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Fiat-Opel, i tedeschi decidono oggi. Montezemolo: “Una lotteria”

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“Una lotteria”. Luca Cordero di Montezemolo riprende le parole del suo amministratore delegato Sergio Marchionne, dette ieri a caldo dopo l’incontro con Angela Merkel. Oggi è il giorno decisivo per l’affare Opel. Quello in cui si riuniranno i ministri competenti del governo tedesco, i governatori dei Laender interessati per le fabbriche, gli emissari della General Motors e del governo Usa che ormai è di fatto il proprietario del gigante di Detroit. Per decidere quale delle tre offerte (anzi quattro, ieri Berlino ha comunicato che anche la cinese Baiec - Beijing auto industry export corporation ha presentato un piano) avrà l’appoggio indispensabile del cancelliere Angela Merkel. Le variabili, politiche, economiche e sindacali, sono tante. Per questo per la Fiat è “una lotteria”. “Quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto, e quindi c’è la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile. Adesso entrano in campo tutta una serie di componenti decisionali” ha detto Montezemolo.

Per il Financial Times “quello di Fiat è il piano migliore per Opel”, perché l’idea di condividere piattaforme e motori, che consentirebbe 1,2 miliardi di euro l’anno di sinergie, assieme alle vendite annue stimate in sei milioni di veicoli attraverso l’integrazione di Chrysler, potrebbe portare ad economie di scala ”vitali”. Mentre l’idea del principale concorrente, Magna, di puntare sul mercato russo attraverso l’appoggio di Sberbank. si scontra con la recessione che ha colpito duramente il paese di Putin. “Ma il miglior piano industriale” ammonisce il quotidiano finanziario, in periodo pre-elettorale “da solo potrebbe non bastare”: l’appoggio dei sindacati e dei politici locali potrebbe influire di più. E in questo senso è un colpo alle speranze di Fiat la dichiarazione di ieri del leader sindacale Opel Klaus Franz: “Per noi Magna è in pole position”.
Chiunque dovesse aggiudicarsi l’opzione per Opel, inoltre, beneficierà di un prestito ponte da parte del governo tedesco, secondo quanto ha detto in un’intervista alla rete pubblica Ard il ministro delle Finanze, il socialdemocratico Peer Steinbrueck. L’entità del prestito, che avrebbe lo scopo di permettere la continuità del lavoro nelle fabbriche dopo lo scorporo dell’azienda da GM, dovrebbe essere di 1,5 miliardi di euro. Il consiglio di supervisione dell’azienda teesca ha già approvato la separazione legale da General Motors, dalla quale era già autonoma finanziariamente. Passano quindi a Opel GmbH tutti gli impianti europei della compagnia, l’organizzazione commerciale e alcuni asset di General Motors. Klaus Franz ha spiegato che Opel sarà libera da debiti una volta che avvierà l’integrazione con il suo futuro partner.
Ma la partita non si gioca solo in Germania: anche il governo inglese si preoccupa degli impianti Vauxhall, la gemella di Opel nel Regno Unito: l’ipotesi di pochi tagli in Germania implica infatti ristrutturazioni più massicce in altri paesi e gli operai di Vauxhall, controllata Gm in Inghilterra, sono sul piede di guerra. Sempre secondo il Financial Times, il ministro britannico delle Attività Produttive, Peter Mandelson, ha parlato con l’ad di General Motors, Fritz Henderson, e il numero uno di Gm Europe, Peter Forster, allo scopo di “chiarire l’impegno del governo del Regno Unito per tutti gli impianti di Vauxhall”. Mandelson ha anche riferito di aver avuto dei colloqui con Fiat e Magna. Mentre il governo belga ha chiesto a Berlino di discutere di Opel anche in sede europea.

