Leggi tutte le notizie su:


evasione

Fisco, in 5 mesi la GdF scova redditi nascosti per 13,7 miliardi

Scoperto a Padova un traffico di gioielli falsi da 40 milioni di euro

E adesso? Che cosa dirà il segretario del Pd, Dario Franceschini?
Continua

Paradisi fiscali, in Europa si litiga. Giro di vite in Italia

Giulio Tremonti

In Italia è in arrivo un giro di vite sull’evasione prodotta da chi porta i propri capitali in uno dei tanti paradisi fiscali. Tre le ipotesi principali su cui si sta già lavorando: l’inasprimento delle sanzioni, l’inversione dell’onere della prova, la messa a punto di una “lista nera” italiana dei cosiddetti centri offshore. Ad annunciare la stretta è stato a Bruxelles il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, al termine di una burrascosa riunione dell’Ecofin, in cui sulla delicata questione del segreto bancario si è sfiorato lo scontro.
Da una parte il ministro tedesco, Peer Steinbrueck, ha provocatoriamente paragonato al Burkina Faso la Svizzera e i Paesi dell’Ue che praticano il segreto bancario (Austria, Belgio e Lussemburgo), facendo innanzitutto infuriare il premier del Granducato e presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker.
Dall’altra il presidente di turno dell’Ecofin, Miroslav Kalousek, ministro delle Finanze ceco, ha difeso gli stessi Paesi attaccati dal collega tedesco, sottolineando come sia stato un errore al G20 di Londra inserire tre Stati Ue nella “lista grigia” dei Paesi non cooperativi sul fronte del fisco.
Proprio nel momento - ha aggiunto - in cui questi Paesi stanno ammorbidendo le proprie posizioni, lasciando intravedere una loro presa di posizione definitiva in favore della fine del segreto bancario.

Tutto slitterà a giugno. Tremonti è comunque fiducioso: “Le pressioni sono così tante che sono convinto della caduta del segreto molto prima del 2014″, data indicata di recente dal Parlamento europeo. Ma il ministro spiega come ci vorrà del tempo perchè l’Europa raggiunga una posizione comune, visto che per le decisioni in materia fiscale serve l’unanimità. E l’Italia non può aspettare. “Credo sia giunto il tempo che ogni Paese cominci a fare per conto suo”, afferma il ministro, confermando che il governo italiano “sta ragionando e valutando” alcune misure.
Cita il piano anti-evasione appena presentato dall’amministrazione Obama: “Ha parti di grande interesse, e su alcune di esse noi stiamo già lavorando”. Tremonti parla dell’inversione dell’onere della prova: deve essere chi esporta capitali all’estero a dimostrare di non aver evaso il fisco. Perchè “se un capitale viene esportato in un paradiso fiscale, si presume sia il prodotto di evasione”. E poi, aggiunge il ministro: “se uno evade e mette il frutto dell’evasione in uno dei paradisi, è giusto che ci sia un’aggravante specifica, con un inasprimento delle sanzioni”.
Inoltre, l’Italia potrebbe mettere a punto una propria ‘lista nerà di Paesi considerati non cooperativi fiscalmente: “Del resto” spiega Tremonti “ogni Paese ha la sua lista”.
Sul fronte dei conti pubblici, il ministro ha quindi ribadito come le ultime previsioni della Commissione Ue mostrino un’Italia che “nella media ha numeri relativamente migliori degli altri Paesi”: “Per la prima volta facciamo meglio sia come deficit che come debito”. Sul primo fronte il ministro sottolinea come il deficit corretto per il ciclo sia sotto il 3% sia nel 2009 che nel 2010. E sul fronte del debito, che per Bruxelles salirà al 116% nel 2010, “nessuno in questa fase chiede manovre. Tanto meno all’Italia - aggiunge - che ha un debito pubblico che cresce a una velocità inferiore a quella degli altri”. “Anche sulla crescita” insiste il ministro “facciamo meglio di altri. Troppe volte Paesi indicati come modello avevano una crescita à la carte, basata sul debito privato. Con la crisi si vede che la nostra economia si rivela più solida”. Infine, la disoccupazione: “In Italia i numeri non sono catastrofici”, assicura Tremonti, che ribadisce come “il Governo ha messo da parte 9 miliardi di euro per gli ammortizzatori che, se necessario, saranno utilizzati”.

