
Il terminale adriatico di Rovigo (Credits: Ansa)
UPDATE: Alle14.52 è in netto calo anche la produzione del rigassificatore di Panigaglia, dopo quello di Rovigo. Il terminale di Gnl Italia registra una produzione pari a 1,2 milioni di metri cubi, contro i previsti 6,1. Secondo i dati di Snam, relativi alle 14 di oggi, la struttura ligure registra quindi una flessione di 5 milioni di metri cubi, pari all’81%.
Bisogna diversificare le fonti di approvvigionamento. L’emergenza gas decretata ieri dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha riproposto con forza questo tema sul fronte del gas che è il combustibile principe su cui ha puntato l’Italia dopo l’addio al nucleare. Continua

Un impianto Gazprom in Siberia (Credits: Imagoeconomica)
Prima il freddo polare che investe l’Italia e da giorni non dà tregua, poi la riduzione fino al 30% di importazioni di gas dalla Russia, infine il rigassificatore di Rovigo che va in tilt a causa del mare mosso che impedisce alle metaniere con gas liquido di attraccare. È questo il preoccupante scenario in cui il ministero dello Sviluppo economico ha deciso di attivare una prima procedura d’emergenza che prevede di far funzionare le centrali elettriche non più a metano ma con olio combustibile, il tutto per garantire le forniture di gas alle famiglie. Continua

(foto Impulsiv/Lapresse)
Stando alle indiscrezioni di Quotidiano Energia l’Eni sta svuotando il gasdotto Greenstream, che collega la Libia alla Sicilia, per metterlo in sicurezza. Non solo. Il ministro Frattini ha aggiunto che gli risultano «riduzioni dell’erogazione del petrolio dalla Libia», nostro primo fornitore con una quota pari al 23%. Continua

(foto Impulsiv/Lapresse)
La novella della (possibile) separazione proprietaria di Snam Rete Gas da Eni è tornata alla ribalta nelle ultime settimane. Lo scorso anno erano stati in molti a chiedere lo split tra le due società, dall’Autorità per l’energia al fondo attivista americano Knight Vinke, che detiene l’1% di Eni. E pochi giorni fa il numero uno di San Donato, Paolo Scaroni, che aveva sempre risposto picche a questa proposta, sembra averci ripensato. Continua

Gasdotti (foto Yan Ping/XinHua/Xinhua Press/Corbis)
È l’effetto domino applicato al
Grande gioco dell’energia. Conquistato il primo, cadono a uno a uno tutti gli altri paesi come i pezzi del domino. Ora tocca alla Francia, poi, entro la fine dell’anno, alla Croazia e probabilmente all’Austria.
In precedenza avevano ceduto la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria, la Grecia, la Slovenia e soprattutto la Turchia. Risultato: nel nuovo «Great game» del gas, l’oro azzurro che deve riscaldare le case degli europei, vince la Russia.
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- pbuo
- Mercoledì 2 Dicembre 2009

Paolo Scaroni mette un’altra ipoteca alla sua riconferma all’Eni. Il manager, arrivato alla guida del colosso italiano degli idrocarburi con il governo Berlusconi, si è saputo conquistare anche la fiducia del nuovo esecutivo, rimanendo ben saldo alla poltrona che fu di Enrico Mattei.
Il premier, Romano Prodi, con il suo insediamento a Palazzo Chigi più di un anno fa non ha fatto largo ricorso alle logiche dello spoil system, ma quando si parla di rinnovi le cose potrebbero cambiare. Il mandato di Scaroni all’Eni scade nella prossima primavera e, prima di entrare nel semestre bianco che porterà al rinnovo di tutte le cariche sociali del cane a sei zampe, sta giocando tutte le carte per assicurarsi la riconferma per altre tre anni a capo della più grande azienda a controllo pubblico italiano. Nel suo passato resta un patteggiamento per tangenti nel bel mezzo di mani pulite, ma prima l’incarico all’Enel e poi la poltrona all’Eni dovrebbero sciogliere gli ultimi dubbi sul fatto che Scaroni sia l’uomo giusto per consolidare i successi del gruppo raggiunti finora nel mondo. Per non lasciare nulla di intentato, Scaroni ha comunque chiuso nello scorso fine settimana un altro importante accordo con la russa Gazprom per la realizzazione del South Stream, un sistema di nuovi gasdotti che collegheranno la Russia all’Unione Europea attraverso il Mar Nero (nella foto è con il ministro Bersani nel corso della conferenza stampa). L’accordo prevede lo studio della fattibilità tecnica ed economica del progetto e definisce la modalità di collaborazione tra le due società per la progettazione, finanziamento, costruzione e gestione tecnica dei gasdotti. Il South Stream, nel tratto offshore, prevede l’attraversamento del Mar Nero dalla costa russa di Beregovaya a quella bulgara con un percorso complessivo di circa 900 chilometri e profondità massime di oltre 2.000 metri. Per il tratto onshore, dalla Bulgaria sono allo studio due diversi percorsi, uno verso Nord Ovest e l’altro verso Sud Ovest. Il fatto di avere chiuso un nuovo accordo che assicura più gas all’Italia, chissà se basterà a mettere un freno agli appetiti di chi mira a rispedire Scaroni a Londra dove si è fatto le ossa prima di approdare all’Enel e poi all’Eni?