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Berlusconi: “Gli aiuti di Stato alle imprese sono un imperativo categorico”

Silvio Berlusconi

Gli aiuti di Stato sono ora “un imperativo categorico”. Quello che prima veniva considerato un “peccato” è ora l’unica ricetta per salvare l’economia reale. Parola di Silvio Berlusconi. Il premier sceglie la capitale delle Istituzioni europee, da sempre vigili sull’intervento pubblico degli Stati membri, per sottolineare come il tabù ormai sia stato infranto.

Una scelta, spiegherà qualche minuto dopo il ministro dell’Economia Giulio Tremtonti, dettata dalle contingenze: “Con la crisi il mondo è cambiato”. Se l’emergenza finanziaria “è ormai sotto controllo” dopo gli interventi degli Stati Uniti e dell’Europa, “l’andamento negativo dei mercati ora riflette la paura per i dati dell’economia reale”.
A fornire l’esempio del nuovo corso intrapreso dall’economia è lo stesso Tremonti, ricordando il 2001, quando volevano cacciare l’Italia “dal tempio del dio mercato” per aver chiesto la diminuzione del costo delle assicurazioni per gli aerei. L’invito rivolto dal governo italiano ora è all’Europa, affinché faccia quadrato contro la crisi. “Non esiste una via nazionale” per risolvere il problema, taglia corto Tremonti. A fornire però qualche rassicurazione ci pensa direttamente il Cavaliere che annuncia lo stanziamento di fondi della Banca europea degli investimenti a favore delle infrastrutture degli Stati membri: “Una cifra pari a 30-40 miliardi di euro, di cui il 15-20% per l’Italia”.
Il premier mette poi sul tavolo l’ipotesi che gli aiuti di Stato possano estendersi anche al settore automobilistico. Sull’esempio dell’America, osserva Berlusconi “Non c’è da scandalizzarsi - dice nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio - se le nostre imprese verranno aiutate, ove necessario, anche se non so ancora come”.
A difendere l’italianità delle aziende contro le opa ostili ci penserà poi una modifica della normativa vigente. Una iniziativa annunciata ieri, e ribadita anche oggi. “C’è il nostro impegno a modificare questa normativa”, dice il titolare di Via XX Settembre, precisando però che l’intervento avverrà “all’interno di uno schema europeo”. L’Italia, osservano il premier e Tremonti, è però al momento l’unico Paese Ue ad impegnarsi. Al contrario, nel resto d’Europa “la materia è solo oggetto di seminari”.
Oltre alle questioni internazionali però, il premier coglie l’occasione per ricordare gli obiettivi raggiunti fino ad ora dal governo. Approfittando della presenza di Tremonti, Berlusconi si concentra sul pacchetto di misure economiche messe in campo dall’esecutivo. Una serie di provvedimenti a cui dovrà aggiungersi, “bilancio permettendo”, anche il quoziente familiare.
Nell’elenco delle misure già adottate, il Cavaliere ricorda l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, l’abolizione dei ticket. La parola passa poi a Tremonti che completa l’elenco: modifica delle politiche bancarie, una finanziaria “di stabilita”‘, ma soprattutto “l’introduzione della social card a dicembre”. La misura, annuncia il ministro dell’Economia “sarà retroattiva per i due mesi precedenti all’entrata in vigore”. Tra gli sgravi previsti ci sarà la possibilità di usufruire della tariffa sociale dell’Enel.

Il VIDEO servizio:

