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Fedele-Confalonieri

Grande Fratello: questa volta vince Mediaset


Per avere la misura di quali conseguenze potrebbe avere sul mercato televisivo la vendita di Endemol a un consorzio capitanato da Mediaset (per 293 miliardi di euro), basta dare una breve scorsa all’elenco di programmi, soap, game show e fiction targati Endemol che sono stati trasmessi in questi anni in televisione.
Di qualunque tipo: privata, pubblica, digitale, italiana, internazionale. Non c’è canale televisivo, in sostanza, che non si affidi a Endemol - un colosso presente in 25 Paesi e 5 continenti e capace di fatturare 117 milioni nel 2006 (+24,1%) - per realizzare parte rilevante della sua programmazione. E spesso quella di maggior successo, per lo meno in termini di audience(come il Grande Fratello, il più noto format tv della società olandese).

Gli effetti dell’operazione, che porterà Mediaset a diventare fornitrice di servizi tv, si faranno sentire in primis sulla Rai, legata a Endemol da un contratto, ha scritto (file pdf, ndr) nei giorni scorsi Giovanni Minoli, “molto favorevole per la casa di produzione e molto oneroso per la Rai”, che di fatto risulterebbe privatizzata, secondo il direttore di Rai Educational . Affermazioni contestate (file pdf, ndr) da Paolo Bassetti, presidente di Endemol Italia. Sempre Minoli vede in questa operazione non solo un rafforzamento dello storico concorrente, ma anche uno stimolo per la Rai. Reagire o morire. “Il re è nudo: bisogna darsi da fare. Altrimenti è l’inizio della fine”. Come? Il punto è questo. La parola d’ordine di Minoli, come di tanti altri, è “Rai-fondazione”. Ovvero ritorno a una produzione televisiva soprattutto interna, fondata sulla qualità e meno asservita ai format internazionali. Ipotesi futuribili e forse anche un po’ irrealistiche: il sogno di una Rai che fa da sé e ritorna a essere servizio pubblico è considerata utopistica dagli esperti del settore, almeno nel medio periodo. Del resto la rapidità con cui le società venditrici di contenuti tv (come la stessa Endemol o Magnolia) riescono a realizzare programmi di grande successo per i propri clienti è al momento irrangiungibile per i colossi televisivi. Una delle ipotesi che si fanno con più frequenza negli ambienti tv è che la Rai, per controbattere all’offensiva Mediaset, possa rescindere nel medio periodo i contratti con Endemol.
Ma sono solo voci. Per ora l’unica certezza è che il Biscione - assieme a Telecinco, Goldman Sachs e Cyrte - grazie all’acquisizione di Endemol, ha fatto un grande passo verso il futuro, anche digitale. E verso l’auto-produzione di programmi, sia pure attraverso società controllate. Fedele Confalonieri assicura che non userà Endemol per indebolire il suo competitor pubblico, ma i contorni dell’operazione sono ancora troppo indefiniti per sbilanciarsi in previsioni di lungo periodo.

Olimpia-Telecom e gli americani: i protagonisti della partita

La sede di Telecom Italia

Pirelli ha l’80% di Olimpia, Sintonia (la società di Benetton) ha il 20%. Olimpia è la holding che controlla Telecom Italia con una quota del 18%. “Nel caso in cui fosse portata a termine” la cessione di quote di Olimpia “il capitale sociale sarebbe equamente suddiviso in tre quote tra At&t, America Movil e gli attuali soci Pirelli&Co e Sintonia”. La proposta, spiega la nota di Pirelli, “prevede che, all’esito dell’acquisizione, nessun patto parasociale venga stipulato tra America Movil e At&t e Pirelli/Sintonia i cui diritti sarebbero regolati esclusivamente dallo statuto della società”.

At&t
I numeri parlano da soli: con i suoi 242 miliardi di dollari di capitalizzazione, 63 miliardi di fatturato e 7,3 di profitti, At&t è il gigante assoluto delle telecomunicazioni mondiali. Il gruppo americano era già entrato in Italia dal 1983 al 1988, quando rlevò una quota dell’Olivetti di Carlo de Benedetti per lanciare il PcM24 (che consentì al gruppo di Ivrea di diventare il secondo produttore di pc a livello mondiale). Oggi, At&T non solo resta leader nella telefonia “tradizionale”, ma lo è anche nel settore nel mobile (dove conta solo negli Usa 51 milioni di clienti e fattura 37,5 miliardi di dollari), delle tv via cavo e dei servizi Internet. In più il gruppo texano guidato da Edward Whitacre sta investendo molto in quella nuova frontiera che è la tv via internet (in acronimo Iptv).

