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Statali, giro di vite sui certificati medici falsi: si rischiano 5 anni di carcere

certificato medico

Non c’è solo la premiazione del merito nella riforma antifannulloni del ministro Brunetta: oltre ai premi per i più bravi arriva anche il carcere per i dipendenti che si fingono malati o che falsano la loro presenza in servizio. Lo prevede il decreto legislativo approvato nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri e che ora, dopo la definitiva messa a punto degli aspetti tecnici, è stato esaminato e vistato dalla Ragioneria generale dello Stato, inoltrato alle Camere per il parere delle competenti commissioni permanenti e trasmesso al Cnel, affinchè le parti sociali ne prendano visione, e alla Conferenza unificata. L’esame del testo, ora pubblico e consultabile on line sul sito del ministero (qui il documento in .pdf), mostra infatti che è prevista una sanzione penale che può arrivare alla “reclusione da uno a cinque anni” oltre alla “multa da 400 a 1.600 euro” per false attestazioni e certificati medici”.
La sanzione, oltre che al dipendente, è prevista anche per il medico che si presa a certificare il falso e per il dipendente pubblico che si dichiari in servizio senza esserlo. “Fermo quanto previsto dal codice penale” si legge infatti nello schema del decreto, viene “punito con la reclusione” il dipendente che “attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente”. Ferma restando la responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni, il dipendente è anche “obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione” ma anche il “danno all’immagine subiti dalla pubblica amministrazione”. Per il medico la condanna comporta anche la radiazione dall’albo e, se dipendente di una struttura sanitaria, anche il licenziamento “per giusta causa” La previsione del carcere è solo uno dei capitoli della ‘rivoluzionè Brunetta che avvia una stretta sui provvedimenti disciplinari e sanzioni, con un catalogo di infrazioni particolarmente gravi per le quali è previsto il licenziamento.
La risoluzione del rapporto di lavoro è, ad esempio, prevista in caso di ripetizione di assenze ingiustificate; per ingiustificato rifiuto di trasferimento; per false dichiarazioni ai fini dell’ assunzione o della progressione in carriera; per prolungato insufficiente rendimento. Novità sono in arrivo anche per i procedimenti discipliari e il loro rapporto con il procedimento penale: solo i procedimenti più complessi potranno essere sospesi in attesa del giudizio penale.
La previsione di punizioni severe per i dipendenti “fannulloni” va in ogni caso di pari passo con la premiazione del merito. Il decreto Brunetta punta infatti a stoppare la distribuzione a pioggia di benefici per un meccanismo di distribuzione degli incentivi economici e di carriera più selettivi. Si rafforza inoltre la responsabilità dei dirigenti e il loro potere di gestione delle risorse umane, anche per l’attribuzione dei “premi”. Avranno nuovi strumenti ma saranno anche loro sanzionati se non svolgeranno bene il proprio lavoro.
Ecco perché il ministro antifannulloni si dice soddisfatto: “Io ho il consenso degli italiani. Tra loro che sono 60 milioni e i 3,65 milioni di dipendenti pubblici non ho dubbi, scelgo i 60 milioni” ha detto Renato Brunetta, presentando il proprio libro Rivoluzione in corso all’Unione Parmense degli Industriali. Una riforma che Brunetta ha però dovuto forzare minacciando dimissioni: “La settimana scorsa ho usato il jolly. Comunque Berlusconi e’ con me e a me basta. Posso fare a meno di tutti gli altri ma non di Berlusconi”.

Brunetta e la rivoluzione nella P.A.: “O passa in 60 giorni o vado via”

 Renato Brunetta

Sorridente. E soprattutto puntualissimo. Così il ministro della Funzione pubblica e dell’Innovazione, Renato Brunetta, si è presentato al Forum Pa 2009, la vetrina annuale della pubblica amministrazione, inaugurata nella mattina di lunedì 11 alla nuova Fiera di Roma (fino al 14 maggio). Ringrazia il sindaco Gianni Alemanno (”Il primo sindaco ad aver capito l’importanza di questa manifestazione”) poi dice di “aver mantenuto la promessa di consegnare soltanto materiale digitale a questa edizione di Forum Pa” (anche se, soffermandosi davanti lo stand della presidenza del Consiglio dice alle hostess che c’è ancora troppa carta in giro). Ma lancia un monito ben preciso: “Non c’è più tempo da perdere, bisogna approvare il decreto legislativo che attua la riforma dello stato, una macchina che ci costa 300 miliardi l’anno e che offre servizi solo al 50 per cento”. In quest’ottica, ha aggiunto: “Mi aspetto che il sindacato dia una mano e si renda conto della portata rivoluzionaria della riforma in atto. Voglio che il testo, dopo i passaggi parlamentari, vada al Cnel, per un parere articolato, poi se serve altro dialogo sociale ci sarà e passerà poi di nuovo in consiglio dei ministri. Ma il tutto va fatto entro 60 giorni o me ne vado”. Appuntamento a luglio dunque, “per il mare o per parlare del decreto approvato”.

