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Ibm

Warren Buffett, in Europa non c’è volontà di uscire dalla crisi. Niente investimenti

Il finanziere americano Warren Buffet (Credits: AP Photo/Paul White)

Il finanziere americano Warren Buffet (Credits: AP Photo/Paul White)

Anche questa volta l’oracolo si è pronunciato. Warren Buffett, 81 anni, il finanziere titolare di Berkshire Hathaway, il secondo uomo più ricco del mondo dopo Bill Gates con un patrimonio di 39 miliardi di dollari, a margine della sua prima visita in Giappone ha affermato: “L’Europa e l’Italia non spariranno, ma la soluzione alle turbolenze europee non è vicina”. Niente di nuovo, verrebbe da dire. Ma Buffett non si è fermato qui. “Nel concepimento dell’euro ci sono stati significativi errori di calcolo: 17 Paesi hanno rinunciato ad emettere mometa così come non è capitato in Usa o in Giappone”. Continua

Microsoft vs Google: sfida ad “alta tensione”. Scoperta dai blog

hohm

L’investigazione di alcuni blogger ha portato alla luce un progetto di Microsoft in un settore nuovo per il colosso di Redmond, quello dell’efficienza energetica: sarà presto disponibile su internet una sorta di “pannello di controllo” per monitorare i consumi energetici a casa e ricevere consigli sul modo in cui ridurre le spese per la bolletta.
Continua

Crisi sì, ma non per l’hitech. Ibm e Apple battono le stime

La Apple svela il nuovo iPod nano

Le attese di Wall Street per la Apple non erano positive. Il suo leader carismatico, Steve Jobs, ha fatto un passo indietro per salvaguardare la salute. E la crisi economica sta rallentando l’economia globale. Eppure i risultati hanno superato le aspettative, con un incremento del 5,8 per cento nelle vendite: a fare da traino sono stati ipod e itunes, andati a ruba negli ultimi mesi. Meno entusiasmante la performance dell’iphone sui mercati internazionali, ma il melafonino è ancora all’inizio del suo ciclo di vita.

Contemporaneamente, poi, sono diminuiti i costi per i materiali elettronici. Anche il colosso dell’informatica Ibm ha sconfitto la sfiducia dei blasonati analisti di Wall street. Negli ultimi anni ha diversificato le sue attività: i profitti nell’ultimo quadrimestre sono scesi nella maggior parte dei settori, ma non nel software, un’area in cui l’azienda statunitense ha concentrato gli sforzi. E, in un anno che si annuncia difficile, Ibm prevede un valore di 9,20 dollari per azione, superando le stime degli analisti di 8,75 dollari. Tra le multinazionali hitech, invece, a scontare la burrasca della crisi sono soprattutto i produttori di chip e alcune aziende di telefonia mobile.

Motorola nel 2008 ha tagliato 7800 posti di lavoro: quest’anno ha annunciato un’ulteriore riduzione di 4mila unità. Bollettino drammatico per Intel e Amd con riduzioni del personale, rispettivamente, di 6mila e 1100 addetti.

