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Gianni-Letta

Editoria, la crisi si aggrava: nel 2008 perdite in aumento del 100%

Giornal in Parlamento

L’editoria esce da un 2008 “difficilissimo”, ma il 2009 potrebbe rivelarsi peggiore, se non saranno adottate “misure prioritarie e urgenti di rilancio del settore”: nell’attuale contesto, infatti, “le imprese non possono sopravvivere”, “né essere pronte a riprendere a pieno regime l’attività quando si avvierà la ripresa”. è l’appello lanciato dal presidente della Federazione italiana editori giornali (Fieg), Carlo Malinconico, a Governo e Parlamento.
L’occasione è stata l’assemblea annuale della Fieg, alla presenza, tra gli altri, dei sottosegretari alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e Paolo Bonaiuti e del nuovo capo del Dipartimento editoria Elisa Grande. Per il governo, “la partita più urgente è la difesa dei posti di lavoro”, ha commentato Bonaiuti, annunciando che a breve sarà aperto il tavolo, con la collaborazione del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, per destinare i fondi per i prepensionamenti, per i quali però “lo stanziamento di 20 milioni rappresenta un limite insuperabile”.
In prospettiva, verranno poi gli Stati generali del settore e “una legge di sistema condivisa”.
Nella ricetta anticrisi degli editori, ha spiegato Malinconico, prioritari sono “gli interventi per rendere effettivo il quadro degli ammortizzatori sociali” anche “in situazioni di crisi prospettica”. Ma servono anche “misure di carattere anticongiunturale, ha aggiunto il presidente della Fieg, da disporre in via d’urgenza e per “almeno due anni”, tempo utile a superare l’emergenza.
In testa alle richieste della Fieg, “la reintroduzione del credito d’imposta per l’acquisto (o il consumo) della carta”.
Poi “la previsione, sulla scorta dell’esperienza di alcuni Paesi europei, di un’ulteriore riduzione dell’aliquota agevolata per l’Iva per il comparto dell’editoria”; “la detassazione degli utili reinvestiti in misura incrementale rispetto all’anno precedente in campagne pubblicitarie e in iniziative di promozione della lettura”; “l’esclusione del costo del lavoro giornalistico dal calcolo della base imponibile ai fini Irap”; “un compiuto sistema di responsabilità e sanzioni per assicurare il rispetto delle disposizioni in materia di pubblicità istituzionale sulla carta stampata, disposizioni secondo cui il 60% (fino al 2012, il 50% dal 2013) della spesa per acquisti di spazi pubblicitari deve essere destinata alla stampa”. Tali misure, ha detto Malinconico, potrebbero essere in gran parte finanziate con i risparmi ottenuti anticipando la norma del nuovo regolamento per l’editoria secondo la quale il debito di Palazzo Chigi nei confronti di Poste per le tariffe di abbonamento postale va rapportato “a condizioni di mercato”.
In vista degli Stati generali dell’editoria, attesi con favore dalla Fieg come iniziativa utile per “formare un panorama completo per il legislatore” e quindi come primo passo verso una “riforma di sistema”, Malinconico ha anche suggerito misure complementari per il sostegno e il rilancio delle imprese editoriali. Tra queste, la creazione di un fondo per la nuova occupazione, la formazione e la multimedialità; forme di sostegno alla modernizzazione della rete delle edicole e della distribuzione dei giornali; il riconoscimento economico dello sfruttamento dei contenuti giornalistici nelle rassegne stampa; il finanziamento di una campagna nazionale per la promozione della lettura con la previsione di una settimana dedicata a tale obiettivo. Proposta, quest’ultima, alla quale il governo sta già lavorando, ha ribadito Bonaiuti.
L’editoria, ha detto in conclusione Malinconico, va “stimolata e incoraggiata, se del caso richiamata a compiere scelte severe”. In primo luogo “per la valenza economica che essa ha su tutta la filiera, dalla produzione della carta, alla pubblicità e alla distribuzione. Ma anche perchè è elemento costitutivo dell’industria culturale del Paese e della stessa identità nazionale e, per di più, strumento insostituibile del principio costituzionale della libertà di manifestazione del pensiero. Questo diritto fondamentale - ha sottolineato - ‘camminà sulle gambe dell’impresa editoriale e ne segue le sorti”.

