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Calzaturiero: dal Micam le strategie per il rilancio

Uno stand del Micam

Uno stand del Micam

Il settore calzaturiero prova il rilancio nel 2010. Il messaggio viene dal Micam, il salone milanese organizzato dall’Associazione nazionale calzaturifici italiani (Anci) che ospita 1.597 aziende espositrici di cui 591 straniere. I dati preconsuntivi per lo scorso anno delineano, infatti, uno scenario a tinte fosche: la produttività dell’intero settore (6.028 aziende con 82.907 addetti) ha subito un calo del 13% in volume.
Continua

Esportazioni: in Italia crollano del 20,7% nel 2009

Foto di repertorio di farmaci, salvati dal crollo dell'export (Ansa)

Foto di repertorio di farmaci, salvi dal crollo dell'export nel 2009 (Ansa)

Crollano le esportazioni complessive verso l’estero del nostro Paese nel 2009: -20,7 per cento rispetto al 2008, secondo l’Istat (qui il comunicato) mentre le importazioni  calano del 22 per cento. Il peggior dato dal 1970. Continua

Dati Ocse: bastone e carota per il futuro dell’ economia italiana

Manifestazione di disoccupati a Napoli

Manifestazione di disoccupati a Napoli - foto Ansa

Un’ Italia a due facce quella che esce dall’ Outlook economico pubblicato questa mattina dall’Ocse, (a questo link il sommario sull’Italia in formato pdf): Continua

Istat: “Una famiglia su 5 a rischio povertà”. Padri disoccupati le nuove vittime

interinale

Redditi bassi, rischio povertà. E i padri di famiglia sempre più a rischio precarietà. Ma anche aziende che resistono e aumentano quote di mercato all’estero nella tempesta economica. Tra i tanti dati diffusi dall’Istat nel suo rapporto annuale sulla situazione del paese (più di 400 le pagine della 17esima edizione) a preoccupare di più è quello dell’esposizione al rischio di “vulnerabilità economica”: l’impossibilità o la difficoltà a fare fronte a spese impreviste. Che secondo l’istituto di statistica riguarda in Italia una persona su cinque. ”Rischi altrettanto elevati” si osservano in Spagna, Grecia, Romania, Regno Unito e nei paesi baltici. Pesano le differenze territoriali: se al nord le persone a rischio sono in media il 9%, al sud si arriva al 30-35%. La percentuale di popolazione a basso reddito nel Paese si attesta al 18,4%, sulla base di valori del 2006; l’incidenza risulta massima in Sicilia (41,2%), Campania (36,8%) e Calabria (36,4%). All’opposto, i valori meno elevati si registrano in Valle d’Aosta (6,8%) e nelle province autonome di Bolzano (6,6%) e Trento (3,8%).
Sul reddito disponibile medio, sempre con i dati al 2006, al nord è circa 20mila euro, mentre nel meridione scende a livelli più bassi, intorno ai 13mila euro.
Per il presidente dell’Istat Luigi Biggeri la crisi di quest’ultimo anno può essere un’occasione “per riflettere sugli errori commessi; per evitare di ripeterli nel futuro; per rilanciare lo sviluppo a partire da basi nuove, poiché la distruzione creativa delle imprese e dei settori più deboli e inefficienti apre - ha concluso - nuove opportunità di riqualificazione e di crescita del sistema produttivo”.
Alcune imprese, sottolinea l’Istituto, sono riuscite a sostenere l’impatto della crisi. Nel primo bimestre 2009 “più di una impresa esportatrice su quattro (quasi il 29%, circa 6.500 imprese) ha infatti registrato incrementi delle vendite all’estero, rispetto allo stesso periodo del 2008″. Il made in Italy continua a trainare fuori dai confini.
Ma nonostante la tenuta buona dell’export, la disoccupazione continua a crescere: per la prima volta dal 1995, infatti, la crescita degli occupati nel 2008, che sono aumentati di 183 mila unità rispetto al 2007, è risultata inferiore a quella dei disoccupati, saliti di 186 mila unità sempre rispetto all’anno prima. E tocca nuove figure: ”Un aspetto preoccupante” rileva infatti il rapporto “è la diminuzione del tasso di occupazione dei padri (dall’83,3% del 2007 all’82,7% del 2008), che contrasta con l’andamento crescente dei precedenti tre anni”. L’identikit del “nuovo disoccupato” secondo l’Istat è un uomo tra i 35 e i 54 anni, residente al centro-nord, con titolo di studio inferiore alla laurea. E nella maggior parte dei casi ha perso il lavoro nell’industria e si tratta di un padre di famiglia. Emerge poi una ”minore qualita’ dell’impiego”: tra il 2007 ed il 2008 i padri con una occupazione part-time, a termine o con una collaborazione sono 17 mila in più. Al contrario, quelli con un’occupazione a tempo pieno e con durata indeterminata risultano essere 107 mila in meno (73 mila tra i 35 ed i 44 anni).

