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greggio

Il petrolio costa meno ma i carburanti continuano ad aumentare

Pieno ricco

Calano le quotazioni del petrolio, ma benzina e gasolio non sono più economici. Anzi. “Sarebbe logico aspettarsi una diminuzione dei prezzi dei carburanti, che dovrebbero attestarsi ben al di sotto di 1,40 euro al litro” denuncia in una nota Federconsumatori. E arriva persino a chiedere l’abolizione della Robin Tax sulle compagnie petrolifere, per rimpinguare un po’ le tasche dei consumatori. “Di diminuzioni non vi è stata neanche l’ombra, anzi, i prezzi” sottolinea l’associazione “sono vergognosamente aumentati, attestandosi intorno a 1,47-1,48 euro al litro, con un sovrapprezzo di 7-8 centesimi al litro”.

Eppure la retromarcia del petrolio, sceso oggi sotto i 106 dollari al barile, lascerebbe ben sperare per i prezzi della benzina. Se il greggio dovesse mantenersi su questi livelli, i listini dei carburanti potrebbero infatti scendere nei prossimi giorni di circa 6 centesimi al litro: il calcolo può essere fatto, per quanto sommariamente, ripercorrendo a ritroso i cammini paralleli di petrolio e carburanti nell’ultimo anno.
Per ritrovare il petrolio a 106 dollari al barile bisogna risalire alla prima settimana di aprile, quando il greggio, superata la soglia dei 100 dollari, aveva appena intrapreso l’impetuosa corsa al rialzo che a luglio lo avrebbe portato sopra i 140 dollari. Nella seconda settimana di aprile, dopo quindi quelli che sono più o meno i tempi tecnici di trasferimento delle variazioni del prezzo del greggio a valle, la verde si aggirava a ridosso di 1,40 euro al litro (esattamente 1,398 euro l’11 aprile) e quello del diesel era di 1,369. Cifre ben diverse dagli attuali 1,478 euro al litro della benzina e 1,447 del gasolio, che lasciano quindi presagire possibili prossime riduzioni nei distributori. Bisogna però tenere anche conto del fatto che, ad aprile, i listini di benzina e diesel beneficiavano del taglio di 2 centesimi al litro deciso dal governo Prodi per calmierare il prezzo dei carburanti. Al lordo dello sconto fiscale, il prezzo della senza piombo sarebbe stato quindi cinque mesi fa di 1,418 euro, 6 centesimi in meno rispetto ad oggi. Non va inoltre dimenticato anche il ruolo di “scudo” giocato dall’euro. Ad aprile la moneta unica viaggiava su 1,56 dollari, mentre oggi è scesa vertiginosamente a a circa 1,45 dollari.

Il prezzo del petrolio diminuisce, la benzina no

Pieno di carburante

Il petrolio scende, il prezzo del rifornimento no. A lanciare l’allarme sono le associazioni dei consumatori, dopo che il prezzo del greggio è tornato, dopo mesi, sotto quota 120 dollari al barile.
Benzina e gasolio scendano a 1,40 euro al litro, chiedono Adusbef e Federconsumatori. “È questo il valore intorno a cui i carburanti dovrebbero attestarsi - si legge in una nota ufficiale - con il greggio scambiato a tale cifra, e in assenza di speculazioni e fenomeni di doppia velocità nell’adeguamento dei prezzi”. Proprio per lottare le speculazioni nel settore, soprattutto nel periodo estivo, i consumatori chiedono al Governo “verifiche e sanzioni” che colpiscano chi contravviene alle regole. Passo ulteriore per calmierare i prezzi, l’accelerazione delle liberalizzazioni del settore, “arrivando ad avere sul territorio” spiegano le associazioni “almeno 2000 pompe bianche”, cioè indipendenti, che garantiscono agli utenti un risparmio diretto di circa 7-8 centesimi al litro.
I prezzi “calano con il contagocce”, denuncia il Codacons secondo cui “rispetto ai massimi il petrolio ha perso quasi 30 dollari, cioè il 20% mentre la benzina è scesa meno del 5%. Una situazione che danneggia pesantemente gli automobilisti italiani, specie in questo periodo di esodo estivo”. L’associazione chiede perciò all’esecutivo di convocare immediatamente le compagnie petrolifere” accusate di “speculare sulle vacanze degli italiani”.
Stamane intanto apertura col segno meno per i prezzi petroliferi: i futures sul greggio ‘Wti’ scambiato a New York, nelle contrattazioni elettroniche, sono scesi fino ad un minimo di 119,91 dollari stamani, e intorno alle 9,30 italiane passa di mano a 120,46 dollari, in calo di 95 centesimi.

