dimostrare di non aver evaso il fisco. Perchè “se un capitale viene esportato in un paradiso fiscale, si presume sia il prodotto di evasione”. E poi, aggiunge il ministro: “se uno evade e mette il frutto dell’evasione in uno dei paradisi, è giusto che ci sia un’aggravante specifica, con un inasprimento delle sanzioni”.
Inoltre, l’Italia potrebbe mettere a punto una propria ‘lista nerà di Paesi considerati non cooperativi fiscalmente: “Del resto” spiega Tremonti “ogni Paese ha la sua lista”.
Sul fronte dei conti pubblici, il ministro ha quindi ribadito come le ultime previsioni della Commissione Ue mostrino un’Italia che “nella media ha numeri relativamente migliori degli altri Paesi”: “Per la prima volta facciamo meglio sia come deficit che come debito”. Sul primo fronte il ministro sottolinea come il deficit corretto per il ciclo sia sotto il 3% sia nel 2009 che nel 2010. E sul fronte del debito, che per Bruxelles salirà al 116% nel 2010, “nessuno in questa fase chiede manovre. Tanto meno all’Italia - aggiunge - che ha un debito pubblico che cresce a una velocità inferiore a quella degli altri”. “Anche sulla crescita” insiste il ministro “facciamo meglio di altri. Troppe volte Paesi indicati come modello avevano una crescita à la carte, basata sul debito privato. Con la crisi si vede che la nostra economia si rivela più solida”. Infine, la disoccupazione: “In Italia i numeri non sono catastrofici”, assicura Tremonti, che ribadisce come “il Governo ha messo da parte 9 miliardi di euro per gli ammortizzatori che, se necessario, saranno utilizzati”.

Il VIDEO servizio:

Fiat-Opel, l’Europa critica: dove trovate i soldi? Il governo reagisce

Accordo Fiat
L’interesse di Fiat su Opel scatena la tensione tra gli industriali italiani e il membro tedesco della Commissione Ue. “Mi chiedo dove questa società altamente indebitata (la Fiat, ndr) trovi i soldi per portare avanti allo stesso tempo due operazioni di questo genere”. Ad esprimere forti dubbi sulle trattative in corso tra la casa automobilistica italiana e le statunitensi Chrysler e General Motors (che controlla Opel) è stato questa mattina il commissario europeo all’Industria (e vicepresidente della Commissione Ue) Guenter Verheugen. ”Provo un senso di sorpresa, la Fiat è un concorrente diretto della Opel ed è un costruttore d’auto europeo che non gode della salute migliore” ha aggiunto durante un’intervista all’emittente radio bavarese Bayerischen Rundfunk. Le sue parole hanno provocato la reazione del numero 1 del Lingotto Sergio Marchionne, cui poi si sono aggiunti la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il ministro degli Esteri Frattini.

