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United Auto Workers: la riscossa in America del «compagno» Bob King

United Auto Workers: la riscossa in America del «compagno»  Bob King

Quando lo accusano di voler collaborare con le aziende automobilistiche contro cui dovrebbe combattere, Bob King, dallo scorso giugno presidente del potente sindacato United auto workers (Uaw), risponde che il suo obiettivo è ben altro. Nei prossimi 4 anni, quanto dura il suo mandato, intende cambiare per sempre la faccia di un’organizzazione che per 75 anni si è occupata solo di migliorare le condizioni dei lavoratori di Chrysler, General Motors e Ford, salvo poi ritrovarsi ad accettare duri sacrifici per sopravvivere alla crisi. Continua

La crisi continua per i grandi dell’auto americani

Credits La Presse

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Tempi duri per l’industria dell’automobile americana, travolta dalla crisi economica internazionale che si è fatta sentire in maniera particolarmente pesante sul mercato delle quattro ruote. Continua

È arrivato il capolinea per la Saab?

La nuova Saab 9-3X (Credits: LaPresse)

La nuova Saab 9-3X (Credits: LaPresse)

Sembra giunta l’ora per la casa automobilistica svedese Saab. Travolta dalla crisi economica, infatti, l’americana General Motors, che ne detiene il controllo, ha tentato invano di cederla alla Koenigsegg, un’altra società svedese specializzata nella produzione di vetture sportive molto simili alle nostre Lamborghini. Continua

Gm in bancarotta. Dopo regno di 77 anni, rinasce come “Government Motors”

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General Motors volta pagina: quella che è stata per 77 anni la prima casa automobilistica al mondo farà bancarotta, mettendo così un punto alla sua storia poco più che centenaria. Si chiude un’era per l’industria dell’automobile americana. GM per decenni è stata la più grande impresa americana arrivando a occupare oltre un milione di dipendenti con gli stipendi più alti tra gli anni ‘50 e ‘60 creando quella middle class che ha rappresentato il principale fattore di sviluppo economico degli Stati Uniti.
Ora si ritroverà con il Governo primo azionista, con una quota del 60% a fronte di ulteriori aiuti per 30,1 miliardi di dollari: alcuni osservatori già chiamano ‘Government Motors’ la società che emergerà dalla bancarotta.
“Manterremo la quota non più del necessario” spiegano dall’amministrazione Obama, precisando che il Governo “non intende interferire o esercitare controllo sulla gestione giornaliera. Nessun rappresentate del Governo sarà impiegato nel consiglio di amministrazione o nella societa”‘.
Gm farà ricorso al Chapter 11, sezione 363 (quella che nel codice fallimentare statunitense prevede una vendita rapida dgeli asset il cui valore rischia di essere azzerato in caso di bancarotta prolungata), fra poche ore, prima dell’apertura di Wall Street, presso il Tribunale di New York, quello che già ospita il caso Chrysler.
La bancarotta di Gm, data la sua taglia e la sua maggiore complessità, durerà più a lungo di quella della più piccola delle case automobilistiche di Detroit: l’amministrazione prevede 60-90 giorni.
Per facilitare nell’ambito del processo di bancarotta la vendita degli asset della vecchia Gm a una nuova società, il Tesoro concederà un finanziamento debtor-in-possession pari a 30,1 miliardi di dollari. Oltre a questi fondi “il Tesoro non prevede ulteriore sostegno finanziario per Gm. Anche in uno scenario particolarmente conservativo riteniamo - osservano dall’amministrazione - che i fondi siano sufficienti per far tornare Gm a crescere. Anche perchè quella delineata è una soluzione permanente per Gm”. Oltre a una quota di circa il 60%, il Tesoro riceverà 8,8 miliardi di dollari fra debito e azioni privilegiate.
Alla ristrutturazione di Gm parteciperà anche il Canada.
Ottawa e il Governo dell’Ontario stanzieranno finanziamenti per 9,5 miliardi di dollari. In cambio riceveranno il 12% della nuova Gm, oltre a circa 1,7 miliardi di dollari fra debito e azioni privilegiate.
L’amministrazione plaude agli sforzi effettuati dal sindacato United Auto Worker (Uaw), il cui fondo Veba si troverà a controllare il 17,5% di Gm con l’opzione di salire di un ulteriore 2,5%. Il Veba, che potrà nominare un direttore indipendente al consiglio di amministrazione ma che non godrà di diritti di voto, riceverà anche 6,5 miliardi di dollari di azioni privilegiate con un dividendo del 9% annuo.
Il 10% della nuova società andrà ai creditori non garantiti: è stato proprio il loro via libera alla nuova proposta di ristrutturazione avanzata dal Tesoro a spianare la strada al Chapter 11. Il 54% degli obbligazioni hanno aderito alla proposta che offre ai creditori un iniziale 10% con l’opzione di salire di un ulteriore 15%.

