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Nelle festività pasquali è prevalso il “fai da te” ed il “mordi e fuggi”: lo rileva Federconsumatori in una nota. Solo poco più di 10 milioni di italiani - afferma - hanno trascorso la ricorrenza fuori casa, appena il 17% della popolazione. Si è trattato in gran parte di escursioni brevi, di una sola giornata, organizzate in maniera autonoma. La maggior parte di chi si è allontanato da casa, inoltre, lo ha fatto perché aveva ricevuto un invito, determinando così un calo vistoso rispetto al 2008 delle presenze nei ristoranti, che si sono attestate a circa 3 milioni e mezzo di clienti.
Secondo Federconsumatori “a determinare tale andamento, al di là delle pessime condizioni in cui versa il potere di acquisto delle famiglie e della crisi economica che si è abbattuta sull’economia globale, quasi certamente ha influito la tragedia che ha colpito l’Abruzzo. Anche per quanto riguarda i consumi interni dei prodotti pasquali, dai primi dati dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, si evince un forte invenduto di colombe e di uova di cioccolata, anche a fronte di un aumento molto contenuto dei prezzi”.
La crisi si prepara a colpire anche la stagione dei saldi, in partenza domani, con vendite previste in calo del 30 per cento. A descrivere questo scenario “poco incoraggiante” sono le associazioni dei consumatori, secondo cui “si registrerà una forte diminuzione anche dei beni di lusso, segno che la recessione non ha colpito solo le famiglie più povere ma anche la classe media”. Per il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, “quest’ultimo dato è particolarmente preoccupante perché dimostra come la crisi si stia allargando alle classi sociali benestanti. A risentirne, quindi, saranno anche i saldi sulle griffe, sui beni di lusso. Un fenomeno, questo, che si sta verificando anche negli altri paesi europei”.
Quest’anno solo il 50 per cento delle famiglie italiane riuscirà a fare acquisti a prezzi scontati, l’altra metà invece non avrà il budget necessario per fare shopping. “È la prima volta che si verifica un fenomeno del genere”, ha spiegato Trefiletti, aggiungendo che “la spesa media a famiglia dovrebbe attestarsi a 317 euro, a 120 euro quella pro capite”. Previsioni meno fosche arrivano dall’Adiconsum, secondo cui la diminuzione dei consumi dovrebbe attestarsi attorno al 10 per cento.
“In realtà” ha spiegato il segretario generale, Paolo Landi “gli effetti della crisi ancora non si sono manifestati nel portafoglio della gente. È più la preoccupazione per un futuro poco rassicurante a frenare le spese dei consumatori. C’è da considerare inoltre” ha proseguito Landi “che grazie alle riduzioni dei prezzi dei carburanti, delle tariffe energetiche e della possibilità di spalmare la rata del mutuo, il potere d’acquisto medio delle famiglie aumenterà tra 600 e 1500 euro all’anno”. Il consumatore, ha avvisato Landi, “dovrà fare attenzione alla qualità del prodotto in saldo. C’è inoltre un malcostume abbastanza diffuso con il quale i prodotti vengono riprezzati evidenziando, ad esempio, uno sconto del 45% mentre in realtà lo sconto vero è del 15%”. Adiconsum prevede nei prossimi mesi, saldi e promozioni anche su beni diversi dall’abbigliamento: “Ritengo che anche prodotti come auto ed elettrodomestici saranno toccati dal fenomeno”.
Un calo del 20 per cento è quello che prevede, invece, Telefono Blu che “conferma la difficoltà che avranno i saldi quest’anno”. Il loro anticipo non ha neanche l’effetto sorpresa sperato e nemmeno il tentativo di accreditare una maggior spesa per famiglia. Secondo l’associazione la strategia da seguire doveva essere quella di farli coincidere “con Natale come si fa ad esempio a Londra.
C’è poi un problema maggiore. I saldi sono oramai superati e spesso inutili. I consumatori hanno bisogno di concorrenza vera tutto l’anno, e quindi dai vestiti a molti altri oggetti i prezzi dovrebbero essere dimezzati esattamente come si tenta di fare con i saldi”. Circa gli sconti sui prodotti, “quest’anno ci saranno vendite per saldo progressive, prima con riduzioni del 30%, poi del 50% e infine anche del 70%”.
