
Uno sportello di Bank of America (Credits: AP Photo/Jae C. Hong)
Provate a contarli: 25 miliardi di dollari. Tutti a sostegno delle cinque grandi banche americane attive nel settore dei mutui immobiliari: Bank of America, JPMorgan Chase, Wells Fargo, Citibank e Ally Financial. La firma è di oggi. Ed è stata messa in calce all’intesa trovata tra il governo americano e gli istituti di credito in 49 dei 50 Stati Usa. Cosa significa? Che con quei soldi le banche aiuteranno i proprietari di case, in difficoltà con il mutuo, a ridurre il loro debito e a ottenere risarcimenti in caso di pignoramenti illeciti delle loro case. Continua

Wall Street
Si va verso la soluzione della crisi nata con i subprime. Il salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac, i giganti del finanziamento ipotecario Usa, annunciato ieri dal governo americano ha risollevato i mercati finanziari, e non solo quelli americani. Infatti dopo giornate di crisi nera, la settimana sui listini asiatici e del Pacifico si è aperta con acquisti diffusi e rialzi: Tokio ha chiuso in crescita di oltre tre punti, Sidney, Bombay e Singapore hanno guadagnato circa quattro punti percentuali e Taiwan in una sola seduta ha recuperato oltre il 5,5%.
Anche le piazze europee, sulla scia di quelle asiatiche, hanno usufruito della mossa delle autorità americane e sono tutte ripartite con grande forza. Il Mibtel segna un rialzo del 3,12% e l’S&P/Mib del 3,5%, mentre Parigi vola del 4 per cento. Francoforte sale del 2,8% e Londra del 2,5 per cento.
Intanto il presidente della Banca centrale europea (Bce), Jean Claude Trichet, sempre nel fine settimana, ha espresso parole più rassicuranti sulle prospettive economiche della zona euro, dichiarando di attendersi una ripresa graduale per il 2009. Positivi anche i risultati registrati negli acquisti delle azioni delle banche. A Milano si distinguono le Unicredit (+6,5%), le IntesaSanpaolo (+5,5%), le Mps (+3,6%) e le Banco Popolare (+4,3%). Su anche le Bpm (+5,3%) e le Ubi (+3,7%). Mediolanum, inoltre, spicca con un progresso del 7 per cento. Fiat segna un rialzo di oltre il 5% e oggi scioglierà la riserva su un eventuale accorciamento della catena.
Eni, nel giorno dell’acquisizione di First Calgary, guadagna il 2,5 per cento. Telecom Italia vanta un rialzo del 4% in attesa di novità che potrebbero emergere dall’arrivo in Italia degli azionisti spagnoli di Telefonica, che domani a Roma, insieme ai vertici della società, incontreranno le autorità politiche italiane. L’unico settore che non registra un miglioramanto è quello farmaceutico, a causa soprattutto del calo del 2,09% accusato da Glaxosmithkline.
La speranza che accomuna tutti gli investitori è che la decisione del governo Usa di farsi direttamente garante di buona parte delle cartolarizzazioni di mutui vendute nel corso degli ultimi anni possa ora contribuire a ridare fiducia al sistema finanziario allentando così la crisi del credito.
Comunque vadano le cose, quella annunciata ieri dal ministro del Tesoro Usa Henry Paulson è la più grande nazionalizzazione della storia americana. Le due società Fannie Mae e Freddie Mac specializzate nel settore dei mutui (non prestano direttamente al cliente singolo ma acquistano pacchetti di mutui, li trasformano in titoli e li ricollocano sul mercato) verranno probabilmente smantellate. In una fase transitoria saranno controllate dalla Fhfa, l’agenzia federale per il finanziamento del settore immobiliare. Il Tesoro, che creerà una apposita struttura, e che ieri ha presentato un piano che prevede un’iniezione per ogni agenzia da circa 100 miliardi di dollari da parte dello stato federale, si impegna ad onorare i titoli che erano stati emessi dalle società. Una scelta, quella dell’intervento del governo, inevitabile almeno secondo quanto riferisce lo stesso presidente George W.Bush, che ha definito la crisi “un rischio inaccettabile” per l’economia Usa. “Mettere questi istituti in una condizione finanziaria solida e riformare le loro pratiche commerciali è fondamentale per la salute del nostro sistema finanziario” ha detto ieri Bush, “e per fare progressi nel mercato immobiliare che oggi pesa gravemente sulla nostra economia”.