Con il taglio del nastro, la manifestazione entra nel vivo. Forum Pa, 14 mila metri quadrati di esposizione e 250 espositori, compie venti anni con uno slogan significativo: “Recuperare efficienza attraverso le idee”. Da oggi a giovedì ci sarà un calendario fittissimo di convegni, la presenza di 12 ministri e numerosi amministratori locali. Si parlerà della riforma della pubblica amministrazione, di reti digitali, di economia, ma anche di sanità e telemedicina con la presenza di Arsenàl.it, il centro veneto di ricerca e innovazione per la sanità digitale. Saranno presentati il libretto sanitario elettronico (Azienda Ulss 9 di Treviso) e il progetto europeo “Health Optimum” che coinvolge tutte le Aziende sanitarie ed ospedaliere del Veneto con servizi di teleconsulto neurochirurgico e tele laboratorio.
Ma oggi, come detto, è il giorno di Brunetta. E delle cifre, inesorabili, sulla lotta ai fannulloni nella pubblica amministrazione. Da maggio 2008 a marzo 2009, incalza il ministro, il calo delle assenze per malattia è stato del 35,9 per cento, mentre la riduzione delle assenze per motivi diversi dalla malattia è stata del 11,8 per cento. Le riduzioni più rilevanti si riscontrano negli enti di previdenza e nelle pa centrali (rispettivamente -49,1 e -40,3 per cento). Il “Brunetta pensiero” va oltre le cifre e anticipa due novità che saranno lanciate durante le giornate romane: la casella di posta elettronica per tutti i cittadini italiani, che prevederà certificazione e firma elettronica dal proprio computer di casa e, sul solco di “Reti Amiche”, la possibilità di istallare in qualsiasi ufficio pubblico e privato, che abbia un certo numero di dipendenti, un terminale “on the job” abilitato a distribuire certificati e prodotti della pa, per “evitare di prendere magari due ore di permesso per fare un cambio di residenza o per fare una richiesta di analisi alla Asl”.

Poi ancora numeri. Quelli che testimoniano il successo di “Reti amiche“, il progetto chiave del piano di modernizzazione della pa voluto dal ministro. 5.740 sportelli di Poste italiane e 22.191 punti vendita tabaccai. In tutto 27.931 sportelli alternativi a quelli delle amministrazioni dove il cittadino può richiedere servizi e certificati. Al 16 aprile 2009 il ministero rileva che, negli sportelli postali, dall’avvio del progetto, sono state effettuate 9.500 transazioni per rinnovo/rilascio dei passaporti, con un incremento del 128 per cento a gennaio, e 200 mila transazioni relative al rinnovo/rilascio dei permessi di soggiorno (incremento del 20 per cento nei primi mesi del 2009). Positivo anche il bilancio di “Linea amica“, il contact center unico, attivato il 29 gennaio 2009 che vede in rete oltre 360 uffici di relazione con il pubblico. A fine marzo, gli operatori del network avevano risposto a circa 4 milioni di chiamate, la maggior parte delle quali effettuate via telefono (il 61,8 per cento) e il restante via mail (il 38,2 per cento). Nel solo periodo tra il 25 aprile e il 1 maggio il network ha raggiunto 1.152.000 contatti. “Linea Amica” è presente a L’Aquila con una propria postazione nel camper Inpdap presso il Centro commerciale “L’Aquilone”, mentre “Radio Pa amica” trasmette sul sito internet le news sul dopo-terremoto di interesse del cittadino. Il viaggio delle reti non si ferma qui. Entro la fine di maggio il ministero firmerà altre intese con Unicredit, che metterà a disposizione 4.600 sportelli per l’erogazione di servizi Inps, con le farmacie, grazie al quale i cittadini potranno richiedere servizi sanitari in 17.800 punti di vendita, e con Intesa San Paolo e le sue 6.463 agenzie.

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Brunetta sfida le statali: “Basta spesa in orario di lavoro”. E in pensione più tardi

Renato Brunetta

“Protestate pure, ma è così”. Parla dinanzi a una platea composta quasi esclusivamente da donne, in un convegno sulle pari opportunità. E ancora una volta il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta scatena proteste, fischi, critiche ma non si ferma: “Io” ripete “non voglio più che le donne scappino dall’ufficio per fare la spesa, per poi tornare a casa all’una e mezza e avere difficoltà a gestire la famiglia e tutto il resto”.
Parla chiaro, come suo solito, il ministro: “Il lavoro pubblico è stato usato per tanto tempo come un ammortizzatore sociale, soprattutto da parte delle donne che uscivano a fare la spesa in orario di lavoro”.
E a quel punto dalla platea si sono alzate forti le contestazioni da parte del pubblico femminile presente: “Ci sono tante donne nella scuola e nella pubblica amministrazione perché vinciamo i concorsi e siamo più brave degli uomini”. Pronta la replica del ministro: “Se si vincono tanti concorsi come mai sono così poche le donne ai vertici della carriera?”.
Domanda retorica, alla quale Secondo Brunetta la vera parita’ e l’innalzamento dell’eta’ pensionabile delle donne vanno di pari passo, perche’ “per la parita’ occorrono soldi”.
Brunetta ha osservato che e’ necessario “rompere l’equilibrio attuale, per cui le donne vanno in pensione prima degli uomini come compensazione della mancata carriera e dei carichi familiari”.