Carburanti, verde e diesel verso 1,60 euro al litro

via ai rincari

Riempire il serbatoio dell’automobile alleggerisce di più il portafoglio: spinti dal caro-greggio, benzina e gasolio sfiorano ormai quota 1,60 euro al litro. Con gli aumenti scattati oggi il prezzo di verde e diesel ha raggiunto in alcuni distributori di carburante 1,558 euro al litro. Nei giorni scorsi le compagnie avevano consigliato ai propri gestori una serie di aumenti che avevano portato i prezzi ad infrangere la soglia degli 1,55 euro al litro: da quanto risulta a far scattare i nuovi aumenti è stata l’Agip. Il pieno di un’auto di media cilindrata arriva a costare quasi 78 euro.
A pesare sull’andamento del costo dei carburanti sono le quotazioni del petrolio: ieri sono schizzate verso un nuovo picco, superando il record mai raggiunto prima di 147 dollari al barile. A spingere sul prezzo del greggio ancora una volta verso l’alto le quotazioni sono, in questi giorni, soprattutto le tensioni in Medio Oriente e in particolare le frizioni con l’Iran, legate al programma nucleare di Teheran e alle trattative in atto, su questo fronte, con l’Occidente. Si teme che un fallimento dei negoziati possa avere pesanti ripercussioni, anche di tipo economico, compromettendo gli approvvigionamenti.

Rincari dei prodotti agricoli. “I crolli delle borse e del dollaro sono stati accompagnati, oltre che dal record del petrolio, da un nuovo aumento delle quotazioni di tutti i principali prodotti agricoli di base come il grano per l’alimentazione umana, ma anche soia e mais per gli animali destinati alla produzione di latte e carne”: è un’analisi della Coldiretti che sottolinea come gli andamenti di sfavorevoli sui mercati finanziari e monetari si riflettano non solo sui prodotti energetici, ma anche su quelli alimentari, sulla base dei dati alla chiusura settimanale del Chicago Board of Trade (che rappresenta il punto di riferimento mondiale per il mercato delle materie prime agricole). “Il repentino aumento dei prezzi di prodotti agricoli essenziali per l’alimentazione umana ed animale” sottolinea la Coldiretti “evidenzia l’esistenza di forti manovre speculative con lo spostamento di capitali dai mercati finanziari e valutari in difficoltà a quelli delle materie prime come il petrolio ed i prodotti agricoli di base, anche sulla base delle informazioni sugli effetti delle calamità come il terremoto in Cina, la siccità in Australia e le alluvioni ne Midwest degli Stati Uniti”.

La promessa di Tremonti: sarò il mastino antispeculatori

Giulio Tremonti
“Finché la speculazione è finanziaria (finanza su finanza) l’impatto è contenuto in un comparto chiuso. Ma questa volta la speculazione ha scelto il campo d’azione sbagliato: le materie prime sono un campo a elevata pericolosità sociale. Si capisce la ‘ragione’ degli speculatori: tentano di rifarsi delle perdite stellari subite con la crisi del comparto finanziario”.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti critica gli speculatori in un’intervista pubblicata su Panorama in edicola da venerdì, 11 luglio. “Speculare sulla finanza ha impatto sociale ed economico relativamente minore e meno drammatico della speculazione sull’energia e sul cibo. Gli effetti di questo tipo di speculazione sono drammatici perché non erodono solo le basi dello sviluppo industriale, ma anche le strutture sociali, sulle quali hanno un impatto regressivo. Nei paesi poveri causano le rivolte del pane, nei paesi meno poveri erodono le basi del welfare state, impoveriscono insieme i bilanci delle famiglie e i bilanci degli Stati”.
Alla domanda di Panorama su una imminente azione corale dei governi europei che di fronte alla crisi economica starebbero per invitare i propri cittadini a diminuire il tenore di vita attuale, Tremonti risponde che “i governi europei stanno responsabilmente valutando questa indicazione”.

