Assicurarsi che il personale disponga degli strumenti necessari per riuscire in un mercato sempre più difficile e competitivo è fondamentale per le start up e per le società emergenti. Ed è decisivo formare e tenersi stretto uno staff capace e consolidato: è questo che spesso segna la differenza tra il successo e il fallimento. Ma è un obiettivo tutt’altro che facile, poiché le aziende raramente possono permettersi di concedere al personale tempo libero per la formazione. Tuttavia privare i collaboratori della necessaria formazione è un risparmio illusorio. Continua

In base alla mia esperienza, il successo di un imprenditore dipende da una particolare combinazione di doti personali e abilità istintive che, per la gran parte, possono essere perfezionate solo sul campo. Un’istruzione formale non è sufficiente. È fondamentale che manager e Ceo esperti si offrano di formare giovani imprenditori nelle loro comunità. È uno dei modi più concreti e gratificanti con cui i dirigenti di successo possono promuovere la crescita economica della loro regione consultando le università locali, i gruppi industriali e i centri di sviluppo delle piccole aziende. Continua

Una immagine d'archivio del Forum della P.A. del 25 maggio 2007. I sindacati dicono no ai prepensionamenti nelle pubbliche amministrazioni e chiedono al governo di pensare piuttosto a stanziare in Finanziaria risorse per i rinnovi dei contratti pubblici in scadenza a dicembre 2007. ANSA/ ETTORE FERRARI /DC
Sergio Carbone
Anche per le aziende operanti nei servizi pubblici locali sono in arrivo risorse per finanziare la formazione continua dei dipendenti. Dovrebbe ormai essere imminente, infatti, la pubblicazione del primo avviso del Fondo Formazione Servizi Pubblici Industriali. Il Fondo, cui aderiscono già circa 500 aziende, è stato costituito da Confservizi (la Confederazione dei servizi pubblici locali cui aderiscono Asstra, Federambiente e Federutility) e CGIL, CISL e UIL ed è stato autorizzato ad operare dal Ministero del Lavoro con decreto del 27 settembre 2010. Continua

La formazione, secondo gli esperti, è uno dei fattori chiave per l'innovazione delle imprese
Quanta formazione si fa nelle aziende italiane? Negli ultimi anni sempre meno: la crisi internazionale ha portato le aziende, soprattutto le Pmi, a ridurre l’investimento in corsi di formazione, diminuiti di un terzo nel 2009 rispetto all’anno precedente. Continua
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di Alessandra Gerli
Nutella e asili nido, cioccolatini Rocher e centri di formazione per il volontariato, confetti Tic tac e centrali di energia verde. Famosa in tutto il mondo come azienda alimentare, la Ferrero ha anche un’altra faccia, molto meno nota. Ma che ha contribuito a farle conquistare il titolo di azienda con la migliore reputazione al mondo conferitole dal Reputation institute di New York.
Da Alba alla conquista del mondo, con dolcezza
Partita da Alba, nelle Langhe, a Seconda guerra mondiale appena terminata, la Ferrero è diventata il quarto gruppo dolciario del mondo, alle spalle di Nestlé, Mars e Philip Morris. Base in Piemonte e holding in Lussemburgo, è presente ovunque, dalla Germania (dove la prima fabbrica risale al 1956), all’Australia, dagli Stati Uniti all’India.
Oggi l’impero della Nutella e degli ovetti Kinder conta 38 società operative, 11 stabilimenti all’estero e quattro in Italia, 21.600 dipendenti e un fatturato di oltre 6,2 miliardi di euro.
Un Cavaliere invisibile al comando
Al comando, una famiglia che ha fatto del culto del riserbo un marchio di fabbrica: l’invisibile cavalier Michele Ferrero, nato a Dogliani, Cuneo, nel 1925 (l’uomo più ricco d’Italia nella classifica 2009 della rivista Forbes, che gli attribuisce un patrimonio di 9,5 miliardi di dollari) con i figli Giovanni e Pietro, alla guida del gruppo da 12 anni.
L’altra faccia di Nutellopoli è un impegno sociale poco noto che unisce industria e filantropia, etica del lavoro e paternalismo illuminato. Non carità, né opere pie, ma asili e miniclub d’impresa in Italia e Francia, un college in Messico, campi da calcetto e da tennis nella sede lussemburghese, buoni sconto nei supermercati per i dipendenti di Ecuador e Argentina.
Di fronte alla fabbrica di Alba da 25 anni, e ora anche a Francoforte e in Francia, ci sono le sedi di una fondazione pro ex dipendenti in pensione. Gli anziani Ferrero, come li chiamano i colleghi ancora al lavoro, vi trovano assistenza medica e palestre, corsi e occasioni culturali, viaggi e pellegrinaggi, persino un addestramento al volontariato, che li ha portati a prestare aiuto tra i profughi in Albania e i terremotati in Abruzzo.
Energia alternativa e impegno sociale
Ecologicamente corretti sono l’impianto fotovoltaico costruito a Balvano, in Basilicata, che converte i raggi del sole in energia, e quelli di cogenerazione delle altre fabbriche in Italia, Germania, Belgio e Polonia.
L’iniziativa forse più originale sta nelle cosiddette imprese sociali. Sono imprese a tutti gli effetti, centri di confezionamento che occupano in tutto 1.000 persone, messe in piedi però con intenti solidali: creare posti di lavoro nelle zone povere del mondo, fabbricare prodotti compatibili con le esigenze alimentari e la capacità di spesa degli abitanti, investire parte dei proventi in progetti sanitari ed educativi. La prima è stata inaugurata in Camerun nel 2004. Poi è stata la volta di Sud Africa e India. Ora sta per aprire la prima Ferrero, sociale, d’Egitto.