Inps: conti a posto e sistema in equilibrio. Non serve una riforma delle pensioni

La sede dell'Inps

Il governo non ritiene questo il momento giusto per fare le riforme pensionistiche. “Nonostante da varie parti, anche da parte di molti editorialisti, ci venga chiesta una stagione di riforme del sistema pensionistico, non è questo il momento per riforme strutturali”. A ribadirlo stamattina il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, durante la presentazione del Rapporto annuale 2008 Inps a Montecitorio. Sacconi ha detto che più avanti le riforme dell’età potranno esserci, ma ora “durante questo periodo di crisi economica, di cui non abbiamo una previsione di quanto possa durare, le riforme determinerebbero un’insicurezza perché avrebbero bisogno di un periodo di transizione”.
Il presidente Gianfranco Fini, nel suo intervento da padrone di casa ha sostenuto l’importanza di una riforma del sistema pensionistico spiegando che questa “è doverosa”, ma al tempo stesso ha messo in guardia contro un aggressione “le pensioni non possono essere aggredite ed erose progressivamente perché sono un vero e proprio ammortizzatore sociale per tutti i nuclei familiari, spesso mono reddito, al cui interno è sempre più presente la componente dei giovani che non riescono a entrare nel mercato del lavoro”. Per Fini “è necessario conciliare obiettivi di solidarietà con l’equilibrio dei conti pubblici” e per questo “le prestazioni dei servizi sociali vanno adattate alle nuove situazioni demografiche”. E quindi “garantire la previdenza significa che non venga frustrato dal legislatore quanto è stato faticosamente costruito nel tempo. Altrimenti sarebbe priva di contenuto la tutela nei confronti di chi ormai ha speso le sue migliori energie lavorative e, per natura o legge, non è più in grado di ricostruire una sua posizione assicurativa”. Poi la terza carica dello Stato ha lanciato la proposta di un patto generazionale: “Destinare più risorse pubbliche per le politiche del lavoro sarà più agevole se le forze sociali condivideranno un nuovo patto generazionale, in cui si accetti di lavorare più a lungo, in cambio di un welfare più in sintonia con le odierne esigenze della società”.
Quindi la relazione vera e propria in cui il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua ha spiegato che “i conti dell’Istituto sono in ordine per le pensioni e non c’è nessuna necessità di riforma”. Per Mastrapasqua “Il bilancio 2008 presenta un saldo attivo di più di 11 miliardi di euro”. E sull’opportunità di una nuova riforma delle pensioni ha aggiunto: “La risposta spetta al Parlamento, al governo e alle parti sociali. Io mi permetto solo di rammentare che un troppo frequente intervento su questa materia rischia di incrinare il necessario rapporto di fiducia tra generazioni: il sistema delle pensioni ha bisogno di tempi certi, fare riforme ogni due anni rischia di compromettere la capacità di guardare al futuro con la necessaria fiducia e certezza”.
Guardando agli obiettivi futuri il presidente Inps ha parlato di lotta all’evasione e al lavoro nero. “Il piano di vigilanza ha un solo obiettivo, ovvero combattere la piaga del lavoro nero e contrastare le collaborazioni fittizie che mascherano rapporti di lavoro dipendente” per “accertare un’evasione di almeno 1,5 miliardi di contributi, con un’emersione di almeno 100mila lavoratori attualmente in nero”. Ma controlli a tappeto anche sugli invalidi civili: l’Inps punta a “200mila verifiche entro l’anno” destinate a “far recuperare almeno 100 milioni di euro e si tratta di una stima assai prudenziale, dal momento che le oltre 2,5 milioni di prestazioni erogate agli invalidi civili producono una spesa di circa 13 miliardi l’anno”.
Poi un accenno e un bilancio agli ammortizzatori sociali erogati nel 2008: “Nel 2008 l’Inps ha staccato assegni di disoccupazione a 1,4 milioni di persone mentre sono stati 700.000 i trattamenti di cassa integrazione”. Il lavoro dell’Inps è stato molto apprezzato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che ha parlato di “Inps dei primati” guidata da Mastrapasqua: “Questa Inps, a differenza della vulgata di una volta, deve essere da esempio e di modello per tutto il Paese”.
Nel corso del convegno che si è svolto a Montecitorio è stata ricordata la figura di Marco Biagi, il giuslavorista barbaramente ucciso proprio il 19 marzo di sette anni fa. E se Fini e Letta ne hanno ricordato la figura di “grande studioso e di uomo delle riforme”, Sacconi ha rivelato che domani la sede del suo ministero verrà intitolata proprio alla sua memoria. E inoltre “gli dedicheremo il nuovo libro bianco rivolto ai valori di un nuovo stato sociale”.