Petrolio senza freni. Goldman Sachs: il barile a 200 dollari entro il 2010

Un impianto per l'estrazione del petrolio vicino Los Angeles
Oro nero senza più freni. Riparte la corsa al rialzo del barile di petrolio che stamattina mette a segno un nuovo massimo oltre la soglia dei 120 dollari, superata lunedì per la prima volta sulla scia di tensioni geopolitiche in diverse aree esportatrici del pianeta. Ma queste ultime impennate sono anche legate a rinnovati ottimismi sull’economia americana, che smorzano precedenti attese di indebolimento della domanda globale. Negli scambi dell’after hours sul Nymex, la Borsa merci di New York, il barile ha registrato un picco a 120,93 dollari. Lunedì aveva registrato un massimo a 120,36 dollari. Nuovo primato anche per il Brent, il greggio del Mare del Nord, che a Londra ha fatto segnare il nuovo massimo a 119,07 dollari al barile.
Ma se adesso il prezzo del greggio sembra astronomico, lo potrebbe diventare ancora di più in un prossimo futuro. Arjun N. Murti, l’analista di Goldman Sachs che sorprese un po’ tutti quando nel marzo del 2005 previde che il prezzo del petrolio sarebbe arrivato oltre i cento dollari, vede adesso le quotazioni del greggio proiettate addirittura fino a 200 dollari al barile. Goldman Sachs ha inoltre peggiorato le stime relative al prezzo in considerazione del fatto che ci sarebbero rischi sul versante delle forniture, in presenza di una domanda sostenuta da parte delle economie emergenti. In particolare, secondo il “report” sussisterebbero problemi per alcuni Paesi non aderenti all’Opec, come Messico e Russia. Sul prezzo inoltre pesano fattori speculativi che peraltro - rileva ancora il rapporto - dovrebbero portare ad una maggiore efficienza produttiva ed a maggiori investimenti da parte delle compagnie petrolifere in progetti di ricerca.
I nuovi massimi fanno più che raddoppiare le quotazioni dall’estate 2004, quando le conseguenze della guerra in Iraq e gli scontri con i ribelli in Nigeria lo spinsero a 50 dollari: da allora, in meno di quattro anni, i futures petroliferi sono schizzati sino a superare i 120 dollari. Una corsa senza freni: l’attuale soglia è 12 volte superiore a quella del primo shock petrolifero degli anni ‘70, quando nel 1974 l’embargo dell’Opec durante la guerra del Kippur fece volare il prezzo del barile oltre i 10 dollari.
Ecco una scheda che riassume la corsa del greggio attraverso le principali soglie toccate negli anni sul mercato di New York.
1970: il prezzo ufficiale del petrolio saudita viene fissato, secondo le cifre del ministero statunitense dell’Energia, a 1,80 dollari al barile
1974: l’embargo dell’Opec durante la guerra del Kippur provoca il primo shock petrolifero. Il prezzo del barile supera i 10 dollari. 1979: la rivoluzione iraniana rappresenta il secondo shock petrolifero. Il barile vola a 20 dollari.
1980: la guerra Iran-Iraq spinge le quotazioni del greggio sopra i 30 dollari. All’inizio del 1981 il prezzo raggiungerà i 39 dollari.
1990: con la guerra nel Golfo il barile tocca e supera i 40 dollari. 2004: il 20 agosto vengono toccati i 50 dollari al barile, pesano i timori di scarsi approvvigionamenti; il 27 ottobre supera i 55 dollari. 2005: vengono infrante le soglie psicologiche dei 60 e 70 dollari al barile, anche a causa dell’uragano Katrina e dei conseguenti problemi nel Golfo del Messico. Il 7 luglio supera quota 62 dollari; il 30 agosto si avvicina ai 70 dollari.
2006: il 5 luglio sfonda anche quota 75 dollari. 2007: anno in cui il petrolio raggiunge i 90 dollari e chiude l’anno sfiorando i 100. Il 12 settembre il barile tocca gli 80 dollari. Il 25 ottobre infrange i 90 dollari al barile. In novembre vola a un passo dai 100 dollari, toccando il record storico a 99,29.
2008: il 2 gennaio la volata del greggio, che tocca per la prima volta nella storia i 100 dollari al barile, in seguito alle tensioni in Nigeria. Il 6 marzo sfonda anche quota 105 dollari, toccando il nuovo record a 105,10 dollari al barile; pochi giorni dopo, il 12 marzo sfonda anche quella dei 110 dollari al barile, con il nuovo massimo a 110,2 dollari. Oggi il nuovo massimo a quasi 121 dollari.