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Fiat-Opel, mercoledì vertice decisivo. GM verso la bancarotta controllata

Sergio Marchionne

Mercoledì sarà il giorno della verità per le mire di Fiat su Opel: il governo tedesco si riunirà in un vertice definitivo e sceglierà l’offerta da appoggiare nelle trattative con la General Motors tra le tre pervenute: quella di Fiat, quella di Magna e quella del fondo Ripplewood. A questo appuntamento, scrive il Tagespiegel, saranno presenti - oltre a Marchionne e probabilmente John Elkann - i vertici della Magna e del fondo Ripplewood, la Merkel, i ministri tedeschi competenti, i rappresentanti del governo Usa e i governatori delle regioni in cui si trovano gli impianti della casa automobilistica. Non sarà una decisione facile, perché nella Grande Coalizione che sostiene l’esecutivo le divisioni interne sono più che mai accentuate a pochi mesi dalle elezioni. E anche i vari governatori dei Land dove si trovano le fabbriche Opel faranno sentire il loro peso politico. “L’offerta è chiara, ora dobbiamo solo parlare poco e aspettare” ha commentato il presidente del gruppo di Torino Luca Cordero di Montezemolo. Ma l’Ad Sergio Marchionne non resterà chiuso in una stanza a sperare nel verdetto favorevole: domani, secondo quanto detto da Montezemolo, “andrà direttamente dalla Merkel” insieme a John Elkann.
C’è da lavorare sul versante alleanze: gli austriaco canadesi di Magna hanno appoggi importanti in Russia con la banca Siberbank i cui vertici, secondo le rivelazioni della Bild, avrebbero incontrato Angela Merkel e Zu Guttemberg in un vertice segreto nel fine settimana. Ma a pesare sarà ancora di più il parere della General Motors, la casa madre americana, di cui Opel è l’emanazione in Europa. Per quella che per decenni fu la più grande casa automobilistica del mondo, la bancarotta sembra ormai inevitabile. Con il ricorso al Chapter 11, l’amministrazione controllata, già sperimentato dal governo Usa con la Chrysler. Il debito è gigantesco (in tutto sono 19,4 i miliardi di dollari investiti dallo Stato americano). Il termine fissato dalla Casa Bianca per la presentazione di un piano di ristrutturazione è il 1 giugno. Arriverà quindi dopo il vertice in Germania. Ma è chiaro che l’orientamento dell’amministrazione Obama conterà anche nella decisione sul destino di Opel.

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A Fiat l’invito del ministro Scajola: “Mantenere cinque impianti in Italia”

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“Per il Governo è inderobagile il mantenimento di cinque stabilimenti in Italia”. A ricordarlo a Fiat è il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, a margine del Liquidity Day.
Scajola ha detto inoltre che al termine delle trattative tra Fiat e Opel “ci sarà un incontro per definire e ascoltare il piano industriale”. Il ministro ha detto comunque di augurarsi che l’esito delle trattative sia positivo “perché se la Fiat cresce all’estero cresce anche in Italia”. Scajola ha poi annunciato che riconvocherà a breve il tavolo del settore dell’auto con all’ordine del giorno “il tema dei flussi di pagamento dal settore primario alla componentistica e all’indotto”.
Su possibili aiuti regionali per la Fiat, infine il ministro, spiega che “attraverso lo strumento dei contratti del territorio valuteremo se, e noi siamo disponibili a farlo, sia necessario fare contratti di sviluppo che aiutino il territorio in difficoltà”.
Continua intanto la spola di Sergio Marchionne tra Torino e la Germania, dove domani presenterà al governo tedesco il piano per l’acquisizione della Opel. L’ad di Fiat ha incontrato a Francoforte il segretario generale del sindacato dei metalmeccanici tedesco Ig Metall, Berthold Huber. Lo ha confermato all’Ansa un portavoce del sindacato. Mercoledì stesso il governo della cancelliera Angela Merkel discuterà le offerte ricevute per la Opel.
Intanto, dalle notizie che filtrano dalla stampa, il governo tedesco si aspetta domani almeno tre offerte per la Opel. Così almeno scrive il tabloid Bild, confermando che, oltre a Fiat e Magna, potrebbe esserci anche la proposta del fondo Usa di private equity Ripplewood. Non è chiaro a questo punto, scrive il giornale - che cita fonti governative - se anche altri pretendenti di faranno avanti. Le offerte, ricorda la Bild, dovranno essere presentate sia al governo tedesco, attraverso il ministero dell’Industria, sia alla casa madre americana. Il tabloid osserva che il piano Ripplewood è poco conosciuto e che di recente il ministro dell’Economia tedesco, Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu), aveva indicato che l’interesse di un investitore finanziario per la Opel era diminuito. Come è noto, era stato il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeinen Zeitung (Faz) il 12 maggio a riportare l’interesse del fondo Usa, attivo in Europa attraverso la controllata Rjh International (Bruxelles), a sua volta proprietaria in Germania della Honsel, una società di componentistica auto con sede nel Sauerland.

