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inflazione

Inflazione al 3,2%. L’e-book nel nuovo paniere

(Credits: Ansa/Alessandro Di Meo)

(Credits: Ansa/Alessandro Di Meo)

Che i prodotti digitali (cellulari, pc e simili) siano ormai diffusi tra gli italiani, lo conferma anche l’Istat nel nuovo paniere per il calcolo dell’inflazione, passata a gennaio al 3,2% dal 3,3% di dicembre su base annua. Tra le novità inserite nelle voci, infatti, compaiono il libro elettronico e l’apparecchio per la lettura degli e - book, oltre al gratta e vinci. Ma ecco un elenco dettagliato: Continua

Conti di deposito, ecco chi offre più del 4% all’anno

(Credits: ANSA/FRANCO SILVI)

(Credits: ANSA/FRANCO SILVI)

Oltre il 4% di interesse all’anno, a seconda delle scadenze. Con questa offerta allettante, diverse banche italiane cercano di attirare nuovi clienti, usando come “sirena” una categoria di prodotti finanziari ormai molto popolare tra i nostri connazionali: i conti e i depositi ad alta remunerazione. Continua

Draghi e la Bce, una buona notizia viene dall’inflazione

Il presidente della Bce Mario Draghi (Credits: LaPresse)

Il presidente della Bce Mario Draghi (Credits: LaPresse)

Euro-meteoL’inflazione europea rallenta e questo dovrebbe dare alla Banca centrale europea guidata da Mario Draghi più margine di manovra per mantenere bassi i tassi di interesse. Continua

Cina, gli immobili gonfiano la più grande bolla del secolo

La Cina continua a distruggere per ricostruire (Credits: AP Photo/Eugene Hoshiko)

La Cina continua a distruggere per ricostruire (Credits: AP Photo/Eugene Hoshiko)

Claudia AstaritaL’andamento dell’economia cinese nel 2012 è forse la maggiore incertezza dell’anno. La domanda che molti analisti si pongono è: “cosa farà Pechino se le economie occidentali continueranno a rallentare frenando indirettamente la crescita cinese?” Continua

India, la crisi economica parte dalla rupia

(Credits: AP Photo/Rajanish Kakade)

(Credits: AP Photo/Rajanish Kakade)

Claudia AstaritaIl recente indebolimento della rupia potrebbe far piombare l’India nella più grave crisi finanziaria degli ultimi decenni. Questo perché, a differenza di quello che succede nelle principali economie asiatiche, il subcontinente soffre in maniera sistematica di deficit fiscale e di partite correnti, una situazione che impone a New Delhi di andare a caccia di valuta straniera per rimanere a galla. E, naturalmente, ogni volta che la divisa nazionale si indebolisce la disponibilità di capitali in entrata si riduce.

Il governo è poi particolarmente preoccupato dal fatto che l’emergenza rupia debba oggi essere affrontata insieme a tante altre: rallentamento della crescita, inflazione alle stelle (oscilla da tempo tra il 9 e il 10%), e una paralisi politica e istituzionale che non perette all’esecutivo di reagire in maniera adeguata. Continua

Cina, la crescita rallenta. E Pechino risponde con prestiti per infrastrutture e piccole imprese

(Credits: LaPresse)

(Credits: LaPresse)

Claudia AstaritaUn rapporto pubblicato dagli economisti della Renmin University di Pechino conferma la preoccupazione del governo per le previsioni di crescita relative al 2012. La Repubblica popolare pare essere destinata a crescere del 9,2%, uno 0,2% in meno rispetto alla media del 2011.

In realtà, dal momento che per l’anno in corso il Pil è calato, fino ad ora, dello 0,6% (dal 9,7% del primo trimestre è purtroppo sceso a 9,1% nel terzo), è probabile che in pochi mesi anche la previsione del 9,2% si riveli troppo ottimistica. Del resto, la Banca Mondiale ha previsto una contrazione all’8,4%. Continua

Il Giappone difende lo yen e le sue aziende

(Credits: AP Photo/Ahn Young-joon)

(Credits: AP Photo/Ahn Young-joon)

Claudia Astarita

Sorprendendo i mercati, la Banca Centrale del Giappone ha deciso di intervenire per indebolire la valuta nazionale. La crisi finanziaria ha trasformato lo yen in una “valuta di rifugio”, e il suo valore si è progressivamente apprezzato. Del 17% negli ultimi due anni, e del 39% dall’inizio della crisi, calcolato a giugno 2007. L’aumento del valore della moneta nipponica ha avuto un impatto fortemente negativo sulla redditività delle grandi aziende nazionali, cui si è aggiunto anche l’onere di gestire l’emergenza post-Fukushima. I profitti di Toshiba, ad esempio, sono calati del 19%, quelli di Honda del 55%, andando ad aggravare ulteriormente una situazione già molto difficile, visto che l’economia arranca e il debito pubblico ha raggiunto i 924mila miliardi di yen, pari a 11.300 miliardi di dollari.  Continua


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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