
Altro che abolizione dell’Ici.
Il premier Romano Prodi non prende neanche in considerazione la proposta di altri esponenti di governo (leggi Francesco Rutelli) di eliminare la tassa sulla prima casa che a partire da quest’anno si paga addirittura prima.
La scadenza per il versamento dell’acconto Ici del 2007 è stata anticipata al 18 giugno, rispetto al vecchio termine del 30 giugno. Il saldo dovrà essere versato entro il 17 dicembre anziché il giorno 20. Come sempre, i contribuenti potranno pagare l’intero importo entro la scadenza dell’acconto. Devono pagare l’Ici i proprietari di immobili, aree edificabili e terreni agricoli.
Nessuna modifica sostanziale per il calcolo dell’imposta comunale. Per trovare la base imponibile si deve prendere in considerazione la rendita catastale e rivalutarla del 5%. La rendita va poi moltiplicata per i seguenti coefficienti: 100 per le abitazioni, box e magazzini; 50 per gli uffici, studi e capannoni e 34 per i negozi. Sulla base imponibile, si applicano le diverse aliquote decise dai comuni che possono variare tra il 4 e il 7%.
Per il pagamento si può utilizzare l’apposito modulo di conto corrente o il modello F24 (qui il .pdf scaricabile anche dal sito dell’Agenzia delle Entrate). Il versamento può essere effettuato in banca o in via telematica attraverso la delega di versamento unica. Il pagamento online è possibile anche dal sito di Poste Italiane.
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Il governo trova l’accordo su come utilizzare il tesoretto (l’extragettito che arriva dalle maggiori entrate fiscali) e così il presidente del Consiglio Romano Prodi può guardare fiducioso allo sblocco della vertenza sul contratto degli statali.
Per trovare la quadratura del cerchio, ci sono volute due ore, attorno al tavolo di Palazzo Chigi. Presenti: il premier Romano Prodi, il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, i vicepremier Massimo D’Alema e Francesco Rutelli, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta. La squadra di governo conferma quindi “la volontà di concentrare l’azione politica per accentuare la crescita del Paese e la necessità di aumentare lo sviluppo economico italiano”.
Questa la rotta generale, ma nell’incontro premier e ministri hanno fatto di più: “Abbiamo trovato un accordo completo - spiega Prodi - sulle direzioni verso cui dirigere queste risorse”. Cioè: è stata trovata la road map dei prossimi mesi: al più tardi, entro quindici giorni, il Consiglio dei ministri darà il via libera al piano casa, mentre per il 28 giugno giugno arriverà l’ok al Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria). E per scongiurare lo sciopero generale (per ora confermato) del primo giugno, vicinissimo all’importante appuntamento elettorale di fine maggio, il governo propone un aumento di 101 euro con l’allungamento della durata dei contratti degli statali da due a tre anni a partire dal 2008. I soldi verrebbero stornati dal tesoretto fiscale, anche se Padoa-Schioppa ha ribadito la sua contrarietà.
Il contratto del pubblico impiego verrebbe comunque dopo le priorità individuate durante la riunione: con al primo posto le pensioni più basse. Precari, ammortizzatori sociali “per i disoccupati o chi vive in condizioni di particolare disagio” chiudono il primo capitolo; “infrastrutture, innovazione e ricerca, il Piano casa e le politiche a sostegno della famiglia” sono, invece, gli altri punti chiave. Le strade a cui verrà destinato il tesoretto entreranno, quindi, a far parte del Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria). Ma il Dpef disegna il profilo dei conti pubblici su cui verrà elaborata la legge finanziaria. Però del 2008. In altre parole, le misure tratteggiate dal premier finiranno nella Finanziaria del prossimo anno; e saranno, pertanto, fruibili a partire dal 1° gennaio 2008.