Ocse: fisco in frenata, ma l’Italia è nella top 10 europea

Euro

Tasse in frenata nei paesi Ocse per via della crisi economica, ma in Italia continuano ad aumentare facendo registrare uno degli aumenti più forti dell’area dal 2006 al 2007 e confermando il Paese al sesto posto nella top 10 dei paesi più “tartassati” dal fisco.
È quanto emerge dall’ultimo Revenue statistics dell’Ocse, il rapporto annuale dell’organizzazione - presentato oggi a Parigi - sui trend della pressione fiscale nei principali paesi industrializzati.
Secondo i dati raccolti, aggiornati al 2007, l’incidenza sul pil del gettito fiscale nella media dei 30 paesi dell’Ocse “si è quasi fermata nel 2007″ registrando un calo in ben 11 dei paesi presi in considerazione. In Italia, al contrario, la ratio delle tasse sul pil è salita di 1,2 punti percentuali al 43,3% contro il 42,1% del 2006, uno degli incrementi più consistenti dopo quelli registrati in Ungheria (2,2%) e in Corea (1,9%). Dal 1975 ad oggi inoltre la pressione fiscale del Paese è aumentata di 17,9 punti percentuali. Il balzo più forte dell’onere fiscale in Italia si è avuto tra il 1975 e il 1985 (dal 25,4 al 33,6), mentre unico trend discendente si è registrato dal 2000 al 2005 con percentuali passate dal 42,3 al 40,9
In cima alla lista dei paesi più bastonati dal fisco la Danimarca, con un’incidenza delle tasse sul Pil pari al 48,9%, seguita dalla Svezia (48,2), dal Belgio (44,4) e dalla Francia che, in fatto di tasse, ci supera con il 43,6. Paese dal fisco leggero invece il Messico (20,5), seguito dalla Turchia (23,7), dagli Usa (28,3) e dalla Svizzera (29,7). La media dei paesi Ocse, il cui dato risale però al 2006, è pari al 35,9%, dato sostanzialmente stabile dal 2000 quando era anche leggermente inferiore al 36,1.
L’Italia si distingue anche per il più forte aumento dal 2006 al 2007 della tassazione diretta sui redditi da lavoro e d’impresa in percentuale al pil: nel paese è salita dello 0,8 al 14,8 sopra la media Ocse del 13% (dato del 2006). La più forte incidenza delle tasse sui redditi è in Danimarca dove queste rappresentano il 29,3% del pil, seguita dalla Nuova Zelanda (22,3), Norvegia (20,7) e Svezia (18,7).

Ecco le prime 10 posizioni della classifica Ocse sulla pressione fiscale 2007 in rapporto al Pil. Per alcuni paesi i dati sono ancora provvisori e non viene quindi fornita, per il 2007, la pressione fiscale media dei paesi dell’area.

1) Danimarca 48,9
2) Svezia 48,2
3) Belgio 44,4
4) Norvegia 43,4
5) Francia 43,6
6) Italia 43,3
7) Finlandia 43,0
8) Austria 41,9
9) Islanda 41,4
10) Ungheria 39,3

E con il federalismo dalla casa spariscono le 13 tasse

Case del entro di Roma

di Gino Pagliuca

Due case di caratteristiche analoghe e distanti magari solo poche decine di metri possono avere, per il fisco, valori assai diversi, che possono tradursi in differenze di migliaia di euro se vengono vendute. Possono pesare in misura molto diversa sui proprietari quando si trovano a pagare tre diverse imposte (registro, ipotecaria e catastale). Gli stessi proprietari possono pagare importi diversi nel caso in cui comprino da un costruttore al quale bisogna versare l’Iva. L’Ici, poi, si calcola sul valore presunto dell’immobile, l’Irpef invece sulla rendita, cioè sul canone di affitto teorico che secondo l’erario si potrebbe ottenere. Quella sui rifiuti è una tassa, quindi dovrebbe tener conto dell’”attitudine” del contribuente a produrre rifiuti, invece si paga a seconda dei metri quadrati, come se i rifiuti li producessero i pavimenti e non le persone…
L’elenco delle assurdità nell’imposizione fiscale sulla casa potrebbe continuare a lungo. Di sicuro la legislazione ha contribuito a rendere opaco un mercato come quello immobiliare che già non brilla per trasparenza. Alla fine il risultato è una congerie di norme farraginose che comunque fanno affluire nelle casse pubbliche un fiume di denaro, come si può rilevare dai dati resi noti dall’Agenzia del territorio sul gettito dei 13 tributi principali nel 2007. In cassa sono entrati 42,8 miliardi di euro, con l’Ici a fare la parte del leone (entrate per 11,4 miliardi); nel computo però entrano anche gli 1,7 miliardi arrivati dalla prima casa, che dal 2008 non è più tassata.
Nelle entrate sono considerate anche voci di entità modesta, come gli 80 milioni di euro dell’imposta di successione, abolita nel 2001 dal secondo governo Berlusconi, anche perché ha sempre reso meno di quanto costasse incassarla, e poi riproposta, sebbene con forti esenzioni, dal governo Prodi. Al computo andrebbero aggiunti anche tributi minori (ma non per chi li paga) come quello ambientale per i consorzi di bonifica.
Il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ha lanciato, all’interno della riforma federale dello Stato, l’idea di un tributo unico sulla casa gestito dai comuni, la cosiddetta service tax, che sostituisca le imposte attuali. Non sarà facile, perché non tutte e 13 si prestano a essere accorpate. è il caso dei tributi (registro, ipotecario e catastale, Iva) legati alle compravendite e che hanno andamenti molto variabili.
L’idea della service tax non dispiace ai rappresentanti dei proprietari di casa, ma con qualche distinguo. Dice il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani: “L’uso dell’inglese è sospetto. Tax significa sia tassa, e quindi corrispettivo di erogazione di servizi, sia imposta. Noi vorremmo che si trattasse di una tassa per i servizi forniti dagli enti locali agli immobili e non di un’imposta patrimoniale. Solo mettendo paletti molto chiari è possibile lasciarne ai comuni la gestione, contrariamente sarebbe come spalancare a una volpe la porta del pollaio”.

