
Quello che per tutto il 2006 è stato il tormentone sulla fine annunciata della leadership americana nel mondo del’auto, ora è una certezza. La casa giapponese Toyota, annunciando i risultati del primo trimestre 2007, ha confermato di aver sorpassato nelle vendite la General Motors, con due milioni e 348 mila vetture immatricolate in tutto il mondo, contro le due milioni 260 mila auto del colosso Usa. Un sorpasso atteso e che i vertici di Toyota, primo fra tutti il presidente Katsuaki Watanabe, avevano ostinatamente negato, fino a quando la forza delle cifre non li ha costretti a dichiarare che ora Toyota è davvero il numero uno. La riservatezza giapponese è senz’altro un loro modo di essere, ma in questo caso ha pesato maggiormente la preoccupazione di non irritare gli americani, scatenando forme di reazione patriottiche, come a metà degli anni Ottanta. Allora i costruttori americani, GM, Ford e Chrysler, in una crisi forse peggiore di quella attuale, fecero leva proprio sul patriottismo del «buy american», del compra americano. Fino ad episodi quasi ridicoli, come a Detroit, dove un concessionario comprò un’auto giapponese e chiunque passasse poteva tirarci contro una martellata. O ancora: nei negozi Harley-Davidson, un altro mito yankee, ma su due ruote, comparvero cartelloni con frasi del tipo «Preferisco spingere la mia Harley che guidare una mangia riso». La differenza è che i giapponesi oggi hanno capito la lezione e non smettono di sottolineare quanto le loro automobili siano di fatto costruite per la maggior parte negli States e dunque Toyota, con le sue fabbriche, porta ricchezza e occupazione, mentre GM pensiona dipendenti e chiude impianti. In attesa delle contromosse di Richard Wagoner, presidente di GM che ha già detto che non ci sta a passare al secondo posto e vuole far concorrenza a Toyota sui mercati asiatici, bisogna capire quali sono i motivi profondi del successo Toyota. Perché non basta parlare di efficienza costruttiva, costi di produzione ridotti, agilità della rete commerciale. Gli assi giocati dalla casa giapponese sono stati sostanzialmente due: la grande, quasi assoluta affidabilità delle sue auto (che si non si rompono quasi mai, meglio delle tedesche) e una grande attenzione all’ambiente con l’offerta delle prime auto ibride, più ecologiche, con doppio motore elettrico-termico. L’insieme di questi fattori ha promosso nella testa dei consumatori l’immagine di una Toyota leader nelle tecnologie più avanzate e nella perfezione costruttiva. Due valori che hanno fatto premio sull’estetica delle auto giapponesi, spesso, come la best seller Camry (foto sotto), francamente poco intriganti. Ma gli americani (e molti europei) ormai ragionano così: preferiscono guidare un’auto che non si ferma mai, anche mangiariso, piuttosto che spingere una bellezza mal costruita.

- Giovedì 26 Aprile 2007
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