Ma le dichiarazioni di Brunetta hanno provocato la reazione del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna presente in sala, che non ha direttamente risposto al collega, ma rivolta alle donne in platea ha detto: “Non fatevi scoraggiare. Non cadiamo nelle facili provocazioni”. Per poi aggiungere, in contrasto con Brunetta che aveva parlato di “chiacchiere sulla parità”, che “i gap esistono, non sono chiacchiere, soprattutto nel mondo del lavoro”.
Poi però la Carfagna ha tenuto, con una nota, a smorzare i toni: “Nessuna polemica con il ministro Renato Brunetta. Siamo entrambi d’accordo sul fatto che esista un gap tra uomo e donna nel mondo del lavoro, ma che, allo stesso tempo, lo scopo dell’attività del nostro governo deve essere quello di eliminare sprechi e inefficienze nella pubblica amministrazione”. Ovviamente: “Chi va a fare la spesa durante l’orario di lavoro commette una truffa e va censurato” precisa la Carfagna “ciò non toglie che in Italia vi siano milioni di donne che lavorano seriamente, si distinguono per la loro professionalità, e che vadano aiutate a conciliare meglio i tempi di lavoro e di cura familiare”. “Per questa ragione” aggiunge “il mio ministero, insieme con quello del Welfare, sta per far approvare misure di conciliazione”.

Anche il tema delle pensioni al femminile torna di nuovo d’attualità. Entro l’estate la sentenza dell’Unione europea sull’aumento dell’età pensionabile per le statali “dovrà essere rispettata” ha aggiunto Brunetta sottolineando che “dopo si aprirà il dibattito sul resto del sistema”. Successivamente quindi potrebbe cominciare la discussione su una possibile armonizzazione del settore pubblico con quello privato, elevando anche in quest’ultimo l’età delle donne lavoratrici. Brunetta ha affermato comunque di non essere sicuro “di avere la maggioranza nel resto del governo e nel resto del paese”. Il ministro della Funzione Pubblica ha infine affermato che tra le ipotesi c’è quella di una convergenza tra età pensionabile degli uomini e delle donne da realizzare “nell’arco di un decennio”. La convinzione del ministro è che “tutti i risparmi che si ricaveranno da questa convergenza dovranno essere investiti a favore del ruolo della donna, all’interno del suo ciclo di vita nel mondo del lavoro, del welfare e della famiglia”.

Contratti nel pubblico impiego, si va verso lo sciopero

manifestazione dei dipendenti pubblic

Tentativo di mediazione fallito. Si va verso lo sicopero generale. I sindacati valutano negativamente la riunione che si è svolta oggi con l’Aran (Agenzia per la rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) e annunciato che in settimana (giovedì per l’esatezza) valuteranno le “ulteriori iniziative di lotta da assumere a sostegno della vertenza” per il rinnovo contrattuale. Cgil, Cisl e Uil di categoria chiedono anche un incontro urgente al governo. La battaglia - spiegano i sindacati - sarà “dura e lunga e potrebbe concretizzarsi in più iniziative di protesta, non escludendo lo sciopero generale della categoria”.

In un comunicato unitario i segretari generali di Fp-Cgil, Carlo Podda, Fps-Cisl, Rino Tarelli, e Uil-Pa Salvatore Bosco affermano che la riunione “non ha affrontato i nodi preliminari della vertenza sul lavoro pubblico messa in atto dalle organizzazioni sindacali nel mese di giugno”.
I sindacati minacciano lo sciopero ma non chiudono al dialogo ed hanno dunque chiesto un incontro urgente al governo. Fp, Fps e Uil-Pa ribadiscono, quindi, “la propria disponibilità a partecipare a tutte le riunioni che verranno nel frattempo convocate” ma ritengono necessario “confermare la mobilitazione in atto allo scopo di ottenere dal governo il tavolo negoziale generale. Tale livello, come già avvenuto nei precedenti cicli contrattuali, indipendentemente dai diversi governi che si sono alternati alla guida del Paese, pare quello in grado di risolvere i diversi aspetti di una vertenza contrattuale che si presenta di straordinaria complessità. Nel corso di questa settimana, le segreterie nazionali valuteranno le ulteriori iniziative di lotta da assumere”.

Statali, miracolo “San Brunetta”: a settembre 50% di assenze in meno

Renato Brunetta

San Brunetta ha fatto il miracolo. A settembre le assenze per malattia degli statali si sono dimezzate. Lo ha annunciato il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta intervenendo a Domenica In. “Siamo più verso il 50% delle assenze in meno rispetto al settembre del 2007 che verso il 40%”, ha detto Brunetta. “È un miracolo?” ha chiesto Massimo Giletti. E lui: “Son diventato un taumaturgo, son diventato San Brunetta”.
In mattinata, il titolare della Pubblica Amministrazione ha parlato anche del federalismo. Oltre a quello fiscale, “per mia espressa volontà, ci sarà anche il federalismo contrattuale” ha affermato, spiegando che “saranno contratti articolati regione per regione, settore per settore, in maniera tale che chi è più produttivo, più efficiente, sarà pagato di più”. “Non ci sarà più un contratto unico uguale per tutti” ha concluso “ma, sulla base della responsabilità dei singoli livelli di governo e sul principio della trasparenza e della produttività si potrà pagare in maniera differenziata”.