Tremonti: “La crisi si aggraverà. Tasse giù, ma entro 5 anni”

Giulio Tremonti

“L’arte di tassare consiste nel togliere una certa quantità di piume con la minore quantità di grida”. Con questa battuta, nel corso dell’audizione alla Commissione Finanze della Camera, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha parlato del programma economico-finanziario del governo sottolineando come “entro la fine della legislatura taglieremo le tasse ma abbiamo degli impegni da rispettare con l’Unione Europea non vogliamo eluderli”. Eccolo, in sintesi, il pensiero di Gilulio Tremonti.
Che ha anche voluto sottolineare: “Abbiamo un programma che dura 5 anni in questo tempo abbasseremo le tasse, ma pesano le crisi internazionali e l’instabilità dei conti pubblici”.
“Faremo una riduzione fiscale come indicato nel programma in funzione dell’andamento dell’economia e del dividendo che deriverà dal federalismo fiscale”, ha affermato il titolare di via XX Settembre spiegando che il governo farà “una riduzione su un arco di legislatura di cinque anni”. Il ministro ha poi ricordato di aver detassato, nel giro di 120 giorni, “due cespiti fondamentali: la casa e il lavoro”.
Gli uffici di via XX Settembre presenteranno, lunedì o martedì, la Finanziaria che avrà come collegato il ddl sul federalismo fiscale. “Il federalismo fiscale” ha aggiunto Tremonti “è definito nel collegato alla Finanziaria di prossima presentazione”. Per l’esame del federalismo fiscale, dovunque inizi l’esame parlamentare, “sarà fondamentale fare una data room, per avere una base di dati condivisi. I numeri non sono di centro, di sinistra o della periferia. Bisogna ricostruire quello che ci manda, abbiamo una visione parziale. Non è stato fatto questo esercizio di aggregazione, di consolidamento dei dati. Poi ci saranno le decisioni politiche che potranno sì diversificarsi, ma sulla base di dati comuni”.
La proposta del ministro mira a far sì che la riforma non sia fatta né a Palazzo Chigi né negli uffici di via XX Settembre, ma in Parlamento. Per il pre-esame, ha rilevato Tremonti, un mese e mezzo sarebbe un tempo “politicamente ottimo ma non so se sarà tecnicamente possibile, dipende anche da noi”.
Nella lotta all’evasione “la partecipazione dei Comuni è molto importante”. Secondo il titolare dell’Economia, “un Paese con 8mila Comuni e 4 milioni di partite Iva l’attività di contrasto all’evasione non può essere operata solo dalla Guardia di Finanza. Credo - dice - che serve il terzo pilastro che è quello dei Comuni”. “Confermiamo l’impegno sulla lotta all’evasione fatta attraverso i Comuni” sottolinea il ministro “il fatto che grandi Comuni siano interessati per noi è positivo”. Tremonti ha, inoltre, definito “strategica la riforma della riscossione”. “Se lo stato diventa odioso non è più credibile. Lo è se chiede cose giuste; se chiede di più passa dalla parte del torto”, ha continuato Tremonti delineando il principio su cui si basano le politiche di contrasto all’evasione fiscale basate non sulla contabilità ma sulla collaborazione con i comuni e la revisione dei vincoli all’utilizzo dei contanti per i pagamenti. La scelta di rivedere i vincoli per l’uso del contante “non è stata fatta per favorire pratiche illecite: la soglia era illogica, troppo bassa; quella attuale è europea”. Altri paesi sono arrivati a un uso generalizzato di strumenti sofisticati ma “non è che se ne imponi uso hai un alto livello di contrasto all’evasione. In molte parti del nostro paese” ha rilevato il ministro “non si sa ancora usare l’assegno. Non credo che siamo un popolo di ’delinquenti salvo prova contraria”.

