
Guardia di finanza (Credits: ANSA/FRANCO SILVI)
Sono 7.500 gli evasori totali del fisco italiano stanati nel 2011 dalla Guardia di finanza. Per un totale di tasse mancate pari a 21 miliardi di euro. Un risultato che arriva con una lenta ma costante evoluzione delle azioni della Guardia di Finanza che si spiega anche grazie a una rivoluzione di carattere culturale: sempre più cittadini si stanno rendendo conto che non pagare le tasse non è un atto di furbizia ma un danno alla collettività. E quindi denunciano di più. Continua

(Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)
Vivere da nababbi in Italia dichiarando una manciata di euro al fisco. Non è poi così difficile farlo. O per lo meno lo è stato fino ad oggi. L’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza, infatti, nei prossimi mesi potranno fare affidamento sul nuovo redditometro, un software la cui entrata in funzione è prevista nel 2012 e che sarà in grado di fotografare le incongruenze tra le spese sostenute e il reddito dichiarato dalle famiglie italiane. Continua

(Credits: ANSA)
Gli spread nei mercati obbligazionari europei sembrano impazzire, le borse crollano, gli Stati sono sull’orlo del collasso, i governi cambiano, soprattutto nei paesi periferici dell’area euro (i cosiddetti Piigs). E i soldi degli italiani? Quelli dei paperoni di casa nostra sono pronti ad espatriare. Continua
- Tags: accertamenti, duemila, evasione, evasione-fiscale, fisco, governo, Guardia-di-finanza, ispettori, Milleproroghe, paradisi-fiscali, scudo-fiscale, tremonti
-

Agenti della Guardia di Finanza - Ansa
Non ci sono state grandi sorprese ieri in Senato: il decreto “Milleproroghe” è stato approvato senza scossoni, tranne l’accoglimento di una proposta del Pd che impegna il ministero dell’Economia a presentare entro giugno una relazione sulle operazioni di rimpatrio e regolarizzazione dovute allo Scudo Fiscale. Continua

Sono oltre cinquemila le imprese edili che negli ultimi tre anni hanno eseguito lavori di ristrutturazione senza dichiarare un euro di reddito. La Guardia di Finanza ha scovato 5.246 evasori totali nell’ambito del progetto “Pandora”, l’operazione avviata nel 2006 sulle ristrutturazioni per le quali sono stati richiesti sgravi fiscali e sviluppata dal Nucleo Speciale Entrate delle Fiamme Gialle in stretta sinergia operativa con i reparti territoriali.
L’inchiesta ha evidenziato che i redditi non dichiarati sono pari a circa 3 miliardi di euro. I controlli sono stati possibili partendo dal controllo sugli sgravi fiscali chiesti dai contribuenti (36% sull’Irpef) nelle loro dichiarazioni dei redditi. In pratica le ditte coinvolte emettevano fatture per consentire ai proprietari di casa di avere gli sgravi previsti dalla legge ma poi nella loro dichiarazione occultavano i redditi. Nell’ambito di questi controlli risultano anche circa 500 milioni di euro di Iva non versata all’erario.
Questa grande evasione è stata possibile anche perché attorno a queste attività ruota un’ampia fascia idi lavoro nero. Sono circa 10.000, in particolare, le posizioni lavorative irregolari scoperte dalle Fiamme Gialle nei controlli effettuati tra le imprese edili. Anche in questo caso, oltre che per i lavoratori direttamente coinvolti, ne deriva un danno per l’erario dovuto ai mancati versamenti dell’irpef dei lavoratori e dei relativi contributi sanitari e previdenziali.

Quasi 7 miliardi di euro strappati agli evasori, nel 2008: pari all’8% in più rispetto al 2007.
Sono risultati record per la lotta all’evasione nello scorso anno. Come ha spiegato il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, la riscossione legata “alla complessiva attività di contrasto degli inadempimenti dei contribuenti è stata pari a 6,9 miliardi di euro, l’8% in più rispetto al 2007″.
I 6,9 miliardi riscossi nel 2008, ha detto Befera, si compongono di 3,3 miliardi derivanti dai ruoli (+3,3%) e 3,6 miliardi provenienti dai versamenti diretti (+13%). L’attività di accertamento in senso stretto ha portato invece nelle casse dell’Erario 3,7 miliardi, il 28% in più rispetto al 2007 (anno in cui il riscosso è stato pari a 2,9 miliardi). Gli accertamenti su imposte dirette, Iva e Irap - ha spiegato poi il direttore vicario dell’Agenzia delle entrate, Marco Di Capua - sono stati 645mila, in crescita del 29% rispetto all’anno precedente, in cui sono stati poco meno di 500mila. Un dato “ancora più positivo” se si guarda alla maggiore imposta accertata, che nel 2008 ha raggiunto quota 20,3 miliardi (+40% sul 2007).
La riscossione conseguita nel 2008 grazie alla lotta all’evasione fiscale “è un risultato record mai conseguito” ha spiegato Befera sottolineando che “dire che è rallentata la lotta all’evasione fiscale è un’informazione errata, che può indurre in un convincimento sbagliato, ovvero che si può evadere”. Befera ha aggiunto che “nei giorni passati si è parlato molto di evasione. Noi invece abbiamo deciso di far parlare i numeri, facendo così chiarezza”. Il direttore dell’Agenzia ha anche rilevato che il “risultato record” raggiunto nel 2008 “è tanto più rilevante se si considera che è stato conseguito in un anno di passaggio, in cui c’è stato sia un avvicendamento al vertice dell’Agenzia sia una profonda riorganizzazione della stessa”.
Ottenuto il record nel 2008, l’Agenzia, promette Befera, non si fermerà: nel 2009 l’amministrazione fiscale conta di portare nelle casse dell’erario, come risultato della lotta all’evasione, 7,2 miliardi di euro: “Nel 2009 vogliamo conseguire risultati ancora più ‘record’, rispetto a quelli del 2008. Sarà un contributo forte per il mantenimento dei conti pubblici e per la lotta alla concorrenza sleale. Se il contrasto all’evasione” ha aggiunto Befera “è sicuramente importante nei momenti di crescita economica, diventa ancora più determinante nei momenti di crisi, come quello attuale, quando la concorrenza sleale rischia di essere un fattore che taglia fuori dal mercato le imprese sane”.
Il VIDEO servizio:

Milioni di euro, dollari, dinari algerini e sterline. Tutti falsi e pronti per essere spesi in giro per il mondo. La Guardia di Finanza continua a scoprire garage e capannoni in Italia dove ha sequestrato macchinari, carta e punzoni utilizzati per falsificare banconote e monete che hanno un’ampia circolazione nei mercati internazionali. Sono decine i falsari denunciati dalle Fiamme Gialle. I soldi, riprodotti in modo quasi perfetto, sono destinati all’estero o al finanziamento del terrorismo internazionale. Le banconote di euro falsificate, infatti, vengono utilizzate solo in minima parte in Italia: dopo essere state stampate vengono portate e spese dai grossisti delle organizzazioni, in altre nazioni dell’Unione europea.
Le vittime in Europa. Lo Stato più danneggiato è la Germania, seguito da Francia, la Spagna e anche Inghilterra (dove l’euro, non essendo stato adottato come moneta ufficiale è ancora poco conosciuto e per i commercianti è molto più difficile riconoscerne uno vero da uno falso). Tra le banconote più riprodotte quelle 20, 50 e 100 euro: vengono vendute dai produttori al 6-8 per cento del valore facciale. In sostanza una banconota da cento euro viene ceduta al grossista a sei oppure otto euro. Durante la distribuzione sul territorio (quindi già nel passaggio tra il grossista e altri soggetti ‘fidati’ dell’organizzazione che spesso sono extracomunitari), la banconota falsa aumenta il suo valore fino a circa il 40 per cento. Solamente nel 2008, la Finanza ha sequestrato oltre 150 mila pezzi da 20 euro per un valore di 3 milioni e altrettanti da 50 euro per un totale di circa 7 milioni di euro. È un fenomeno in aumento, come confermano i dati del Nucleo speciale della Polizia valutaria della Guardia di Finanza. Ma sono gli stessi investigatori a precisare che la tendenza non ha raggiunto livelli allarmanti: “Sono poche le banconote falsificate immesse sul mercato a fronte della moneta circolante” specifica il tenente colonnello Amedeo Farruggio, comandante Gruppo antisofisticazione monetaria della Finanza. Però, in soli due anni, le banconote e monete false sequestrate sono più che triplicate: da 5 milioni di pezzi nel 2006 a oltre 17 milioni nel 2008. “La crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando è un momento fertile per il propagarsi del fenomeno della falsificazione di denaro e purtroppo anche per quello dell’usura” spiega il generale Giorgio Toschi, comandate Regione Toscana della Guardia di Finanza durante l’inaugurazione della mostra “Il Vero e il Falso” dedicata alla contraffazione delle banconote e allestita fino al 30 aprile presso il museo Archeologico Nazionale a Firenze “per questo motivo il Corpo ed in particolare il reparto Antisofisticazione monetaria ha intensificato i controlli e le attività di intelligence”.
Falsari italiani da export. Assieme all’euro falso spuntano anche dollari, sterline e dinari algerini. Per queste monete, i falsari italiani raggiungono il ‘top’ della riproduzione. Le organizzazioni, importano dall’estero, persino il cotone e o il materiale per fabbricare la carta moneta sulla quale riprodurre la banconota. A Pomezia, alle porte di Roma, solo pochi mesi fa, le Fiamme gialle sono riusciti ad individuare un laboratorio in grado di creare dal cotone una carta con una composizione e una struttura identica a quella utilizzata per la stampa del dollaro dagli istituti bancari statunitensi. Non da meno quanto è stato sequestrato giovedì scorso a Arezzo: macchinari, punzoni e 3 mila chilogrammi di leghe metalliche con le quali sarebbero state prodotte oltre 320 mila sterline. Da Giugliano, in provincia di Napoli, stavano per lasciare l’Italia oltre 3,5 milioni di euro in dinari algerini. Tutte banconote (circa 350 mila ndr) da mille dinari ciascuna il cui controvalore è pari a 10,70 euro.
Il sequestro effettuato dalla Finanza di Napoli è il primo in Europa per quantitativi e per la qualità elevatissima della falsificazione di banconote in uso in un Paese arabo. Esiste solo un precedente: poche migliaia di dinari falsi sequestrati circa due anni fa, nel sud della Francia. Ormai da anni esistono contatti e collegamenti tra le organizzazioni mafiose presenti sul nostro territorio, camorra in particolare, e frange del terrorismo islamico portate alla luce da indagini della Digos. Sul sequestro napoletano gli investigatori indagano insieme all’intelligence francese e statunitense proprio per cercare di scoprire se la maxi-produzione di dinari algerini fosse realmente destinata a finanziare l’organizzazione terroristica di Al Qaeda che opera nell’area del Magreb.
Un video girato dalle Fiamme Gialle che riprende i falsari all’opera