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La sede dell'Inail a Roma (Credits: MAURO SCROBOGNA/LAPRESSE)
TUTTE LE MISURE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI
È una delle novità contenute nella manovra Monti che sono passate più sotto silenzio. Si tratta della soppressione, per i dipendenti pubblici, della possibilità di poter intentare cause di servizio per il riconoscimento di un’infermità o di una lesione fisica, contratte sul lavoro. Continua

In 3 anni, dal 2006 al 2008, sono stati scoperti circa 770.000 lavoratori irregolari, di cui 392.000 completamente in nero (1 lavoratore su 2 tra gli irregolari).
Sono state 957 mila le aziende visitate dagli ispettori del Ministero del Lavoro, Inps, Inail, Enpals. Di queste, 598 mila, ovvero 6 aziende su 10, hanno presentato forme di irregolarità. Nel corso delle ispezioni degli ultimi tre anni, sono stati recuperati 5,4 miliardi di euro tra contributi e premi evasi, con un incremento tra il 2006 ed il 2008 del 29%. A mettere insieme la mole di dati ci ha pensato la Uil - Servizio Politiche del Lavoro e della Formazione, che ha elaborato le cifre dell’ultimo biennio.
Nel dettaglio, nel 2008 le aziende ispezionate sono state 323.655 con un incremento del dell’11,5% rispetto al 2006, ma con una diminuzione del 5,6% rispetto al 2007, anno in cui sono state ispezionate 343.004 aziende. Nel 2008 le aziende che presentavano irregolarità lavorative sono state 198.496, con un incremento del 9,6% rispetto al 2006, ma in flessione del 9,2% se paragonate alle aziende trovate irregolari nel 2007 (218.561).
Ma non accenna a diminuire il fenomeno dei lavoratori trovati irregolari, infatti nel 2008 sono stati 303.301 unità, con un incremento del 9,4% rispetto al 2007 (277.365 lavoratori irregolari) del 60,2% rispetto al 2006 (189.295 lavoratori irregolari). Diverso il discorso se si analizzano i dati sul lavoro nero, difatti nel 2008 sono stati scoperti 126.600 lavoratori in nero, con una diminuzione del 10% rispetto al 2007 (140.642 unità), ed in leggero aumento dell’1,6% rispetto al 2006 (124.564 unità).
“Questi dati dimostrano” commenta Guglielmo Loy, segretario confederale Uil “come il sommerso sia ancora una metastasi e che, anche in un momento di crisi come questo, in cui si cerca di estendere tutele a chi ne è privo, non si può pensare di abbassare la guardia nei confronti di un fenomeno che produce violazione di diritti e tutele. I dati dimostrano che le politiche di contrasto al lavoro nero condotte negli anni scorsi, soprattutto con i contratti di emersione e le norme “chiusura cantiere”, hanno prodotto una diminuzione di questo fenomeno”.
Ma, al contempo, “occorre continuare a prestare attenzione e a combattere i fenomeni di fittizi rapporti di lavoro e di elusione contributiva che si nascondono dietro il dato della crescita dei lavoratori irregolari. Ci preoccupa, quindi, la significativa diminuzione dell’attività ispettiva programmata per il 2009, che pur se prospettata nel segno di una “maggiore qualità” dell’attività ispettiva, rischia di aumentare la sacca di lavoratori in nero e irregolari. Infatti, per il 2009″, continua Loy “le ispezioni programmate dal Ministero del Lavoro nelle aziende diminuiranno del 24% rispetto al 2008, passando dalle oltre 182 mila aziende ispezionate nel 2008 alle 138 mila del 2009. La diminuzione interesserà, ad eccezione del Piemonte, tutte le Regioni, a partire dalla Calabria e dall’Abruzzo dove si prevede un calo delle ispezioni rispettivamente del 46,7% e del 37,9%”. Inoltre, nell’attività ispettiva, non sono chiare quali irregolarità verranno sanzionate, dal momento che le direttive indicano espressamente che si procederà a sanzionare soltanto quelle aziende che presentano irregolarità “sostanziali”, senza che si sia stabilito quali esse siano. “Crediamo” conclude Loy “che sia necessario proseguire la battaglia contro l’irregolarità, intensificando i controlli, dotando di maggiori strumenti e di maggior personale le strutture ispettive, per restituire quei diritti negati al più alto numero di lavoratori e lavoratrici e dare così un segnale che l’evasione e la irregolarità contributiva sono una malattia che si può curare”.