Manovra: ecco le misure tra Robin tax e tagli alla spesa

I prezzi della frutta in un supermercato

Dalla Robin Tax ai tagli a scuola e sicurezza, dal piano casa agli interventi per Roma: sono molte le novità introdotte dal decreto legge che anticipa la finanziaria e che è stato approvato dalla Camera. Il pacchetto vale circa 13 miliardi di euro, più di un terzo del valore del Piano triennale di finanza pubblica che è pari a 35 miliardi. Ecco alcune delle principali novità.
Robin Tax. Per le società energetiche viene innalzata dal 27,5% al 33% l’aliquota Ires. Per banche e assicurazioni il maggior prelievo sarà ottenuto con un allargamento della base imponibile.
Social card. Per i meno abbienti 400 euro in buoni sconti sui prodotti alimentari e sulle bollette: la misura riguarda 1,2 milioni di cittadini, ma bisognerà avere la cittadinanza italiana. Ad alimentare il fondo saranno i conti bancari dormienti.
Contratti statali. Secondo le stime iniziali del governo le risorse a disposizioni per questo capitolo sono 2.240 milioni. I soldi arrivano dal Fondo per interventi strutturali di politica economica, che pero è più corposo e finanzia diverse voci. L’Esecutivo assicura che nonostante gli spostamenti effettuati su questo ‘gruzzolo’ (con tagli di 400 milioni per finanziare altre misure) per gli statali non c’è alcuna sforbiciata.
Nuovi tagli ai ministeri. Otto miliardi di ‘risparmi’ nel 2008, ai quali si aggiunge in extremis un nuovo pacchetto di tagli di 300 milioni con cui si finanzia lo stop ai ticket. I tagli alla spesa della P.A sono del 30%; le Autorità indipendenti sono escluse. Stretta anche sulle consulenze (-30% rispetto al 2004). I tagli più criticati riguardano la scuola, con una sforbiciata di 87.000 docenti, e la Sanità, con proteste dei governatori, a partire da Formigoni.
Via ticket per tre anni. Stop ai ticket sulla diagnostica anche nel 2009. Costo 834 milioni: il governo ne metterà la metà ma lo stanziamento diventa triennale. L’altrà metà è a carico delle Regioni.
Freno a falsi esenti sanità. Più rigore sulle richieste di esenzione dai ticket: via libera a controlli incrociati e, se l’autodichiarazione risulterà falsa, le Usl recupereranno le somme non pagate. Taglio ai posti letto negli ospedali e del 20% sugli stipendi dei dirigenti sanitari.
Roma capitale. Ok ai 500 milioni di euro per il 2008 per superare il deficit di liquidità del comune. Alemanno è il nuovo commissario straordinario del governo.
Impronte digitali. Impronte digitali per tutti dal primo gennaio 2010. Saranno sulla carta d’identità.
Sicurezza. I tagli alle forze dell’ordine, che hanno suscitato le proteste degli operatori (3,2 Miliardi), sono in parte compensati con 300 milioni ai quali verranno aggiunte le risorse che arrivano dai beni confiscati alla mafia (valutato in circa 1 miliardo).
Università. Le università pubbliche (statali e non) potranno trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
Casa, fondo giovani coppie. Viene istituito un “fondo speciale di garanzia” per l’acquisto della prima casa da parte di single con figli piccoli. Aiuti anche agli studenti fuori sede e gli immigrati regolari a basso reddito residenti da almeno 10 anni nel territorio nazionale.
Limitazioni uso contante. Si torna indietro: si eleva da 5mila a 12500 euro la soglia massima per l’uso di contante. Stop al bollo di 1,50 euro per gli assegni non trasferibili.
5XMille anche a sport; arriva tax cinema. Sì al 5xmille per le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni. Ok al credito d’imposta per investimenti nella “filiera del cinema”.
Class action. Proroga di sei mesi (quindi al 1/0 gennaio 2009) dell’entrata in vigore dell’azione collettiva risarcitoria introdotta dalla finanziaria 2008.
Giustizia civile, notifica via web. Nell’ambito del processo civile le notificazioni devono essere effettuate esclusivamente per via telematica.
Stretta turn over p.a. Avanzamenti di carriera ‘congelati’ per un anno. La manovra prevede anche una riduzione del turn-over.
Assunzioni, tornano i paletti. Obbligo per le imprese di comunicare l’assunzione il giorno prima dell’inizio del lavoro.
Servizi pubblici locali. Arriva la tanto attesa riforma, che introduce il sistema delle gare. Ma su richiesta della Lega la gara potrà essere evitata se la società è pubblica oppure mista e partecipata dall’ente locale.
Patto stabilità interno. Sanzioni per chi sfora e meccanismi premiali per gli enti ‘virtuosi’. Stretta sull’uso dei derivati da parte degli enti locali e stop ai prestiti senza rimborso contestuale di interessi e capitale. Pesante il giro di vite su Regioni e Enti locali: le Autonomie dovranno rinunciare a 3 miliardi quest’anno, oltre cinque nel 2009 e nove nel 2010.
Sindaci virtuosi e comunità montane. La sforbiciata colpirà solo i sindaci dei comuni con i conti in rosso, e saràperò del 30%. Taglio invece di 30 milioni all’anno per le comunità montane, ma a pagare di più saranno quelle in ‘pianura’.
Taglia-leggi, taglia-enti e taglia carta. Saltano 3.500 leggi “inutili”; stop agli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti. Dal 2009 la Gazzetta Ufficiale sarà on-line.
Fas va a Mzzogiorno, nasce la banca sud. Il fondo per le aree sotto utilizzate, guarda soprattutto al Sud: gli stanziamenti del quadro strategico nazionale dovranno essere indirizzati per l’85% al Mezzogiorno. Nasce la Banca per il Sud.

