
(Credits: AP Photo/Altaf Qadri)
Abbiamo già scritto che, in India, le aree urbane non sono in grado di accogliere “l’esodo infinito dei disperati” che, senza lavoro ne’ aspettative per il futuro, si sposta di città in città nella speranza di poter trovare, prima o poi, un luogo che possa offrire l’opportunità di vivere in maniera decente. Eppure, dopo tanti tentativi è possibile che questo esercito di indiani si ritrovi a tornare nei villaggi di origine dove, nel frattempo, dei giovani pieni di energia stanno cercando di cambiare il destino di enormi aree attualmente poco produttive. Un tentativo che, se avrà successo, potrà stravolgere il destino economico del subcontinente. Continua

(Credits: AP Photo/Rajesh Nirgude)
L’India dovrà presto dire addio ai call center. Per colpa della crisi economica, ma anche per i pregiudizi e il più o meno velato razzismo di tante persone che si trovano ad interagire al telefono con “operatori dall’accento strano e fastidioso, tipico del Subcontinente”. Per non parlare dei costi: tante aziende che hanno già fatto ritorno in patria lamentano che i salari siano aumentati troppo (+12%) e troppo in fretta. Continua

La polizia indiana sorveglia l'ingresso della fabbrica Maruti Suzuki (Credits: AP Photo)
L’India ha un nuovo centro industriale, Manesar, un distretto distante appena cinquanta chilometri da New Delhi, dove si produce di tutto, dalle biciclette alle automobili, dai semiconduttori ai componenti elettronici. Per tre settimane consecutive alcune catene di montaggio sono rimaste ferme. Non ci sono più operai: i datori di lavoro non li fanno entrare perché si rifiutano di firmare un “codice di buona condotta“. Continua

(Credits: AP Photo/Eugene Hoshiko)
Da qualche anno si parla sempre più spesso dei progressi economici, politici e sociali ottenuti dall’Asia. Non solo: sono sempre di più gli analisti convinti che dopo aver superato il Giappone, fra dieci anni al massimo sarà la Repubblica popolare cinese a rubare la scena agli Stati Uniti trasformandosi nella prima economia mondiale. Per cercare di sostituire previsioni costruite su dati relativi al prossimo futuro con valutazioni più certe, la BBC ha realizzato un grafico interattivo in cui ha messo in relazione l’incremento del prodotto interno lordo con i miglioramenti ottenuti a livello di istruzione, aspettativa di vita, consumo di energia e sicurezza sanitaria. In questo modo sarà più facile capire se in Estremo Oriente oltre al reddito è migliorata anche la qualità della vita. Continua

Inquinamento in Cina (Credits: LaPresse)
Per ragioni pratiche più che per motivi etici, l’Asia sembra essersi resa conto di non poter fare a meno di sfruttare le tecnologie verdi per garantirsi un futuro economicamente prospero ed energeticamente sicuro. A seconda delle esigenze nazionali, le nazioni d’Oriente hanno deciso di sfruttare le nuove tecnologie per uscire dalla recessione, per rilanciare l’economia interna, per evitare che l’attuale degrado non metta in pericolo la sopravvivenza stessa della popolazioni e la stabilità del paese e, non meno importante, per assicurarsi la copertura energetica di cui hanno bisogno. Continua

(Credits: Epa/Nelson Ching)
Perché la Cina, che in genere preferisce mantenere un profilo molto basso nelle questioni internazionali che non intaccano i suoi interessi nazionali, è così attiva nel promuovere le iniziative dei Brics, tanto da arrivare a condannare insieme agli altri emergenti le decisioni della coalizione occidentale e i bombardamenti della Nato in Libia? Forse Pechino si aspetta qualcosa dalla cooperazione con quelle che potrebbero diventare le potenze del futuro? Continua

Negozi dell'India rurale (Credits: Marco Cerbo)
L’India è un paese in cui le nuove tecnologie vanno di moda. Ecco perché i grandi della telefonia mobile hanno pensato che sarebbe stato conveniente iniziare a vendere i propri prodotti anche nei negozietti (fino a ieri inaccessibili) delle cittadine minori del Subcontinente, in quei villaggi nel mezzo del nulla, pieni di polvere e cianfrusaglie, dove edifici e negozi sono costruiti con paglia e fango e dove, spesso, per un po’ di shopping è necesssario percorrere chilometri su mezzi di trasporto improvvisati. Continua