La chiamata è per oltre 5 milioni di casalinghe, anche se ne risultavano iscritte all’Inail a fine dicembre 2008 solo 2,1 milioni. Cadute, scottature ma anche incidenti mortali: sono 358 le rendite già riconosciute per infortuni sul lavoro accaduti tra le mura domestiche. Indennizzato anche l’infortunio capitato durante un lavoro di ‘bricolage’ o nella casa al mare, per fare alcuni esempi. La scadenza è per il 31 gennaio prossimo, data entro la quale versare il premio per l’assicurazione contro gli infortuni domestici.
Sono chiamati ad assicurarsi presso l’Inail tutti coloro, tra i 18 e i 65 anni, che svolgono non occasionalmente, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione, il lavoro di cura della propria famiglia e della propria casa. Interessa per lo più le donne ma l’assicurazione non è preclusa agli uomini se svolgono esclusivamente lavoro domestico.
Ecco un pro-memoria dell’assicurazione rivolta alle casalinghe.
Quanto si versa. Il versamento è di 12,91 euro ma è a carico dello Stato nel caso di redditi bassi (reddito personale inferiore a 4.648,11 euro e familiare inferiore a 9.262,22 euro). Il premio assicurativo si paga attraverso bollettino postale, Bancoposta o anche con la carta di credito via Internet.
Otto milioni di casalinghe, due milioni quelle iscritte. Le casalinghe in Italia, secondo i dati Istat, sono 8.256.000 ma non tutte hanno i requisiti, per l’età o per la condizione soggettiva, per l’assicurazione. Assicurabili sono 5.423.000 ma al 31 dicembre 2008 risultavano solo 2.168.591 iscrizioni.
Rendite in caso di infortunio. L’Inail paga una rendita che va da 166,79 euro al mese in caso di invalidità permanente pari al 27% (per esempio, perdita del pollice), fino ad una rendita di 1.158,33 euro nel caso di invalidità al 100%. L’infortunio mortale è equiparato al 100% di invalidità e la rendita va ai superstiti. Le infortunate hanno nel 63% dei casi tra i 56 e i 65 anni. Nell’86% dei casi, l’infortunio è causato da scivolamento caduta.
Otto pagine, 12 articoli, un allegato tecnico, qualche tabella e un titolo anodino: “Convenzione tra Istituto nazionale della previdenza sociale e Agenzia delle entrate”. Un atto di routine o poco più, a prima vista, redatto su carta dalla grammatura spessa, uno dei tanti documenti della sterminata produzione burocratica statale destinato ad un oblio precoce. Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, e il direttore delle Entrate, Attilio Befera, che venerdì 12 dicembre l’hanno firmato all’ottavo piano della sede degli uffici fiscali in via Cristoforo Colombo a Roma, assicurano invece che quelle paginette dall’aspetto così dimesso sono l’inizio di una nuova concreta stagione della lotta all’evasione.
E siccome Inps ed Entrate fanno affluire ogni anno nelle casse dello Stato un fiume di circa 620 miliardi di euro tra gettito erariale e contributivo (cioè qualcosa come più di un terzo del prodotto interno lordo dell’Italia), se insieme si spendono in un’affermazione così pesante ed impegnativa, forse è opportuno prenderli sul serio.
