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La famiglia Hariri - Epa
Il mondo dei super-ricchi parla ancora inglese, ma le facce non sono più quelle da “Wasp” (white-anglo-saxon, protestant) che dominavano un tempo. Nella classifica che ogni anno pubblica la rivista statunitense Forbes degli uomini più ricchi del mondo ci sono sempre più tratti somatici asiatici e sudamericani. A cominciare dalla cima: Continua

Panoramica prodotti Nestlé (Credits: sito web Nestlé)
Con un fatturato di 74 miliardi di Euro, la Nestlé è la più grande azienda mondiale nel settore alimentare, da oggi di nuovo pronta ad espandersi. Continua
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di Alessandra Gerli
Nutella e asili nido, cioccolatini Rocher e centri di formazione per il volontariato, confetti Tic tac e centrali di energia verde. Famosa in tutto il mondo come azienda alimentare, la Ferrero ha anche un’altra faccia, molto meno nota. Ma che ha contribuito a farle conquistare il titolo di azienda con la migliore reputazione al mondo conferitole dal Reputation institute di New York.
Da Alba alla conquista del mondo, con dolcezza
Partita da Alba, nelle Langhe, a Seconda guerra mondiale appena terminata, la Ferrero è diventata il quarto gruppo dolciario del mondo, alle spalle di Nestlé, Mars e Philip Morris. Base in Piemonte e holding in Lussemburgo, è presente ovunque, dalla Germania (dove la prima fabbrica risale al 1956), all’Australia, dagli Stati Uniti all’India.
Oggi l’impero della Nutella e degli ovetti Kinder conta 38 società operative, 11 stabilimenti all’estero e quattro in Italia, 21.600 dipendenti e un fatturato di oltre 6,2 miliardi di euro.
Un Cavaliere invisibile al comando
Al comando, una famiglia che ha fatto del culto del riserbo un marchio di fabbrica: l’invisibile cavalier Michele Ferrero, nato a Dogliani, Cuneo, nel 1925 (l’uomo più ricco d’Italia nella classifica 2009 della rivista Forbes, che gli attribuisce un patrimonio di 9,5 miliardi di dollari) con i figli Giovanni e Pietro, alla guida del gruppo da 12 anni.
L’altra faccia di Nutellopoli è un impegno sociale poco noto che unisce industria e filantropia, etica del lavoro e paternalismo illuminato. Non carità, né opere pie, ma asili e miniclub d’impresa in Italia e Francia, un college in Messico, campi da calcetto e da tennis nella sede lussemburghese, buoni sconto nei supermercati per i dipendenti di Ecuador e Argentina.
Di fronte alla fabbrica di Alba da 25 anni, e ora anche a Francoforte e in Francia, ci sono le sedi di una fondazione pro ex dipendenti in pensione. Gli anziani Ferrero, come li chiamano i colleghi ancora al lavoro, vi trovano assistenza medica e palestre, corsi e occasioni culturali, viaggi e pellegrinaggi, persino un addestramento al volontariato, che li ha portati a prestare aiuto tra i profughi in Albania e i terremotati in Abruzzo.
Energia alternativa e impegno sociale
Ecologicamente corretti sono l’impianto fotovoltaico costruito a Balvano, in Basilicata, che converte i raggi del sole in energia, e quelli di cogenerazione delle altre fabbriche in Italia, Germania, Belgio e Polonia.
L’iniziativa forse più originale sta nelle cosiddette imprese sociali. Sono imprese a tutti gli effetti, centri di confezionamento che occupano in tutto 1.000 persone, messe in piedi però con intenti solidali: creare posti di lavoro nelle zone povere del mondo, fabbricare prodotti compatibili con le esigenze alimentari e la capacità di spesa degli abitanti, investire parte dei proventi in progetti sanitari ed educativi. La prima è stata inaugurata in Camerun nel 2004. Poi è stata la volta di Sud Africa e India. Ora sta per aprire la prima Ferrero, sociale, d’Egitto.

Il marchio più affidabile e con la miglior reputazione del mondo?
Sorpresa (ma non troppo): è italiano, di Alba (Cuneo). Fa la Nutella. Sì, è la Ferrero. Che sta al primo posto in classifica, davanti a Ikea, Johnson & Johnson, Kraft, Walt Disney e Google.
Il riconoscimento al gruppo piemontese, famoso in tutto il mondo anche per i cioccolatini Rocher, arriva dall’inchiesta annuale del Reputation Institute, che ha stilato una classifica sulle società con la migliore reputazione del mondo, dalla quale emerge che, se in tempi di crisi i produttori di beni di lusso pagano dazio, le persone continuano ancora ad amare il cioccolato.
La società italiana è infatti salita dal quarto posto al gradino più alto del podio, relegando dietro di sè colossi come Ikea e Johnson & Johnson. La società ha ottenuto un indice di 85,17 su un totale di 100, oltre un punto sopra ad Ikea. E, sottolinea l’edizione online di Forbes, “una differenza superiore a mezzo punto è considerata notevole”.
L’indice del Reputation Institute è costruito su criteri quali la fiducia, l’ammirazione, il rispetto e la stima, oltre che su valori ’secondarì, come l’innovazione, la governance e la qualità della performance. Ferrero ha costruito il primato sulla forza dei propri prodotti, più che sull’innovazione, dove è preceduta da Nintendo, o della leadership di mercato, dove cede il passo all’Ikea.
La ricerca è stata condotta intervistando più di 60.000 persone in 32 paesi, al fine di misurare la percezione che hanno i consumatori di oltre 1.000 società di tutto il mondo. Fra queste è stata stilata una lista delle prime duecento società, all’interno delle quali, oltre la Ferrero, sono presenti anche Pirelli al novantesimo posto, Eni al 117mo e la Coop al 120mo, sopra marchi di spicco come Sony, Fuji e la svizzera Nestlè.
Fra i settori che hanno sofferto maggiormente, ci sono le banche e le istituzioni finanziarie, trascinate al ribasso dalla crisi da loro scaturita e che ha finito per colpire l’intera economia mondiale. Peggio di loro, soltanto i gruppi produttori di tabacco. Scalano invece importanti posizioni in classifica le società cinesi, con la banca Icbc e China Telecom che mettono a segno i maggiori rialzi rispetto allo scorso anno.
Fra i paesi più presenti, invece, spiccano Francia e Germania, con oltre 30 società selezionate, ma solo una francese è riuscita ad entrare fra le prime cinquanta.
“Il Gruppo Ferrero è fortemente gratificato dall’esito dello studio”, commenta l’azienda. Un riconoscimento che la “riempie di orgoglio” e “uno straordinario tributo a tutti i collaboratori di Ferrero che quotidianamente garantiscono ai consumatori prodotti della più alta bontà, freschezza e qualità”. Un risultato che “è frutto di una cultura aziendale che ha sempre prestato la massima attenzione alla valorizzazione delle risorse umane, oltrechè grande sensibilità ai temi di responsabilitàsociale”. Una politica “pienamente nella continuità delle linee guida volute dal fondatore del Gruppo, Michele Ferrero”. Il riconoscimento - sottolineano ancora alla Ferrero “è anche un successo dell’industria italiana nel mondo”.
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