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Ikea cancella Pisa. Una lezione da ricordare

Un magazzino Ikea (Ansa/EPA/ATTILA KISBENEDEK)

Un magazzino Ikea (Ansa/EPA/ATTILA KISBENEDEK)

C’è una lezione da tenere a mente, soprattutto quando si parla di scarsi investimenti stranieri in Italia: quella di Ikea, che ha cancellato da un giorno all’altro il progetto di un punto vendita a Vecchiano, in provincia di Pisa. Il motivo? «L’eccessiva dilazione dei tempi di decisione da parte delle autorità locali»: il progetto, 70 milioni di euro e 350 posti di lavoro, era stato presentato sei anni fa. Continua

Ikea sbarca in India

Ikea (Credits: LaPresse)

Ikea (Credits: LaPresse)

L’India non è come la Cina, e le catene di negozi come Ikea fanno fatica ad entrare sul mercato alle loro condizioni. Nuova Delhi, infatti, tradizionalmente preoccupata che gli investimenti di compagnie straniere, indipendentemente dal fatto che siano cinesi, arabe o svedesi, possano creare problemi alle industrie nazionali, impone agli imprenditori che vogliono sbarcare in India di creare joint ventures con partner locali, limitando al 51% il tetto di partecipazione. Troppo poco per gli svedesi, che preferiscono invece mantenere un ampio controllo sulle proprie attività. Continua

Quale futuro per Termini Imerese? Scajola:”8-10 offerte”. Ecco le ipotesi

Un operaio Fiat di Termini Imerese protesta a Montecitorio - Ansa

Un operaio Fiat di Termini Imerese protesta a Montecitorio - Ansa

La Fiat se ne andrà. Ormai è quasi un dato di fatto. Lo ha confermato ancora una volta Sergio Marchionne, meno di una settimana fa. Nonostante il pressing del sindacato e del governo, il gruppo automobilistico ha deciso di abbandonare lo stabilimento siciliano e pare pronta persino a rinunciare agli incentivi statali per avere le mani più libere. Continua

La Nutella batte tutti. Ferrero prima al mondo per reputazione del marchio

nutella

Il marchio più affidabile e con la miglior reputazione del mondo?
Sorpresa (ma non troppo): è italiano, di Alba (Cuneo). Fa la Nutella. Sì, è la Ferrero. Che sta al primo posto in classifica, davanti a Ikea, Johnson & Johnson, Kraft, Walt Disney e Google.
Il riconoscimento al gruppo piemontese, famoso in tutto il mondo anche per i cioccolatini Rocher, arriva dall’inchiesta annuale del Reputation Institute, che ha stilato una classifica sulle società con la migliore reputazione del mondo, dalla quale emerge che, se in tempi di crisi i produttori di beni di lusso pagano dazio, le persone continuano ancora ad amare il cioccolato.
La società italiana è infatti salita dal quarto posto al gradino più alto del podio, relegando dietro di sè colossi come Ikea e Johnson & Johnson. La società ha ottenuto un indice di 85,17 su un totale di 100, oltre un punto sopra ad Ikea. E, sottolinea l’edizione online di Forbes, “una differenza superiore a mezzo punto è considerata notevole”.
L’indice del Reputation Institute è costruito su criteri quali la fiducia, l’ammirazione, il rispetto e la stima, oltre che su valori ’secondarì, come l’innovazione, la governance e la qualità della performance. Ferrero ha costruito il primato sulla forza dei propri prodotti, più che sull’innovazione, dove è preceduta da Nintendo, o della leadership di mercato, dove cede il passo all’Ikea.
La ricerca è stata condotta intervistando più di 60.000 persone in 32 paesi, al fine di misurare la percezione che hanno i consumatori di oltre 1.000 società di tutto il mondo. Fra queste è stata stilata una lista delle prime duecento società, all’interno delle quali, oltre la Ferrero, sono presenti anche Pirelli al novantesimo posto, Eni al 117mo e la Coop al 120mo, sopra marchi di spicco come Sony, Fuji e la svizzera Nestlè.
Fra i settori che hanno sofferto maggiormente, ci sono le banche e le istituzioni finanziarie, trascinate al ribasso dalla crisi da loro scaturita e che ha finito per colpire l’intera economia mondiale. Peggio di loro, soltanto i gruppi produttori di tabacco. Scalano invece importanti posizioni in classifica le società cinesi, con la banca Icbc e China Telecom che mettono a segno i maggiori rialzi rispetto allo scorso anno.
Fra i paesi più presenti, invece, spiccano Francia e Germania, con oltre 30 società selezionate, ma solo una francese è riuscita ad entrare fra le prime cinquanta.
“Il Gruppo Ferrero è fortemente gratificato dall’esito dello studio”, commenta l’azienda. Un riconoscimento che la “riempie di orgoglio” e “uno straordinario tributo a tutti i collaboratori di Ferrero che quotidianamente garantiscono ai consumatori prodotti della più alta bontà, freschezza e qualità”. Un risultato che “è frutto di una cultura aziendale che ha sempre prestato la massima attenzione alla valorizzazione delle risorse umane, oltrechè grande sensibilità ai temi di responsabilitàsociale”. Una politica “pienamente nella continuità delle linee guida volute dal fondatore del Gruppo, Michele Ferrero”. Il riconoscimento - sottolineano ancora alla Ferrero “è anche un successo dell’industria italiana nel mondo”.

