
Intagliatori di legno a Mogadiscio (Credits: La Presse)
La Somalia è il Paese più corrotto del mondo. Lo ha sancito il consueto rapporto di Transparency International, l’organizzazione non governativa tedesca che ogni anno pubblica un’indagine basata sulla percezione che gli operatori economici hanno del livello di corruzione del sistema in cui operano. Continua

È leggermente migliorata rispetto allo scorso anno, ma potrebbe fare di più. All’esame di lotta alla corruzione l’alunno Italia rimane sotto la sufficienza. I voti li dà, come ogni anno, Transparency International, che in collaborazione con l’Alto Commissario anticorruzione ha pubblicato l’Indice di percezione della corruzione (Cpi) 2007.
Nella classifica dei Paesi in cui le mazzette sono meno diffuse l’Italia è al 41esimo posto, lo scorso anno era al 45esimo. L’indagine ha esaminato 180 Stati e ha assegnato dei voti da 0 a 10, dove 0 significa nazione in balia della corruzione e 10 vuol dire nazione virtuosa. Il nostro Paese ha totalizzato 5,2 punti e compare dietro Regno Unito (al 12esimo posto con 8,4), Germania (16esima con 7,8), Francia (19esima con 7,3) e Stati Uniti (al 20esimo posto con 7,2 punti). Insufficiente, insomma.
Lo stesso voto dell’Italia l’ha meritato la Repubblica Ceca, mentre ai primi posti ci sono, a pari merito con 9,4 punti, Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda e in coda, con 1,4, Myanmar e Somalia.
Chi ha elaborato l’indagine fa notare che il legame tra tangenti e povertà è sempre più evidente. Il 40 per cento dei Paesi che hanno un voto inferiore a 3 infatti sono estremamente poveri. “Nonostante qualche miglioramento”, spiega Huguette Labelle, presidente di Transparency International, “la corruzione continua a drenare risorse necessarie per l’educazione, la salute e le infrastrutture in tutto il mondo”.
Ma la corruzione fa male all’economia? “Non c’è una spiegazione unanime sul rapporto tra corruzione e inefficienza”, spiega Donato Masciandaro, professore di Economia della regolamentazione finanziaria alla Bocconi. “Tuttavia io credo si possa dire che in generale la corruzione è dannosa per il sistema economico di un Paese, perché aumenta l’incertezza. Al di là della condanna morale di una condotta illecita, dal punto di vista economico l’abuso di potere di un funzionario pubblico per trarre benefici personali trasforma un bene di tutti in un servizio privato, con le incognite che questo può significare per un funzionamento regolare degli scambi. Ecco perché gli imprenditori, e in generale i cittadini, dovrebbero puntare su un sistema sano e con regole chiare piuttosto che su uno corrotto e incerto. Insomma: la corruzione oltre che illegale e immorale, è anche inefficiente”.

Un curioso cartello in un ufficio dell’esattoria comunale di Roma, recita “Mazzette” prestandosi a qualche equivoca interpretazione. Credit: Luciano Del Castello/Ansa.