Alitalia sempre più ad Air France: via libera di Berlusconi

Piloti e assistenti di aereo salgono su un volo Alitalia

Cade anche l’ultimo ostacolo, il rischio che il pressing politico del fronte del Nord possa dirottare in extremis su Lufthansa l’alleanza che la nuova Alitalia, sta per chiudere con Air France-Klm.

I vertici della nuova compagnia aerea, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, hanno illustrato a Palazzo Chigi, in un incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta, le ragioni per cui nella scelta del partner internazionale la soluzione francese viene preferita ad una intesa con i tedeschi.

La riunione, dunque, si sarebbe svolta in un clima di “piena sintonia” e alle preoccupazioni delle forze politiche del Nord, che con la Lega in testa spingono per Lufthansa perchè darebbe garanzie sul futuro di Malpensa, i vertici della nuova Alitalia hanno risposto garantendo una forte attenzione allo sviluppo dell’aeroporto lombardo. Potrebbe anche significare il ritorno, dalla prossima estate, di una piccola parte dei voli intercontinentali che Alitalia aveva cancellato quando per far fronte a spese insostenibili fu deciso di concentrare il network dei voli intercontinentali su un solo hub, Roma Fiumicino.
Un chiarimento definitivo potrebbe arrivare domani quando i manager della compagnia, in un nuovo incontro a Palazzo Grazioli, residenza romana del Presidente del Consiglio, dovrebbero vedere anche il leader della Lega Umberto Bossi ed il sindaco di Milano Letizia Moratti. “Il Governo non può mettere bocca su una scelta che è tutta della societa”‘, ha sottolineato il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli.

Intanto, a cinque giorni dall’avvio della nuova compagnia, pesa ancora il confronto con i sindacati sulla messa a punto della complessa macchina organizzativa. Il 13 gennaio la nuova Alitalia dovrebbe debuttare con il volo Londra-Roma Fiumicino delle 6 del mattino, lanciando così il nuovo network di rotte nato dall’integrazione della vecchia Alitalia con Air One. Ma Filt-Cgil, Uiltrasporti, Fit-Cisl, e UglTrasporti, in una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avvertono: quando verrà messa in moto la complessa macchina operativa della nuova Alitalia, il 13 gennaio, ci sarà il rischio di “rilevanti disservizi fino a sfociare in reali problemi di ordine pubblico”, visto che Filt-Cgil, FitCisl, Uiltrasporti, e Ugl Trasporti hanno indetto assemblee di tutti i lavoratori di Alitalia ed in tutta italia per il 12 ed il 13 gennaio, in coincidenza con il depbutto operativo della nuova compagnia. Saranno precedute da assemblee, a Roma, domani per i dipendenti delle attività di handling aeroportuale ed il 9 gennaio per i dipendenti del settore manutenzione.

Nella lettera, inviata anche al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni letta, ai ministri degli Interni e delle Attività produttive, Roberto Maroni e Claudio Scajola, ed al consiglio di amministrazione della nuova Alitalia, i quattro sindacati denunciano “criticità enormi”, parlano di “inadeguatezza del vertice aziendale” perchè “l’intera linea non è stata definita”, e ribadiscono preoccupazioni sui criteri di assunzione dei dipendenti e la nuova organizzazione del lavoro. Al netto del pressing politico, sul fronte industriale la nuova Alitalia valuta il dossier alleanze parlando ancora sia con i francesi che con i tedeschi: sa di poter contare su una buona offerta di Air France, e su una trattativa ormai praticamente chiusa con un buon accordo con i francesi, ma lascia a Lufthansa la possibilità di un rilancio, che appare remota.

Alitalia, mercoledì il piano

Alitalia
Nella sede del ministero del Lavoro l’incontro tra governo, sindacati, Alitalia e Cai (Compagnia Aerea Italiana) per il salvataggio della compagnia di bandiera andrà avanti sino a giovedì 10 settembre.
Dal primo incontro, secondo le prime indiscrezioni sul piano presentato dall’amministratore delegato di Cai, Rocco Sabelli, la flotta della nuova Alitalia sarà costituita da 137 aerei nel 2009, per arrivare poi a 158 nel 2013. Si prevede inoltre l’arrivo di “60 nuovi aerei nell’arco di 4-5 anni” per un valore complessivo di due miliardi di euro e la quota nel “mercato domestico” salirà “dal 30 al 55% con 16 nuove destinazioni”.
Dal perimetro della Nuova Alitalia, sarebbe stato confermato da Sabelli, resteranno fuori il settore cargo e la manutenzione pesante. Sabelli avrebbe aggiunto, sempre secondo quanto riferiscono fonti presenti all’incontro, che è ancora da valutare il destino di servizi amministrativi, call center e il comparto dell’information technology.
Il numero dei lavoratori “da proteggere”, cioè gli esuberi Alitalia previsti dal piano Fenice “appaiono inferiori a quelli indicati nei giorni scorsi”, così il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, intervistato da Radiouno durante una pausa nell’incontro con i sindacati, ha spiegato che da qui a giovedì, quando si dovrà chiudere il confronto, si pensa di andare avanti con un incontro non stop. Alla domanda su come apparivano le prime reazioni dei sindacati ai quali viene illustrato in questi minuti il piano Sacconi ha risposto: “Le prime reazioni delle confederazioni sembrano molto responsabili”.