“I risultati ci saranno, a questo punto non possono non esserci” assicurano convinti parlando con Panorama. La convenzione sembra la scoperta dell’acqua calda dal momento che sancisce una novità talmente semplice da rasentare la banalità: d’ora in avanti i due uffici statali si scambiano in maniera coordinata, continuativa ed organizzata le informazioni delle rispettive banche dati. In pratica Inps ed Entrate a cui si affianca Equitalia, la società della riscossione tributaria, finalmente decidono di parlarsi e di fare fronte comune contro gli evasori. Detto in modo un po’ scontato, diventano il Grande Fratello antievasione d’Italia. Vista da questa angolazione la novità può risultare davvero dirompente.
Nei database dei due enti ci sono i profili di milioni di soggetti, persone fisiche ed imprese, miliardi di dati su redditi, dichiarazioni fiscali, contratti di appalto, risultati di accertamenti e verifiche, codici di conti correnti, presenze di collaboratori domestici, patrimonio, case, terreni, auto, imbarcazioni, partite iva, vita delle imprese, passaggi di proprietà, numero di dipendenti, contributi versati. Un bendiddio di notizie da mandare in sollucchero qualsiasi centrale di intelligence del mondo, un tesoro di informazioni che se ben raffrontate ed incrociate possono davvero far male agli evasori.
Finora quei dati sono stati in sonno, utilizzati poco e male. L’Inps aveva le sue schede raccolte ed elaborate fin dai tempi in cui presidente era Gianni Billia, e se le teneva strette. L’Agenzia idem. Stessa solfa per le ispezioni, 150 mila circa quelle dell’Inps, 115 mila delle Entrate. Finora ognuno lavorava per sé e le informazioni raccolte con fatica sul campo e con costi spesso notevoli restavano rigorosamente separate, quasi mai tempestivamente incrociate. Ora anche il lavoro degli ispettori è concordato e diventa patrimonio comune.
“Eliminiamo le duplicazioni, recuperiamo efficienza e con le stesse forze in pratica raddoppiamo da un giorno all’altro l’attività ispettiva e quindi creiamo i presupposti per incrementi di gettito contributivo e fiscale. Sarebbe inesatto ed ingeneroso affermare che finora la collaborazione tra i due enti fosse del tutto assente; ce n’era pochina e il sistema funzionicchiava”, sintentizzano Befera e Mastrapasqua.
In passato Inps ed Entrate per passarsi le informazioni dovevano infilarsi nel labirinto degli uffici e sottomettersi alla trafila dei timbri: domanda formale redatta spesso non per via informatica, ma su carta, inoltro della pratica all’altro ufficio che se ne aveva voglia la prendeva in considerazione, altrimenti la metteva nel mucchio, risposta se e quando c’era il tempo e via sonnecchiando.
Lo scambio di notizie, che era l’eccezione, ora diventa la regola. La novità sembra piacere anche ad altri pezzi della macchina statale. Per esempio i dirigenti dell’Inail hanno già fatto informalmente sapere che vorrebbero essere della partita e non è affatto escluso che possano diventare in tempi brevi il terzo soggetto dell’accordo. Ed anche questo è un fatto dirompente per la sonnacchiosa macchina statale se si considera che finora Inps ed Inail, due enti se non proprio fratelli quanto meno parenti stretti, si sono di fatto quasi ignorati, come se appartenessero a due galassie diverse.
La manovra economica d’estate del governo ha messo le basi perché l’andazzo finisse. Uno degli articoli prevedeva espressamente che Inps ed Agenzia delle entrate collaborassero nella lotta all’evasione a partire dalla condivisione dei database. La firma della convenzione del 12 dicembre è il passaggio formale che suggella la decisione politica voluta soprattutto dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e da quello del Welfare, Maurizio Sacconi. Nei prossimi mesi vedremo se e quanto la scelta effettuata darà davvero i risultati sperati assestando un colpo all’evasione fiscale e contributiva, un moloch di almeno 100 miliardi di euro all’anno finora solo scalfito dall’azione di contrasto.