A causa della grande incertezza, ha evidenziato Telefono Blu, “l’intenzione media di spesa è di poco superiore (come dato medio) ai 280 euro, al Nord sarà di 350, nel sud 250 e nel centro di 300, ma si potranno registrare anche qui fenomeni a macchia di leopardo in base agli sconti e al pregio delle merci. In particolare, la tendenza delle famiglie italiane sarà quella “laddove avanzino quattrini, di risparmiarli in previsione anche del nuovo anno. Ricordiamo che comunque i saldi costituiscono nell’arco di un anno ben un quinto delle vendite del settore tessile e intorno al 20% delle altre vendite”. L’estate 2008 ha avuto il primo campanello di allarme con una riduzione del 7% medio. Nel mese di dicembre i consumi hanno segnato un preoccupante -10%. Si prospetta una debacle intorno al 20% a meno che i prezzi e le merci invendute ovvero l’incrocio qualita’/prezzo non valgano la pena. Ruolo molto rilevante nel variare il successo di questa iniziativa lo avranno gli Outlet e gli ipermercati, che per la prima volta supereranno il 40% delle vendite, al tradizionale rimane il 60%. Solo a fronte di capi invenduti di stagione di buon pregio e a forti sconti in percentuale potrebbe modificarsi il dato riducendo il 20%.
L’associazione ha dato inoltre alcune regole da tenere presente:
1) ricordarsi il capo (fotografarlo) che interessa e il suo prezzo per capire l’esatto sconto (pieno e in saldo), quello è il vero saldo, nelle promozioni possiamo invece trovare merce invenduta degli anni precedenti. Attenzione anche al prezzo di partenza.
2) visitare più di un negozio aiuta a non commettere errori. Vi è il rischio che venga messa in circolazione merce invenduta negli anni. Il negoziante deve dimostrare la veridicità di qualsiasi asserzione pubblicitaria. Lo spazio dei saldi deve essere ben chiaro.
3) attenzione alle etichette, quelle di origine ci permettono di risalire al produttore, quelle di contenuto garantiscono la composizione del prodotto e le modalità di lavaggio per evitare rischi.
4) conservare sempre lo scontrino, se la merce è difettosa, si può infatti optare per la restituzione del prodotto o ancora un prezzo inferiore.
5) infine, salvo casi eccezionali e comprovati non si puo’ vietare di provare la merce in vendita, occorreranno pertanto un apposito camerino e spazi necessari anche per le scarpe.
Nello stesso giorno Cgil e Federconsumatori scattano una fotografia preoccupante per l’economia italiana: il più grosso sindacato d’Italia rivela che le retribuzioni dei lavoratori sono cresciute nel corso dell’anno allo stesso ritmo dell’inflazione, segnando così una crescita pari a 0, mentre l’associazione dei consumatori dice che le spese medie delle famiglie sono cresciute del 6 per cento. L’aumento medio annuale che viene registrato delle statistiche sulle retribuzioni dello studio Ires-Cgil anticipato oggi all’Ansa probabilmente farà registrare un +3,4/+3,5 per cento a fine anno, dato che risulterà interamente bruciato dall’inflazione che, nonostante la frenata degli ultimi mesi, ha registrato livelli alti specialmente in estate, con il boom del prezzo del petrolio. La Cgil ha calcolato che l’andamento dei redditi negli ultimi anni sta penalizzando in maniera sempre più evidente le buste paga degli impiegati e degli operai. Tra il 2002 e il 2008 le famiglie con a capo un dipendente hanno, infatti, perso circa 1.600 euro, a cui vanno aggiunti altri 360 euro di mancato recupero del fiscal drag per il solo 2008. Nello stesso periodo i nuclei che hanno avuto per capofamiglia un imprenditore hanno goduto di un aumento di reddito di oltre 9 mila euro. Per il presidente Ires Agostino Menguale questa stagnazione delle buste paga non potrà non avere effetti sulla congiuntura: ‘’secondo i nostri dati il calo dei consumi è un fatto reale e, purtroppo, destinato a peggiorare nel 2009 in assenza di interventi fiscali del governo a sostegno dei redditi e delle pensioni”.
