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Persona anziana al bar (foto flickr/luiginter)
Una rendita pensionistica in più, oltre a quella di base, e non per vivere meglio, solo per vivere bene. Il problema riguarda migliaia di persone tra i 50 e i 65 anni: ci si ritrova prepensionati, spesso ancora giovani e con la necessità di ridurre le spese con una rendita Inps che, mediamente, fa calare di oltre un quarto le entrate mensili rispetto allo stipendio.
Ma il problema in futuro sarà ancora più forte. Dopo il 2015 chi andrà in pensione subirà infatti un doppio effetto negativo.
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Peggiorano le condizioni dell’economia. Lo ammette anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. “Il 2009 sarà un anno più difficile del 2008″, aprendo i lavori del convegno al Tesoro su ‘imprese-lavoro-banche’, sottolineando che “guardando oltre tutte le congetture siamo e sappiamo di essere in terra incognita”. Per il ministro è “necessario uno sforzo collettivo. Governo, imprese, parti sociali, istituzioni bancarie e finanziarie devono agire per ridurre, per quanto possibile, l’impatto della crisi. Gli obiettivi fondamentali sono due: coesione nella società e conservazione della base industriale”.
Nella crisi economica il “rischio dei rischi” è la stretta creditizia, che minaccia le imprese e l’intero sistema produttivo, ha sottolineato il ministro. “È assolutamente strategico - ha detto - contrastare il rischio dei rischi, la stretta creditizia in cui si avvitano prima le imprese, poi i lavoratori e infine le stesse banche. In questa fase è, all’opposto, strategico aumentare il credito alle imprese sane, non ridurlo alle imprese in momentanea difficoltà. Assicurare adeguata liquidità può evitare la chiusura di imprese che sono in grado di superare la crisi”.
“Se c’è una fase storica in cui il primo comma dell’articolo 47 della Costituzione ha un senso profondo, questa è la situazione”. Tremonti ha infatti spiegato che la scelta di affidare alle prefetture la vigilanza sulle banche e sul territorio deriva proprio dall’attuazione del dettato costituzionale che, all’articolo 47 recita: “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.
Sui cosiddetti Tremonti bond, lo stesso ministro ha affermato che è “inaccettabile dire che il tasso di interesse dell’8,5% è troppo elevato e quindi non servono a niente. Non è vero che alle imprese dovrebbe venire applicato un tasso dell’8,5% maggiorato dalla ricarica delle banche”. Secondo il ministro, invece, i Tremonti bond sono “il canale dell’ossigeno per l’economia. Non sono un debito, ma uno strumento di patrimonializzazione delle imprese, è come se fosse un aumento di capitale che allarga il patrimonio delle banche”.
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“Un sacco di americani in questo momento si stanno chiedendo dove sia il loro piano di salvataggio, e perché dovrebbero rimediare agli sbagli di altri”. Quando il senatore repubblicano Mitch Mc Connell ha detto queste parole in un’intervista televisiva, gli impiegati delle “big three”, le tre grandi compagnie automobilistiche americane, hanno sentito un brivido lungo la schiena. Il piano di salvataggio messo a punto dai leader del Congresso e dalla Casa Bianca non è stato approvato al Senato. Servivano 60 voti, ne sono arrivati 52. Solo 10 senatori repubblicani si sono aggiunti ai democratici. Si tratta dell’ultimo smacco per George W. Bush, ormai apertamente sconfessato dal proprio partito. Ma anche a Barack Obama la decisione del Senato crea più di un grattacapo. Ora per Chrysler e General Motors lo spettro del fallimento assume contorni sempre più reali. Ma anche la terza sorella, la Ford che si era autoesclusa dall’assegnazione di fondi di emergenza (15 miliardi di dollari), non si tratta di un buon segnale. Il piano, approvato dalla Casa Bianca, prevedeva l’ingresso dello Stato nel capitale azionario e la nomina di uno “Zar” dell’auto che avrebbe dovuto sovrintendere all’utilizzo del denaro pubblico e ai piani di ristrutturazione delle industrie. Un’impostazione troppo “statalista” per i repubblicani, che non hanno ascoltato gli appelli di vecchio e nuovo presidente. “Il piano semplicemente non avrebbe funzionato, anche se è fatto in buona fede” ha detto Mc Connell. La speaker della Camera Nancy Pelosi ha scaricato sui rivali politici la colpa del fallimento degli accordi: “Sono degli irresponsabili” ha detto, invitando il Tesoro a “trovare i fondi all’interno di quelli stanziati per il settore finanziario (oltre 700 miliardi) e non ancora utilizzati”. Ma per il ministro in scadenza Henry Paulson non sarà un compito facile. Le borse asiatiche, intanto, hanno reagito negativamente alle notizie dagli Usa: Tokyo chiude con un -5,6%. Ma il vero sconquasso si attende a Wall Street: “Ho paura di guardare le quotazioni oggi” ha detto il leader democratico al Senato Harry Reid.