Manovra al rush finale: sì delle Commissioni, no dalle regioni

La Camera dei deputati

Via i ticket sanitari sulla diagnostica dal prossimo anno, ma senza l’aiuto economico (400 milioni) previsto dal governo. Tutte le carte d’identità, poi, dal 2010 dovranno contenere, le impronte digitali dei cittadini. Sono alcune delle novità approvate durante la seduta notturna con la quale le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato il via libera al disegno di legge della manovra finanziaria, inviando all’aula il provvedimento sul quale viene dato per scontato l’arrivo della fiducia. Ecco, in sintesi, alcune delle principali novità approvate.
- Stop ai ticket sulla diagnostica anche nel 2009, ma senza i 400 milioni che il governo ha annunciato di essere disposto a mettere sul tavolo per coprire la metà delle copertura necessaria. Tutto resta, per ora, sulle spalle delle regioni. Il governo aveva però annunciato ieri di essere pronto a mettere sul tavolo la metà delle risorse necessarie (400 milioni). E il giudizio delle regioni è stato categorico: “Il governo non ha fatto nuove proposte ed ha confermato i tagli annunciati, che non rispettano il patto per la salute 2007-2009 di 834 milioni di euro”, ha commentato il presidente delle regioni, Vasco Errani. “Per noi” ha detto Vasco Errani “l’incontro è stato molto negativo valuteremo nei prossimi giorni le iniziative da prendere”.
- È stato approvato l’emendamento che rimpolpa i fondi per la sicurezza con 300 milioni.
- Vita dura per i furbi che dichiarano un basso reddito per ottenere l’esenzione sanitaria dalle prestazioni diagnostiche. Saranno ora fatti veloci controlli incrociati e, se l’autodichiarazione risulterà falsa, le Usl recupereranno le somme non versate.
- Stretta per le strutture private in convenzione. Le Usl non pagheranno più “piè di lista” ma potranno decidere di introdurre autorizzazioni preventive in alcuni casi e bloccare i pagamenti se questi superano una certa soglia. Poi dovranno controllare almeno il 10% (e non più il 2%) delle cartelle cliniche e delle corrispondenti schede di dimissioni. Per alcune patologie i controlli potranno essere a tappeto.
- Salta, come preannunciato ieri, la norma azzera-vertici per l’Authority per l’Energia. La norma originaria prevedeva la decadenza del board dell’autorità entro trenta giorni dalla conversione del decreto. Un emendamento del governo ha cancellato l’intero articolo.
- Cambia la stretta sui sindaci. Un emendamento del relatore fa saltare il taglio del 20% delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza dei sindaci e dei consiglieri comunali degli enti locali virtuosi. Per contro quelli con i conti in rosso dovranno stringere la cinghia di più: per loro il taglio passa al 30%. In pratica il 90% dei comuni rimarrà fu ori dal taglio.
- Diventano più rigorosi i finanziamenti per le comunità montane: in totale riceveranno 30 milioni in meno all’anno dal 2009 al 2011, con un’ulteriore aggiunta. Il taglio sarà graduato su base altimetrica: più la comunità montana è “marina” e più la sforbiciata sarà pesante.
- Sono state approvate alcune norme volute dalla maggioranza, con alcuni paletti richiesti dall’opposizione. Il Fas, il fondo per le aree sotto utilizzate, guarderà così soprattutto al Sud. In particolare gli stanziamenti del quadro strategico nazionale dovranno essere indirizzati per l’85% al Mezzogiorno. Nasce poi la Banca per il Sud.
- Resta “parcheggiato” l’emendamento del governo - potrebbe essere recuperato nel maxi emendamento sul quale il governo porrà la fiducia - che, tra le altre modifiche, cancella la norma che imponeva il rispetto della copertura non solo per il saldo netto da finanziare ma anche per il fabbisogno del settore statale e per l’indebitamento netto della pubblica amministrazione (il deficit). L’emendamento del governo serviva soprattutto a superare l’impasse che si è creato al Senato che sta esaminando il decreto fiscale con il taglio dell’Ici che non è coperto per quasi un miliardo per il fabbisogno.