Le previsioni di Befera e Mastrapasqua sono improntate a prudenza, ma incoraggianti. Befera ritiene che nel 2009 grazie anche alla convenzione con l’Inps “il gettito derivante dall’azione di controllo possa aumentare di 1,1 miliardi di euro”. Mastrapasqua prevede di far emergere dal nero tra 80 e 100 mila lavoratori all’anno, un recupero di mezzo miliardo di euro di contributi evasi più altri 400 milioni circa dai titolari di partite Iva.
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Quattro morti sul lavoro in poche ore. Cinquanta vittime nel 2008. Solo 18 giorni dall’inzio dell’anno. A Marghera, la frazione alle porte di Venezia, conosciuta come uno dei più importanti poli chimici europei, oggi due operai hanno perso la vita nella stiva di una nave attraccata al porto. Sono morti, Paolo Ferrara di 47 anni e Denis Zanon di 39, soffocati dall’anidride carbonica. Secondo i sindacati, nelle prime fasi concitate dei soccorsi, i due uomini sarebbero stati portati fuori della stiva della nave e per tentare di rianimarli il capitano della “World Trader” avrebbe usato una bombola d’ossigeno in dotazione per le emergenze. La stessa però, secondo i lavoratori, sarebbe stata scarica e quindi inutile. Ora la nave è stata posta sotto sequestro, la Procura ha aperto un’inchiesta e il ministero dei Trasporti ha annunciato che nominerà una commissione per accertare la dinamica dei fatti. Intanto, Cgil, Cisl e Uil, hanno proclamato 24 ore di sciopero in tutti i porti italiani. Vittime del lavoro sono state anche Francesco Pizzo di 51 anni e Agostino Lorusso di 31. Il primo è morto a Bagnoli di Sopra, in provincia di Padova, mentre stava scaricando un paio di tonnellate di ghiaia dal suo autocarro. Il secondo è precipitato da un’altezza di sette metri mentre era al lavoro in un cantiere edile nella zona industriale di Andria. I nomi dei quattro operai si aggiungono alla lista delle mille vittime dal 2007 a oggi. Così, mentre si infiamma la polemica sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici, i sindacati tornano sull’emergenza sicurezza. Ma soprattutto sulla necessità di inserire nel rinnovo regole più severe e di prevedere più risorse da investire in questo settore.

Oggi il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha chiesto al governo di utilizzare per la sicurezza e la prevenzione i 12 miliardi di euro dell’Inail: “Quei soldi sono dei lavoratori, il governo invece che costernarsi dovrebbe spenderli in sicurezza” ha detto Bonanni. Mentre Epifani, della Cgil, ha chiesto di fare attenzione a non scambiare “per qualche soldo” la sicurezza. Nel 2005, ha calcolato l’Inail, il costo sociale degli infortuni sul lavoro in Italia ha toccato quota 45 miliardi di euro. Ovvero il 3,21 per cento del Prodotto interno lordo. Più di una manovra finanziaria. Per questo, assicurano i sindacati, spendere in sicurezza è più che altro un investimento.
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“I migliori arrivano dove gli altri non arrivano”: è lo slogan della pubblicità di un veicolo commerciale Fiat trasmessa dalle reti televisive. Nella locandina si vede il portiere Gigi Buffon che si sporge dall’impalcatura di un edificio, senza parapetti né imbracature: indossa soltanto un elmetto giallo. “Sono rimasto allibito” dice Claudio Gandolfi, operaio edile “perché so cosa significa lavorare in quelle condizioni: sono stato vittima di un infortunio cadendo da un ponteggio. Ho rischiato la vita”. Gandolfi ha promosso una petizione in rete per chiedere all’azienda automobilistica di sospendere il messaggio promozionale. “Ho trovato sgradevole abbinare la pubblicità di un prodotto sicuro, tranquillo, agile a una situazione così rischiosa” sottolinea l’operaio. In questi giorni il suo appello si sta diffondendo nei siti e nelle mailing list dei responsabili per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Da parte della Fiat nessun commento.