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Solo per la Torino-Lione sono previsti finanziamenti per 671,8 milioni di euro. E così Bruxelles ha dato il suo via libera ai lavori per l’alta velocità, relativi (per l’Italia) alla citata Torino-Lione, al traforo del Brennero e alla linea Trieste-Divaca. Il vicepresidente della Commissione Ue responsabile per i trasporti, Antonio Tajani, ha annunciato - con un comunicato diffuso a Bruxelles - l’adozione delle relative decisioni.
Nel complesso le decisioni firmate oggi da Tajani sono 11 e riguardano i finanziamenti previsti per il periodo 2007-2013 nell’ambito del programma per le reti transeuropee di trasporto (Ten-T). Oltre all’Italia sono interessati dai progetti finanziati dall’Ue l’Austria, la Francia, la Germania, la Slovenia e l’Ungheria. “Sono particolarmente orgoglioso” ha detto Tajani “di annunciare che oggi la Commissione ha adottato queste 11 decisioni di finanziamento, che contribuiranno in misura decisiva a realizzare la galleria del Brennero e quella del Moncenisio, fra Torino e Lione, e ad avviare la preparazione della linea ferroviaria fra Trieste e Divaca”.
“Investire oggi in infrastrutture di trasporto cruciali per l’Europa - ha aggiunto il vicepresidente dell’esecutivo comunitario - dimostra che l’Unione europea è in grado di rispondere alla crisi economica, nel breve periodo accelerando i progetti di infrastruttura e nel medio periodo realizzando la rete ferroviaria di base che sosterrà la competitività dell’Europa e affronterà la sfida dei cambiamenti climatici”.
“Serve ora un impegno forte da parte degli Stati membri e mi auguro anche una partecipazione dei privati con le garanzie che offrirà l’Ue: il settore delle infrastrutture è il modo migliore per reagire a una crisi economica e finanziaria che non può vedere la stessa Ue e gli Stati membri giocare in difesa”, ha concluso il responsabile per i trasporti Tajani. “Dobbiamo invece” ha aggiunto “giocare all’attacco e reagire a questa crisi sperando che dall’inizio del 2010 ci sia una ripresa. E il sistema della infrastrutture con la realizzazione di opere pubbliche può essere un sistema validissimo”.
Soldi allo sportello
Il decreto anticrisi è stato pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale nella versione definitiva. Che riserva qualche novità. Ma anche molte conferme: rimane la norma che toglie l’Iva agevolata sulle Pay Tv come Sky, portando il balzello dal 10 al 20 per cento. Svelato l’ammontare della manovra, che vale 6,3 miliardi per il 2009, tutti interamente coperti dal provvedimento stesso. Nessuna copertura invece è prevista per il 2008: a scattare subito saranno infatti solo le riduzioni di 3 punti degli acconti di novembre per Ires e Irap, che di fatto rappresentano solo uno spostamento di cassa delle entrate previste. Tra le novità introdotte nella versione definitiva del testo alcune riguardano le tariffe autostradali e il cambio di normativa previdenziale per il Servizio Civile.
L’ammontare dell’intervento anti-crisi è indicato nell’articolo con la copertura finanziaria che - è scritto - è garantita con lo stesso provvedimento. Le misure valgono 6.342 milioni per il 2009: avranno anche una coda da 2.347 milioni nel 2010 e per 2.670 milioni nel 2011. Nasce il fondo per favorire l’accesso ai prestiti da parte delle famiglie alle prese con le spese dovute all’arrivo di un nuovo figlio. Il Fondo, che sarà finanziato con 25 milioni per ciascuno degli anni del triennio 2009-2011, servirà a “favorire l’accesso al credito delle famiglie con un figlio nato o adottato nell’anno di riferimento”. Le risorse proverranno dal Fondo per le politiche della famiglia e i criteri e le modalità di organizzazione e funzionamento del fondo, nonché per il rilascio e l’operatività delle garanzie, saranno fissati con un decreto della Presidenza del Consiglio di concerto con il ministro dell’Economia.
Tasse. Il Fisco sarà più leggero sul trattamento accessorio legato ai fondi di produttività per i comparti della sicurezza, difesa e soccorso pubblico. Vengono stanziati 60 milioni di euro per finanziare, in via sperimentale per il 2009, “una riduzione dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali sul trattamento economico accessorio dei fondi di produttivita” per questi comparti. Lo sconto fiscale, del quale non viene precisata l’entità, sarà però riconosciuto solo a coloro che nel 2008 hanno avuto redditi inferiori ai 35.000 euro.
