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Compagnie aeree: profitti in caduta libera. Solo in Europa

Aerei Alitalia in pista a Linate (Credits: Daniel dal Zennaro/Ansa)

Aerei Alitalia in pista a Linate (Credits: Daniel dal Zennaro/Ansa)

L’associazione internazionale delle compagnie aeree (Iata) ha previsto un ulteriore riduzione della stima degli utili per il 2011 a 4 miliardi di dollari, il 54% in meno rispetto agli 8,6 miliardi previsti a marzo e addirittura il 78% in meno rispetto ai 18 miliardi netti registrati nel 2010. Giovanni Bisignani, direttore generale di Iata, ha aperto la 67esima assemblea annuale del gruppo a Singapore con questa preoccupante notizia, spiegando che la causa principale del crollo dei profitti è l’aumento del prezzo del petrolioContinua

Decollo a rilento nel 2009: le compagnie aeree perderanno 4,7 miliardi di dollari

Un aereo in fase di decollo

Anno drammatico anche per il trasporto aereo, il 2009. La Iata (International Air Transport Association) ha rivisto al ribasso le prospettive per il comparto, con perdite pari a 4,7 miliardi di dollari nel 2009 (3,4 miliardi di euro). Si tratta di un dato notevolmente peggiore rispetto alle previsioni, per il 2009, dell’organizzazione a dicembre, che si assestavano su 2,5 miliardi (1,8 miliardi di euro), il che riflette il rapido deterioramento della situazione economica globale. “Oggi la situazione del settore è fosca. A causa della crisi economica, la domanda si è ridotta molto più rapidamente di quanto avevamo previsto qualche mese fa”, ha spiegato in una nota il direttore generale di Iata, Giovanni Bisignani.
Iata, che rappresenta 230 compagnie aeree tra cui British Airways, Cathay Pacific, United Airlines ed Emirates, ha peggiorato anche la sua stima per le perdite delle compagnie internazionali nel 2008 portandola a 8,5 miliardi di dollari dai precedenti 8 miliardi.
Si prevede inoltre un drastico calo della domanda, con una contrazione del traffico passeggeri nell’anno in corso del 5,7%. Il crollo nei profitti di questo autunno sarà aggravato da un calo ancora più drammatico del traffico premium. La domanda nel traffico merci dovrebbe calare del 13%. Entrambi i dati rappresentano un peggioramento significativo rispetto alle previsioni di dicembre di un calo del 3% nel traffico passeggeri e del 5% del settore cargo. Le rendite dovrebbero calare del 4,3%.
La diminuzione dei prezzi del carburante sta contribuendo a evitare perdite ancora più pesanti. Con una previsione di 50 dollari al barile (Brent), le spese del comparto sul carburante dovrebbero scendere al 25% dei costi di gestione (mentre rappresentavano il 32% nel 2008, quando il greggio si attestava in media sui 99 dollari al barile). I dati congiunti del minor prezzo del carburante e la diminuzione della domanda permetteranno al trasporto aereo di spendere 116 miliardi di dollari contro i 168 del 2008. “Quella sul carburante è l’unica buona notizia”, ha sottolineato Bisignani. “Ma il sollievo rappresentato dalla diminuzione dei prezzi impallidisce al confronto con il calo della domanda e il crollo dei profitti. Il comparto è in terapia intensiva. Le compagnie aeree devono affrontare due sfide immediate fondamentali: risparmiare e far combaciare attentamente la capacità alla domanda”.

Volare basso: per l’Alitalia vent’anni di conti in picchiata


Alitalia è a un passo dal fallimento. Non sono i bastati i 4,5 miliardi sborsati negli ultimi anni dal Tesoro né la raffica di supermanager pagati a peso d’oro per evitare il tracollo. Un destino annunciato che arriva dopo venti anni di bilanci quasi tutti in rosso, il fallimento di ben undici piani industriali e passaggi di consegne tra sette amministratori delegati. Ma la compagnia di bandiera sarà ricordata anche per altri primati. Sempre in negativo.
Negli ultimi anni Alitalia ha perso, in media, un milione di euro al giorno e accumulato ore di sciopero come nessun altro vettore. I guai seri sono iniziati con la gestione di Giovanni Bisignani, attuale numero uno della Iata, che è approdato in Alitalia dopo Maurizio Maspes, amministratore delegato nel decennio ’79-’89, un periodo relativamente tranquillo dal punto di finanziario. Anche perché Alitalia operava in assoluto monopolio. Bisignani archivia il bilancio ’89 in perdita per 78 milioni. Rimane alla guida di Alitalia fino al ’94 per lasciare il posto a Roberto Schisano (’94-‘95).
Il periodo più negativo si registra sotto la gestione di Domenico Cempella (’96-2001). Se al manager si riconosce il merito di avere cercato la grande alleanza con l’olandese Klm, è anche vero che non ha saputo intervenire in tempo per arginare l’emorragia di liquidità. Si è seduto alla cloche quando la compagnia di bandiera aveva ripreso a macinare utili e con lui è tornata a perdere. Nel suo primo anno di gestione, il ’96, Alitalia ha chiuso il bilancio con un rosso di 628 milioni. Cempella è riuscito a riportarsi in quota nel periodo ’97-’98. Le cose sono cambiate di nuovo nel 2000. Il manager è costretto a portare in consiglio una perdita di 247 milioni, da cui avranno origine i nuovi problemi patrimoniali di Alitalia.
Situazione ancora in peggioramento nel 2001 (rosso a 905 milioni) e Cempella presenta le dimissioni. Al suo posto, il governo chiama Francesco Mengozzi, il risanatore proveniente dalle Fs che avrebbe dovuto rimettere in sesto i conti. Obiettivo fallito. Mengozzi è rimasto alla guida Alitalia fino al febbraio 2004 e un solo bilancio in utile. Quello del 2002, per 94 milioni, ma solo perché è stato contabilizzato il risarcimento pagato da Klm per avere interrotto le trattative di fusione con Alitalia. Nel 2004 il rosso torna a livelli di allarme, 810 milioni, e Mengozzi è costretto a fare le valigie. Le deleghe vengono affidate al direttore generale Marco Zanichelli. Quest’ultimo resta al comando per soli quattro mesi (febbraio-maggio 2004). Il governo decide di giocare la carta Giancarlo Cimoli con annunci in pompa magna. L’ex manager Fs incassa nei tre anni in Alitalia (2004-2007) stipendi record, ma di utili non se ne vedono. Anzi lascia la compagnia di nuovo in zona allarme con un patrimonio sotto il minimo legale.