Che bellezza, c’è la recessione. E i nuovi ricchi decollano

Michael O'Leary, numero uno di Ryanair, leader delle compagnie aeree a basso prezzo
di Antonella Bersani

Il boss della Ryanair vuole il sangue. “Noi diamo il benvenuto a una buona, lunga e sanguinosa recessione nel nostro paese” ha dichiarato Michael O’Leary, leader delle compagnie aeree a basso prezzo, al quotidiano inglese The Guardian. Lui il rallentamento economico lo vede così: l’opportunità che qualcuno dei suoi concorrenti salti e l’impossibilità da parte dei governi di imporre tasse “ecologiche”. Se la ride, insomma. E non è il solo.

A vedere vantaggi nella stagnazione sono molte categorie sociali. Per esempio i contadini. “C’è una grande fame di terra, i paesi emergenti fanno crescere la domanda di generi alimentari e i terreni sono sempre più richiesti anche per collocarvi impianti per la produzione di energie alternative” riassume il presidente della Adam Smith Society, l’economista Alberto De Nicola. Poiché si esaspera la polarizzazione dei consumi, vengono premiati i prodotti d’alta gamma, quelli a basso prezzo e le imprese leader di mercato.
Un esempio? “Il portafoglio ordini per la collezione primavera-estate 2008 è aumentato del 25 per cento” informano alla Geox, e De Nicola spiega perché. “Chi ha un prodotto consolidato e dispone di risorse finanziarie è meglio attrezzato per reggere la crisi”. Può infatti differenziare, investire in innovazione, approfittare delle occasioni sul mercato, produrre a prezzi competitivi. E diventare sempre più ricco. Così come spera in buoni affari chi vende prodotti che costano poco, meglio se pochissimo. Come la Easycar, autonoleggio low cost nato sulla scia del successo delle compagnie aeree a basso prezzo.
Alla stagnazione si adegua perfino la Microsoft, che insieme alla Amd ha creato un pc a bassissimo prezzo e ricaricabile che, dopo un anno di test in Brasile, arriverà anche in Europa. “Tutto il low cost è favorito dalla crisi, i voli Ryanair come le polizze, i conti correnti e il commercio online” dice Paolo Martinello, presidente dell’associazione Altroconsumo. Tra i beneficiati c’è, quindi, anche la McDonald’s che si è inventata i menù “Salvaeuro” e annuncia per il 2008 una trentina di nuove aperture dopo aver chiuso i conti del 2007 con un più 9,1 per cento.
A guardare gli ultimi dati disponibili sull'andamento del prodotto interno lordo, non si direbbe proprio che l'Italia sia entrata in recessione: nel terzo trimestre del 2007 il Pil cresceva dell'1,9 per cento. Il problema è che le stime sui trimestri successivi sono negative: meno 0,1 per cento nell'ultimo trimestre del 2007 e intorno allo 0 per i primi tre mesi di quest'anno.
L’effetto polarizzazione fa sì che né la Gucci né la H&M sentano sui bilanci un calo dei ricavi. La moda di alta gamma vale 150 miliardi nel mondo e si prevede che raddoppi entro i prossimi 5 anni. E quella più a basso prezzo, proposta da catene come Zara o H&M, macina profitti.
“In Germania gli stipendi sono stati fermi per 10-15 anni e nel frattempo la H&M ha aperto circa 200 punti vendita. A gennaio” spiegano dal quartier generale svedese della catena di abbigliamento “le nostre vendite sono cresciute del 17 per cento e nel 2008 inaugureremo nel mondo altri 190 punti vendita”. A vedere rosa nella crisi sono tutte le grandi strutture commerciali che vendono a prezzi contenuti. Orizzonte sereno all’Ikea, dove il cliente trasporta e monta i mobili. Come pure all’Auchan, dove hanno appena inaugurato il self discount: prodotti non confezionati di ogni tipo da acquistare a peso.
Ipermercati, hard discount e la catena svedese di arredamento sono i veri surfisti della crisi. “Nell’ultimo anno i dati Nielsen segnalano un più 9 per cento nei volumi di vendita degli hard discount” confermano alla Confcommercio. L’Auchan rilancia con una crescita mensile del 10- 15 per cento dei prodotti a marca privata, quelli più a buon mercato. Quanto all’Ikea, “per il decimo anno consecutivo abbiamo ridotto i prezzi del catalogo (in media -1,3 per cento)” dichiara l’amministratore delegato Roberto Monti. “Entro il prossimo anno contiamo di aprire cinque nuovi punti vendita in Italia”.