Le Fs e le ombre sulla gara da 1 miliardo di euro

Operatori di un call center
Doveva diventare il fiore all’occhiello del nuovo corso morettiano alle Ferrovie, un esempio di trasparenza amministrativa e di efficienza decisionale. E invece la gara per l’elaborazione dei dati, lo sviluppo del software e la gestione dei call center delle Fs si sta trasformando in una brutta storia intessuta di recriminazioni, contestazioni, polemiche e sospetti. E perfino ricorsi al tribunale nei quali l’associazione di consumatori Adusbef di Elio Lannutti ipotizza reati gravi come la concussione, la corruzione, l’aggiotaggio, l’insider trading, la turbativa di mercato.
Una vicenda, insomma, in cui, con il passare dei giorni, i dubbi si moltiplicano. Al punto che al confronto rischia di apparire un episodio minore quello di qualche anno fa con protagonista Elio Catania, il predecessore di Mauro Moretti alle Fs, il quale affidò una ricca commessa per la fornitura di computer all’Ibm, cioè alla società di cui era stato responsabile per l’Europa fino a qualche tempo prima.
Questa volta il valore dell’affare è sensibilmente più elevato, circa 1 miliardo di euro, una superfornitura di servizi per la quale era stata allestita una delle gare più importanti di questi anni da un punto di vista dell’importo economico nell’ambito della pubblica amministrazione. Per le Ferrovie era un avvenimento cruciale, seguito personalmente da Moretti e dal suo braccio destro, Nicola Mandarino, capo delle strategie della holding ferroviaria, entrambi ds e il primo legatissimo con mille fili a Massimo D’Alema.
Per aggiudicarsi il business dell’informatica Fs si erano messe in pista tre società di rilievo: Telecom, Almaviva e Sirti. Nella prima, per la verità, non tutti a livello di vertice erano convinti dell’opportunità di impegnarsi per la fornitura ferroviaria: mentre l’amministratore Riccardo Ruggiero e Mauro Nanni, responsabile dell’area informatica, premevano per scendere in pista, il vicepresidente Carlo Buora era assai titubante.
L’Almaviva, al contrario, ha affrontato la gara con estrema determinazione e l’intima convinzione di avere la vittoria in tasca potendo contare, oltretutto, sulla collaborazione di giganti come Hp, Elsag, Microsoft e Oracle.
Posseduta e guidata da Alberto Tripi, uno degli imprenditori più vicini al presidente del Consiglio, Romano Prodi, l’Almaviva inoltre controlla da tempo la Tsf (Telesistemi ferroviari, con 700 dipendenti di cui 300 addetti ai call center), società da più di un decennio attiva all’interno delle Fs proprio nel settore hi-tech. Tra Tsf e Ferrovie il rapporto era così stretto e di reciproca soddisfazione che la holding dei treni era socia di minoranza della stessa Tsf con una quota sostanziosa di circa il 40 per cento.
La Sirti, infine, ha partecipato con slancio sebbene nell’ambiente fosse considerata non proprio la favorita sul piano tecnico, in quanto sia la sua ragione sociale sia il suo core business erano assai distanti dall’oggetto del bando di gara.
Società un tempo collegata alla Telecom e al gruppo Iri-Stet, la Sirti è nota, infatti, non tanto nell’ambito dell’informatica e delle sue applicazioni, ma come azienda specializzata nelle operazioni di cablatura, cioè in pratica nello scavo e poi nella posa in opera della rete di cavi sul territorio nazionale.
Mauro Moretti, ad di Ferrovie
A sorpresa, però, la gara è stata vinta proprio dalla Sirti. L’offerta tecnica della Telecom è stata giudicata così scadente dalla commissione giudicante, composta da cinque dirigenti delle Fs presieduti da Maurizio Marchetti, legale della holding, che la busta con le proposte economiche non è stata neppure aperta.
L’Almaviva, invece, ha presentato un’offerta economica vantaggiosissima per le Ferrovie, migliore di quella Sirti, con un ribasso di circa 135 milioni di euro equivalente al 18,3 per cento. Da un punto di vista tecnico, invece, la proposta Almaviva è stata considerata inferiore rispetto a quella Sirti, peggiore, cioè, di quella di una società che fino a quel momento si era occupata di tutt’altro.
L’inadeguatezza sostanziale e formale della Sirti rispetto all’oggetto del bando di gara Fs era stata notata qualche tempo fa anche dalla società di revisione Price Waterhouse Coopers, che all’inizio di aprile 2007, nella relazione al bilancio consolidato 2006 (vedere documento in alto), aveva suggerito ai dirigenti Sirti di modificare almeno lo statuto aziendale per renderlo più congruo rispetto alla partecipazione alla gara ferroviaria.
La raccomandazione della società di revisione era sembrata così calzante e appropriata ai dirigenti Sirti che pochi giorni dopo, il 12 aprile, il presidente del consiglio di amministrazione, Gian Maria Chiarva, aveva firmato un documento di modifica dell’articolo 2 dello statuto societario accogliendo le modifiche consigliate.
Da quel momento la Sirti diventava una società con una spiccata vocazione, almeno sulla carta, per l’hi-tech, cioè proprio per quel tipo di attività richieste dal bando delle Ferrovie. E in meno di 6 mesi deve aver acquisito così tante competenze e così tanta esperienza da arrivare a stracciare concorrenti presenti da molto più tempo sul terreno dell’informatica, come la Telecom e soprattutto la Almaviva.
Alla luce di questa stranezza colpiscono una serie di piccole e grandi anomalie che hanno accompagnato lo svolgimento e la conclusione della gara. A cominciare dall’insolita rapidità per un’amministrazione pubblica nella gestione della procedura. Le offerte tecniche, volumoni di centinaia di pagine, sono state consegnate alla commissione giudicante il 16 settembre e appena una decina di giorni dopo non solo erano state lette e attentamente vagliate, ma già circolava l’indiscrezione che avesse vinto la Sirti. Una voce così fondata che venerdì 28 dalle Ferrovie hanno avvertito la necessità di confermarla verbalmente al presidente Chiarva. E il tam tam è diventato così assordante che il valore delle azioni Sirti è schizzato verso l’alto e il lunedì successivo la società è stata sospesa dalle contrattazioni di borsa.
La comunicazione ufficiale dell’esito della gara è avvenuta però alcuni giorni dopo e a compimento dell’ennesimo giallo: le buste con le offerte sono state aperte senza la partecipazione dei rappresentanti della Almaviva, che non erano stati invitati. Una procedura in netto contrasto con l’articolo 275 del regolamento attuativo del codice degli appalti approvato dal Consiglio dei ministri e dal Consiglio di stato.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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