Le previsioni della Cgil sembrano al momento confermate dai dati Istat, le cui ultime rilevazioni sono riferite a novembre. A quella data il tasso di inflazione acquisito per il 2008 risulta infatti pari al 3,4%, nonostante il dato mensile evidenzi un calo tendenziale della crescita dei prezzi sceso dal 3,5% al 2,7%. Allo stesso modo il dato Istat sull’andamento delle retribuzioni mostra che tra gennaio e novembre l’aumento è stato proprio del 3,4%.
A rendere più cupo lo scenario c’è , uno studio sulle variazioni di spesa delle famiglie realizzato da Federconsumatori e Adusbef. Secondo le due associazioni nel 2008 gli italiani hanno speso in media 31.700 euro con una crescita del 5,9% rispetto al 2007 (+1.720 euro). L’analisi di prezzi e tariffe rivela un aumento generalizzato dei principali beni di consumo, escluse spese telefoniche e sanitarie. I capitoli che più hanno inciso sul potere di acquisto sono essenzialmente due: i costi per il mantenimento della propria abitazione derivanti dagli aumenti spropositati nel corso dell’anno dei prezzi del petrolio (luce, gas, acqua e rifiuti urbani) e quello relativo al settore agro-alimentare che tuttavia non registra significative diminuzioni in corrispondenza della diminuzione dei prezzi internazionali delle materie prime. Inoltre, sottolinea il rapporto, c’è da considerare l’aumento negli ultimi due anni dei tassi per i mutui a tasso variabile (contratti da oltre 3 milioni di famiglie), che hanno iniziato a scendere solo negli ultimi due mesi con il taglio del costo del denaro da parte della Bce. “A differenza degli altri anni” concludono le associazioni “riteniamo azzardato fare previsioni in tema di prezzi e tariffe per il 2009 vista la gravità della crisi e l’estrema volatilità dei prezzi del petrolio, del differenziale euro-dollaro e delle variabili Borsistiche”. Ma se la recessione dovesse persistere, sostengono, “si assesteranno in riduzione i prezzi e le tariffe energetiche già dai primi mesi 2009, ma ci sarà anche il forte peggioramento del potere di acquisto delle famiglie per minori entrate di reddito (cassa integrazione e licenziamenti) pari a 492 euro annui”.

Sotto l’albero di Natale quest’anno un “bancomat di Stato”. È di color azzurro la social card, la carta acquisti varata dal Governo con la manovra triennale e presentata questa mattina dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. La carta consentirà ad alcuni cittadini italiani di spendere 40 euro al mese per acquistare beni di prima necessità in tutti i negozi alimentari abilitati e avere sconti in alcune catene convenzionate che sostengono il programma “Carta acquisti” (saranno identificate con uno specifico simbolo). Si potrà inoltre accedere direttamente alle tariffe elettriche agevolate.
A riceverla saranno i cittadini e residenti in Italia con un’età fra i 65 e i 69 anni e redditi e trattamenti pensionistici non superiori ai sei mila euro all’anno; gli over 70 con redditi fino a 8 mila euro l’anno e tutte le famiglie con un indicatore Isee (situazione economica complessiva) fino a 6mila euro. Nell’indicatore verranno presi in considerazione i proprietari (da soli o insieme al coniuge) di una sola casa di abitazione, i titolare di una sola utenza elettrica e del gas, i proprietari di un solo autoveicolo e coloro che hanno meno di 15 mila euro di risparmi in Banca o in Posta. Avranno diritto alla carta anche le famiglie con bambini sotto i tre anni, sempre con indicatore Isee sotto i sei mila euro.
Per chi ritirerà la carta entro il 31 dicembre la ricarica sarà di 120 euro per i mesi di ottobre, novembre e dicembre. Poi a partire dal 2009 sarà caricata dal ministero dell’Economia ogni due mesi con 80 euro (40 per ciascun mese).
Basterà andare in un Ufficio postale abilitato e compilare il modulo di richiesta, nella maggior parte dei casi la carta sarà consegnata subito e sarà utilizzabile dal secondo giorno successivo alla consegna. Una volta a regime si stima che la carta sarà distribuita a 1,3 milioni di cittadini: 1 milione di anziani oltre 65 anni e 300 mila famiglie con bimbi piccoli. Per iniziare si prevede l’invio di lettere informative a una circa 800 potenziali beneficiari. In seguito partirà una campagna di comunicazione istituzionale su vari media che coinvolgerà le associazioni di volontariato.