Tariffe autostradali. Durerà solo 4 mesi il blocco delle tariffe autostradali che nelle bozze del decreto circolate prima dell’approvazione indicavano invece un periodo di 6 mesi. La norma riscrive anche completamente il sistema tariffario del settore autostradale estendendo a tutte le concessionarie la formula che lega gli aumenti tariffari all’andamento dell’inflazione, ma anche agli investimenti effettuati. Viene integrata le norma che riguarda l’applicazione di tariffe agevolate sul gas. Ora potranno essere applicate anche a famiglie con 4 figli e un reddito Isee fino a 20.000 euro.
Pensioni e servizio civile. Viene cancellato l’obbligo della contribuzione pensionistica da parte del Fondo nazionale per il servizio civile. Dal primo gennaio i contributi diventano facoltativi e saranno a carico di colui che dopo aver prestato servizio civile vuole riscattarlo ai fini pensionistici.
Fondi per la scuola. Viene finanziata con 110 milioni per il 2009 la proroga per i lavoratori socialmente utili (Lsu) del settore scolastico.

Più soldi netti in busta paga a fine anno. È questo il sogno del premier e del governo come “regalo di Natale” agli italiani vessati dalla crisi economica internazionale. “Detassare la tredicesima? Ci sono diverse ipotesi, i fondi sono pochi”. Spiega Silvio Berlusconi arrivando alla sede della Confcommercio. Le misure allo studio dei tecnici dell’esecutivo sono diverse. “Stiamo lavorando” spiega il premier, “venerdì avremo questo incontro con il mondo del lavoro. Abbiamo in mente diverse cose che pensiamo possano essere messe in pratica”. Di fronte all’attuale tempesta finanziaria sono allo studio varie ipotesi sulla possibilità di detassare le tredicesime, ma tutto dipende dai fondi a disposizione.
Il premier ha poi affrontato il tema della crisi finanziaria. Il governo è pronto a sostenere, ove richiesto, il sistema bancario italiano. Ma solo se richiesto. “Io sono ottimista. Le Borse sono ripartite e il sistema delle banche è solido. Tuttavia - ha aggiunto - se le banche lo richiedono il governo è a disposizione per intervenire senza però che questo intervento significhi in alcun modo come qualcosa di imposto o di imperativo. Senza che significhi in alcun modo che ci sia alcuna conseguenza per i dirigenti e gli amministratori delegati”.
Il Cavaliere ha quindi ribadito che “il governo è pronto ad assistere le banche alle regole di mercato senza condizioni punitive né per il management né per gli azionisti”. Ad ogni modo, insiste Berlusconi, “il sistema bancario è solido”. “Sempre con la massima libertà da parte delle banche, se gli istituti ritengono di voler aumentare la loro disponibilità liquida e di patrimonio, lo Stato è pronto a intervenire. Lo Stato” ha aggiunto “può sottoscrivere delle obbligazioni, azioni di risparmio o obbligazioni convertibili, che sarà possibile convertire su richiesta delle banche”.

L’ingresso della sede romana della Lehman Brothers
Quanto rischiano i risparmiatori a causa del fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers? Come rivela la tabella che è stata realizzata per Panorama dalla società di analisi Morningstar, la quota percentuale di titoli della banca d’affari Usa nei portafogli dei fondi di investimento venduti in Italia è modesta: al masimo incide per poco più del 2 per cento. In particolare, il fondo italiano più esposto è il Bim azionario con un’incidenza dello 0,87 per cento sul patrimonio. Tra i fondi esteri collocati in Italia, il più esposto è il lussemburghese Db Platinum IV US Value con un peso dei titoli Lehman sul patrimonio del 2,3 per cento.
Ma c’è chi è «obbligazionista» della Leheman senza saperlo. Sono coloro che hanno sottoscritto polizze vita (una cinquantina di prodotti offerti in Italia) od obbligazioni strutturate index linked, che hanno come «sottostante» una obbligazione della banca d’affari americana. In sostanza significa questo: il rendimento di quei prodotti finanziari e dunque il loro valore era garantito dalla Leheman. La quale, essendo fallita, non può più garantire un bel nulla. La speranza dei risparmiatori è che le compagnie di assicurazioni e le banche che hanno collocato questi prodotti mettano mano al portafoglio, anche se non hanno alcun obbligo di farlo, per evitare un donno reputazionale. Insomma, per non perdere la faccia.
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