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Commercio estero: per l’Istat il deficit febbraio sale a 837 mln

container nel porto di Genova

Male a febbraio il commercio estero italiano, spinto al ribasso dal calo a due cifre delle esportazioni e importazioni di auto. La flessione per la voce “mezzi di trasporto”, rileva infatti l’Istat, è del 41,3 per cento, all’interno del quale gli autoveicoli registrano un -46 per cento. Contrazione anche per le importazioni: -34,2 per cento per i mezzi di trasporto e -37,8 per le auto.
Le riduzioni delle esportazioni hanno coinvolto tutti i settori: tra i più colpiti anche i metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-33,1%), i macchinari ed apparecchi (-33%), le sostanze e prodotti chimici (-29,5%), gli articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-28,9%, all’interno dei quali gli altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi registrano un -36,8 %), gli apparecchi elettrici (-27,3% ) e i prodotti delle altre attività manifatturiere, con una flessione del 22,7%, all’interno dei quali i mobili registrano un meno 21,6 %.
Il saldo commerciale - spiega l’Istat - è risultato negativo per 105 milioni di euro, contro un saldo positivo pari a 864 milioni di euro rilevato nello stesso mese del 2008.
Nel confronto con gennaio, i dati destagionalizzati segnalano a febbraio 2009 una flessione del 4,7 per cento per le esportazioni e del 3,4 per cento per le importazioni. Negli ultimi tre mesi, rispetto ai tre mesi precedenti, i dati destagionalizzati mostrano un calo del 10 per cento per i flussi in uscita e dell’11,2 per cento per quelli in entrata. Nel primo bimestre 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, le esportazioni sono diminuite del 25,4 per cento e le importazioni del 23,8 per cento. Nello stesso periodo il saldo è stato positivo per 276 milioni di euro, a fronte di un avanzo di 1.103 milioni di euro registrato nello stesso periodo del 2008.
Rispetto ai Paesi, sempre nel mese di febbraio 2009, la dinamica tendenziale delle esportazioni è stata negativa verso tutti i partner commerciali tranne Lussemburgo (più 1,5 per cento); in particolare, tra i maggiori partner, diminuzioni significative hanno riguardato la Spagna (meno 41,2 per cento), il Regno Unito (meno 31,5 per cento), il Belgio (meno 25,4 per cento), i Paesi Bassi (meno 24,1 per cento), la Francia (meno 23,0 per cento) e la Germania (meno 22,9 per cento). Le importazioni dai principali partner commerciali sono diminuite dalla Spagna (meno 30,6 per cento), dalla Francia (meno 29,3 per cento), dalla Germania (meno 23,8 per cento), dai Paesi Bassi (meno 22,8 per cento) e dal Regno Unito (meno 21,0 per cento).
Nei primi due mesi del 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, le esportazioni sono maggiormente diminuite verso la Spagna, il Regno Unito, la Grecia, la Germania e la Francia. Dal lato delle importazioni, le riduzioni più accentuate si sono registrate per Spagna, Belgio, Francia, Germania e Regno Unito.

Il VIDEO servizio:

Bankitalia: crisi profonda, nel 2009 il Pil italiano crolla a -2%

Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia

È nerissima la previsione contenuta nel Bollettino economico di Bankitalia che, per stessa ammissione degli economisti di Via Nazionale, delinea un quadro molto più negativo rispetto a quello degli altri previsori: la stima di crescita è inferiore di 8-9 decimi di punto percentuale per l’anno in corso, mentre per il 2010 le differenze sono meno marcate, nell’ordine di 2-3 decimi.
Tenendo conto della caduta, superiore alle attese, della produzione industriale nello scorcio del 2008, in particolare del dato di novembre, diffuso il 14 gennaio, si prevede ora che in Italia la fase recessiva prosegua nel 2009 e che il prodotto torni a espandersi nel 2010, beneficiando di una ripresa dell’economia mondiale e degli scambi internazionali.
Il calo del 2% di Pil quest’anno ipotizzato da Bankitalia non preoccupa il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: “E allora?” dice il ministro commentando il dato appena uscito. “Vuol dire che torniamo come nel 2005-2006. È così grave? Non mi sembra il Medioevo”.
A dare il senso della gravità della crisi è il tonfo della produzione industriale. Nel quarto trimestre dell’anno scorso l’indice sarebbe caduto di circa il 6%. Nella media del 2008 il calo sarebbe stato intorno al 4%.
“Si tratterebbe”, rilevano i tecnici di Palazzo Koch, “di uno dei peggiori risultati dal secondo dopoguerra; l’intensità del calo è sin qui simile a quella registrata nella crisi 1974-75 in cui, dopo un anno e mezzo, la contrazione dell’attività superò cumulativamente il 20%”. E per il futuro poco spazio all’ottimismo: “I sondaggi congiunturali non lasciano intravedere una ripresa dell’attività manifatturiera a breve termine”.
In grave difficoltà anche l’export. Le vendite italiane all’estero si contrarranno di oltre il 5% nel 2009, per aumentare poi del 4% nel 2010, sulla scia della possibile ripresa degli scambi internazionali e di un lieve guadagno di competitività. La contrazione della domanda interna è destinata a intensificarsi quest’anno, riflettendo in particolare una caduta di oltre il 7% dell’accumulazione di capitale.
I consumi, che rimarranno stagnanti, risentiranno meno delle condizioni cicliche avverse, grazie all’impatto favorevole della riduzione dell’inflazione sulla capacità di spesa delle famiglie. Inoltre, potrebbero beneficiare delle misure recentemente approvate dal Governo a favore delle famiglie meno abbienti. L’aumento della spesa in servizi e beni non durevoli compenserebbe il calo di circa il 4% degli acquisti di beni durevoli. Nel 2010, poi, con il miglioramento delle condizioni cicliche, i consumi tornerebbero a crescere a un ritmo appena inferiore a quello previsto per il Pil. Il reddito disponibile del settore privato aumenterebbe in media di circa lo 0,2% in termini reali nel 2009-2010, dopo una marcata diminuzione, superiore all’1%, nel 2008.
Contemporaneamente è destinata a raffreddarsi l’inflazione. Il 2009 potrebbe chiudere con un incremento dell’1,1% in media d’anno, il 2010 dovrebbe terminare con l’1,4%. La dinamica salariale, dopo l’aumento temporaneo registrato nel 2008 in corrispondenza con il rinnovo della maggior parte della maggior parte dei contratti, scenderà di nuovo nel 2009. A beneficiarne sarà il costo del lavoro per unità di prodotto che, pur in presenza di un nuovo calo della produttività in concomitanza con il peggioramento delle condizioni del ciclo, rallenterebbe quest’anno per circa due punti percentuali, al 3,8% nel settore privato e al 3,2% nell’intera economia. La debolezza ciclica indurrà un ulteriore flessione dei margini di profitto.

