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Gazprom

Dopo il calo delle forniture di gas degli ultimi dieci giorni, ancora oggi continuano ad essere inferiori alle attese i flussi in arrivo dalla Russia. Secondo i dati pubblicati sul sito di Snam Rete Gas, le forniture in ingresso a Tarvisio si discostano del 12,4% rispetto alle previsioni. Sono infatti in arrivo 93,8 milioni di metri cubi di gas contro i 107,1 programmati. In calo del 4,9% anche il gas proveniente dal Nord Europa attraverso Passo Gries. A questo proposito ecco l’articolo sul numero di Panorama in edicola.
di Franca Roiatti
Nelle ore di gelo siberiano è scattato l’allarme gas. I rubinetti della Gazprom si sono parzialmente chiusi e l’Italia ha avuto paura di restare al freddo. Venerdì 3 febbraio le importazioni di gas dalla Russia (dalla quale arriva oltre il 20 per cento delle nostre forniture) erano in calo del 28,9 per cento. Continua

Impianti di estrazione del gas di Gazprom in Siberia (Credits: Imagoeconomica)
Fantageopolitica. Liquida così Matteo Verda, ricercatore dell’Università di Pavia e dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, nonché autore del libro “Una politica a tutto gas”, le voci circolate in queste ore secondo cui il taglio delle forniture di gas dalla Russia, che ha causato l’emergenza nel nostro Paese, sarebbe inquadrabile anche in una sorta di ricatto di Gazprom verso l’Europa per spingerla alla costruzione di nuovi gasdotti.
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(foto Impulsiv/Lapresse)
Stando alle indiscrezioni di Quotidiano Energia l’Eni sta svuotando il gasdotto Greenstream, che collega la Libia alla Sicilia, per metterlo in sicurezza. Non solo. Il ministro Frattini ha aggiunto che gli risultano «riduzioni dell’erogazione del petrolio dalla Libia», nostro primo fornitore con una quota pari al 23%. Continua

Raffineria russa (Credits: Ansa)
La Russia vuole a tutti i costi fare affari con l’Asia. Mosca non fa parte di nessuna organizzazione regionale asiatica, con l’eccezione dei Six party talks, anche se quest’ultimo è un tavolo negoziale più che un’organizzazione vera e propria.
Il Cremlino inizia a essere stanco di avere un ruolo così marginale in Estremo Oriente, ma Gazprom sembra aver trovato la strada giusta per guadagnare fette di mercato e simpatie in Asia. Continua
- Tags: Eni, gasdotto, Gazprom, Germania, Italia, north-stream, Russia, schroeder-gerhard, Silvio-Berlusconi, South-Stream, Vladimir-Putin
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(foto Impulsiv/Lapresse)
Partita aperta in Europa nel risiko dei gasdotti. A vincerla, con molta probabilità, oltre alla Russia sarà anche la Germania. I paesi Ue nei prossimi anni avranno bisogno di maggiori importazioni di gas, di cui sono sprovvisti (le risorse interne sono irrisorie).
Secondo le ultime stime del colosso russo Gazprom, circa il 12% in più nel 2020 rispetto al fabbisogno attuale. I paesi fornitori si chiamano Russia, Algeria, Libia, Norvegia e Azerbaijan.
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Oggi Silvio Berlusconi va a Sochi per incontrare il premier russo Vladimir Putin e discutere con lui di diversi temi, ma soprattutto di energia. Alla presenza dei due premier Paolo Scaroni, Ad di Eni e Alexej Miller, alla guida di Gazprom, dovrebbero firmare l’accordo finale su South Stream.
In realtà l’accordo avrebbe dovuto essere già firmato il 7 aprile, al Forum economico italo-russo a Mosca, ma è slittato per l’assenza di Berlusconi che era in Abruzzo sui luoghi del terremoto. Nonostante sia passato del tempo, ci sono ancora divergenze tra due partner del progetto. Eni vorrebbe avere più poteri sul territorio di passaggio, sul marketing e la distribuzione, e vorrebbe dividere i profitti di 10 miliardi di metri cubi di gas al anno. Gazprom ha disposto condividere una fetta di soli 6 miliardi e di limitare la comune distribuzione solo all’Italia.
Le trattative andranno avanti fino all’ultim’ora, le parti vogliano arrivare ad un accordo non facile. Che, in ogni caso, ci sarà, e si potrebbe iniziare subito la realizzazione del progetto, faccendo un passo avanti rispetto ad un altro gasdotto, Nabucco, che evita il territorio della Russia.
Il Summit energetico “South corridor - new silk way” tenutosi a Praga il 8 maggio ha rianimato il progetto Nabucco. L’accordo è stato firmato da Egitto, Azerbaijan e Georgia, con si formale della Turchia e la firma probabilmente il 25 giugno da Ankara. Ma non hanno siglato l’accordo i principali produttori di gas, Kazakistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, ha minimizzato, spiegando che - pur senza firma - l’interesse a negoziare da parte dei paesi in questione esiste. Ma dietro le parole c’é la preoccupazione, visto che Turkmenistan e Kazakistan da tempo stanno negoziando con la Russia, che mira ad acquisire tutto il gas della regione del Caspio per poi esportarlo a sua volta in Europa. Infatti per gli osservatori e la stampa russa, i risultati di questo summit mostrano che “Nabucco è ancora sensa gas, con i tubi vuoti”.
Come scrive il quotidiano economico russo Kommersant, una fonte di Gazprom sottolinea che l’Eni “non ha apprezzato”come doveva che Gazprom senza grandi discussioni ha comprato il 20 per cento di GazpromNeft per 4,1 miliardi di dollari (quasi il doppio del prezzo di mercato) e “chiede ancora di più”. Infatti, come cita Kommersant, in Gazprom stanno “seriamente pensando, se comprare la quota di maggioranza in Severenergia da Enel pel 1,2 miliardi di dollari o lasciare questo business agli italiani e vedere come loro riusciranno farele estrazioni in Siberia” (con meno 60 gradi sotto zero). Anche questo accordo doveva essere firmato il 7 aprile scorso ma è slittato in data da definirsi.
Eni e Gazprom hanno firmato l’accordo per la realizzazione del South Stream, un sistema di gasdotti che collegheranno Russia ed Europa attraverso il Mar Nero il 23 giugno del 2007. Il 18 gennaio 2008 hanno costituito la società South Stream AG (50% Eni, 50% Gazprom), operatore del progetto. Adesso Gazprom ha firmato accordi con Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia per la realizzazione sul loro territori i gasdotti, per partire da 2015 con capacità 30 miliardi di metri cubi di gas al anno. Ma per Mikhail Korchemkin, presidente di East European Gas Analysis, “adesso il progetto South Stream economicamente non conviene a Gazprom”.