Il VIDEO servizio:

Evasione, fenomeno massa: il sommerso è di 250 miliardi

Unico

L’evasione fiscale è “un fenomeno di massa” e l’amministrazione deve mettere in campo strategie “rapportate alla dimensione del problema che è enorme”. A parlare in questi termini è il direttore generale delle Finanze, il dipartimento del ministero dell’Economia che si occupa appunto delle questioni fiscali. L’ordine di grandezza del fenomeno del sommerso, ha fatto presente Fabrizia Lapecorella nel corso di un’audizione alla Commissione parlamentare sull’Anagrafe tributaria, sfiora i 250 miliardi di euro.
Una risposta può arrivare dall’ integrazione delle banche dati.
Ecco una delle strategie già messe in campo dall’amministrazione finanziaria. Ma in prospettiva potrebbe mettersi mano anche allo strumento del “redditometro” consentendo accertamenti automatici, qualora le tasse dichiarate si discostino in maniera evidente dal tenore di vita. “è uno strumento che risale al ‘92 - dice il presidente della Commissione Maurizio Leo (Pdl) - e andrebbe aggiornato con indicatori che maggiormente oggi danno informazioni sul reddito, dai viaggi all’estero ai Club in cui vengono iscritti i figli”.
Anche per Lapecorella “l’aggiornamento del redditometro, sfruttando le potenzialità dell’Anagrafe tributaria, è uno strada da intraprendere con la consapevolezza che per un utilizzo così delicato occorre essere certi della qualità dei dati”.
Tornando ai dati sul sommerso, “in base all’ultima pubblicazione Istat, la quota dell’economia sommersa sul Pil, pari a circa il 16,1% nel 2006, risulta in diminuzione - ha detto Lapecorella - nel periodo tra il 2001 e il 2006″. Secondo le stime di evasione del Dipartimento delle Finanze “l’ammontare del valore aggiunto lordo evaso stimato per il 2004 è di circa 200 miliardi di euro. I settori in cui si evade di più in termini relativi - ha riferito ancora il direttore generale - sono quelli dei servizi personali, del commercio e della ristorazione, delle costruzioni”.
Per affinare le strategie di lotta all’evasione, anche tenendo conto dei “vincoli di risorse economiche di cui può disporre l’amministrazione, occorre puntare sulla qualità dei dati. Occuparsi di questo significa rendere il dato unico e fruibile anche se gestito da competenze diverse e di facilitare la lotta all’evasione fiscale”.
Un esempio di divergenza dei dati è registrabile per gli immobili. Mentre dalle rendite catastali risulta un ammontare pari a 30,5 miliardi di euro, dalle dichiarazioni fiscali emerge un valore di 24 miliardi. Non è detto che la differenza sia tutta imputabile ad evasione, ha precisato il direttore delle Finanze, ma la divergenza dei dati è un “sintomo” che deve spingere a delle verifiche.

Evasione: così 2 miliardi usciranno dall’ombra

Euro
Otto pagine, 12 articoli, un allegato tecnico, qualche tabella e un titolo anodino: “Convenzione tra Istituto nazionale della previdenza sociale e Agenzia delle entrate”. Un atto di routine o poco più, a prima vista, redatto su carta dalla grammatura spessa, uno dei tanti documenti della sterminata produzione burocratica statale destinato ad un oblio precoce. Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, e il direttore delle Entrate, Attilio Befera, che venerdì 12 dicembre l’hanno firmato all’ottavo piano della sede degli uffici fiscali in via Cristoforo Colombo a Roma, assicurano invece che quelle paginette dall’aspetto così dimesso sono l’inizio di una nuova concreta stagione della lotta all’evasione.
E siccome Inps ed Entrate fanno affluire ogni anno nelle casse dello Stato un fiume di circa 620 miliardi di euro tra gettito erariale e contributivo (cioè qualcosa come più di un terzo del prodotto interno lordo dell’Italia), se insieme si spendono in un’affermazione così pesante ed impegnativa, forse è opportuno prenderli sul serio.