Poi ci sono i consumi che cambiano, soprattutto nelle famiglie che non arrivano alla fine del mese. Sulla tavola degli italiani meno spesso compare la fettina, sostituita dal più economico würstel, le cui vendite sono in forte crescita. La stagnazione ci impone dunque la dieta di Angela Merkel? Ai produttori di insaccati certo non dispiace. “I prezzi alla fonte sono rimasti costanti, i valori nutrizionali sono buoni e così la carne suina sta vivendo il suo momento di gloria” gongola Vittore Beretta, presidente dell’omonimo salumificio. Crescono prosciutti nostrani non marchiati, mortadelle ma anche prodotti affettati e confezionati.
Nel frattempo il pesce surgelato segna lo 0,8 di crescita rispetto al più costoso fresco. La crisi non solo favorisce solo le imprese e certi settori del commercio ma anche una parte di consumatori i quali, senza accorgersene, traggono un vantaggio indiretto. Per gli acquirenti di prime case e le giovani coppie è un momento di buoni affari. Chi ha tempo per cercare, un gruzzolo da parte e non deve vendere un immobile per comprarne un altro può approfittare di ribassi tra il 20 e il 30 per cento dei prezzi di parte delle case. La trattativa sarà più facile se si trova qualcuno costretto a vendere in fretta e ci si concentra sulle abitazioni non di nuova costruzione.
Buone notizie anche sul fronte dei mutui: i tassi sono scesi ai livelli precedenti la crisi dei subprime e l’esigenza di non alimentare la crisi probabilmente impedirà che salgano. Per l’estate, prevedendo difficoltà di molte famiglie a organizzare vacanze tradizionali, gestori di campeggi, produttori di tende, fornelli e attrezzi si fregano le mani. Ma la polarizzazione dei consumi è una legge che vale anche quando si parla di vacanze, tanto è vero che “gli hotel a cinque stelle non risentono della crisi, soffre la fascia intermedia e cresce il fatturato degli alberghi a due stelle, oltre che dei camping” conferma Bernabò Bocca, presidente della Federalberghi. Meritano una menzione anche i viaggi della speranza, quelli dei manager alla ricerca di nuove occasioni di incontro e di guadagno.
La crisi non solo favorisce solo le imprese e certi settori del commercio ma anche una parte di consumatori i quali, senza accorgersene, traggono un vantaggio indiretto. Per gli acquirenti di prime case e le giovani coppie è un momento di buoni affari. Chi ha tempo per cercare, un gruzzolo da parte e non deve vendere un immobile per comprarne un altro può approfittare di ribassi tra il 20 e il 30 per cento dei prezzi di parte delle case. La trattativa sarà più facile se si trova qualcuno costretto a vendere in fretta e ci si concentra sulle abitazioni non di nuova costruzione
Le città del business battono, infatti, in presenze le città d’arte. E Milano, Roma e Bologna si godono il fruscio delle carte di credito. C’è una categoria particolare di persone che non solo potrebbe moltiplicare le occasioni di guadagno, ma addirittura elevare la propria notorietà grazie alla recessione. Sono gli economisti, mai tanto richiesti e ascoltati come nei tempi difficili. “Esiste poi un settore propriamente detto consulenza da crisi che fa affari d’oro” aggiunge De Nicola.
A gioire sono i consulenti che lavorano sui piani di rilancio aziendale, i legali e i fallimentaristi. “In periodi di ristrettezze economiche i pagamenti avvengono in ritardo, aumenta il contenzioso e crescono gli affari degli avvocati civilisti e degli esperti in diritto del lavoro”. E c’è addirittura chi sostiene che la stagnazione migliorerà il nostro stile di vita. È Pierangelo Da Crema, docente di economia e autore del libro La dittatura del pil (Marsilio). “Questa ossessione per la crescita non sempre è positiva. Meno produttività significa anche meno emissioni inquinanti, più salute e meno conflitti sociali. Il governo cinese se ne è accorto. E sta cercando di porre un freno al suo sviluppo incontrollato”. Mentre in Occidente si cerca di fare il contrario.