Al ministero del Lavoro il confronto tra governo e sindacati sul piano Fenice per la privatizzazione di Alitalia vede seduti al tavolo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, i ministri delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, dello sviluppo Economico Claudio Scajola, del Lavoro Maurizio Sacconi, alle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, l’amministratore straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi, il presidente e l’amministratore di Compagnia Aerea Italiana (Cai) Roberto Colaninno e Rocco Sabelli e Natale Forlani, amministratore delegato di Italia Lavoro. Per i sindacati partecipano i leader di Cisl, Raffaele Bonanni; Uil, Luigi Angeletti; Ugl Renata Polverini, e per la Cgil il segretario confederale Fabrizio Solari. Assieme ai confederali partecipano anche i rappresentanti delle altre 5 sigle sindacali presenti in Alitalia, Anpac, Unione Piloti, Sindacato dei Lavoratori, Anpav e Avia.

Intanto Alitalia continua a perdere passeggeri. In luglio sono diminuiti del 21,9% rispetto allo stesso mese del 2007, con un peggioramento rispetto al 21,7% di giugno. A fare una fotografia sullo stato della compagnia è l’Aea, l’Associazione delle compagnie europee, secondo i quali tra gennaio e luglio c’è stata una diminuzione del 17,4%, aggravata rispetto al 16,4% dei primi sei mesi dell’anno.
Il traffico (ricavi per passeggero a chilometro) è sceso in luglio del 21,0% (-20,7% in giugno) e la capacità di posti offerta ha subito un calo del 16,5% (-14,4%). Nei primi sette mesi dell’anno la contrazione è stata rispettivamente pari al 17,3% (16,6% gennaio-giugno) e all’11,3% (10,3%).

Alitalia, biglietto last-minute per la rinascita. Altrimenti è bancarotta

Il Centro Direzionale Alitalia a Roma
Per evitare il fallimento di Alitalia i tempi sono strettissimi: in cassa, a fine settembre, potrebbero rimanere dai 30 ai 50 milioni di euro. Dopo l’incontro di ieri tra il governo e le parti sociali le prospettive sono due: raggiungere entro metà settembre un accordo condiviso con i sindacati sull’offerta che sarà accettata dall’azienda, oppure il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, dovrà portare i libri in tribunale. Restano pochi giorni per le trattative: ma non si tratta di “un ultimatum ai sindacati” spiega il ministro del Welfare Maurizio Sacconi in un’intervista al Giornale, aggiungendo che “la scadenza posta dal governo è imperativa e non è una nostra scelta politica. L’agenda ce l’ha dettata la criticità della situazione”. Dal Corriere della sera, però, il leader della Cgil Gugliemo Epifani osserva: “A chi dice prendere o lasciare dico: non esiste. È una trattativa vera appena iniziata”, precisando che “si deve ripartire dai punti su cui non si chiuse con Air France”.

Il faccia a faccia sul futuro della compagnia di bandiera partirà giovedì prossimo con l’analisi del piano industriale, già consegnato a Fantozzi dalla cordata dell’imprenditore mantovano Roberto Colaninno, presidente della Compagnia aerea italiana. Secondo indiscrezioni gli esuberi previsti per la Nuova Alitalia sarebbero 4500, meno dei 5-6mila e anche di 7mila, cifre circolate in questi giorni. “Credo sia l’ultima occasione possibile” ha affermato ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, chiarendo che “il nostro dovere è mettere il commissario nelle condizioni di conoscere la situazione e poi dovrà valutare le offerte. Una, quella della Cai è nota”. Altre, se arriveranno, saranno valutate dal commissario straordinario che, una volta accettata l’offerta, aprirà il confronto con i sindacati. Ma il tempo stringe. In base alle stime di Fantozzi, Alitalia a fine agosto aveva in cassa 195-200 milioni di euro: a settembre scenderebbero a 30-50 milioni. E ieri la compagnia di bandiera ha pagato 50 milioni alla Iata per non interrompere il servizio di biglietteria internazionale.