Vola il petrolio: cresce di un dollaro al giorno. Sfondati i 118 dollari

Vola ancora il prezzo del petrolio, che sfonda quota 118 dollari al barile. Sul circuito elettronico i future sul Light crude salgono al nuovo record storico di 118,05 dollari, in rialzo di 57 cent. Nuovo massimo di tutti i tempi anche per il Brent che schizza a 115,03 in aumento di 60 cent. Appena ventiquattro ore fa il petrolio costava un dollaro in meno.
A spingere le quotazioni sono le tensioni geopolitiche in Nigeria, ma anche la resistenza dei Paesi dell’Opec ad aumentare la propria offerta sul mercato e la debolezza del dollaro, nonchè lo sciopero in una raffineria in Scozia.

Per Nobuo Tanaka, direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, impegnato nell’International Energy Forum, “è possibile” che gli alti prezzi del petrolio causino una recessione economica globale. “Sì, certamente sono preoccupato”, ha aggiunto l’esperto che già ieri aveva ammonito che l’attuale quotazione del barile “è troppo alta per tutti”.
Tanaka ha aggiunto che “gli alti prezzi del petrolio certamente possono frenare la domanda. È qualcosa che sta già accadendo e sicuramente ciò avrà un impatto negativo sulla crescita economica”.

Greggio, euro, oro: tre record storici in un solo giorno

Una raffica di record  per euro, petrolio e oro: la moneta europea  sopra la soglia di 1,53 dollari, il prezzo del greggio  a quota 104,95 dollari,  l'oro, trainato proprio dal dollaro debole e dal caro petrolio,  a un soffio dai mille dollari, venduto a  995,20 dollari l'oncia.

Una raffica di record per euro, petrolio e oro: la moneta europea sopra la soglia di 1,53 dollari, il prezzo del greggio a quota 104,95 dollari, l’oro, trainato proprio dal dollaro debole e dal caro petrolio, a un soffio dai mille dollari, venduto a 995,20 dollari l’oncia.

È stato proprio il bene rifugio per eccellenza, l’oro, a dare il via ieri a un’ondata di massimi storici (prima a quota 990,90 e poi a 995,20 dollari l’oncia) che potrebbe avere forti contraccolpi anche sulla spesa dei consumatori europei. Al boom dell’oro ha fatto seguito l’impennata dell’euro, provocata dalle preoccupazioni per il rallentamento dell’economia americana. Quando Henry Paulson, il segretario Usa al Tesoro, ha ammesso candidamente che l’economia statunitense sta rallentando “sensibilmente” a causa di un significativo perturbamento del settore immobiliare, degli alti prezzi dell’energia e della crisi del mercato azionario, i traders - fiutando nuovi tagli dei tassi sui Fed Funds - hanno smobilizzato il biglietto verde per acquistare la moneta unica. Infine è toccato al petrolio, che balza a 104,56 dollari al barile.

Una raffica di record  per euro, petrolio e oro: la moneta europea  sopra la soglia di 1,53 dollari, il prezzo del greggio  a quota 104,95 dollari,  l'oro, trainato proprio dal dollaro debole e dal caro petrolio,  a un soffio dai mille dollari, venduto a  995,20 dollari l'oncia.
Dietro la nuova impennata c’è nell’immediato il cattivo andamento delle scorte petrolifere settimanali americane, scese di oltre 3 milioni di barili, a fronte di un atteso incremento produttivo di 2,4 milioni di barili. Ma in generale la decisione dell’Opec (che produce il 40% del greggio mondiale) di tenere ancora chiuso il rubinetto, nonostante i reiterati inviti di Bush ad aumentare la produzione per calmierare il prezzo del greggio, ha avuto il suo peso. “I prezzi alti del greggio - ha detto velenoso a Vienna il numero uno dell’Opec Chakib Kelili, non dipendono dall’offerta, ma dalla pessima gestione dell’economia americana”. Ma all’impennata del greggio contribuuiscono anche fattori come le tensioni tra Stati Uniti e Iran sul nucleare e quelle in America Latina tra Venezuela e Colombia che rendono il quadro sempre più complicato. L’obiettivo 80-90 dollarial barile, considerato da molti fisiologico, resta più lontano che mai.

Una raffica di record  per euro, petrolio e oro: la moneta europea  sopra la soglia di 1,53 dollari, il prezzo del greggio  a quota 104,95 dollari,  l'oro, trainato proprio dal dollaro debole e dal caro petrolio,  a un soffio dai mille dollari, venduto a  995,20 dollari l'oncia.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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