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Cina-Usa, Hanry Paulson chiede responsabilità e collaborazione

(Credits: AP Photo/Seth Wenig)

(Credits: AP Photo/Seth Wenig)

State tranquilli: la Cina comprerà i titoli emessi dal fondo salvastati creato dall’Unione Europea. E la sua presenza al G20 di Cannes del 3-4 novembre ha lo scopo di discutere con gli investitori, come dichiarato questa mattina dal viceministro delle finanze di Pechino, Zhu Guangyao. Ma l’intervento sull’Europa non basta. Non c’è tempo da perdere: la Cina deve iniziare a collaborare anche con gli Stati Uniti se si vuole salvare il mondo dalla crisi economica. Prima che sia troppo tardi. È questa l’opinione di Henry Paulson, l’ex Segretario al Tesoro americano.

Dal punto di vista di Paulson, Pechino e Washington non devono necessariamente essere d’accordo su tutto, ma devono rendersi conto che sono entrambe potenze con importanti responsabilità nei confronti del resto del mondo, e non possono permettersi di trascurarle, anche quando sono in difficoltà. Ecco perché Paulson ha immaginato un nuovo schema all’interno del quale Cina e Stati Uniti dovrebbero ridefinire le rispettive politiche economicheContinua

Crisi dei mutui: il Governo Usa stanzia 250 miliardi di dollari

Progetto per la casa
Il pacchetto da 250 miliardi di dollari annunciato oggi dal Governo statunitense per entrare nel capitale di alcune fra le maggiori istituzioni bancarie è la prima tranche del piano messo a punto dal segretario al Tesoro Henry Paulson. Piano, quest’ultimo, che dopo un difficile iter parlamentare è stato approvato dalle camere Usa e portato da un plafond iniziale di 700 a complessivi 850 miliardi di dollari.
In base alla decisione di oggi, il Tesoro americano comprerà 25 miliardi di dollari di azioni privilegiate di Bank of America (incluse quelle di Merrill Lynch) così come di JP Morgan e Citigroup; tra i 20 e i 25 miliardi di titoli di Wells Fargo; 10 miliardi di Goldman Sachs e Morgan Stanley; 3 miliardi della Bank of New York Mellon e circa 2 miliardi della State Street.
Il Governo comprerà azioni privilegiate, senza diritto di voto, con un dividendo annuale del 5% che, secondo alcune fonti, dovrebbe salire al 9% dopo cinque anni.
Più in generale il piano anti-crisi noto come “Legge di stabilizzazione d’economia d’urgenza 2008″ si basa su alcuni punti punti principali. Vengono fissati al 31 dicembre 2009 i tempi per il piano di salvataggio, ma su richiesta del governo il limite può essere esteso per un massimo di due anni dall’approvazione della legge.
- il Tesoro può acquistare in un primo tempo fino a un massimo di 250 miliardi di dollari di asset tossici: su richiesta del presidente, però, il tetto può essere alzato fino a 350 miliardi. Al di sopra di tale cifra, il Congresso ha diritto di veto.
- Lo Stato può partecipare al capitale e ai profitti delle società che entrano a far parte del progetto.
- Il segretario al Tesoro può coordinarsi con le autorità di altri Paesi.
- A controllare le operazioni del segretario del Tesoro è un consiglio di sorveglianza, composto fra gli altri dal presidente della Fed e da quello della Sec. Anche la corte dei conti Usa supervisiona il piano di acquisti, e un ispettore generale indipendente supervisiona le decisioni del Tesoro, che saranno esaminate dalla giustizia.
- Viene stabilito un maggior raggio d’azione per la Fdic, l’organismo federale di assicurazione dei depositi, che puo’ chiedere, fino a fine 2009, prestiti illimitati al Tesoro per garantire depositi fino a 250.000 dollari per un anno.
- Viene ribadito per la Sec il potere di sospendere le cosiddette pratiche di mark-to-market.
- Il piano vieta, almeno fino a quando lo Stato sarà azionista, il paracadute d’oro per gli amministratori delegati o i dirigenti licenziati o dimissionari da società che hanno ceduto i propri asset al Tesoro. Limiti anche per le indennità che incoraggiano prese di rischio eccessive e un tetto di 500.000 dollari per le remunerazioni di dirigenti che possono beneficiare di deduzioni fiscali.
- Il testo prevede delle misure a tutela dei proprietari di case minacciati da pignoramenti e l’autorizzazione a rivedere, in caso di difficoltà del contribuente, le condizioni a cui sono stati accesi i mutui. Sono previsti anche crediti d’imposta per la classe media e le piccole imprese.
- Sgravi fiscali per le società americane che girano film o telefilm negli Usa (costo 397 milioni).
- 18 miliardi di dollari di esenzioni per l’energia pulita.
Rientrano in questa voce gli sgravi per coloro che sceglieranno di parcheggiare l’auto privilegiando la bicicletta.
- Misure per alleggerire il peso della “alternative minimum tax” per 24 milioni di famiglie.
- Riduzione di alcuni dazi all’import su alcuni prodotti di lana (costo 148 mln).