Le risorse stanziate dallo Stato ammontano a 1,070 miliardi: 170 milioni sono già stati messi a disposizione dal governo con la manovra triennale, altri 250 milioni arrivano da donazioni di soggetti privati (Da Eni 200 milioni e da Enel 50 milioni). Altri 450 milioni arriveranno dallo sblocco dei fondi dei conti correnti dormienti previsto dal decreto “salva banche”, altri 200 milioni sono previsti nel ddl sviluppo all’esame del Senato.
Soddisfatto il ministero Tremonti “Le tariffe sociali”, ha spiegato, “già esistevano, ma per ottenerle bisognava andare a richiederle allo sportello Inps, con la conseguenza che finora l’utilizzo è stato molto basso. Con la Carta l’accesso diventa automatico”.
Ma la card non piace a tutti: i consumatori definiscono “poco credibile” fondare il rilancio dei consumi con 450milioni di euro l’anno “enfatizzato e propagandato da 4 mesi dal ministro dell’Economia e dall’intero Governo con lo stesso spirito missionario di miglior causa che anima le dame di San Vincenzo, la cui carità è al contrario basata sull’anonimato”. Secondo i presidenti di Adusbef, Elio Lannutti, e di Federconsumatori, Rosario Trefiletti si tratta di “pura illusione”.
“Il bancomat sarà ricevuto da poco più di 1 milione di famiglie, e oltre a marcare un grave discrimine sociale non risolverà né i problemi gravi della perdita del potere di acquisto, né il rilancio dei consumi” commentano le associzioni. Per questo Adusbef e Federconsumatori “pur apprezzando il modesto aiuto offerto ad alcune famiglie più povere ed indigenti”, invitano il Governo ad avere il “coraggio di affrontare la gravissima crisi con provvedimenti economici straordinari”. Come la detassazione delle tredicesime, un bonus fiscale di 1.500 euro sui redditi sotto i 25.000 euro, un abbattimento dell’Iva di 3,5 punti per un biennio, gli investimenti nelle infrastrutture e nella ricerca, il finanziamento di un piano casa
A rispondere alle associazioni è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti “Il 76% degli italiani è favorevole alla social card, un sondaggio commissionato all’Istituto di Piepoli lo conferma, a prescindere dallo schieramento politico visto che le percentuali si equivalgono: il 75% nel centrosinistra e l’82% nel centrodestra sono favorevoli”.
Il bancomat azzurro, che dovrà servire ad aiutare chi è più colpito dalla crisi, potrà essere anche un’occasione per fare beneficenza: “Oltre agli aiuti statali potranno arrivare donazioni private” ha detto il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi intervenendo in una videoconferenza alla conferenza di Pubblicità Progresso a Milano.
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Tutte le Authority scendono in campo per verificare se ci siano state ipotesi di cartello su quello che ormai è diventato il caso dell’estate. Sarà l’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni (Agcom) a occuparsi del dossier del cambio delle tariffe più economiche ideato da Tim e Vodafone e che coinvolge circa 10 milioni di clienti di telefonini. La legittimità dell’operazione effettuata dalle due compagnie di telefonia cellulare sarà valutata in un paio di settimane, in modo da poter rimediare con le giuste correzioni, in caso di illeciti, prima che scattino i cambi tariffe. Per evitare un allungamento dei tempi di valutazione, Aduc ha infatti chiesto che Agcom e Antitrust utilizzino tutti i loro poteri per dire se quanto deciso da Tim e Vodafone in materia di rimodulazione delle offerte sia corretto o meno. In particolare Agcom non interverrà sulle tariffe del settore mobile, ma verificherà la trasparenza dei messaggi con cui gli operatori hanno comunicato il cambio di tariffa ai consumatori. In una nota l’associazione di tutela dei consumatori ricorda che solo così “si darebbe agli italiani la percezione di vivere in uno Stato di diritto e non di essere immersi in una giungla telefonica”.
L’esigenza di eliminare il sospetto di una possibile intesa tra i due operatori è l’obiettivo fondamentale anche per Adusbef e Federconsumatori, che chiedono l’intervento dell’Antitrust e dell’Agcom anche sui gestori degli I-Phone. “Non è sufficiente stigmatizzare il comportamento che Vodafone e Tim stanno adottando per indurre i clienti a cambiare i contratti in essere nella telefonia cellulare”, scrivono in una nota le due associazioni, “il periodo scelto, la sovrapposizione dei tempi dei due massimi operatori ed il non avere aperto un confronto come peraltro è sempre stato prassi con le associazioni dei consumatori, inducono più di un sospetto sulla volontà di effettuare un semplice piano di semplificazione e di aggiornamento delle offerte di servizio”.