“I risultati ci saranno, a questo punto non possono non esserci” assicurano convinti parlando con Panorama. La convenzione sembra la scoperta dell’acqua calda dal momento che sancisce una novità talmente semplice da rasentare la banalità: d’ora in avanti i due uffici statali si scambiano in maniera coordinata, continuativa ed organizzata le informazioni delle rispettive banche dati. In pratica Inps ed Entrate a cui si affianca Equitalia, la società della riscossione tributaria, finalmente decidono di parlarsi e di fare fronte comune contro gli evasori. Detto in modo un po’ scontato, diventano il Grande Fratello antievasione d’Italia. Vista da questa angolazione la novità può risultare davvero dirompente.
Nei database dei due enti ci sono i profili di milioni di soggetti, persone fisiche ed imprese, miliardi di dati su redditi, dichiarazioni fiscali, contratti di appalto, risultati di accertamenti e verifiche, codici di conti correnti, presenze di collaboratori domestici, patrimonio, case, terreni, auto, imbarcazioni, partite iva, vita delle imprese, passaggi di proprietà, numero di dipendenti, contributi versati. Un bendiddio di notizie da mandare in sollucchero qualsiasi centrale di intelligence del mondo, un tesoro di informazioni che se ben raffrontate ed incrociate possono davvero far male agli evasori.

Finora quei dati sono stati in sonno, utilizzati poco e male. L’Inps aveva le sue schede raccolte ed elaborate fin dai tempi in cui presidente era Gianni Billia, e se le teneva strette. L’Agenzia idem. Stessa solfa per le ispezioni, 150 mila circa quelle dell’Inps, 115 mila delle Entrate. Finora ognuno lavorava per sé e le informazioni raccolte con fatica sul campo e con costi spesso notevoli restavano rigorosamente separate, quasi mai tempestivamente incrociate. Ora anche il lavoro degli ispettori è concordato e diventa patrimonio comune.
“Eliminiamo le duplicazioni, recuperiamo efficienza e con le stesse forze in pratica raddoppiamo da un giorno all’altro l’attività ispettiva e quindi creiamo i presupposti per incrementi di gettito contributivo e fiscale. Sarebbe inesatto ed ingeneroso affermare che finora la collaborazione tra i due enti fosse del tutto assente; ce n’era pochina e il sistema funzionicchiava”, sintentizzano Befera e Mastrapasqua.
In passato Inps ed Entrate per passarsi le informazioni dovevano infilarsi nel labirinto degli uffici e sottomettersi alla trafila dei timbri: domanda formale redatta spesso non per via informatica, ma su carta, inoltro della pratica all’altro ufficio che se ne aveva voglia la prendeva in considerazione, altrimenti la metteva nel mucchio, risposta se e quando c’era il tempo e via sonnecchiando.
Lo scambio di notizie, che era l’eccezione, ora diventa la regola. La novità sembra piacere anche ad altri pezzi della macchina statale. Per esempio i dirigenti dell’Inail hanno già fatto informalmente sapere che vorrebbero essere della partita e non è affatto escluso che possano diventare in tempi brevi il terzo soggetto dell’accordo. Ed anche questo è un fatto dirompente per la sonnacchiosa macchina statale se si considera che finora Inps ed Inail, due enti se non proprio fratelli quanto meno parenti stretti, si sono di fatto quasi ignorati, come se appartenessero a due galassie diverse.