Russia: la campagna italiana per conquistare Mosca

Mosca, Russia
di Gianni Pintus
Crisi permettendo, è la Russia la «terra promessa» del made in Italy. Nel paese di Vladimir Putin le cifre parlano chiaro. In meno di dieci anni abbiamo scalato la hit parade degli scambi commerciali come in nessun’altra parte del mondo. In questi giorni l’Italia ha superato la Cina diventando il secondo partner economico dopo la Germania. E a portata di mano, ha detto Silvio Berlusconi durante la sua ultima visita a Mosca, c’è la possibilità di diventare primi.
La tendenza è positiva e può proseguire anche nella difficile congiuntura internazionale, che non risparmia la Russia, alle prese con un rallentamento economico preoccupante. Nel primo semestre del 2008 l’interscambio è aumentato del 17 per cento. L’export l’anno scorso ha toccato i 9,6 miliardi di euro con un incremento di oltre il 25 per cento diventando così il più cospicuo verso un paese extra Ue.
Qual è il segreto del successo italiano in Russia e, soprattutto, come si può immaginare di veder crescere i rapporti fino a insidiare il primato della potente macchina economica tedesca, che adesso ci sorpassa di oltre 10 miliardi di euro? Per capire i segreti di quella che può diventare una relazione speciale bisogna tornare indietro di qualche anno, ai primi mesi del 2000, quando il neopremier Vladimir Putin con sulle spalle il pesante fardello del default finanziario russo scelse Milano come meta del suo primo viaggio economico all’estero. A convincerlo dell’importanza di far tappa in Lombardia per incontrare la business-community fu il presidente della Camera di commercio italo-russa Rosario Alessandrello, che si è guadagnato il ruolo di nocchiero dell’interscambio fra le due nazioni. Da allora è stato un crescendo che si è invigorito con l’amicizia tra Berlusconi e Putin, l’amore russo per il made in Italy, la sintonia culturale fra i due popoli.
La comparsa sulla scena del presidente Dimitri Medvedev non ha certo scalfito la qualità e la quantità dei rapporti: il numero uno del Cremlino arriva sabato 6 dicembre in Puglia, per la cerimonia di cessione alla Federazione russa della chiesa ortodossa di Bari. In Russia l’Italia è riuscita in un’impresa che in altri paesi è fallita: fare sistema, cioè accompagnare alla capacità di esportare delle piccole e medie aziende la conquista di grandi lavori nelle infrastrutture, nell’alta tecnologia, in joint-venture.
Il successo dell’Italia è grande grazie ai criteri che accompagnano la modernizzazione russa: sembrano ritagliati sull’esempio dei distretti industriali di casa nostra e questo rappresenta un aiuto per il made in Italy. Vanno fortissimo i macchinari, molto bene l’arredamento, dove dominiamo il mercato, la tecnologia e l’abbigliamento. L’ottimismo regna e il record tocca alle imprese toscane, che in Russia vendono anzitutto arredamento e moda e contano di chiudere il 2008 con l’export in crescita del 53 per cento.
In forte ritardo invece il settore auto. I grandi accordi dell’epoca della Fiat a Togliattigrad sono archiviati da un pezzo, mentre i gruppi tedeschi si sono imposti. La Russia, per fare un esempio, è il secondo mercato dopo quello interno per l’Audi. Per l’auto le speranze italiane sono riposte nel nuovo contratto che la Fiat ha firmato con la Soller (ex Severstal-auto) per la produzione del modello Linea e di motori diesel. In Russia l’amministratore delegato Sergio Marchionne non ha intenzione di alzare bandiera bianca. Nel frattempo il presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo è entrato nel consiglio di amministrazione della Norilsk, gigantesca holding industriale.
Quanto all’alimentare, la buona cucina italiana e i suoi prodotti, forti in mezzo mondo, in Russia ancora faticano. «Non perché non ne sia apprezzata la qualità» spiega Adolfo Urso, sottosegretario al Commercio estero, «ma solo a causa degli eccessivi dazi che scoraggiano il consumatore russo». Urso ha pronta la ricetta per superare l’impasse: far entrare la Russia nella Wto (l’organizzazione mondiale del commercio), ingresso che l’Italia sponsorizza proprio per abbassare le tasse sulle importazioni.
Come accrescere ancora il livello dell’interscambio con balzi capaci di spingerci a ridosso del made in Germany? Secondo Urso è possibile far lievitare in misura ancora considerevole le esportazioni di macchinari, di tecnologia e di arredamento. Nell’edilizia abitativa il mercato potenziale è enorme grazie all’imporsi anche in Russia di standard internazionali e al rapido deterioramento (anche per la manutenzione pessima o nulla) di quanto è stato costruito ai tempi del regime socialista. Stessa situazione per le infrastrutture: l’Italia è riuscita a conquistare importanti lavori nell’ammodernamento della rete ferroviaria, dove pure la concorrenza internazionale, in questo caso quella francese, è forte.
Molto promettenti sembrano anche gli accordi in campo aeronautico. C’è una robusta collaborazione della Finmeccanica con la Sukhoi per la costruzione di un jet per collegamenti regionali e per la produzione di componenti e la commercializzazione di elicotteri, tramite l’Agusta-Westland.
Oltre agli aspetti industriali c’è qualcosa di più profondo che giustifica l’ottimismo per i rapporti con la Russia. In parte è legato a ragioni politiche. Mosca ha bisogno dell’export tedesco ma al tempo stesso teme di esserne «colonizzata», come è accaduto ad altre repubbliche dell’ex impero sovietico. I russi vogliono pure limitare il peso economico cinese nella sterminata parte asiatica del paese.
Tutto ciò ha favorito e, probabilmente, continuerà ad aiutare il made in Italy. La prova del nove sulle possibilità di diventare primo partner economico della Federazione russa si terrà in primavera. «Il prossimo aprile» annuncia Urso «una delegazione economica italiana, della quale faranno parte 500 imprenditori guidati dal presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, si recherà a Mosca per potenziare i rapporti industriali e commerciali». Sarà l’occasione per dare un’accelerata all’interscambio e tentare di avvicinarsi ai tedeschi. Sempre che la crisi non ci metta lo zampino. l


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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