Ma la lotta ai “furbacchioni” tra gli statali non finisce qui. L’altro obiettivo del “temibile” ministro è quello di impedire ai dipendenti pubblici di fare la spesa durante l’orario di lavoro o di scendere a prendersi un cappuccino a metà mattinata, fumandosi magari una sigaretta. Ha deciso così di introdurre i tornelli all’ingresso degli uffici pubblici perché “si continua ad abbandonare l’ufficio tornando con le buste della spesa”, insomma si continua ad assentarsi dal lavoro e chi lo fa “toglie un servizio alla povera gente”.

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Brunetta: “Ci sono le risorse per il contratto del pubblico impiego”

 Renato Brunetta
Il rinnovo del contratto del pubblico impiego si farà. Ad assicurarlo, il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, che ha annunciato aumenti salariali compresi tra il 6 e l’8 per cento a proposito del rinnovo del contratto degli statali. Una percentuale che le federazioni sindacali di categoria hanno però immediatamente contestato, commentando che “la matematica non è un’opinione”. Ospite a Omnibus su La7, il ministro della Funzione pubblica ha dichiarato che “il 2009, che concentrerà due anni in uno, vedrà una dinamica salariale tra il 6 e l’8 per cento di aumento. Dunque, ci sono le risorse disponibili per fare un contratto onesto che mantenga non solo il potere d’acquisto, ma dia anche i premi”. Ma, ha sottolineato Brunetta, “mentre i dipendenti privati lavorano più e meglio sennò perdono il posto di lavoro, quelli pubblici sono pagati di più in cambio di niente, di nessun miglioramento”. Su Alitalia, il ministro è critico verso l’atteggiamento di disponibilità con le organizzazioni dei lavoratori manifestato dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera. “Io non avrei mai detto salta tutto se il sindacato non è d’accordo. Per niente, si va avanti! – dice il ministro - Vorrei ricordare che la situazione di Alitalia è il prodotto di cattiva politica certamente, ma anche di cattivo sindacato”.

Proprio dai sindacati non tardano le risposte. “La realtà italiana è quella di un pubblico impiego con gli stipendi più bassi d’Europa. È quella in cui, per gli anni di vacatio contrattuale come il 2008, ci sono solo 8 euro lordi in più nelle buste paga dei lavoratori, pari allo 0,4 per cento dell’inflazione ufficiale – dice Rino Tarelli, segretario di Cisl-Fp - La realtà è che, a bocce ferme, il decreto 112 che ha anticipato la Finanziaria comporterà una diminuzione degli stipendi dal primo gennaio 2009″. Sulla stessa linea anche Carlo Podda, segretario generale della Fp-Cgil. “Il ministro Brunetta dipinge un mondo in cui la dura realtà dei numeri viene negata. L’ammontare delle risorse messe in campo per i rinnovi contrattuali garantiscono aumenti per il 2008 pari a 8 euro lordi mensili pro capite e 65 euro lordi mensili pro capite per il 2009. Sono stati sottratti dalle buste paga di i tutti i lavoratori, anche di quelli meritevoli, 1,7 miliardi e quindi, in virtù di questo provvedimento, tutti i dipendenti subiranno un taglio ai loro stipendi nel 2009 dagli 80 ai 300 euro mensili”. Quanto allo scarto tra lavoratori pubblici e privati in busta paga, ha proseguito Podda, “dati Aran del 2002 valutano l’aumento per i dipendenti pubblici pari al 15,6 per cento e per i privati pari al 15,52 per cento”. E tempi duri si preannunciano anche per il negoziato sui contratti tra imprese e sindacati. “La trattativa di Cgil, Cisl e Uil con Confindustria è dentro un perimetro che può solo produrre un accordo a perdere per i lavoratori - spiega Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom ed esponente della Rete “28 Aprile” - Il confronto continua a ruotare attorno a una programmazione dell’inflazione che è ampiamente al di sotto di quella ufficiale Istat, a sua volta inferiore all’aumento dei beni di prima necessità: così invece che tutelare il potere di acquisto si programma la riduzione dei salari nei contratti nazionali”.

La “rivoluzione” condotta da Brunetta (”i fannulloni sono in calo del 37 per cento e ora è arrivato il momento di premiare i più meritevoli”, ha detto stamattina) per snellire la pubblica amministrazione in nome dell’efficienza, della riduzione dei costi e della modernizzazione trova proprio oggi la sua ragion d’essere nei dati della Cgia di Mestre che, mettendo a confronto le spese del comparto pubblico italiano con quello di due paesi federalisti come Spagna e Germania, ha scoperto che la nostra pubblica amministrazione costa ben 60 miliardi in più di quella tedesca. Se infatti in Germania, tra il 2000 e il 2007 la spesa per il personale pubblico (stipendi più contributi) in percentuale del pil è scesa dall’8,1 al 6,9 per cento, mentre in Spagna è rimasta sostanzialmente invariata, in Italia le cose sono andate diversamente. “Nello stesso periodo di tempo i costi, qui da noi, sono passati dal 10,4 al 10,7 per cento del pil – sostiene Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre - In Italia il costo della pubblica amministrazione è superiore di quasi 4 punti percentuali di pil rispetto alla Germania. Se quindi la nostra percentuale fosse pari a quella tedesca, il risparmio ammonterebbe a circa 60 miliardi di euro”.