Le associazioni leggono nell’operazione del cambio tariffe il tentativo da parte delle compagnie di recuperare maggiori introiti, “in parte giustamente perso con l’abolizione dei famigerati costi di ricarica”.
Oltre a assicurarsi che le Authority si occupino del caso, Adusbef e Federconsumatori verificheranno con gli uffici legali “eventuali vessazioni contrattuali nei confronti dell’utenza”. E agli utenti consigliano di “confrontare sempre con occhio critico tutte le offerte degli operatori telefonici con particolare riguardo al costo del traffico al minuto comprensivo dell’Iva, alla presenza o meno e del relativo costo del famigerato scatto alla risposta, il prezzo degli sms, che in Europa risulta essere uno dei più elevati”.
Per gli italiani sarà un ritorno dalle vacanze salato, ma non per il mare. Non è bastata l’inflazione che a luglio ha visto i prezzi, secondo quanto confermato dall’Istat la scorsa settimana, registrare un +4,1%, ai massimi dal ‘96 con la spesa di tutti i giorni salita del 6,1%. Una volta rientrate a casa dopo le ferie estive le famiglie dovranno scontrarsi con un aggravio sul loro portafoglio di oltre 600 euro. Secondo Adusbef e Federconsumatori sarà “una vera e propria stangata”.
“A registrare i maggiori rincari”, spiegano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori ed Adusbef, “dovrebbe essere il riscaldamento per il quale è atteso dai consumatori un aumento della spesa annua, a partire dalla riaccensione degli impianti, intorno ai 175-180 euro. E non meno ’salata’ si profila la stangata che continuerà a colpire il carrello della spesa: per gli alimentari i consumatori prevedono infatti un nuovo aggravio di 120 euro l’anno”.
Ci saranno poi gli attesi ulteriori aumenti delle bollette della luce e del gas: dal primo ottobre le tariffe subiranno un nuovo aggiornamento che Federconsumatori e Adusbef stimano in 90 euro in più a famiglia l’anno. In particolare si tratterà di un aumento di 70 euro solo per il gas e 20 euro per l’elettricità, come ulteriore conseguenza dell’effetto caro-barile.
Una previsione in linea con le recenti stime dell’Istituto di Ricerche industriali ed energetiche (Rie) di Alberto Clò che ha previsto un aumento del 6% per il metano e del 4% per la luce nell’ultimo trimestre dell’anno.
In aumento anche le spese per i libri ed i corredi scolastici, per i quali i consumatori prevedono un rincaro quantificabile in 62 euro a famiglia. “Da mettere in conto ci saranno”, spiegano le associazioni di consumatori, “anche aumenti per la nettezza urbana (+35 euro), per le Rcauto (+55 euro), per l’acqua (+30 euro) e per i servizi bancari e finanziari (+45).
“Bisogna dare alle famiglie con un reddito sotto i 25 mila euro un bonus fiscale di almeno 1.500 euro”, spiega Lannutti,”Non basta l’abolizione dell’ici, ci vogliono manovre economiche che rilancino e mettano in moto l’economia”.
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Un vero salasso, dicono i consumatori: le polizze Rc Auto in Italia sono salite negli ultimi 14 anni del 150% passando da una media di circa 391 euro (700 mila lire dell’epoca) del 1994 ai 948 euro stimati per quest’anno, quando dovrebbe ricadere sulla testa degli assicurati un altro aumento del 5% rispetto al 2007. Ad affermarlo sono Adusbef e Federconsumatori secondo i quali il quadro è ancor ben più pesante per quanto riguarda le due ruote: le polizze per i motorini registrano, nello stesso periodo, rincari fino al 413%, essendo passate da una media di 98-121 euro del ‘94 ai 435-555 euro di quest’anno, quando su questo tipo di coperture assicurative dovrebbe registrarsi un ulteriore aumento nell’ordine del 7,5-8,8% rispetto all’anno passato. Per questo invitano il “Governo ad intervenire”.