Fiat-Opel, l’Europa critica: dove trovate i soldi? Il governo reagisce

Accordo Fiat
L’interesse di Fiat su Opel scatena la tensione tra gli industriali italiani e il membro tedesco della Commissione Ue. “Mi chiedo dove questa società altamente indebitata (la Fiat, ndr) trovi i soldi per portare avanti allo stesso tempo due operazioni di questo genere”. Ad esprimere forti dubbi sulle trattative in corso tra la casa automobilistica italiana e le statunitensi Chrysler e General Motors (che controlla Opel) è stato questa mattina il commissario europeo all’Industria (e vicepresidente della Commissione Ue) Guenter Verheugen. ”Provo un senso di sorpresa, la Fiat è un concorrente diretto della Opel ed è un costruttore d’auto europeo che non gode della salute migliore” ha aggiunto durante un’intervista all’emittente radio bavarese Bayerischen Rundfunk. Le sue parole hanno provocato la reazione del numero 1 del Lingotto Sergio Marchionne, cui poi si sono aggiunti la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il ministro degli Esteri Frattini.

“Credevo” ha detto Marchionne in una nota “che il suo ruolo a Bruxelles fosse chiaramente super partes, indipendentemente dalla sua nazionalita’”. Il manager Fiat ha aggiunto che “è la seconda volta nel giro di pochi mesi che il Commissario Verheugen ha espresso opinioni che non sono costruttive per l’industria dell’auto, affermando a un certo punto che non tutti i costruttori europei sopravviveranno”. “Dovrebbe, in quanto Commissario Ue, risolvere i problemi che stanno impattando negativamente sull’industria invece di lanciare sentenze di morte, scegliendo unilateralmente chi debba sopravvivere”, ha concluso.
Un duro attacco cui si è aggiunto quello di Confindustria: “Se quello che è stato riportato corrisponde al vero” ha detto la Marcegaglia “credo sia un atteggiamento grave e fuori luogo che, in un certo senso, distrugge l’Europa”.
Nel pomeriggio Verheugen interpellato sul tema ha fatto una parziale marcia indietro dicendo di ”non essere contrario” a un possibile interesse della Fiat per la tedesca Opel, del gruppo General Motors. Ma che ”esistono ancora troppe questioni aperte”. ”Nessun intento di essere poco cortesi” ha specificato il commissario di nazionalità tedesca “ma sull’operazione dobbiamo saperne di più. E’ ancora troppo presto per giudicare”.
Anche il ministro degli Esteri italiano ha criticato il collega della Commissione, ” Viva sorpresa” ha scritto in una nota la Farnesina, “per un’ interferenza nelle scelte industriali di soggetti privati, tanto più inaccettabile in quanto una delle aziende in questione è della stessa nazionalità del vice presidente della Commissione”. Frattini ha poi aggiunto di sperare in una smentita da parte del presidente dell’esecutivo europeo José Manuel Barroso. “La Commissione è custode dei trattati ” conclude il ministero degli Esteri, “Non si può comprendere, dunque, la motivazione nè il fondamento di tali improprie dichiarazioni, che spero il Presidente della Commissione vorrà smentire”.
A mediare ci ha provato il presidente della Confindustria tedesca (Bdi) Hans-Peter Keitel nel corso del G8 imprese in Sardegna, dove era seduto allo stesso tavolo della Marcegaglia. Keitel ha detto che “se esiste un problema in Gm o Opel deve essere affrontato in modo riservato. Non è possibile parlare in pubblico perché può essere poi difficile trovare un accordo”. Secondo il leader della Confindustria tedesca l’intervento di Verheugen su Fiat più che essere volto al protezionismo è “un appello all’importanza di un’operazione ben gestita e un ritorno a un negoziato privato e non pubblico”. Keitel avverte infatti che si sta parlando di posti di lavoro di più di 27 mila persone: “Credo” ha continuato “che dobbiamo stare attenti alle affermazioni che facciamo in pubblico in questo momento”.”Dobbiamo avere procedure idonee, appropriate e adeguate. Gestire l’operazione Chrysler e Opel è possibile, ma farlo di fronte al pubblico” ha ribadito ” in modo così plateale forse non è consigliabile. Se c’è un elemento propagandistico questo non ci aiuta”.