Sembrava che, dopo la firma di un accordo sugli osservatori europei una parte della crisi sarebbe stata risolta. Rimaneva l’infinita disputa russo-ucraina sul prezzo di gas. Invece la crisi si sta allargando.
Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha alzato i toni e minacciato che, se l’accordo fra Russia e Ucraina non verrà messo in pratica “con urgenza”, la Commissione darà via libera per procedere per vie legali ad un’azione concertata. “È una questione incredibile e inaccettabile. Ci sono cittadini di alcuni Stati Ue che dopo una settimana sono ancora senza gas”, ha affermato Barroso. “Russia e Ucraina stanno mostrando di non essere in grado di fare fronte ai propri impegni e potrebbero non essere più considerate partner affidabili per la fornitura energetica”. E stanno partendo le prime querele. L’ente di Stato energetico serbo ha ricevuto dal governo via libera per un’azione legale contro l’Ucraina. Invece la Greek Public Gas Corporation (DEPA) annuncia azioni legali con richiesta di danni per un miliardo di euro contro Gazprom. “Gazprom ha perso 1,1 miliardi di dollari dall’inizio della crisi, non possiamo perdere di più”, ha detto ieri il presidente russo Dmitry Medvedev. I sostenitori dell’una o dell’altra parte stanno crescendo.
Yulia Timoshenko ha dichiarato ieri che le negoziazioni sono saltate per colpa di alcuni politici ucraini: “Le trattative procedevano con successo dal 2 ottobre, per il prezzo di gas a 235 dollari e di transito a 1,7-1,8, ma sono state bloccate da alcuni politici ucraini, che vorrebbero conservare ruolo della RosUcrEnergo“.
Su ruolo di questo misteriosio trader ha parlato fine settimana scorsa, al incontro con stampa estera, anche Vladimir Putin. ” Il 50 % di RosUcrEnergo è di Gazprom, l’ altro 50 %, è la parte ucraina, appartiene a un gruppo di persone fisiche, con signor Firtesh, che non ho mai incontrato e mai visto. Noi possiamo concludere il contratto direttamente con Naftogaz, ma non ce lo fanno fare”. Putin ha cercato di essere molto chiaro anche su prezzi di gas. “Non so se svelo un segreto, ma noi compriamo gas dal Asia Centrale a prezzo medio di 340 dollari per mille metri cubi. Se aggiungere il costo di trasporto, sulla frontiera russa-ucraina questo gas arriva ad un prezzo di 375 dollari. E malgrado di questo, Gazprom ha fatto un’ offerta da 250 dollari il 31 dicembre. Che non è stata accettato”. Poi ha parlato anche di un prezzo medio per l’ Europa, che sta adesso intorno a 418 dollari. Ma i paesi confinanti con l’Ucraina pagano un prezzo medio di 470 dollari (cifra a cui lo rivendeva l’ Ucraina, sfruttando il gas economico russo).
Putin ha cercato di sciogliere nodi anche sul contratto di transito. “Ho qui la copia di contratto, potete vedere tutti. Valido fino al 31 dicembre 2010…” E’ chiaro, dice, che il gas tecnologico (necessario per funzionamento del sistema gasdotti, circa 21 milione di metri cubi al giorno) “l’Ucraina deve prenderlo dalle sue risorse”. “Il prezzo di mercato di transito in Europa è di 3,4 dollari per 1000 metri cubi per 100 km. Noi siamo pronti a pagare il prezzo di mercato su transito, se i partner ucraini pagano il prezzo di mercato per il gas”.
Ma a parte la disputa economica, si scopre l’elemento politico. Alexander Medvedev, vice presidente di Gazprom (nessuna parentela con Dmitry Medvedev) azzarda: “sembra che questo Musical, che si sta svolgendo in Ucraina, sia stato diretto da un altro paese”. I danni d’ immagine per i due paesi sono infatti enormi. A chi conviene?