Mutui casa ai massimi: a maggio tassi al 5,75%

Case del entro di Roma

Non si arresta il costo dei mutui per l’acquisto di abitazioni, influenzato anche dalla crescente propensione delle famiglie italiane per il tasso fisso. A maggio, segnala il bollettino mensile dell’Abi, il saggio di interesse si è collocato in media al 5,75%, nuovo massimo da ciqnue anni. L’incremento è dello 0,09% rispetto al 5,66% di aprile e dello 0,36% nei confronti del 5,39% di maggio 2007.
Al record quinquennale si è collocato il mese scorso anche il tasso medio dei prestiti in euro concessi dalle banche: i finanziamenti sono costati il 6,23% contro il 6,19% di aprile e il 5,68% di un anno prima. Il tasso sui prestiti in euro alle società non finanziarie è invece sceso al 5,35% dal 5,48% del mese precedente. Resta comunque basso l’indebitamento delle famiglie italiane nel confronto internazionale. In particolare, spiega l’Abi, il rapporto tra debiti finanziari e reddito disponibile si collocava al 47% nel 2006 e le ultime informazioni sul 2007 segnalano un incremento al 50%. Un dato contenuto rispetto al 144% degli Stati Uniti, al 125% della Spagna, al 99% della Germania, all’87% del complesso dell’area dell’euro e anche al 69% della Francia dove più la dinamica si avvicina a quella del nostro Paese.
La composizione del debito delle famiglie italiane che emerge dall’ultima indagine della Banca d’Italia vede il peso maggiore assunto dai debiti verso banche e finanziarie che incidono per circa l’86% del totale. Un dato in calo rispetto all’88% del 2000 e al 93% del periodo 2002-2004. A crescere è invece il peso dei debiti commerciali che si attestava al 5,4% nel 2006, e di quelli verso amici e parenti, che si collocava all’8,4%.

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Gettito fiscale, miracolo finito: nel 2008 almeno 2,5 miliardi in meno