Il VIDEO servizio:

Ikea, arrivano 2.500 nuovi posti in Italia

Un magazzino Ikea.
Nel 2008 il colosso dell’arredamento low cost Ikea aprirà in Italia altri cinque nuovi megastore a Parma, Rimini, Salerno Baronissi, Trieste Villesse e Torino Collegno: sono previsti duemila nuovi posti di lavoro, e altre cinquecento persone lavoreranno dall’indotto. Una scommessa che costerà agli svedesi 300 milioni di euro.

Cifre da capogiro, ma non devono stupire. Il fatturato di fine anno di Ikea Italia è cresciuto del 14,7% e ha raggiunto quota 1,2 miliardi per un giro d’affari che nel mondo vale 19,8 miliardi. Attualmente i centri commerciali operativi in Italia sono tredici, a cui si aggiungono tre centri di deposito merce che occupano 6.140 addetti. Le organizzazioni sindacali, comunque, manifestano dubbi per la scelta da parte della società svedese di assumere personale con contratti a tempo determinato.

“Il rilevante piano di investimenti e assunzioni”, ha detto l’amministratore delegato del gruppo, Roberto Monti, in una conferenza stampa tenutasi stamani a Milano, “è la conferma del favore con cui gli italiani hanno accolto la nostra formula e della nostra fiducia in un sistema economico sano, nonostante le difficoltà di una legislazione del commercio che si traduce spesso in applicazioni regionali contrastanti e poco chiare”.

Tra gli elementi d’arredo preferiti dagli italiani ci sono le cucine: Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia le regioni dove si vende di più. Ma l’Italia non è solo un mercato di sbocco: è il terzo fornitore di mobili e complementi d’arredo per Ikea, dopo Cina e Polonia. Di fatto il marchio svedese in Italia compra più di quanto vende: acquista l’8% dei mobili e dei complementi d’arredo da aziende italiane e rivende per una quota di mercato mondiale pari al 6,5%.

Paperoni: per Forbes l’Italia dietro Francia e Germania

Bill Gates è ancora l'uomo più ricco del mondo. Il fondatore di Microsoft per la tredicesima volta resta al vertice della classifica dei miliardari del pianeta stilata da Forbes
Puntuale come il Fisco, ecco la classifica dei più ricchi del mondo, stilata dalla rivista Forbes. Per il 2007 sono stati censiti ben 946 “billionari” (153 in più rispetto al 2006), cioè i miliardari in dollari. In testa, per la tredicesima volta il padre-padrone della Microsoft Bill Gates, che gestisce un patrimonio di 56 miliardi di dollari.
Gli americani sono i più danarosi, con il 50% delle presenze in classifica. Ma gli stranieri si fanno notare più degli altri anni, a partire dal quarto posto del signor Ikea, Ingvar Kamprad, proprietario di un impero da 33 miliardi. L’Italia si piazza al quattordicesimo posto, con 13 presenze, una in meno rispetto all’anno passato.
I paperoni nostrani sono capitanati dall’ex premier Silvio Berlusconi, situato al cinquantunesimo posto con 11,8 miliardi. Seguono a ruota Leonardo Del Vecchio di Luxottica (11,5 milardi) e Michele Ferrero, con un gruzzolo pari a 10 miliardi. Questi i nomi entro i primi cento in classifica, a scendere si trovano poi Giorgio Armani, Francesco Gaetano Caltagirone, Mario Moretti Polegato, i Benetton, Ennio Doris, Stefano Pessina e Silvio Scaglia. L’Italia insomma c’è, anche se solo con 3 presenze contro le 14 della Russia, le 9 della Germania, le 5 della Francia e le 4 della Svezia. Come noi gli spagnoli, meno di noi Inghilterra, Svizzera e Grecia, con un miliardario a testa. Siamo dunque più ricchi di Svizzera e Regno Unito? E più poveri della Russia?
A leggere le cifre verrebbe da rispondere di sì, se non fosse che Forbes cita i patrimoni personali di pochissime famiglie, che non rispecchiano la ricchezza diffusa nel paese, vedi il caso della Russia. Per non contare coloro che hanno la residenza in Stati diversi da quelli di appartenenza, per godere delle agevolazioni fiscali, come nel caso della Svizzera.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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