“Credevo” ha detto Marchionne in una nota “che il suo ruolo a Bruxelles fosse chiaramente super partes, indipendentemente dalla sua nazionalita’”. Il manager Fiat ha aggiunto che “è la seconda volta nel giro di pochi mesi che il Commissario Verheugen ha espresso opinioni che non sono costruttive per l’industria dell’auto, affermando a un certo punto che non tutti i costruttori europei sopravviveranno”. “Dovrebbe, in quanto Commissario Ue, risolvere i problemi che stanno impattando negativamente sull’industria invece di lanciare sentenze di morte, scegliendo unilateralmente chi debba sopravvivere”, ha concluso.
Un duro attacco cui si è aggiunto quello di Confindustria: “Se quello che è stato riportato corrisponde al vero” ha detto la Marcegaglia “credo sia un atteggiamento grave e fuori luogo che, in un certo senso, distrugge l’Europa”.
Nel pomeriggio Verheugen interpellato sul tema ha fatto una parziale marcia indietro dicendo di ”non essere contrario” a un possibile interesse della Fiat per la tedesca Opel, del gruppo General Motors. Ma che ”esistono ancora troppe questioni aperte”. ”Nessun intento di essere poco cortesi” ha specificato il commissario di nazionalità tedesca “ma sull’operazione dobbiamo saperne di più. E’ ancora troppo presto per giudicare”.
Anche il ministro degli Esteri italiano ha criticato il collega della Commissione, ” Viva sorpresa” ha scritto in una nota la Farnesina, “per un’ interferenza nelle scelte industriali di soggetti privati, tanto più inaccettabile in quanto una delle aziende in questione è della stessa nazionalità del vice presidente della Commissione”. Frattini ha poi aggiunto di sperare in una smentita da parte del presidente dell’esecutivo europeo José Manuel Barroso. “La Commissione è custode dei trattati ” conclude il ministero degli Esteri, “Non si può comprendere, dunque, la motivazione nè il fondamento di tali improprie dichiarazioni, che spero il Presidente della Commissione vorrà smentire”.
A mediare ci ha provato il presidente della Confindustria tedesca (Bdi) Hans-Peter Keitel nel corso del G8 imprese in Sardegna, dove era seduto allo stesso tavolo della Marcegaglia. Keitel ha detto che “se esiste un problema in Gm o Opel deve essere affrontato in modo riservato. Non è possibile parlare in pubblico perché può essere poi difficile trovare un accordo”. Secondo il leader della Confindustria tedesca l’intervento di Verheugen su Fiat più che essere volto al protezionismo è “un appello all’importanza di un’operazione ben gestita e un ritorno a un negoziato privato e non pubblico”. Keitel avverte infatti che si sta parlando di posti di lavoro di più di 27 mila persone: “Credo” ha continuato “che dobbiamo stare attenti alle affermazioni che facciamo in pubblico in questo momento”.”Dobbiamo avere procedure idonee, appropriate e adeguate. Gestire l’operazione Chrysler e Opel è possibile, ma farlo di fronte al pubblico” ha ribadito ” in modo così plateale forse non è consigliabile. Se c’è un elemento propagandistico questo non ci aiuta”.

Disoccupazione in aumento: 8 su 100 senza lavoro nella zona euro

Operai al lavoro

Disoccupazione in aumento all’8,5% nella zona euro nel mese di febbraio 2009 rispetto all’8,3% di gennaio 2009: lo comunica Eurostat, riferendo che a febbraio 2008 il tasso dei senza lavoro era al 7,2%. Stessa dinamica anche nella Ue-27, dove il tasso didisoccupazione a febbraio 2009 è stato del 7,9% rispetto al7,7% di gennaio.

Nel febbraio 2008 il tasso era al 6,8%. Eurostat stima che 19,156 milioni di uomini e donne della Ue,di cui 13,486 nella zona dell’euro, erano senza un lavoro a febbraio 2009. Rispetto a gennaio, il numero deidisoccupati è aumentato di 478.000 nella Ue-27 e di 319.000nella zona della moneta unica. Rispetto a febbraio 2008, ladisoccupazione è salita di 3,019 milioni nell’Unione europea edi 2,125 milioni nella zona dell’euro.

Il tasso più alto didisoccupazione si è registrato in Spagna (15,5%), Lettonia(14,4%) e Lituania (13,7%), mentre il più basso in Olanda (2,7%). Per l’Italia non è disponibile il dato di febbraio 2009, ma la disoccupazione nell’ultimo trimestre del 2008 era al 6,9%. Rispetto ad un anno fa, sette Stati membri hanno registrato una diminuzione della disoccupazione e 19 un aumento.

La Bulgaria è il Paese che ha visto il calo più elevato (da 6,2% a 5,5%), assieme a Slovacchia (da 10,2% a 9,8%), mentre in forte aumento i senza lavoro in Lituania (da 4,4% a 13,7%), Lettonia (da 6,1% a 14,4%) e Spagna (da 9,3% a 15,5%). Tra febbraio 2008 e febbraio 2009 nella zona euro la disoccupazione maschile è passata dal 6,5% al 8,1%, mentre quella femminile è salita dall’8,2% all’8,9%. Nell’Ue a 27 invece, gli uomini senza lavoro sono passati da 6,2% a 7,8%, e le donne da 7,4% a 8%.