La manovra economica d’estate del governo ha messo le basi perché l’andazzo finisse. Uno degli articoli prevedeva espressamente che Inps ed Agenzia delle entrate collaborassero nella lotta all’evasione a partire dalla condivisione dei database. La firma della convenzione del 12 dicembre è il passaggio formale che suggella la decisione politica voluta soprattutto dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e da quello del Welfare, Maurizio Sacconi. Nei prossimi mesi vedremo se e quanto la scelta effettuata darà davvero i risultati sperati assestando un colpo all’evasione fiscale e contributiva, un moloch di almeno 100 miliardi di euro all’anno finora solo scalfito dall’azione di contrasto.
Le previsioni di Befera e Mastrapasqua sono improntate a prudenza, ma incoraggianti. Befera ritiene che nel 2009 grazie anche alla convenzione con l’Inps “il gettito derivante dall’azione di controllo possa aumentare di 1,1 miliardi di euro”. Mastrapasqua prevede di far emergere dal nero tra 80 e 100 mila lavoratori all’anno, un recupero di mezzo miliardo di euro di contributi evasi più altri 400 milioni circa dai titolari di partite Iva.

6.414 evasori totali scoperti dalla Guardia di Finanza nel 2008

Guardia di Finanza

27,5 miliardi di euro di redditi non dichiarati e oltre 6.400 gli evasori completamente sconosciuti al fisco scoperti dalla Guardia di Finanza nel 2008. Poi: Iva evasa per 4,3 miliardi. Così come l’irap, per 19,4 miliardi, pari al più del 30% di quanto accertato in tutto il 2007.
È nel salone d’onore della caserma Sante Laria, a Roma, dove ha sede il comando generale, che la guardia di finanza fa il bilancio dell’attività svolta nel 2008: una lotta non solo contro chi fa il furbo con le tasse.
Grazie ad una mirata e penetrante attività di programmazione delle attività di contrasto all’evasione è aumentato il rendimento medio di ogni singolo intervento ed è pertanto migliorata la qualità complessiva delle verifiche svolte. Si è conseguentemente prodotto un avanzamento sistematico della lotta all’evasione fiscale. Questo dato, viene sottolineato nel Rapporto, è confermato anche dagli esiti dell’attività operativa nei confronti dei soggetti che sfruttano il lavoro nero e irregolare e che non presentano affatto le dichiarazioni dei redditi e Iva.
I redditi evasi contanti nei riguardi dei 6.414 evasori totali scoperti quest’anno ammontano a 8,8 miliardi, con aumento della resa media di ogni singolo intervento, rispetto a quella dello scorso anno, pari a circa il 30%. Parimenti in sensibile aumento è il rendimento del contrasto all’evasione e all’elusione fiscale internazionale; in questo settore sono state constatate basi imponibili evase per 5,1 miliardi, quasi tre volte a quelle di tutto il 2007, pari a 1,9 miliardi. Anche per le frodi fiscali penalmente rilevanti, che hanno condotto alla denuncia all’autorità giudiziaria di quasi 7400 persone, si è rilevato un aumento dell’Iva evasa mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture operazioni inesistenti, pari a 2,3 miliardi, superiore del 45% rispetto a quella scoperta nel 2007. Sul settore della spesa pubblica, per indebite percezioni di incentivi nazionali e comunitari, anche nel settore della spesa sanitaria, sono state scoperte truffe e responsabilità per danni erariali per circa 1,9 miliardi; in questo contesto spicca l’incremento delle frodi al bilancio comunitario, aumentate del 91% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Sono stati, inoltre, sequestrati capitali e patrimoni pari a 582 milioni, costituenti prodotto, profitto o reinvestimento di reati di riciclaggio, usura, falsificazione di mezzi di pagamento, trsferimenti all’estero di valuta e altri reati societari e finanziari.

Fisco, lo Stato non recupera il 92% dell’evasione

Soldi allo sportello
Negli ultimi anni sono quasi triplicati gli importi versati dagli evasori “pizzicati”, ma lo Stato ne recupera ancora una piccola parte: a conti fatti si tratta del 7,37% dell’evasione. Eppure gli incassi in tre anni sono cresciuti del 272%. A fare il check up è la Corte dei Conti che, nel “Giudizio sul Rendiconto Generale dello Stato” fa un approfondimento sul sistema della riscossione coattiva, recentemente riformato, definendo il divario tra controlli e riscossione un “fenomeno assai preoccupante”. Per la prima volta da molto tempo, però, i magistrati contabili segnalano anche un deciso miglioramento e una maggiore economicità del sistema.