Borse: lo spettro delle chiusure bancarie si aggira per l’Europa

i protagonisti degli ultimi due anni
(Credits: Ansa)Il mercato non si accontenta. E se è vero che in America il Congresso si appresta a varare la più gigantesca azione di sostegno per il sistema finanziario, sull’Europa si allunga l’ombra delle chiusure bancarie. Il risultato? Vendite a go-go su tutte le borse.
Alle 11 di oggi la borsa di Milano perdeva il 2,4 per cento, mentre nel resto del continente i ribassi oscillano tra il 2,2 e il 3 per cento. Colpiti soprattutto i titoli del settore bancario dopo che si è saputo che la banca belga Fortis e l’inglese Bradford and Bingley versano in gravi difficoltà, al punto che, riferisce il Sole 24 Ore, sono stati messi in atto improvvisi piani di salvataggio da parte dei governi del Benelux e del Regno Unito. E in Germania crollano le Hypo Real Estate (-55 per cento), dopo la notizia che l’istituto ha ottenuto in extremis una linea di credito miliardaria da un consorzio di banche. L’operazione consentirà a Hypo Real Estate di scongiurare in extremis il fallimento.
E dire che oggi doveva essere una buona giornata, visto che negli Usa i repubblicani e i democratici si sono accordati sul piano del ministro del tesoro Henry Paulson per il salvataggio da 700 miliardi di dollari per il sistema finanziario americano.
Ma appunto al mercato non basta per ritrovare la tranquillità: c’è paura che le banche europee vengano contagiate dal male dei mutui, c’è il terrore che la recessione investa il continente (che si era illuso di esserne al riparo).
C’è però in tutta questa storia un paradosso che riguarda l’Italia: le banche italiane che si sono mosse sempre con grande prudenza, anche grazie alle redini tirate della Banca d’Italia, potrebbero ritrovarsi forti e sane su un cumulo di macerie. Già Intesa e Unicredit sono balzate nella hit parade dei dieci maggiori gruppi bancari per capitalizzazione in Europa: non è che tra qualche mese saranno i primi due? E che magari inizino a fare acquisti in giro per il mondo? Di affari ce ne sono parecchi in giro, di questi tempi…

Il petrolio torna a infiammarsi dopo il rialzo record

Economia

Il petrolio torna a volare, e lo fa rapidamente. Meno di una settimana fa si festeggiava la discesa sotto i 90 dollari e oggi il greggio distrugge ogni certezza e vola, in una sola seduta, da 105 a 130 dollari. In termini assoluti è il maggior rialzo giornaliero da quando sono state aperte le contrattazioni al Nymex di New York nel 1983, mentre per ritrovare una crescita percentuale del 23% - pari a quella messa a segno oggi con il picco a quota 130 - bisogna scorrere indietro il calendario di 17 anni, per arrivare al 1991.

Dopo tre rialzi consecutivi, la performance odierna azzera due mesi di ribassi, gelando ogni euforia e riportando nuovi timori su crescita e inflazione su scala globale. Sceso sotto i 90 dollari martedì scorso, in scia all’annuncio del fallimento di Lehman Brothers ed ai timori sulle possibili ripercussioni negative sulla crescita mondiale, l’oro nero ha bruciato le tappe in una corsa senza precedenti, che si è arrestata solo pochi minuti prima della chiusura, avvenuta a 122,6 dollari al barile, in crescita del 17%.

Il vero traino della rimonta del petrolio è il maxi-piano da 700 miliardi di dollari annunciato dal governo statunitense per ridare ossigeno ad un mercato finanziario ormai disastrato dai fallimenti, la cui ultima vittime illustre è stata proprio Lehman Brothers. Un crack da 630 miliardi di dollari che ha convinto il Tesoro Usa della necessità di correre ai ripari e varare un piano per il riacquisto di titoli il cui valore è crollato a seguito della crisi dei mutui subprime.

L’eventuale successo del piano messo a punto dal segretario del Tesoro Usa, Henry Paulson, potrebbe ridare ossigeno all’economia e spingere nuovamente al rialzo la domanda di petrolio. E fra gli operatori di Wall Street “regna l’ottimismo sulla possibilità che il piano Usa possa realmente trainare l’economia”, spiegano un analista di Bnl, sottolineando come un’ulteriore spinta al rally del petrolio arrivi dalla ritrovata debolezza del dollaro, sceso a 1,4672 euro, contro gli 1,4466 del 19 settembre scorso. Anche in questo caso, sul bando degli imputati si trovano i 700 miliardi di dollari messi sul tavolo dal governo a stelle e strisce: questa somma, infatti, amplierebbe ulteriormente il deficit di bilancio degli Stati Uniti.

A complicare ulteriormente il quadro, le indiscrezioni pubblicate da Reuters, secondo le quali l’Arabia Saudita avrebbe ridotto del 5% le forniture alle maggiori società petrolifere internazionali ed alle raffinerie Usa. Intanto in Italia, sulla scia di quanto successo nei giorni scorsi, sono proseguiti oggi i ribassi dei carburanti, con Q8, Shell e Tamoil che hanno ridotto di un cent il prezzo della benzina.

Il secondo senso: mercato immobiliare

“L’economia e i mercati americani non recupereranno finché non rimetteremo a posto il mercato immobiliare”. (Henry Paulson, segretario al tesoro Usa)
voleva dire
Non possiamo permette che società immobiliari falliscano. Non dovremmo, secondo me, permettere che nemmeno la General Motors fallisca”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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