 

Il nervo scoperto della pubblica amministrazione italiana ha a che vedere con il numero dei dipendenti pubblici. “Forse non sono troppi in assoluto, ma, in rapporto agli abitanti, in Italia ne abbiamo più dei nostri amici tedeschi e spagnoli – sottolinea Bortolussi – Infatti, se qui da noi ci sono 58 dipendenti pubblici ogni mille abitanti, in termini assoluti pari a 3.391.000 unità, in Germania e in Spagna ve ne sono poco più di 55 ogni mille abitanti, che sono pari rispettivamente a 4.564.100 e 2.436.172 unità”. Altrettanto impietoso è il risultato del confronto che emerge dalla distribuzione tra i vari livelli istituzionali dei lavoratori pubblici. Se in Italia il 59 per cento è alle dipendenze dello Stato centrale (e l’altro 41 per cento è impiegato tra regioni, università ed enti locali), in Germania solo il 10,5 per cento lavora per lo Stato centrale e l’altro 89,5 è distribuito tra i “lander” e le amministrazioni locali. Così come in Spagna, dove solo 22,4 dipendenti pubblici su cento sono impiegati per lo Stato centrale mentre il resto è suddiviso tra comunità autonome ( 50,2 per cento), enti locali ed università (27,4 per cento). Ecco perché, dicono dalla Cgia, “la riforma federale dovrà necessariamente, oltre a trasferire ulteriori competenze e autonomia impositiva agli enti locali, provvedere alle redistribuzione del personale pubblico per consentire una puntuale ed efficiente prestazione delle funzioni trasferite”.

Riii… poso! Quando il fannullone lo scovi con la divisa

Un militare in caserma

di Antonio Rossitto

“Ma se San Remo nemmeno gli piace!” sbottò la moglie del colonnello davanti al giudice, che processava il consorte per truffa. Massimo M. doveva essere in servizio a La Spezia. Invece i carabinieri scoprirono che era nella città dei fiori. A vedere il Festival della canzone italiana in compagnia della sua signora. Negò fino a sfinirsi il colonnello. Ma lo tradì il pernottamento al circolo ufficiali di San Remo. A maggio lo hanno condannato a quattro mesi. Un episodio fra tanti. La procura militare di La Spezia, negli ultimi anni, ha indagato su decine di casi di assenteismo. Scoprendo di tutto: comandanti che dormicchiano a casa mentre risultano in caserma, baldi sottufficiali che si dedicano a sport estremi invece di lavorare, marescialli che segnano la presenza e poi vanno in giro a bighellonare.

Fannulloni in divisa: così li apostroferebbe il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, Torquemada degli scansafatiche negli enti statali. Anche tra i militari i casi non mancano. Gli episodi denunciati sono moltissimi. E spesso farseschi. Pasquale B., maresciallo capo della Finanza, viene pizzicato una notte di novembre. È di turno al comando provinciale di Rimini. Quel giorno è il responsabile del servizio 117, il numero di pronto intervento. Serata grama. Il finanziere, dopo un po’, abbandona tutti in cerca di svago. I carabinieri lo trovano alle 4.30 di mattina, mentre ciondola fra i night della Riviera.

Debolezze. Che scolorano però di fronte alla meticolosità con cui Pasquale E., maresciallo della Marina di La Spezia, avrebbe abbandonato il posto di lavoro. L’ex pm militare Davide Ercolani, ora alla procura di Rimini, gli contesta ben 116 giorni di assenza solo nel 2006. Il sottufficiale è un abitudinario. Arriva in reparto di buon mattino. Firma a chiare lettere lo statino delle presenze. Poi, chiariscono le indagini, se ne va a zonzo. Ercolani, nella richiesta di rinvio a giudizio, tira le somme: “438 ore circa senza idonea controprestazione lavorativa” e “ingiusto profitto pari a 7.446 euro”. Un altro maresciallo di La Spezia escogita un sistema differente. Banale, ma efficace. Lascia a un marinaio il suo tesserino elettronico: il sottoposto ha il compito di strisciarlo ogni volta che il superiore deve sbrigare qualcosa. Per un po’ gli va bene. Poi il maresciallo capo Claudio R. viene scoperto: condannato a quattro mesi, patteggia la pena, come il malcapitato marinaio.

Molte di queste indagini partono da denunce di colleghi. L’assenteista fa saltare le ferie o costringe al superlavoro? Loro denunciano il furbo di turno. È andata così, per esempio, in una stazione dei carabinieri nel Pisano. Solo che in questo caso l’ignavo sarebbe stato Gioacchino S., il comandante. È un brigadiere a fare la segnalazione. Il comandante, secondo i registri, sembra un dipendente indefesso: “Contatto ambientale e attività informativa” il 15 aprile del 2007, “vigilanza istituti scolastici” il 19 maggio, “disbrigo pratiche d’ufficio” due giorni dopo. In realtà i colleghi di Pisa lo trovano a casa. Alla prima udienza, l’uomo si giustifica. Per andare a lavorare, spiega, usciva dalla porta secondaria, seminando, ma inconsapevolmente, i brigadieri che lo sorvegliano.