Secondo le tabelle riportate nell’analisi della Corte dei Conti, nel 2005 e nel 2006 veniva effettivamente incassato solo il 4,35% e il 4,38% delle imposte evase contestate. Ora si è saliti al 7,37%. “Le percentuali di riscossione rispetto ai carichi retti registrate nel 2007″ scrivono i magistrati contabili “sono decisamente superiori a quelle degli anni precedenti, il che sta a significare che il nuovo sistema fornisce positive risposte di riscossione”. Eppure tali percentuali rappresentano ancora appena il 7,37% del carico netto erariale: per la Corte dei conti “si tratta di un fenomeno assai preoccupante che deve essere posto all’attenzione non solo dell’Agenzia delle Entrate ma anche dello stesso ministro dell’Economia perché denuncia una notevole divaricazione tra attività di verifica/accertamento, risultati del contenzioso ed attività di riscossione”.

Alcuni passi in avanti sono stati fatti. Migliore è la percentuale di riscosso dell’evasione contributiva: nel 2007 il 22,95% degli importi contestati è stato effettivamente incassato. Ancora migliore è il trend se si guardano gli importi in valore assoluto dell’evasione scoperta e incassata: la crescita è stata esponenziale. Si è passati dai 930 milioni del 2004, ai 1.295 milioni del 2005, dai 2.021 milioni del 2006 ai 3.460 milioni del 2007. In pratica l’aumento di gettito, che è servito anche ad alleviare i conti pubblici, è stato del 272% in tre anni, del 167% negli ultimi due anni, del 71% tra il 2006 e il 2007. A questo, spiega la Corte, hanno contributivo strumenti come le “ganasce fiscale, la semplificazione dei pignoramenti, un più ampio utilizzo dei dati in possesso dell’agenzia delle entrate, poteri più incisivi degli agenti della riscossione”.

Il VIDEO servizio:

Tasse, i professori non le pagano. Evasori pure muratori e architetti

Avvocati e insegnanti, architetti e meccanici, psicologi e muratori. Sono queste le categorie che, secondo la fotografia firmata dall’Eures, l’Istituto di ricerche economiche e sociali, hanno il triste primato dell’evasione fiscale.
La maglia nera dell’evasione va però docenti che danno lezioni private: l’80% degli intervistati dichara di non aver mai avuto una ricevuta. In nero anche il 70% circa di molti interventi di idraulici e falegnami. Insomma, pare che siano gli insegnanti privati, quelli che danno le classiche ripetizioni pomeridiane, i campioni dell’evasione fiscale. A non ricevere una regolare fattura al termine della lezioni è infatti quasi l’80% degli studenti.
Ma a sfuggire al Fisco sono anche baby sitter, badanti e collaboratori domestici, come anche gran parte degli artigiani che effettuano lavori in casa, dai muratori agli idraulici.
Negli ultimi tre anni (il precedente rapporto dell’Eures risale al 2004), gli evasori sono aumentati in tutte le categorie professionali, sottolinea l’istituto. Dalle testimonianze degli italiani, intervistati su quante sono le ricevute che vengono loro date al giorno e da chi, emerge infatti una diminuzione dei comportamenti illeciti solo in tre categorie (parrucchieri, badanti e colf, negli ultimi due casi soprattutto per effetto del processo di regolarizzazione degli immigrati), mentre aumentano nelle altre 38 professioni. Da qui il sentimento diffuso in 9 italiani su 10 della necessità di una più incisiva lotta all’evasione fiscale, avvertita come reale priorità. Il 70% giudicano infatti insufficiente l’impegno del governo, definendolo poco (47,5%) o per niente efficace (22,5%), contro il 30% di opinione contraria.

Il VIDEO servizio:


richard-branson
richard-branson



rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101