“Prima della liberalizzazione tariffaria del 1994, sotto il regime dei ‘prezzi amministrati’, spiegano i presidenti di Adusbef e Federconsumatori, Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, “gli assicurati pagavano in media 700.000 lire, il controvalore di 361 euro, mentre tredici anni dopo, nel 2007, il costo medio di una polizza per un auto di fascia media (non contando le punte estreme come la Campania) è lievitato a 868 euro, con un rincaro del 140,5 per cento, per passare a 903 euro nel 2007 (+35 euro) ed a 948 euro, la stima per il 2008 (+45 euro)”. A differenza di altri Paesi Ue, come Francia, Spagna, Germania, dove gli aumenti registrati negli stessi anni - rilevano - non hanno mai superato la soglia del 78% .
I costi medi delle tariffe obbligatorie Rc Auto in questi 14 anni (2004-2008), sono così “più che raddoppiati passando da 391 euro del 2004 a 948 euro (stimati nel 2008), con una incidenza di valore di + 557 euro ed una percentuale del +149,6%”.
E ancora peggiore è, rilevano le due associazioni dei consumatori: “la situazione che riguarda le polizze obbligatorie per assicurare moto e motorini sotto i 150 c.c. di cilindrata, con utenti letteralmente taglieggiati e che hanno subito impennate scandalose ed ingiustificate superiori al 400%, con costi medi passati da 98-121 euro (minimo e massimo) del 1994, a 435-555 Euro (minimo e massimo la stima del 2008), e con i costi RC moto che hanno subito l’impennata del 413,1% ed un aumento secco di 337 euro, passando da 98 a 435 euro”.
“Nonostante la minore incidentalità, la patente a punti, l’indennizzo diretto, la severa sanzione dell’Antitrust al cartello assicurativo per 370 milioni di euro comminata nel 2001″ continuano i consumatori, “non esiste alcuna speranza di invertire la lievitazione spaventosa delle polizze RC auto senza interventi seri e rigorosi, che anche nel 2008, continueranno la loro sfrenata corsa con un +5%, mentre le polizze dei motorini subiranno un salasso del 7,5%”.
Federconsumatori pubblica oggi una mini-guida per come risparmiare per le proprie vacanze. Innanzitutto, prima di decidere di partire, è bene predisporre il budget che si intende mettere a disposizione per la vacanza; poi se si decide di partire all’ultimo minuto è possibile servirsi dei last minute o last second, risparmiando fino al 30 per cento. È meglio prenotare un volo con largo anticipo: si può risparmiare dal 25 al 35 per cento. Spesso la vacanza “fai da te”, prenotata su internet, permette di risparmiare fino al 20 per cento. Trenitalia dà la possibilità di effettuare viaggi in treno a tariffe low cost, prenotando direttamente da internet. Con le offerte speciali si può risparmiare come minimo il 10 per cento. A chi viaggia in gruppo, su tutti i treni o in volo è riservata, quasi sempre, un’offerta speciale: si può risparmiare il 25-30 per cento. Se si decide viaggiare con l’auto si consiglia di fare il pieno di benzina presso le cosiddette “pompe bianche”, i distributori dipendenti: si può risparmiare 5/7 centesimi di euro al litro. E ancora, se si decide di trascorrere la vacanza in campeggio o in appartamenti, fare la spesa alimentare presso i supermercati della propria residenza. Non dimenticare prodotti come creme idratanti, abbronzanti, repellenti per zanzare ecc. Prima di partire, è meglio non lasciare apparecchi elettrici in stand- by. Infine, magari per la prossima estate, Federconsumatori consiglia di provare uno scambio d’uso del proprio appartamento con quello di una famiglia nella località che desiderate visitare: in questo caso il risparmio è addirittura del 100 per cento.

Fare la spesa costa sempre di più. E in sei anni gli aumenti sono stati da record. Dal 2002 al 2007 ogni famiglia ha sborsato 7.635 euro in più: una stangata causata dai rincari innescati con il pretesto dell’euro. A denunciarlo sono Adusbef e Federconsumatori, secondo cui dalle tasche degli italiani sono usciti 137,4 miliardi in più, a carico delle 18 milioni di famiglie di lavoratori dipendenti.