Tra i casi scoperti dalla procura militare di La Spezia ci sono pure i finti malati. Gente dagli interessi variegati. Che spesso coltiva con successo una seconda attività. Come l’appuntato Calogero B., in servizio nel Bolognese. A settembre del 2007 patteggia sei mesi per simulazione di infermità, diserzione aggravata e truffa. Le indagini partono nell’autunno 2006. Il carabiniere viene segnalato alla procura. Per due mesi manca dalla caserma. Continua a inviare certificati: “Distorsione cervicale e traumi contusivi”. Roba seria: un movimento brusco può essere fatale. Ma i finanzieri verificano che, nel mentre, il collega arrotonda. Come imbianchino. Lo fotografano che si arrampica con agilità su impalcature alte 5 metri.

Poca cosa in confronto alle imprese del collega Vincenzo B., anche lui appuntato nella zona. “Sindrome ansiosa”, “cefalea”, “disforia”, “lombosciatalgia”: i referti medici attestano un quadro clinico disastroso. Ma nei mesi di lontananza dal lavoro per malattia trova tempo e modo di svagarsi. E di rimettersi in forma: nove lanci con il paracadute gli ridanno linfa. Risultato: un anno fa è stato condannato a 5 mesi e 10 giorni, poi patteggiati.

Vittima di passione politica è invece Alessandro S., giovane finanziere. Ma pure vicesindaco di un paesino pugliese. Il 26 marzo 2007 si sveglia con la gola arrossata e un po’ di febbre. Manda un certificato medico in caserma: “Sindrome influenzale”, due giorni di prognosi. Il dottore che lo firma è un collega di giunta e partito: l’assessore all’Ecologia. Ma la sera stessa il vicesindaco tiene un comizio. Parla per una ventina di minuti con voce stentorea. Sulla piazza del paesino pugliese battono pioggia e vento. Lui non sembra accorgersene: “Avevo preso due aspirine. Stavo meglio” dice a Manfredi Dini Ciacci, il pm militare di Bari che ha condotto l’inchiesta. Gli hanno creduto: il giudice Aristodemo Ingusci lo ha assolto.

È andata peggio lo scorso 23 giugno. Il maresciallo era sotto processo per un altro caso di falsi certificati. Stavolta lo hanno condannato a 3 mesi e 10 giorni. Si era concesso un viaggetto di una settimana a Milano. Coperto da apposito certificato. (antonio.rossitto@mondadori.it)

Brunetta: assenteisti in picchiata. Con i risparmi premi agli statali più bravi

Renato Brunetta

Tutti con Renato Brunetta, il nostro ministro della Pubblica amministrazione. Al suo fianco molti “suoi” dipendenti; non solo l’opinione pubblica. Che ha preso molto sul serio e a cuore la rivoluzione nella e della burocrazia messa in piedi in questi mesi dal professore di economia.
Per lui, parlano i numeri: nel mese di luglio, secondo il “giustiziere di corso Vittorio”, l’assenteismo è calato del 30 per cento, ha detto in un’intervista al Secolo XIX. Anche i più critici ammettono l’effetto Brunetta. La lotta agli sprechi arranca: Camera e Senato continuano ad elargirsi bilanci da favola. Le autonomie locali sono lì che si moltiplicano. Ma i 3,6 milioni di dipendenti pubblici tremano.
Brunetta ha sottolineato come il trend dell’assenteismo sia in flessione seguendo una curva aritmetica: 10% a maggio, 20 a giugno e, come detto, più del 30% a luglio. Non solo. Il ministro ha anticipato che, grazie ai risparmi che saranno effettuati con la nuova legge sul pubblico impiego, “i migliori dipendenti statali saranno premiati”. Inoltre, aggiunge Brunetta, “dal primo gennaio arriverà la class action, quella per il settore privato e quella per il settore pubblico; con il ministro ligure Claudio Scajola ci stiamo lavorando alacremente. Ho usato il bastone, è vero, ma ora mi sentirete parlare solo di carota. Una gran parte dei risparmi che saranno prodotti dalla riforma della pubblica amministrazione verrà utilizzata per premiare i più bravi”.
Per Brunetta, “una vasta parte dei dipendenti pubblici solidarizza” con le iniziative del dicastero. “C’è grande volontà di di riconquistare la dignità ed il valore del ruolo” spiega il ministro “c’è il desiderio di potere fare bene il proprio lavoro e di impedire che la sacca dei ‘fannulloni’ continui a rovinare l’immagine della categoria e produca inefficienze esiziali per il sistema. E vedo pure gente che si redime?”.
Il meno trenta per cento di assenteismo per Renato Brunetta però non basta: “Entro l’autunno varerò il disegno di legge per la riforma dei contratti pubblici che legandosi al federalismo fiscale consentirà un livello di trattativa locale a mio avviso fondamentale. E chiuderemo anche il contratto per tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici”. E il rapporto con i sindacati?
“Sono rimasti spiazzati, sbalorditi. Ho teso e tendo loro la mano, chiedo di lavorare insieme per costruire un Paese più efficiente e trasparente. Io”, dice Brunetta “non ce l’ho con i sindacati, ce l’ho con chiunque freni un’azione di riordino della pubblica amministrazione che non è una tendenza maniacale del signor Renato Brunetta, ma un’esigenza improcrastinabile. Victor Uckmar, uno degli amministrativisti migliori, ripete che senza questa riforma in Italia non si possono abbassare le tasse. Ha ragione e io vado oltre: senza questa riforma il Paese non cresce, non compete in Europa e nel mondo, può solo arretrare. E allora non farò sconti a nessuno, a cominciare dai politici”.