Un operatrice del Fisco

La galoppata delle tasse è finita. Nonostante il dato di Bankitalia sul primo quadrimestre 2008 (+7,3 per cento), le entrate tributarie complessive per l’intero anno saranno inferiori di almeno 2,5 miliardi rispetto alle previsioni elaborate al tempo del governo Prodi.
Le nuove stime preparate dal Dipartimento per le politiche fiscali del ministero dell’Economia, che Panorama ha potuto consultare e che si basano su un quadro macroeconomico aggiornato a fine maggio, prevedono una contrazione del gettito delle imposte indirette, Iva in particolare, determinata dalla caduta dei consumi e dal brusco rallentamento della crescita economica e destinata a farsi sentire soprattutto nella seconda parte del 2008.
Rispetto alle previsioni contenute nella Relazione unificata di economia e finanza (Ruef) di marzo, le nuove stime parlano di quasi 5 miliardi di minori entrate dalle imposte indirette, solo in parte compensate da un aumento delle imposte dirette (2,2 miliardi). La caduta del gettito complica la vita al governo sia nel breve che nel medio periodo, cioè fino al 2011, anno in cui l’Italia si è impegnata con l’Ue a presentare un bilancio in pareggio.
Secondo le nuove previsioni, le entrate tributarie diminuiranno, a legislazione vigente, rispettivamente di 5,2 miliardi nel 2009, di 6,5 nel 2010 e di 8,4 miliardi nel 2011.

Ici, mutui e straordinari: 1.400 euro in più in tasca per gli italiani

Una busta paga

Più o meno uno stipendio. È quanto risparmieranno le famiglie italiane grazie alle tre misure adottate dal governo su Ici, straordinari e mutui: fino a 1.400 euro. Il calcolo è stato fatto dal Sole 24 Ore, secondo cui la parte maggiore del taglio alle spese verrebbe dagli straordinari, con un risparmio che premierebbe soprattutto chi più si avvicina al tetto fissato, i 30mila euro di reddito. All’Ici dicono addio 17 milioni di famiglie.

Il capitolo più incerto è quello sul congelamento della rata del mutuo, dove i calcoli sono molto indicativi. Ma quanto ai risparmi legati ai tagli fiscali sugli straordinari, secondo il quotidiano finanziario si potrà arrivare anche fino ai 760 euro. Quanto all’Ici, una famiglia che vive in una grande città potrà contare su un taglio delle tasse anche superiore ai 500 euro.
A continuare a pagare la tassa sulla prima casa a giugno saranno soltanto lo 0,3% delle famiglie, pari in tutto a 54mila nuclei. I “non esentati” saranno infatti i proprietari di case delle categorie catastali A1 (signorili), A8 (ville) e A9 (palazzi e castelli). Poco più di 70mila unità immobiliari, scrive il Sole, su un complesso abitativo nazionale pari a 30 milioni, tra i quali il 73% sono prime case. Insomma, tra ville e residenze di lusso si parla di poco più di 50mila costruzioni, pari allo 0,3% del totale. E i proprietari hanno redditi superiori ai 200mila euro. Che renderanno, con la loro Ici, circa 100 milioni di euro

E sulla possibilità di rinegoziare i mutui a tasso variabile offerta dall’accordo tra governo e Abi? In questo caso, secondo i dati di Ing Direct, un mutuo trentennale che era stato acceso nel 2006 ha già visto crescere la rata di 200 euro al mese. Si potrà dunque contare, ma solo indicativamente, su uno sconto di questo tenore. Ma i benefici di questa misura sono difficilmente calcolabili, dal momento che dipenderanno dall’andamento dei tassi. Infatti congelare la rate del mutuo significherà anche allungarne la durata e quindi pagare di più, proprio in relazione al trend del costo del denaro. Può anche darsi che l’operazione di tornare alla rata del 2006 non venga scelta da tutte le famiglie interessate (un milione e 250mila). Sarà possibile prolungare il prestito da un minimo di tre mesi fino a un massimo di 52.

Per quanto riguarda la detassazione degli straordinari, gli aumenti in busta paga saranno tra i 200 e gli 800 euro l’anno e costeranno allo Stato un miliardo di euro. In tutto sono 17 milioni i dipendenti, a cui bisogna sottrarre quelli pubblici, circa 3 milioni, e quelli che guadagnano meno di 8mila euro, altri 3,8 milioni. Saranno interessati dalla manovra circa l’85% del totale: arriviamo a circa 9 milioni di persone. Tra queste però è difficile conteggiare quelli che ricorreranno agli straordinari. Un calcolo indicativo parla del 45% del totale.

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Marcegaglia al debutto: “Rilanciare l’Italia”. Berlusconi: è il nostro programma

Emma Marcegaglia

“La malattia dell’Italia si chiama crescita zero”. Chiara e dettagliata l’analisi del numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia. È il suo discorso di investitura a capo degli industriali e la lady di ferro invita il nuovo governo a fare le riforme necessarie per rilanciare il Paese. E avverte: “Siamo pronti a collaborare”. Poi, guardando alle parti sociali, chiede la chiusura degli accordi sui contratti “entro settembre”.