Lo stipendio non viene pagato da sei mesi così come la tredicesima dello scorso anno. La cassa integrazione è stata firmata ad agosto ma, a detta degli stessi sindacati, non si sa bene che fine abbia fatto. Nonostante tutto gli oltre settanta dipendenti dello Ial Cisl Veneto, l’ente di formazione promosso dalla Cisl, non hanno mai smesso di lavorare.
Il debito dichiarato a dicembre 2006 è di circa sei milioni di euro ma oggi, secondo qualche sindacalista interno, potrebbe sfiorare i dieci milioni. Una realtà come tante, si potrebbe dire. Se non fosse che a difendere i lavoratori ci sono le stesse persone che rappresentano l’azienda e che un ente di formazione non può fallire ma solo chiudere. Una crisi, quella dello Ial Cisl Veneto, che la stessa segretaria regionale del sindacato, Franca Porto, definisce profonda. “Non ci sono i soldi. C’è poco da dire quando ti trovi a dover scegliere se pagare gli stipendi o tagliare luce e telefono”. Molto più ottimista Graziano Trerè, amministratore unico dello Ial nazionale, che personalmente si è occupato della situazione veneta: “Pagheremo gli stipendi entro un mese, il tempo necessario per riaprire le linee di credito con le banche grazie a un fondo di garanzia nazionale che stiamo per costituire”. Una novità incoraggiante per i dipendenti e per un numero imprecisato di collaboratori, forse un centinaio, che aspettano di essere pagati.
La verità è che i dipendenti dopo tante promesse non mantenute da parte dello Ial ora ci vanno con i piedi di piombo. L’Ente aveva anche promesso (firmando un accordo a settembre) che avrebbe anticipato i soldi della cassa integrazione ma non sono mai arrivati e poi, da mesi, che avrebbe saldato i debiti con i lavoratori. Le busta paga, però, sono ferme a febbraio. Dallo Ial si difendono denunciando la drastica riduzione dei finanziamenti europei e di conseguenza di quelli della Regione che li eroga. Dall’altro lato molti dipendenti accusano l’Ente di aver gestito in modo “pessimo” i fondi e di aver portato così lo Ial alla bancarotta.
“Non abbiamo più alcuna certezza”, racconta Franco Piazzi, rappresentate sindacale Uil e dipendente Ial da trent’anni, “e ora stiamo pagando gli errori della precedente gestione. In media ogni lavoratore vanta un credito di oltre diecimila euro”. Più cauto Antonio Giacobbi, segretario generale Flc Veneto: “Lo Ial ha risentito di una cattiva gestione, è passato troppo tempo ora è il momento delle risposte”. L’unico spiraglio di luce è il distacco di circa trenta persone che si occupano di prima formazione ricollocate temporaneamente in un altro ente (Ficiap). Per loro lo stipendio, il mese prossimo, è assicurato. La sorte degli altri trenta è affidata al sindacato. E alla generosità delle banche.