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Assenteismo: l’arrosto di Brunetta e il ricorso dei fannulloni operosi

Renato Brunetta

Dice, il ministro Renato Brunetta, che si dimetterà se fra un anno la sua “rivoluzione” anti-fannulloni non sortirà risultati. Ma pronostica: “Tra un anno il tasso di assenteismo nella pubblica amministrazione sarà pari a quello del settore privato”. Brunetta lo dice da palco di “CortinaIncontra”, intervistato da Bruno Vespa.
Un Brunetta a tutto campo, quello ascoltato alla kermesse ampezzana, che ha menato fendenti su vizi e mali della pubblica amministrazione, pur ribadendo che i “furbi” sono 100-150 mila su un esercito di 3,5 milioni di pubblici dipendenti che invece lavorano sul serio. Ai critici che gli rimproverano un’operazione tutta “fumo”, il ministro replica deciso: “Ho fatto una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica che ha denunciato i certificati facili e l’assenteismo.
Dov’e il fumo? Ho fatto cose concrete, ho fatto anche l’arrosto’”. Il solo annuncio della “cura Brunetta” sembra infatti aver avuto un effetto non trascurabile: secondo un’indagine del ministero della Funzione Pubblica “nei mesi di maggio e giugno 2008, nel 74% delle 27 amministrazioni intervistate, il numero delle assenze per malattia è risultato in calo rispetto all’anno precedente” e “in ben sette amministrazioni le assenze si riducono di oltre il 15%, con punte che vanno oltre il 50%”. “L’assenteismo” ricorda Brunetta “nel pubblico è diminuito a giugno del 20% e fra qualche giorno avrò a disposizione i dati di luglio. Mi dicono che in Friuli Venezia Giulia, ad esempio, le visite fiscali sono aumentate del 30%. Bisogna che l’opinione pubblica mantenga un atteggiamento di stigmatizzazione verso questi fenomeni”. “Poi - avverte Brunetta - bisogna che le norme siano rafforzate, e che ci sia una fortissima premialità: bisogna cioé premiare i buoni e cacciare i fannulloni”. Certo il responsabile della Funzione pubblica deve ammettere che non tutti, al momento, lo stanno seguendo sull’operazione trasparenza, con la pubblicazione dei dati su costi, consulenze e giorni di malattia dei dipendenti: “Io ho pubblicato tutti i dati del mio ministero” rileva “e ho detto agli altri di fare altrettanto… Alcuni hanno risposto come un sol uomo, come il ministero degli Esteri. Altri invece no. Il ministero del Tesoro ad esempio non ha risposto”. Brunetta non dimentica i tempi politico-economici di maggior attualità.
Come la norma anti-precari inserita con un emendamento nella manovra. “Molto probabilmente - osserva - l’intera materia andrà rivista, e credo che il ministro Sacconi abbia la capacità e la sensibilità per farlo”. Sulle pensioni invece “é necessario riflettere serenamente. Bene ha fatto Sacconi a presentare un libro verde che apre un confronto”. Il tema pensioni “é all’ordine del giorno, ma - avvisa - non è un tema prioritario nell’agenda del Governo”.
Quindi il federalismo fiscale: “Se serve ad eliminare le sperequazioni bene - sottolinea Brunetta - ma se è un federalismo all’italiana, che raddoppia tutto, Dio ce ne scampi e liberi…”. Ma ciò che colpisce, anche nell’incontro cortinese, è la grande popolarità di cui gode in questa fase Brunetta. “Brunetta non sono solo io. È un nome collettivo” ha detto alla platea. “Brunetta siete voi, è la gente che non ne può più”.
Di fronte al palco di Cortina InConTra c’è una platea non proprio di impiegati e operai. E l’obvazione che il monsitro raccoglie non nasconde la dicharazione di guerra che gli sitatali hanno dichiarato contro la circolare del ministro della Funzione Pubblica: milioni di dipendenti pubblici sono pronti a ricorrere al Tar del Lazio lamentando l’illegittimità delle nuove norme messe a punto dal Governo contro le assenze dal lavoro. Gli impiegati definiti “fannulloni” si sono già organizzati nel “Comitato Fannulloni Operosi” (Co.F.O.) e stanno raccogliendo firme in tutto lo Stivale. A preparare il ricorso - secondo quanto apprende l’Agi - sarà, invece, l’avvocato Carlo Rienzi, presidente Codacons, il quale sostiene che prima dei semplici dipendenti devono essere messi sotto controllo i dirigenti e i vertici di enti e ministeri. Nel documento che arriverà dunque all’attenzione dei giudici amministrativi, si rileva come la circolare Brunetta presenti, innanzitutto, “forti dubbi” di legittimità costituzionale, violando la parità di trattamento, il sistema di tutela sociale e il principio di efficienza previsti dalla Costituzione. “Nessun requisito di necessità e urgenza” rileva Rienzi “poi, si rileva per giustificare l’introduzione di queste indicazioni nel decreto legge sulla manovra economica”.