“Sono assolutamente convinto che ci sarà un accordo” ha detto il premier Silvio Berlusconi ieri da Bruxelles “non credo che i sindacati possano accettare che vadano a casa in 20 mila: mi sembra una cosa talmente fuori dalla realtà”. Quanto al futuro, il Cavaliere si dice ottimista sulla possibilità di un’intesa con un partner internazionale, sottolineando che un eventuale alleato estero resterebbe sempre in una posizione di minoranza: l’obiettivo, chiarisce il Cavaliere, è che Alitalia resti “un’azienda con maggioranza italiana”.

Il nuovo piano Air France per Alitalia, benedetto dall’intesa bipartisan

Boeing della flotta Alitalia
Rimarrà sicuramente chiuso in un cassetto fino a quando da Palazzo Chigi non ci sarà il via libera alla riapertura della trattativa, ma Air France-Klm, secondo indiscrezioni, avrebbe già pronto un nuovo piano su Alitalia.
Misure che non hanno niente a che vedere con la richiesta arrivata dal futuro premier, Silvio Berlusconi, di pari dignità con le altre due compagnie aeree che fanno già parte dell’alleanza franco-olandese, ma Parigi potrebbe lo stesso lanciare segnali molto più rassicuranti sul numero degli esuberi, sulla riduzione della flotta e soprattutto l’impegno a valutare nuovi collegamenti destinati soprattutto alla clientela business su Malpensa. Riguardo al prezzo delle azioni e delle obbligazioni di Alitalia invece il numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, potrebbe addirittura ridurre il concambio al di sotto dei circa 10 centesimi offerti finora. La situazione sempre più drammatica dei conti Alitalia, con una liquidità sufficiente appena per altre 2-3 settimane, non consente margini di manovra sul prezzo. Il nuovo piano, ammorbidito ancora in quei punti su cui i sindacati avevano fatto muro e su cui ci sarebbe già il via libera di massima da parte dai soci olandesi della compagnia, in ogni caso sarà tirato fuori solo se Air France-Klm, più che a logiche industriali, dovesse essere obbligata a muoversi in base a opportunità di natura politica. Perché una cosa è certa. La riapertura dei contatti tra Roma e Parigi non può che avvenire grazie al lavoro delle diplomazie e dopo che anche Aeroflot si è tirata di nuovo indietro, l’unica pista per evitare il commissariamento di Alitalia resta proprio quella francese, con l’eventuale ingresso di soci italiani nella nuova compagine azionaria. Tempi e modalità sono tutti da decidere e per dare fiato ai conti di Alitalia, a breve potrebbe arrivare il via libera a un prestito ponte per la compagnia. Le basi per un’intesa bipartisan su Alitalia sono state fissate nell’incontro di ieri sera a Palazzo Chigi tra i due ambasciatori Gianni ed Enrico Letta. Un’ora di colloquio, al quale hanno preso parte anche il super consulente del Cavaliere Bruno Ermolli (che cura la costruzione della cordata italiana), il sottosegretario al Tesoro, Massimo Tononi, e il direttore generale, Vittorio Grilli. Un’ora in cui si è ragionato sui destini di Alitalia.
Chiara la richiesta del Pdl al governo uscente: evitare il collasso prima dell’insediamento del nuovo esecutivo. Certo i conti in rosso dell’azienda preoccupano. Non a caso Gianni Letta ha voluto per prima cosa conoscere lo stato dell’arte del bilancio. Nonostante fosse preparato a un quadro negativo, i dati illustrati hanno messo a nudo una compagnia già defunta. Gianni Letta vuole ottenere una vera e propria due diligence. E forse anche a questo potrebbe servire un nuovo incontro la prossima settimana anche se c’è da fare i conti con la Lega da sempre convinta che la carta migliore da giocare sia invece proprio la legge Marzano. Uno scoglio tutt’altro che secondario. Ecco perché se Berlusconi riuscirà, una volta primo ministro, a trovare l’intesa con il presidente francese Nicolas Sarkozy, l’operazione non potrà che venire un po’ anche incontro alle richieste della Lega su Malpensa.

Il VIDEO servizio:


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Giampiero Cantoni
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