Secondo l’Eurispes dal 2003 al 2006 sono morte sul lavoro più di 1300 persone l’anno: circa il 70% dei decessi è dovuto alla caduta da un’impalcatura, il ribaltamento di un trattore o incidenti durante il trasporto merci. L’anno scorso all’Inail sono stati denunciati dai lavoratori regolari 836mila infortuni nell’industria e nei servizi: in particolare, i morti nell’edilizia sono 318, la metà dell’intero settore industriale. Per il sito internet Articolo 21 quest’anno i decessi sul lavoro sono arrivati a 975.
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Un aumento delle pensioni minime di 70 euro al mese, grazie ai risparmi dati dall’unificazione degli enti previdenziali nel cosiddetto SuperInps. Una bella cifra, considerando il basso reddito dei beneficiari: persone che percepiscono oggi una rendita mensile di circa 400 euro. Viene dalla Confartigianato il conto su quanto può aumentare l’assegno per 1 milione 739 mila pensionati che oggi percepiscono l’importo più basso, pari a 4.438 euro l’anno.
Il conteggio sull’aumento delle pensioni minime è in un dossier della Confartigianato sulla previdenza, intitolato Il tempo delle scelte, che Panorama ha consultato in esclusiva. Il progetto del governo di riunificazione degli enti previdenziali è stato ribadito anche nel “dodecalogo” presentato dal premier Romano Prodi per uscire dalla crisi di governo a febbraio. E, secondo questo studio, “senza alcuna riduzione dei 52.482 dipendenti” di Inps, Inpdap e Inail, lo Stato risparmierebbe 470 milioni di euro nel primo anno e 1,575 miliardi in tre anni.
Spiega Enrico Quintavalle, dell’ufficio studi Confartigianato, che ha curato questa parte del dossier: “Per SuperInps i minori costi derivano da sinergie su funzioni di sistemi informativi, risparmi sugli organi collegiali e sulle altre spese di gestione, come quelle amministrative o di comunicazione”. Insomma, si potrebbe costituire un nuovo tesoretto da mettere a disposizione di Cesare Damiano, il ministro del Lavoro che sta discutendo con le parti sociali la redistribuzione delle risorse. Ma al ministero del Lavoro avvertono: “L’aumento delle pensioni più basse non riguarda solo le minime, date a chi non ha mai lavorato, ma soprattutto quelle di 700-800 euro per chi ha versato anni di contributi”.
L’altra difficoltà emerge dalla discussione in corso con i sindacati: quanto si risparmia dividendo previdenza e assistenza? Oggi l’ipotesi più probabile, spiegano al ministero, è di fare “un superente solo previdenziale e un altro che si occupi solo di salute e assistenza, a partire dall’attuale Inail”.
Inoltre, è tutto da verificare il progetto SuperInps sul fronte dell’efficienza dei dipendenti. Lo studio della Confartigianato annota che “naturalmente l’impatto sarebbe ben superiore se si ottenessero sinergie, nel progetto di fusione, anche sul fronte del costo del lavoro”. E in questo senso (vedere tabella a fianco) il dossier analizza l’assenteismo negli enti previdenziali, elaborando i dati della Ragioneria generale dello Stato: i giorni effettivi di assenza all’anno sono 15 negli enti previdenziali, contro una media di 10,9 nell’intero settore pubblico, e si arriva a una punta di 17,3 giorni di assenteismo per i dipendenti dell’Inpdap.
Come finirà? Giuliano Cazzola, esperto previdenziale già ai vertici di Inpdap e Inps, è perplesso: “L’idea del superente è astratta, non diventerà mai concreta. Un paese serio sperimenterebbe per anni le sinergie fra istituti previdenziali, in Italia ci sarà una trattativa infinita con i sindacati”.