Non è, però, alle parti sociali che la Marcegaglia guarda per rilanciare il Paese. Quello che il numero uno di Confindustria cerca è una “collaborazione” con il nuovo governo: liberalizzazioni (nazionali e locali), federalismo fiscale, detassazione fiscale, revisione del sistema previdenziale e snellimento della pubblica amministrazione.
“Noi riconosciamo il primato della politica” avverte ” la politica deve meritarlo e giustificarlo con i risultati”. Secondo la leader degli industriali “gli elettori hanno fortemente penalizzato, fino ad escluderle dal Parlamento, quelle forze portatrici di una cultura antindustriale”. Per la prima volta, prosegue, “tutte le formazioni politiche presenti nelle due Camere condividono i valori del mercato e dell’impresa. Stiamo assistendo a una significativa semplificazione del sistema politico”. Dicendosi “malgrado tutto, ottimista”, il leader degli industriali rileva come “nella coscienza collettiva si stia esaurendo quel conflitto di classe fra capitale e lavoro che ha segnato la storia degli ultimi 150 anni”. Oggi, in sostanza, “si fa strada la consapevolezza che la crescita economica è il vero bene comune”.

Su questa linea Marcegaglia tende la mano al sindacato: “Possiamo chiudere una lunga stagione di antagonismo” ha affermato “pensare in maniera nuova il confronto con i sindacati e il modello di relazioni industriali. Oggi sono obsolete”. “La riforma della contrattazione dovrà riguardare anche il pubblico impiego, che ha inspiegabilmente ottenuto negli ultimi anni incrementi retributivi più che doppi rispetto al settore privato, senza alcun aumento di efficienza”, ha detto Marcegaglia, che ha definito “uno scandalo nazionale i tassi di assenteismo nel pubblico impiego”. Non è “accettabile” ha aggiunto “un sistema dove ci sono persone che timbrano il cartellino e subito dopo abbandonano il posto di lavoro. È un insulto nei confronto dei lavoratori onesti”.

Soddisfazione da parte del nuovo capo degli industriali per il decreto approvato giovedì dal Cdm per la detassazione degli straordinari. “È un segnale importante” ha detto la Marcegaglia “una misura che Confindustria propone da tempo”. Alleggerire la pressione fiscale che grava sulle imprese e avanti sulla strada del federalismo fiscale. Nonostante la riduzione delle aliquote varata dall’ultima finanziaria, il prelievo effettivo sugli utili di impresa resta in Italia il più alto d’Europa e questo “è un chiaro invito a non investire da noi”. La Marcegaglia chiede “altri passi” verso la riduzione di Ires e Irap “guardando alla pressione effettiva e non a quella nominale” e sollecita un “nuovo rapporto di fiducia tra fisco e imprese”. “Per l’Irap” spiega la leader degli industriali “è auspicabile una progressiva deducibilità e va drasticamente ridimensionata la componente costo del lavoro, una sorta di tassa sugli occupati. Tutto dovrà avvenire in un quadro di equilibrio delle finanze pubbliche e di riduzione del debito, basandosi sui tagli alla spesa”. Marcegaglia chiede anche un riequilibrio del welfare, oggi sbilanciato sulla previdenza, a favore di famiglie e donne: “L’età della pensione” ha aggiunto “andrebbe indicizzata all’aumento della speranza di vita”.

E sul discorso programmatico del neo presidente di Confindustria si è espresso anche il premier Silvio Berlusconi. Non un intervento vero e proprio quello del Cavaliere, piuttosto poco più di un saluto all’assemblea di Confidustria. Saluto con plauso (dopo i due minuti di applausi veri e propri al termine del suo discorso ufficiale d’insediamento) al numero uno degli imprenditori: “Ho molto apprezzato la relazione del presidente Marcegaglia: posso dire che potrebbe essere, anzi sarà, il nostro programma di governo”. Poi un breve e sintetico punto sulla situazione del Paese, dal “clima di dialogo e confronto con l’opposizione” che si è venuto a creare, alla volontà ferma di “dichiarare guerra all’oppressione burocratica, giudiziaria e anche fiscale”.

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