Intanto arrivano i primi pareri positivi dei banchieri centrali alla nazionalizzazione delle due società. Riuniti a Basilea presso la Banca dei Regolamenti Internazionali, alcuni dei governatori delle banche centrali hanno espresso commenti favorevoli: “Dal mio punto di vista, è positivo”, ha spiegaqto Zhou Xiaocuhan, governatore centrale della Cina, aggiungendo che l’operazione potrebbe avere risvolti importanti per gli investitori del Paese. ”Sicuramente gli investitori cinesi hanno una certa esposizione” nei confronti del mercato americano, ”quindi penso che daranno il benvenuto a questa nuova politica”. Per quanto riguarda la Banca Popolare Cinese, Zhou, ha comunque sottolineato che ‘’serve più tempo per studiare la mossa”.
“Apprezziamo le azioni delle autorità Usa. Prevediamo che possano stabilizzare il mercato dei mutui americano ed i mercati finanziari internazionali” ha commentato il governatore della Bank of Japan, Masaaki Shirakawa. Più cauto il governatore della Polonia, Slawomir Skrzypek, secondo il quale l’operazione si muove a metà fra il rischio ”di moral hazard e l’importanza di salvare banche così importanti per il sistema finanziario americano”.
Nonostante i commenti positivi all’azione intrapresa dal governo americano, i titoli Freddie Mac e Fannie Mae vengono sospesi a Francoforte, la piazza europea dove sono quotati oltre che a New York. Freddie Mac segna un calo teorico del 50%. Citigroup ha ridotto il giudizio su Freddie e Fannie a “sell” da “buy”. Il target price di Freddie è stato abbassato a 0,31 da 6 dollari, quello di Fannie a 0,32 da 9 dollari. A sua volta Lehman Brothers ha espresso il giudizio di “equal weight” anzichè di “‘overweight” sul conto dei titoli, vale a dire che si tratta di azioni le cui prospettive si sono ormai deteriorate. Credit Suisse ha ridotto invece il prezzo-obbiettivo ad un dollaro su entrambi i titoli.
Da inizio anno, prima del crollo odierno, Fannie e Freddie avevano già vista la loro capitalizzazione ridursi dell’ 80%. La promozione della proprietà che ha spinto molti americani a riempirsi di debiti per comprare casa e le banche a prestare denaro senza verificare la solidità finanziaria dei debitori sembra aver trovato uno stop definitivo.
La crisi dei mutui si fa sentire sempre di più sui proprietari di case statunitensi, al punto che nel secondo trimestre i pignoramenti - o meglio le procedure di avvio - sono quasi raddoppiati, +171% rispetto ad un anno fa.
Rispetto al primo trimestre l’aumento è stato invece del 14%, in base ai dati forniti da RealtyTrac, una società specializzata. Sono circa 740mila i proprietari che rischiano di essere espropriati dalle banche come conseguenza del fatto che il prezzo delle case continua a scendere e non è più in grado di garantire il prestito a suo tempo concesso. Lo Stato più toccato in proporzione è il Nevada, dove una famiglia su 43 ha ricevuto il pignoramento della casa nel corso del trimestre. La California invece presenta il maggiore numero di notifiche: 202.599 in totale.
Ieri Bill Gross, gestore di Pimco, il colosso mondiale dei fondi di investimento, aveva affermato che sono circa 25 milioni gli americani che rischiano di vedersi pignorare l’ immobile. L’ avvio della procedura di pignoramento consiste nell’invio da parte dell’istituto finanziatore di una cosiddetta ‘default notice’, in pratica un avviso di possibile dissesto.
Proprio per far fronte alle difficoltà dei proprietari di case l’ amministrazione Bush ha messo a punto un piano straordinario di sostegno attualmente all’esame del Congresso, che prevede peraltro anche un intervento finanziario di salvataggio per le due agenzie semi pubbliche del settore, Fannie Mae e Freddie Mac.
I pignoramenti nella prima metà di quest’anno da parte delle banche sono stati 370.179 con una crescita del 154% rispetto al pari periodo dell’anno prima. La conseguenza di quest’operazione di riappropriamento è un ulteriore calo del prezzo delle abitazioni, che vengono in pratica messe all’asta ad un prezzo scontato per consentire alle banche di recuperare almeno in parte il prestito.
Va aggiunto che molti americani proprietari di case che incorrono nelle procedure di pignoramento sono indotti a lasciare l’ immobile in quanto trovano alloggi in affitto ad un costo più basso rispetto a quello del mutuo. Lo scoppio della bolla immobiliare viene così amplificato.
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