América Mòvil
Guidata Carlos Slim Helu (qui il profilo di Forbes), di padre libanese e madre messicana, Mòvil è la maggiore compagnia mobile di tutta l’America Latina e la quarta a livello mondiale. Nata nel 2000 dalla trasformazione della Telmex (l’ex monopolista telefonico messicano, comprato da Carlo Slim nel ‘90) conta più di 100 milioni di clienti e a settembre del 2006 dichiarava un fatturato superiore ai 15 miliardi di dollari. Se dovesse riuscire l’operazione su Olimpia, Carlos Slim trasformerebbe di colpo il risiko delle telecomunicazioni europee in un Grande Gioco su scala planetaria.
Perché a entrare in scena sono davvero due pesi massimi, con un perimetro di attività che copre ogni porzione di quel processo di “convergenza” fra telecomunicazioni, Internet e “nuovi” media che sta ridisegnando i confini dell’industria della comunicazione.

Telecom, il bluff di Tronchetti e il rovescio del confitto d’interessi

Sullo sfondo Marco Tronchetti Provera
Il grande bluff lo mette sul tavolo Marco Tronchetti Provera dopo aver assistito all’ennesima vittoria dell’Inter. Un’offerta di americani e messicani per rilevare la partecipazione di maggioranza di Pirelli in Olimpia, e la quota di controllo della Telecom in essa contenuta. Mossa a sorpresa, che ha spiazzato tutti, e che toglie la vicenda del colosso telefonico dal limbo in cui sembrava rinchiusa. Soprattutto dopo che le banche si erano rifiutate di pagare le azioni Telecom al prezzo chiesto dal presidente della Pirelli. Una mossa destinata a sparigliare anche nei palazzi della politica.
Forte di una fresca dichiarazione di Romano Prodi “Non ho nessuna preclusione all’ingresso di capitali stranieri in Telecom”, Tronchetti Provera lo ha preso in parola tirando fuori dal cilindro un’offerta congiunta di At&t e dell’American Movil del finanziere messicano Carlos Slim (una vecchia conoscenza per il genero di Leopoldo, che di recente aveva mostrato interesse a rilevare le attività brasiliane del gruppo).
A questo punto la partita subisce un’improvvisa quanto inaspettata accelerazione. Le banche dovranno rivedere le loro posizioni, con sul collo il fiato della politica che già, nonostante la professione liberista e mercatista del premier, sta sparando ad alzo zero. E con qualche ragione: può essere l’Italia l’unico paese industrializzato in cui le sue tlc sono in mano agli stranieri, dopo che straniere sono già le altre aziende (Wind, 3, e ora Fastweb) che operano nel settore? Dunque, via alla cordata di salvataggio italiano, perché il grande “bluff” di Tronchetti richiede una risposta immediata. È probabile che, come del resto accaduto negli ultimi mesi, sia la Banca Intesa di Giovanni Bazoli a riprendere in mano tutto il dossier. E che ci sarà una corsa a cercare investitori privati destinati ad affiancare gli istituti di credito nell’operazione. Si era già parlato di una disponibilità di Roberto Colaninno, ma quando si parla di privati il pensiero corre a un solo nome, quello di Fininvest. Per la holding del Biscione la Telecom costituisce il sogno di una integrazione tra tlc e contenuti che ne farebbe di colpo uno dei colossi mondiali. Nei mesi scorsi, di fronte all’idea, Fedele Confalonieri aveva reagito come di fronte alla preda bella ma impossibile. “Magari” aveva detto “ma non ce lo faranno mai fare”. Per via della politica, naturalmente. La stessa politica che, quando si era capito che Colaninno e Gnutti avevano deciso di uscire di scena, aveva impedito a Silvio Berlusconi di dare corso alla grande fusione. Già, la politica. E quel conflitto di interessi a rovescio che ha sin qui tarpato le ali ai sogni di gloria della Fininvest. Ma che ora appare come una tentazione irresistibile, sicuramente più di una presenza (all’opposizione) nel pantano della politica.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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