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Crisi anche per il sindacato: gli italiani lo trovano utile, ma non si iscrivono

Manifestazione Fiom

Un crollo degli iscritti negli ultimi 10 anni. Una rappresentanza scarsissima fra i precari e i contrattisti a termine. Ma anche una considerazione positiva da parte della maggioranza degli occupati, visto che il sindacato svolge un ruolo utile per lo sviluppo dell’Italia secondo il 51,7 per cento degli intervistati.
È questa la fotografia dell’orientamento dei lavoratori verso le organizzazioni sindacali che emerge dalla ricerca condotta a dicembre dalla Fondazione Nord Est su un campione di 1.009 intervistati su scala nazionale. Il risultato più significativo?
Complessivamente gli iscritti al sindacato nel 2008 sono il 26,2 per cento del totale dei lavoratori, contro il 41,9 per cento registrato in un’analoga ricerca svolta dalla Fondazione Corazzin nel 1998 su un campione di 1.200 lavoratori. Di più: rispetto a 10 anni fa c’è un 11,6 per cento di persone che ora non è più iscritto, ma in passato lo era.

Sintetizza Daniele Marini, direttore scientifico della Fondazione Nord Est e docente all’Università di Padova: “Per la prima volta abbiamo dei dati che fotografano i cambiamenti avvenuti sul mercato del lavoro, visto che nel campione sono compresi gli atipici, gli irregolari, i senza contratto”. Proprio tra i meno garantiti gli iscritti al sindacato sono pochissimi: il 6,7 per cento del totale nel precariato globalmente inteso (compresi i cosiddetti collaboratori e i lavoratori in nero), poco di più tra quanti hanno un contratto a termine, dove la sindacalizzazione arriva al 13,8 per cento.

Decisamente più alti i livelli di adesione considerando i lavoratori stabili: fra quanti hanno un contratto a tempo indeterminato gli iscritti al sindacato sono il 32,1 per cento e nel settore pubblico arrivano al 43. E per quanto riguarda le fasce d’età? Largo agli anziani: oltre i 55 anni è iscritto il 51 per cento dei lavoratori, mentre tra i 25 e i 34 anni si scende al 13,9 per cento e sotto i 25 anni si crolla al 5,9 per cento d’iscrizioni.
“I sindacalizzati sono per lo più maschi, sopra i 50 anni e impiegati nella pubblica amministrazione” fa notare Marini. Nonostante la crisi di adesione, la maggioranza assoluta del campione (51,7 per cento) pensa che “se i sindacati non ci fossero, le cose in questo Paese andrebbero peggio”.
E il 57,5 per cento ritiene che il governo debba trovare l’accordo con imprenditori e sindacati per le riforme in tema di lavoro, previdenza e stato sociale. Come si spiegano questi risultati, apparentemente contraddittori? Spiega Marini: “Il sindacato non riesce a intercettare le nuove figure del mercato del lavoro, ma nell’immaginario collettivo degli occupati resta sostanzialmente inalterato il ruolo delle confederazioni nel nostro Paese”. Una contraddizione che fa il paio con il giudizio sull’azione del governo sui temi del lavoro: è ritenuta poco adeguata dal 51,4 per cento degli intervistati, per nulla adeguata dal 22,2 per cento.

I NUMERI
Alcuni risultati della ricerca condotta dalla Fondazione Nord Est: 26,2% gli iscritti al sindacato sui 1.009 intervistati. Dieci anni fa in un’analoga indagine gli iscritti erano risultati il 41,9%.
51,7% la quota di lavoratori secondo i quali i sindacati svolgono un ruolo positivo. 43,7% i lavoratori che valutano inutile l’azione di tutela del sindacato; erano al 26,3% nel 1998.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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