Opel, tedeschi e Gm scelgono Magna. Marchionne amaro: “Soap brasiliana”

Sergio Marchionne, ad di Fiat
“La vita va avanti lo stesso”. Le parole di Sergio Marchionne sanno di addio, senza troppi rimpianti: “Di più non ci può essere richiesto”. La partita per Opel sembra ormai persa, tanto che gli emissari del Lingotto non partecipano alla riunione di oggi a Berlino del governo tedesco. “Siamo sorpresi negativamente dall’esito del precedente vertice di martedì notte” dice ancora Marchionne, “non correremo rischi irragionevoli”. La strada sembra quindi segnata e porta Opel nel gruppo austro-canadese Magna, l’unico rimasto in corsa dopo la prima “scrematura” del governo tedesco oltre a Fiat, con i suoi importanti soci russi, la banca Sberbank e il colosso energetico Gaz. Oppure verso l’insolvenza, una strada che il cancelliere Merkel non ha escluso, in un’intervista allo Spiegel, anche se “cercheremo di evitarla”, motivo per cui si attende a breve un accordo sul prestito ponte da parte dello Stato federale per tenere in vita la casa del fulmine. Gli esperti hanno esaminato una nuova ipotesi di accordo tra General Motors e Magna, che ha ottenuto il visto buono dai ministri dell’esecutivo tedesco: secondo l’agenzia France Presse sono già avviate le trattative per la cessione di una quota di Opel.
Nella partita è entrato anche il governo inglese, con il Business secretary Peter Mandelson a tenere alte le esigenze di Vauxhall, la controllata di Gm gemella di Opel nel regno unito:”Naturalmente intendo avere un incontro con Magna in tempi brevi” ha dichiarato “Cercherò di avere da loro un rafforzamento dell’impegno che mi hanno dato la scorsa settimana sul proseguimento della produzione della Vauxhall qui in Gran Bretagna”
Un portavoce del governo tedesco ha comunque precisato che, in questa fase, Magna è l’unico interlocutore con cui l’esecutivo sta trattando, aggiungendo però che Fiat non è fuori gioco e che potrebbe ritornare al tavolo negoziale. “Le condizioni finanziarie al momento rimangono ignote” ha ribadito Marchionne, ” possiamo trovare modi per venire incontro alle richieste di General Motors e del governo tedesco, ma l’emergenza della situazione non può forzare Fiat ad assumere rischi del tutto inusuali”.
Alla finestra, nell’attesa che si delinei la soluzione della trattative, resta la politica: quella tedesca, in cui pesa la scadenza elettorale legislativa di settembre, ma anche quella di casa nostra: l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, Pd, ha già incolpato il governo in caso di cattivo esito per Fiat: ”Il nostro paese anziché guidare il processo, come stanno facendo gli altri Stati coinvolti - ha detto - rischia di subire soluzioni di risulta che dipenderanno dal successo o meno degli accordi”. Mentre Pierluigi Bersani invita a difendere gli interessi dell’industria automobilistica tricolore in sede europea: ”Voglio almeno credere” dice il responsabile per l’economia del Pd “che, nel caso prevalesse la proposta Magna, ci sia da parte nostra una attenta verifica in sede comunitaria, mettendosi almeno al riparo da distorsioni di mercato”. Per il ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola, a Bruxelles proprio per discutere di Opel con gli omologhi europei, invece la partita nel pomeriggio era ancora aperta: ”L’ipotesi su cui si starebbe ragionando - ha spiegato - è quella della costituzione di una società, con un prestito ponte da 1,5 miliardi, che per sei mesi gestisce Opel e garantisce la permanenza dei siti nell’attesa che venga perfezionato l’accordo con l’acquirente, che potrà essere Fiat o Magna. Anche se per ora - ha aggiunto il ministro - General Motors sembra privilegiare Magna, pur in presenza di alcune parti un po’ oscure in mancanza di una valutazione complessiva su Opel”. Dalla riunione, l’Unione Europea ha dato il via libera alla possibilità di concedere aiuti di Stato per venire incontro alle difficoltà finanziarie delle filiali europee di General Motors, tra cui la tedesca Opel, la svedese Saab e la britannica Vauxhall. A patto però che ”nessuna misura nazionale sia presa in assenza di coordinamento” con tutti i paesi interessati e la Commissione Ue.

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Opel, Berlino non raggiunge l’accordo. Restano in corsa Fiat e Magna