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Altro che Freccia alata, per Cimoli neanche l’Ulisse dell’Alitalia

Giancarlo Cimoli, ex ad di Alitalia
Da omaggiato amministratore e presidente della compagnia a cliente quasi snobbato. Più che una caduta è un ruzzolone quello di Giancarlo Cimoli (qui il suo profilo secondo Wikipedia) all’Alitalia.
A distanza di tre mesi circa dalle dimissioni forzate, all’ex manager degli aerei non solo è stata tolta la tessera della Freccia alata, riservata ai viaggiatori di riguardo, ma non è stata concessa neppure quella più ordinaria del Club Ulisse. In pratica gli ex stretti collaboratori di Cimoli hanno usato un occhio tutt’altro che di riguardo nei confronti del vecchio capo, a riprova che forse non lo rimpiangono.
Da Giovanni Bisignani a Francesco Mengozzi, da Renato Riverso a Domenico Cempella, da Fausto Cereti a Roberto Schisano, a nessuno degli ex manager Alitalia era mai stata negata la tessera del club più esclusivo dell’azienda, un riconoscimento che dà diritto ad acquisire priorità nelle liste d’attesa, consente l’accesso alle salette vip negli aeroporti e permette di portare a bordo un bagaglio più voluminoso di quello concesso agli altri viaggiatori.
Cimoli rompe la tradizione. La sua esclusione dalla Freccia alata è tanto più clamorosa se si pensa che alla guida della compagnia sono rimasti molti cimoliani, a cominciare dai due coordinatori dell’attività di impresa, Giancarlo Schisano e Gabriele Spazzadeschi, entrambi passati all’Alitalia dalle Ferrovie per volere dello stesso Cimoli. Per arrivare alla responsabile delle relazioni esterne, Ilaria Bramezza, la dirigente che formalmente presiede alla gestione delle tessere del club.
Della Freccia alata si entra a far parte in tre modi. Se si è grandi viaggiatori, cioè se si usano di frequente gli aerei della compagnia. Se si è manager di una grande azienda, tipo Fiat, per esempio, che l’Alitalia può aver interesse a fidelizzare. Oppure se si viene considerati ospiti di riguardo. In quest’ultimo caso la concessione dell’ambita tessera color oro risponde a criteri fortemente discrezionali, in genere affidati al capo delle relazioni esterne. Il quale può decidere di escludere chi magari davvero ne avrebbe titolo inserendo al suo posto starlette, amici degli amici, parenti, politici anche non di primo livello.
Una delle prime uscite di Cimoli quando tre anni fa arrivò alla guida dell’Alitalia dalle Ferrovie fu proprio quella di fare sapere ai giornali che nell’ambito dell’annunciata operazione di pulizia e rigore avrebbe decimato gli elenchi della Freccia alata senza riguardi per nessuno. E così fece, salvo poi riammetterne non pochi nel club alla chetichella.
Forse in considerazione delle condizioni pessime in cui versa l’azienda il pendolo dell’immagine Alitalia sembra di nuovo battere sull’ora del rigore. E la responsabile delle relazioni esterne, Bramezza, ha deciso di sfoltire parecchio l’elenco della Freccia alata portandolo da 2.500 tessere dell’anno passato a circa 1.200. Fonti interne alla compagnia sostengono, però, che la manager avrebbe agito su mandato del suo superiore diretto, Spazzadeschi.
Il rinnovo è stato negato a personaggi della più diversa estrazione, dall’attore Carlo Verdone all’ex parlamentare Gabriella Carlucci, dall’ex dirigente delle partecipazioni statali Ettore Bernabei all’ex arbitro Paolo Bergamo, da molti consiglieri regionali fino alla coppia di ex manager in disgrazia della Juventus, Luciano Moggi e Antonio Giraudo.

A nessuno è venuto in mente, però, di togliere la Freccia alata ai vecchi capi dell’azienda. Cimoli, evidentemente, è un caso a sé.


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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