La crisi della General Motors affonda la borsa di Tokyo

 Borsa di Tokyo
Il rischio fallimento annunciato da General Motors e la chiusura nettamente negativa di Wall Street hanno appesantito le Borse di Asia e Pacifico, che chiudono la quarta settimana consecutiva in perdita. Male in particolare il maggiore listino dell’area: Tokyo ha infatti perso il 3,5%, scendendo ai minimi degli ultimi quattro mesi.
Sono di nuovo i timori legati alla recessione, ai rischi di perdite ancora maggiori per le grandi società e le istituzioni finanziarie ad affossare i listini. A livello mondiale certo non ha aiutato il calcolo fatto da qualche operatore secondo il quale dall’insediamento di Barack Obama la Borsa statunitense ha perso circa il 20%, ma nemmeno i tentativi di iniezioni di fiducia, come quello del governatore della banca centrale cinese che parla di “ingenti manovre” in arrivo a sostegno dell’economia, per ora hanno fermato il pessimismo.
In questo quadro, in Estremo Oriente solo Shanghai mostra un segno leggermente positivo. Per il resto tutti ribassi, con Kong Kong e Sidney in calo di oltre un punto percentuale e Seul e Singapore che cercano di limitare di danni sotto questo livello.
Ma è la Borsa di Tokyo, il maggiore punto di riferimento dei mercati azionari dell’area, a preoccupare di più. La seduta sul listino giapponese è iniziata male ed è finita peggio, con il titolo Pioneer scivolato a una chiusura in calo dell’8,82%, l’industriale Fuji del 7,06%, Toshiba del 6,40%. Male anche Honda e Nikon, scese rispettivamente del 4,87% e del 4,74%.

Il VIDEO servizio:

Auto: Gm superata, la Toyota è la prima nel mondo

Un concessionario Toyota

La crisi si paga.
La General Motors perde lo scettro di prima casa automobilistica al mondo. Il colosso di Detroit, secondo gli ultimi dati diffusi, ha venduto lo scorso anno 8,35 milioni di veicoli, in calo dell’11% rispetto all’anno precedente e posizionandosi, così, alle spalle della giapponese Toyota che, nello stesso anno e stando alle cifre fornite nelle scorse settimane, ha venduto invece ben 8,9 milioni di veicoli.
Il colosso di Detroit ha dichiarato che il calo delle immatricolazioni è il triste risultato delle “pressioni economiche mondiali, legate in particolare a restrizioni del credito, al calo dei prezzi delle materie prime e all’assenza di crescita”.
L’aumento delle vendite registrato nell’area del Pacifico asiatico, America Latina e Africa (+3%) non è riuscito a compensare la flessione del 21% negli Usa, unita al calo del 7% registrato in Europa.
Il sorpasso comunque era vicino. Un primo tentativo c’era già stato. E Gm era riuscita a mantenere la corona di numero uno mondiale per vendite nel 2007, anche se per poco rispetto a Toyota. L’aveva però già persa nei confronti della rivale giapponese nella prima metà 2008.
Inoltre il costruttore nipponico aveva già soffiato il primo posto a General Motors a livello di produzione mondiale nel 2007, quando aveva registrato un output di 9.497.754 unità (+5,3% sul 2006) rispetto ai 9,284 milioni della casa americana.
Nonostante il podio conquistato, anche Toyota sta attraversando un momento difficile. Le vendite mondiali sono terminate in calo l’anno scorso (-4%), con una flessione pari al 4% in Giappone e al 5% al di fuori del Paese del Sol Levante. Ma il tracollo delle case di Detroit è stato molto più evidente.
General Motors ha anche reso noto di aver mandato a casa 1.633 addetti a tempo determinato in Brasile prima della scadenza del contratto a causa delle sfavorevoli prospettive delle vendite nella prima metà 2009. E ha detto di non aver licenziato nessun dipendente a tempo indeterminato. La crisi del mercato dell’auto ha portato nelle strade di San Paolo più di 12mila dimostranti.

La crisi in Giappone avanza. Toyota: impianti fermi per 14 giorni

Toyota Motor Corporation

La Toyota Motor Corporation, una delle più note case automobilistiche giapponesi, ha deciso di sospendere la produzione per due settimane tra gennaio e marzo nei dodici stabilimenti del Paese.

Solo una volta in passato i manager del gruppo avevano optato per una manovra simile. Era il 1993, e la domanda di automobili era crollata a seguito di un forte apprezzamento della valuta nazionale che aveva reso le importazioni dall’estero poco convenienti e il costo delle vetture per i giapponesi a dir poco proibitivo. Tuttavia, allora la produzione si fermò solo per 24 ore. Ecco perchè i quindici giorni annunciati oggi da Toyota appaiono una misura senza precedenti.
Il primo stop, di tre giorni, sarà a gennaio. Ne seguiranno un secondo a febbraio (sei giorni) e l’ultimo a marzo (cinque giorni). L’obiettivo è quello di riuscire a smaltire almeno in parte le vetture rimaste invendute per un nuovo calo della domanda, interna e internazionale.

La crisi economica ha picchiato duro sull’industria automobilistica giapponese. Le vendite Toyota negli Stati Uniti, mercato cui la casa nipponica destina il 40% della propria produzione, sono crollate del 37% rispetto al 2007. Una performance peggiore rispetto a quella dei concorrenti di Ford e General Motors, ma migliore di Chrysler (-53%) e Hunday (-48%).

Oggi un impercettibile indebolimento dello yen rispetto al dollaro ha portato a una rivalutazione dell’1,3% delle azioni di Toyota sulla borsa di Tokyo, ma questo riassestamento non modificherà i fatturati dell’azienda, le cui vetture sono ormai fuori mercato anche per i risparmiatori nazionali. I manager orientali hanno previsto che nel 2009 i bilanci del gruppo registreranno per la prima volta delle perdite nette, visto che anche in patria le vendite sono calate del 18% solo a Dicembre, e la media mensile del 2008 si attesta su un -7,4% rispetto all’anno precedente.

Panorama.it aveva già scritto che il 2009 per il Giappone si sarebbe aperto in un clima di forte incertezza: fiducia in calo, spese in contrazione, sviluppo che rallenta, e una banca centrale che non può tagliare un costo del denaro che è già vicino allo zero. L’annuncio di Toyota non fa che confermare aspettative poco promettenti.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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