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Non è bastata una maratona notturna di quasi 12 ore a Berlino per arrivare a una decisione sulla vendita di Opel. Come previsto il governo tedesco ha ristretto la rosa dei potenziali acquirenti alla Fiat e al gruppo Magna che entro domani dovranno comunque ‘ritoccare’ le loro offerte per sciogliere i nodi dell’amministrazione fiduciaria e dei finanziamenti ponte.
Nella riunione è emersa una richiesta di maggiore liquidità da parte della General Motors per la propria controllata tedesca: 300 milioni in più, rispetto agli 1,5 miliardi di euro che Berlino e i quattro Lander che ospitano gli impianti della Opel erano disposti a sborsare sotto forma di prestito ponte. Il totale arriva quindi 1,8 miliardi di euro necessari per far operare la casa tedesca finché non si troverà una soluzione definitiva, ma che verrebbero a gravare sull’acquirente.
Dopo il vertice nella cancelleria tedesca, cominciato alle 17 e terminato alle 4,30 del mattino, il Lingotto e il produttore di componenti d’auto austro-canadese partono alla pari. “E’ stata una notte notevole, una notte che ha dimostrato che abbiamo a che fare con un tema complesso”, ha commentato il superministro ministro dell’Economia Karl-Theodor Guttenberg (Csu), al termine del summit. Guttenberg ha spiegato che ci sarà bisogno di verifiche da parte del governo, “ma soprattutto degli investitori, che devono rielaborare le loro proposte” e non ha escluso uno scenario di insolvenza per Opel.
Il governo di Berlino è irritato per le nuove richieste della Gm: “Penso che possiamo dire chiaramente che una buona parte dei problemi questa notte siano derivati da una combinazione di fattori: i nuovi numeri della General Motors e una posizione negoziale non molto d’aiuto da parte degli americani, del Tesoro Usa”, ha spiegato Roland Koch (Cdu), il governatore dell’Assia, il Lander che ospita il principale impianto della Opel.

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Fiat-Opel, i tedeschi decidono oggi. Montezemolo: “Una lotteria”

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“Una lotteria”. Luca Cordero di Montezemolo riprende le parole del suo amministratore delegato Sergio Marchionne, dette ieri a caldo dopo l’incontro con Angela Merkel. Oggi è il giorno decisivo per l’affare Opel. Quello in cui si riuniranno i ministri competenti del governo tedesco, i governatori dei Laender interessati per le fabbriche, gli emissari della General Motors e del governo Usa che ormai è di fatto il proprietario del gigante di Detroit. Per decidere quale delle tre offerte (anzi quattro, ieri Berlino ha comunicato che anche la cinese Baiec - Beijing auto industry export corporation ha presentato un piano) avrà l’appoggio indispensabile del cancelliere Angela Merkel. Le variabili, politiche, economiche e sindacali, sono tante. Per questo per la Fiat è “una lotteria”. “Quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto, e quindi c’è la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile. Adesso entrano in campo tutta una serie di componenti decisionali” ha detto Montezemolo.

Per il Financial Times “quello di Fiat è il piano migliore per Opel”, perché l’idea di condividere piattaforme e motori, che consentirebbe 1,2 miliardi di euro l’anno di sinergie, assieme alle vendite annue stimate in sei milioni di veicoli attraverso l’integrazione di Chrysler, potrebbe portare ad economie di scala ”vitali”. Mentre l’idea del principale concorrente, Magna, di puntare sul mercato russo attraverso l’appoggio di Sberbank. si scontra con la recessione che ha colpito duramente il paese di Putin. “Ma il miglior piano industriale” ammonisce il quotidiano finanziario, in periodo pre-elettorale “da solo potrebbe non bastare”: l’appoggio dei sindacati e dei politici locali potrebbe influire di più. E in questo senso è un colpo alle speranze di Fiat la dichiarazione di ieri del leader sindacale Opel Klaus Franz: “Per noi Magna è in pole position”.
Chiunque dovesse aggiudicarsi l’opzione per Opel, inoltre, beneficierà di un prestito ponte da parte del governo tedesco, secondo quanto ha detto in un’intervista alla rete pubblica Ard il ministro delle Finanze, il socialdemocratico Peer Steinbrueck. L’entità del prestito, che avrebbe lo scopo di permettere la continuità del lavoro nelle fabbriche dopo lo scorporo dell’azienda da GM, dovrebbe essere di 1,5 miliardi di euro. Il consiglio di supervisione dell’azienda teesca ha già approvato la separazione legale da General Motors, dalla quale era già autonoma finanziariamente. Passano quindi a Opel GmbH tutti gli impianti europei della compagnia, l’organizzazione commerciale e alcuni asset di General Motors. Klaus Franz ha spiegato che Opel sarà libera da debiti una volta che avvierà l’integrazione con il suo futuro partner.
Ma la partita non si gioca solo in Germania: anche il governo inglese si preoccupa degli impianti Vauxhall, la gemella di Opel nel Regno Unito: l’ipotesi di pochi tagli in Germania implica infatti ristrutturazioni più massicce in altri paesi e gli operai di Vauxhall, controllata Gm in Inghilterra, sono sul piede di guerra. Sempre secondo il Financial Times, il ministro britannico delle Attività Produttive, Peter Mandelson, ha parlato con l’ad di General Motors, Fritz Henderson, e il numero uno di Gm Europe, Peter Forster, allo scopo di “chiarire l’impegno del governo del Regno Unito per tutti gli impianti di Vauxhall”. Mandelson ha anche riferito di aver avuto dei colloqui con Fiat e Magna. Mentre il governo belga ha chiesto a Berlino di discutere di Opel anche in sede europea.

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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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