Le previsioni fosche della Cgil: “Nel 2010 in Italia disoccupazione oltre il 10%”

 Un operaio metalmeccanico in corteo

Sono stime, ma sono nere. Quelle dell’Ires-Cgil: “Al momento attuale valuta che la flessione del pil nel 2009 sarà superiore al 3%” e il tasso di disoccupazione si attesterà “al 10,1% nel 2010 e al 9% nel 2009″. Non solo. Per il triennio 2008-2010, secondo l’istituto di ricerca della Cgil la caduta del prodotto interno lordo potrebbe arrivare complessivamente al -4 per cento.
La flessione del pil per il triennio 2008-2010 potrebbe “verosimilmente” accentuarsi fino ad arrivare a cedere il 4%, prevede l’Ires, secondo cui le dinamiche in corso nell’economia reale portano a previsioni relativamente peggiorative sia rispetto al quadro macroeconomico che alle conseguenze sul piano occupazionale. Le previsioni per il 2009, secondo l’Ires-Cgil, indicano un pil al -2,9%. La ripresa potrebbe cominciare dalla seconda metà del 2010, che comunque dovrebbe chiudere con un segno meno (tra -0,1% e -0,3%). Questo, però, dipenderà dalle misure anticrisi che il Governo metterà in campo, ha sottolineato la Cgil.
Nel triennio 2008-2010 ci sarà oltre un milione di disoccupati in più per effetto della crisi economica, dice sempre il centro studi Cgil, secondo cui il tasso di disoccupazione si assesterà nel 2010 al 10,1%. I disoccupati, secondo le stime della Cgil, passeranno da 1.506.000 a 2.547.000. In alternativa, la Cgil ha ipotizzato uno scenario più conservativo secondo cui il tasso di disoccupazione nel 2010 potrebbe attestarsi al 9,1% rispetto al 6,1% del 2007 (7,4% nel 2008 e 9% nel 2009).

La Bce taglia i tassi al minimo storico. Ma le Borse europee crollano

La sede centrale della Bce a Francoforte

La decisione era ampiamente attesa dal mercato e puntualmente è arrivata: la Banca Centrale Europea ha tagliato il costo del denaro di mezzo punto percentuale, portando il tasso principale dal 2% all’1,50%, toccando così il minimo storico. Lo ha deciso il Consiglio direttivo dell’istituto centrale a Francoforte. La Bce ha tagliato di mezzo punto anche il tasso sui depositi, portandolo dall’1% allo 0,5%, e quello marginale, portandolo dal 3% al 2,5%. Il taglio deciso oggi porta il costo del denaro al minimo storico da quando la Bce ha iniziato a gestire la politica monetaria nel 1999. Le Borse europee hanno assistito a un nuovo scivolone: sono andati in fumo altri 144 miliardi di capitalizzazione, con l’indice Dj Stoxx 600 che ha perso il 3,6%. Nel clima di generale sfiducia è anche affondata Milano (-S&P/Mib -5,85%) zavorrata, come il resto d’Europa, da banche e assicurazioni.

La mossa di oggi della Bce rappresenta il quinto taglio consecutivo sui tassi d’interesse dall’ottobre scorso e porta il costo del denaro al minimo storico da quando la Bce ha iniziato a gestire la politica monetaria nel 1999. A questo punto il differenziale tra il costo del denaro negli Stati Uniti e quello nell’Eurozona si attesta sull’1,5%, tenuto conto che la Fed ha praticamente azzerato il tasso sul Fed Funds, fissando un range compreso tra zero e 0,25%.
Ma si potrebbe fare di più, ha fatto intendere il presidente della Bce, Jean Claude Trichet: l’attuale livello dei tassi all’1,50%, dice “non è il più basso possibile”. “Non abbiamo deciso ex ante” sottolinea il numero uno dell’Eurotower “che questo è il livello più basso”. E aggiunge: “Le prossime mosse della Bce sui tassi dipenderanno “dalle nostre valutazioni sui dati”. “Se giustificato da fatti e cifre e se vediamo che si materializzano alcuni dei rischi ipotizzati, non escludo che ci possa essere un nuovo taglio dei tassi di interesse”.