E poi: a quanto ammontano le risorse a disposizione? “Vedremo”, risponde. Sembra, infatti, che per vincere le resistenze di D’Alema e Rutelli ad accogliere una dilazione al prossimo anno della restituzione del tesoretto, il premier abbia fatto uscire dal cilindro due argomenti. Il primo, caldeggiato da Padoa-Schioppa: la Commissione europea, applicando il Patto di stabilità, considera che ogni euro di maggior gettito debba andare a riduzione del deficit. Insomma, il tesoretto di quest’anno deve andare a riduzione dell’indebitamento: tant’è che la commissione prevede per quest’anno un deficit al 2,1%, che sconta la contabilizzazione dell’extragettito.
Il secondo. Da calcoli più approfonditi fatti dal ministero dell’Economia sembra che il maggior gettito disponibile non sia di 10 miliardi di euro, ma sia più alto: intorno ai 12 miliardi di euro. Di questi, sempre 7,5 (pari allo 0,5% del pil: la manovra chiesta dall’Ue) destinati a riduzione del deficit. Ne rimarrebbero a questo punto, non più 2,5; bensì 4 miliardi. Anche se, come più volte sostenuto da Padoa-Schioppa, qualunque sia l’esatto ammontare dell’extragettito, questo potrà essere fotografato dalla finanza pubblica soltanto in giugno con il Bilancio d’assestamento. E solo dopo essere stato contabilizzato potrà - eventualmente - essere speso.
Le elezioni, però, sono domenica prossima…
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Mentre il vice premier, Francesco Rutelli, chiede a gran voce l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e il premier, Romano Prodi, gli risponde di portar pazienza e di rinviare tutto all’anno prossimo (con la Finanziaria 2008), va avanti la riforma del catasto, un provvedimento che al di là delle dichiarazioni ufficiali e delle rassicurazioni, potrebbe riservare sorprese amare all’80 per cento circa delle famiglie proprietarie di una casa. Quando Panorama rivelò che si stava profilando il rischio molto concreto di un aumento generalizzato dell’Ici (qui la guida del Dipartimento per le politiche fiscali), proprio per effetto della sostanziale modifica dei criteri catastali, il sottosegretario Alfiero Grandi (Ds), che al ministero delle Finanze segue in particolare la delicata partita delle tasse sulla casa, cercò di rassicuare i possessori di immobili dichiarando all’Ansa che l’operazione in corso sarebbe avvenuta in un regime di “invarianza di gettito” e che comunque era improntata a criteri di giustizia.
Avvertendo inoltre che se fosse salito il valore delle rendite per effetto della revisione degli estimi, sarebbero state abbattute le aliquote Ici in modo tale da non penalizzare, appunto, i proprietari di case. A questo proposito promise che per evitare inutili sospetti e polemiche, il governo avrebbe concordato con la relatrice della legge, Donatella Mungo, di Rifondazione comunista, gli emendamenti opportuni.
Ora quegli emendamenti sono stati presentati, ma la sostanza non è cambiata di una virgola, anzi il rischio che gira e rigira una revisione degli estimi così come viene realizzata possa portare ad un aumento dell’Ici non solo resta, ma diventa sempre più concreto.
Per aggiornare la valutazione degli immobili ed evitare quelle stridenti sperequazioni che in realtà esistono e che in alcuni casi portano un proprietario di una casa di lusso nel centro cittadino a pagare meno di un proprietario di un immobile normale in un quartiere periferico, la via maestra potrebbe essere quella della revisione del classamento degli immobili.
Possibilità concessa ai comuni con la legge Finanziaria di alcuni anni fa firmata dall’allora ministro del Tesoro, Domenico Siniscalco, ma di cui si sono avvalsi pochissimi sindaci di grandi città.
La revisione degli estimi affidate per legge alle amministrazioni comunali che nello stesso tempo hanno il potere di fissare anche l’entità dell’aliquota nell’ambito di un range imposto dallo Stato rischia, invece, di creare le premesse per un aumento generalizzato della tassa.
In altre parole, sembra un modo concesso ai comuni di fare cassa tutte le volte che ne hanno necessità. E siccome molti comuni si trovano in condizioni finanziarie non proprio floride c’è il rischio che l’Ici venga scambiato per una specie di bancomat comunale.