Nel dettaglio, l’aumento annuo ammonta a 1.870 euro nel 2002, 1.420 euro nel 2003, 1.330 nel 2004, 970 euro nel 2005, 1.050 euro nel 2006 e 995 euro nel 2007. “Avevamo addirittura chiesto già allora una commissione che indagasse su cosa fosse avvenuto nel 2002 durante il cambio lira-euro per cui, in presenza di un aumento incredibile dei prezzi soprattutto dei beni di largo consumo, veniva registrato addirittura un calo del tasso di inflazione dal 2,7% al 2,5%, mentre dai nostri osservatori e dai nostri calcoli (peraltro suffragati da altri autorevoli centri economici) il tasso medio avrebbe dovuto collocarsi al 5,6% e quello relativo ai prodotti di largo consumo all’8,9%”, affermano le due organizzazioni in una nota”, dicono le associazioni.
Adusbef e Federconsumatori premono sull’emergenza di “realizzare alcune soluzioni in direzione del potere di acquisto dei redditi fissi. Si vada subito in Parlamento - concludono - e si decidano senza tentennamenti di sorta norme, anche di carattere fiscale, che ridiano potere di acquisto alle famiglie che vivono di reddito fisso quali lavoratori e pensionati”.
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Per i consumatori è un vero e proprio refrain. Ma non è gioioso come quelli di Natale. Anzi, è piuttosto allarmante, visto che Adusbef e Federconsumatori calcolano che in due anni (2007-2008) tra alimentari, mutui, bollette eccetera la spesa per le famiglie sia aumentata di oltre 2.500 euro. E solo per l’anno che sta per arrivare l’aumento potrebbe andare oltre i 1.700 euro.
Pessime anche le previsioni di spesa per le famiglie nel 2008, che “continuano ad essere preoccupanti con una stangata in arrivo che va da un minimo di 1.520 fino ad un massimo di 1.715 euro su base annua (compresi i mutui), dopo i rincari registrati nel 2007 in ampi settori dei consumi, in primis generi alimentari e prodotti energetici, con un consuntivo di quasi 1.000 euro (994 euro per la precisione): in due anni terribili, il 2007 da archiviare, il 2008 da inaugurare, le famiglie rischiano un salasso di 2.514 euro”.
Insomma secondo i consumatori “aumenterà di tutto, dalla luce al gas, alla nettezza urbana, ai servizi bancari ed assicurativi, alle tariffe dei trasporti pubblici, autostradali, trasporto locale, canone Rai, bolli auto e moto (dopo il raddoppio dei prezzi di revisione che hanno portato i costi da 50 a 100 euro con la beffa che non incidono neppure sull’ inflazione perché assente dal paniere) con incrementi che potrebbero essere gestiti meglio con una sana politica di controllo rigoroso di prezzi e tariffe, maggiore concorrenza, sanzioni durissime verso i trasgressori che si fanno beffe delle leggi, in primis banche (non hanno applicato il decreto Bersani portabilità mutui e simmetria dei tassi) ed assicurazioni (nessun ribasso delle tariffe rc auto dopo la patente a punti,la diminuzione dei sinistri, l’indennizzo diretto), ai quali deve essere ritirata la possibilità di esercitare l’attività, con sospensione minima di 30 giorni”. In particolare l’anno prossimo l’aumento di spesa maggiore su base annua sarà per i generi alimentari, con un impatto pari a 420-440 euro; seguita da riscaldamento (125-135 euro); benzina e carburanti (120-130 euro); gas (72-85); tariffe ferroviarie (90-120; luce (38-45 euro); Rc auto (26-40 euro); nettezza urbana (30-40 euro); (servizi bancari (25-30); tariffe autostradali e canone Rai (29-35 euro); bolli auto-moto, addizionali regionali (20-30 euro). Per le famiglie (3,2 milioni) che hanno contratto un mutuo a tasso variabile “per precisa responsabilità delle banche”, dal 1 gennaio 2008 ci saranno aumenti di rate pari a 550 euro su base annua, nel caso di un mutuo trentennale di 100.000 euro; di ben 1.100 euro l’anno,nel caso peggiore di un mutuo trentennale di 200.000 euro.
Adusbef e Federconsumatori infine, pur apprezzando l’introduzione di “Mister Prezzi” in Finanziaria, chiedono che sia dotato di maggiori poteri sanzionatori, compresi la sospensione temporanea licenza esercizio per trasgressori e speculatori.
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