A beneficiare di questo ennesimo taglio dei tassi sono le famiglie che hanno contratto un mutuo a tasso variabile. Secondo i calcoli fatti da Nomisma il risparmio medio, per un mutuo di 125mila euro, di durata pari a 20-25 anni, è compreso fra i 405 e i 435 euro annui. Per l’insieme delle famiglie con mutuo a tasso variabile il risparmio totale annuo, precisa ancora il centro studi economici, sarà di 465 milioni di euro. Rispetto ad ottobre 2008, quando è iniziata la discesa dei tassi Bce, il risparmio delle famiglie italiane con mutuo a tasso variabile risulta pari a 2,1 miliardi di euro annui.

Crisi auto e l’effetto incentivi: preventivi a +70%

Auto in esposizione

L’effetto incentivi già si fa vedere sui concessionari: contestualmente alla loro entrata in vigore, avvenuta il 7 febbraio con il decreto legge “salva auto”, le concessionarie già hanno segnalato un risveglio di interesse agli acquisti dopo il gelo di gennaio in cui il mercato italiano ha segnato un crollo del 32,6%.
“Lo scorso week-end già c’è stato un aumento dei preventivi su eventuali acquisti del 60-70%” nota Piero Mocarelli, titolare del gruppo concessionarie Car World Italia e vicepresidente di Federaicpa, la federazione dei concessionari. “L’arrivo degli incentivi ha finalmente riportato un pò di movimento nelle nostre aziende, vediamo in che misura si concretizzeranno gli ordini. Anche gli incentivi messi in campo direttamente dalle singole case automobilistiche contribuiscono a movimentare il flusso clienti”.
Secondo un sondaggio svolto dal Centro Studi Promotor, il 74% dei concessionari dichiara che l’adozione degli incentivi ha determinato un buon aumento di potenziali interessati all’acquisto di auto. Per il 13% l’aumento è stato invece forte, mentre per un ulteriore 13% non vi è stato nessun aumento.
Dopo un 2008 di crisi per il mercato dell’auto, molti Paesi europei hanno affidato la strada del rilancio agli incentivi, privilegiando in particolare la rottamazione con l’acquisto di vetture a basso impatto ambientale e favorendo ulteriormente le vetture cosiddette “ecologiche” alimentate a metano/gpl/ elettrico o ibrido. In questo caso, cumulando incentivi alla rottamazione e incentivi per vetture ecologiche, si può arrivare fino a 5.000 euro di “abbuono”.
Complessivamente più efficaci, continua il Centro Studi, sono ritenuti i nuovi incentivi per gli acquisti di auto ecologiche. Le nuove misure sono ritenute molto efficaci dal 38% degli interpellati (8% per gli incentivi alla rottamazione), abbastanza efficaci dal 50% (71%), poco efficaci dall’11% (19%), non efficaci dall’1% (2%).
Venendo ai comportamenti dei gruppi automobilistici in funzione dei nuovi incentivi, il 74% dei concessionari dichiara che le Case da ciascuno di loro rappresentate hanno già modificato la politica commerciale, mentre per il 26% non lo ha ancora fatto.
Quanto al tipo di nuovi provvedimenti adottati, dall’indagine emerge che il 33% delle case hanno adottato propri incentivi alla rottamazione, aggiuntivi a quelli statali, ed il 22% nuovi incentivi o promozioni per le auto che non possono beneficiare degli incentivi statali.
Ma dalla federazione concessionari giunge comunque l’invito al governo a mettere in campo provvedimenti per rendere più accessibile il credito al consumo dopo una stretta nell’anno scorso, a causa della crisi finanziaria, che ha penalizzato fortemente gli acquisti delle automobili, che all’80% avvengono con la rateizzazione.
“Considerato che la gente ha sempre meno soldi in tasca” conclude Mocarelli “è importante vedere se risulteranno veramente efficaci ed estese le controgaranzie della Sace alle finanziarie per l’acquisto di auto previste dal decreto legge sugli incentivi. Lo scorso anno ho visto tanti rifiuti al finanziamento”.

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