La guerra di Brunetta agli assenteisti: “Malati un giorno, visita fiscale”

 Renato Brunetta

L’aveva lui stesso chiamata rivoluzione, per i dipendenti pubblici. E ora se ne cominciano a vedere le forme.
Quella di Renato Brunetta inizia dalla malattia. La visita del medico fiscale, secondo la nuova circolare firmata dal ministro della Pubblica amministrazione, “È sempre obbligatoria anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno, salvo particolari impedimenti del servizio del personale”. Parte così la stretta sulle assenze dei dipendenti pubblici che prevede anche la decurtazione dello stipendio per i primi 10 giorni di assenza, per malattia o permessi.
La circolare - che ha validità retroattiva perché si applica alle assenze “a decorrere” dal 26 giugno scorso - è stata indirizzata a tutte le pubbliche amministrazioni per fornire indicazioni sull’applicazione della nuova disciplina in materia di assenze dei pubblici dipendenti contenuta del decreto legge sulla manovra ed è stata inviata alla Corte dei conti per la registrazione. La visita fiscale, quindi, dovrà essere richiesta dalle amministrazioni “anche nel caso in cui l’assenza sia limitata ad un solo giorno” e il medico potrà bussare alla porta con meno limitazioni di orario. Si ampliano infatti le ore in cui potrà essere effettuata la visita: la norma, “innovando rispetto alle attuali previsioni negoziali” scrive Brunetta nella circolare “prevede un regime orario più ampio per la reperibilità al fine di agevolare i controlli”. Ma, oltre ai controlli, la stretta sulle assenze andrà a toccare anche il portafoglio. Ad ogni malattia, nei primi giorni di assenza, indipendentemente dalla durata, si applica la decurtazione della retribuzione, ovviamente non su tutte le voci dello stipendio. Potrà essere tagliata “ogni indennità o emolumento, aventi carattere fisso e continuativo” e ” ogni altro trattamento economico accessorio”. Ma non saranno toccati: il trattamento economico tabellare iniziale, la tredicesima, l’anzianità e gli eventuali assegni ad personam.
Queste tutte le norme previste dalla nuova circolare.
- Se ci si ammala per un giorno. La visita fiscale sarà obbligatoria anche per un periodo così breve ma con un regime orario più ampio per la reperibilità al fine di agevolare i controlli.
- Se la malattia prosegue. Nell’ipotesi di un solo giorno di malattia successivo ad un precedente e distinto “evento” di un solo giorno, occorrerà presentare un certificato rilasciato da struttura sanitaria pubblica.
- Cosa si prevede dopo 10 giorni. Nell’ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare, l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica. Il periodo superiore a dieci giorni si realizza sia nel caso di attestazione mediante un unico certificato dell’intera assenza sia nell’ipotesi in cui in occasione dell’evento originario sia stata indicata una prognosi successivamente protratta mediante altro certificato, sempre che l’assenza sia continuativa (”malattia protratta”).
- Il certificato. Le pubbliche amministrazioni non possono chiedere che sui certificati venga indicata la diagnosi, essendo sufficiente l’enunciazione della prognosi.
- Il medico dev’essere convenzionato con il Ssn. Il certificato per essere valido non potrà essere rilasciato da un medico libero professionista non convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Non solo, ma l’evidenza del rapporto con il Servizio sanitario nazionale - dovrà risultare dal certificato.
- Stipendio. Nei primi 10 giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento economico accessorio. Vi sono però delle eccezioni, e riguardano i trattamenti più favorevoli eventualmente previsti per le assenze dovute ad infortuni sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day ospital o a terapie salvavita.

Presentando la misura “anti-assenteismo”, Brunetta ha fatto il punto della situazione, parlando di dati confortanti: l’assenteismo nella pubblica amministrazione, specie per malattia, registra una diminuzione da fine maggio del 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ha detto il ministro annunciando che da settembre ci sarà un osservatorio sull’assenteismo che pubblicherà mensilmente dati su “questa nostra azione moralizzatrice”, ha detto Brunetta. Il calo del 20%, ha precisato, si registra “da quando è emersa l’opinione che ‘cambiare si può’, quindi con il decreto 112, le circolari e la cosiddetta operazione trasparenza”.

Il VIDEO servizio:

Visita del medico dopo un solo giorno di malattia per i dipendenti pubblici. Siete d’accordo con la proposta del ministro Brunetta?

Il FORUM dei lettori: “Le nuove regole per la malattia del Ministro Brunetta: sono giuste?”

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