Leggi tutte le notizie su:
Inter
- Tags: Arsenal, Barcellona, calcio, Chelsea, Deloitte, Florentino-Perez, Inter, Juventus, Liverpool, Manchester City, Milan, Money League, Real-Madrid, Roma, Serie-A
-

Il Real Madrid di Cristiano Ronaldo è la squadra di calcio più ricca del pianeta - Epa
Tutto ciò che ruota intorno al Real Madrid di Florentino Perez è sempre esagerato, “galactico”, tanto in campo come fuori. Un club capace di spendere nello scorso mercato quasi 250 milioni (96 per il solo Cristiano Ronaldo), di indebitarsi parecchio con le banche ma anche di vincere la Champions league dei ricavi. Continua
- Tags: calcio, camera-di-commercio, derby, economia, Eto'o, indotto, ingaggi, Inter, Milan, Mourinho, Palloni gonfiati, Ronaldinho
-

Eto'o, Zambrotta e Nesta. Lo scorso derby è finito 4-0 per l'Inter - Fabio Ferrari/Lapresse
Domenica parlerà il campo. Milan e Inter si scontrano per dare un verdetto: se vincono i nerazzurri possono già cucirsi lo scudetto sul petto, se vincono i rossoneri è tutta un’altra storia. Come andrà non si sa, ma se si guarda al monte ingaggi di queste due squadre lo scontro di vertice era prevedibile: l’Inter è la squadra che in serie A più spende per la sua rosa, 153 milioni. E il Milan è secondo, con 125. Proprio come in classifica. Continua
- Tags: Brasile, calcio, campionato, figlio, giovinezza, ingaggio, Inter, intervista, Kakà, Milan, Real-Madrid, Serie-A, soldi, squadra, stadio
-

Era un modello invidiato in tutto il mondo il Manchester United, con il suo inossidabile coach Alex Ferguson (23 anni ininterrotti sulla stessa panchina), i suoi campioni, il suo celebre stadio, l’Old Trafford, “Theatre of Dreams”.
E soprattutto i suoi soldi: Malcom Glazer, miliardario americano, proprietario; la Aig, prima compagnia assicuratrice del mondo, sponsor. Dopo il crollo delle borse che ha portato alla nazionalizzazione dell’Aig, il Man-U è soprattutto la squadra più indebitata d’Europa e quindi del mondo. Il marchio continua a vendersi da solo, il merchandising regge, ma a Glazer non bastano le prodezze di Wayne Rooney e Cristiano Ronaldo per farsi passare il mal di testa e la necessità di trovare nuovi capitali. In arrivo, pare, dal Giappone e dall’Arabia. Allo United fa compagnia il Chelsea dell’oligarca russo Roman Abramovich. Tra i due club la rivalità non è solo calcistica, è un testa a testa a chi ha più debiti, con le cifre continuamente in crescita. In questa classifica seguono, in Premier league, l’Arsenal, che aveva puntato tutto sul nuovo stadio, e il Liverpool.
Doppia crisi per le squadre inglesi
Le società inglesi sono vittime della doppia crisi di quanto in passato aveva fatto la loro forza: il crollo del mercato immobiliare ha dimezzato il valore degli stadi e dei complessi commerciali annessi; i bagni in borsa e il deprezzamento delle materie prime hanno ridimensionato i capitali, pur sempre cospicui, di magnati russi e americani, arabi e orientali. Per non parlare degli sponsor: come l’Aig, anche la Northern Rock (Newcastle) è stata nazionalizzata. E adesso il club è in vendita. Il risultato di questo anno orribile è un debito complessivo stimato inizialmente in 2 miliardi di euro ma salito a 3,5. A occuparsene è Westminster, il parlamento britannico: l’All party football group, composto da 150 rappresentanti bipartisan dei Comuni e dei Lord, ha deciso di mettere sotto stretto controllo la gestiodopne del pallone. Dove, tuttavia, i debiti sono quantomeno serviti a dotarsi di stadi e infrastrutture, un patrimonio solido, che dovrebbe rivalutarsi.
Lacrime in Liga: primo per debiti il Real
Stesse lacrime nella Liga spagnola, secondo campionato del mondo per blasone e calciatori famosi. José Maria Gay, docente di economia all’Università di Barcellona, ha condotto uno studio sui bilanci dei 20 club della serie maggiore: risultato, debiti per 3 miliardi, che salgono a 3,5 con la seconda divisione. Non solo, Liga e serie B devono al fisco 627 milioni di euro di arretrati.
Francisco Izco, presidente dell’Osasuna, squadra di bassa classifica della Liga, è tra i pochi ad ammettere che la colpa non è solo della crisi finanziaria: “Viaggiamo da anni sopra le nostre possibilità, non abbiamo reagito al calo degli incassi, dei diritti tv e delle sponsorizzazioni”. La classifica dei debiti è guidata dal Real Madrid, segue il Valencia.
Ma i “galacticos”, forti dell’azionariato popolare nonché delle protezioni dell’establishment, sono tra quelli che dovrebbero superare la burrasca, assieme al Barcellona, all’Athletic Bilbao e allo stesso Osasuna. Molto più a rischio il Valencia, che ha praticato una gestione allegra in fatto di ingaggi (compresi quelli dei calciatori italiani) e oggi deve ai dipendenti, giocatori in testa, 16 milioni di euro in stipendi.
Bundesliga tedesca esempio di virtù
In questo panorama la Bundesliga tedesca appare un esempio di virtù. I debiti sono di “appena” 660 milioni e, soprattutto, i club hanno rinunciato agli ingaggi miliardari.
E l’economia della Germania, benché oggi in crisi profonda, è meno affidata alla finanza e al mercato immobiliare di quelle inglese e spagnola. Ma ciò che ha sempre costituito un elemento di ordine nei bilanci del calcio tedesco è il numero ridotto di squadre professionistiche: la Bundesliga 1 e 2 (di fatto le nostre serie A e B) hanno 36 squadre; la Zweite Liga altre 18. Totale, 54 club professionistici. In Italia sono 20 in A, 22 in B, 36 nei due gironi di Lega Pro Prima divisione (la ex C1), 54 nei tre della seconda divisione (ex C2). In tutto, 132 squadre. Che, in base alla legge firmata nel 1996 da Walter Veltroni (allora ministro dei Beni culturali con delega allo sport), devono avere “fine di lucro” e possono quotarsi in borsa. In pratica, presentare bilanci in utile. Tutto giusto, sulla carta. Solo che il patrimonio è costituito non dalla proprietà degli stadi o dai diritti di merchandising, ma dal cartellino dei giocatori.
Mentre entrate e uscite vengono date da incassi, diritti tv, sponsorizzazioni e ingaggi. È per questo che da noi si parla di risultato di gestione e non di debiti. Effetti: stato patrimoniale incerto, valutazioni gonfiate delle squadre e navigazione a vista da un campionato all’altro. E una torta di diritti che entro il 2010 si ridurrà alla sola serie A.
I NUMERI IN ROSSO DEL PALLONE
3,5miliardi di euro è l’indebitamento nella Premier league (la massima
serie inglese) così come nella Liga, la serie A spagnola.
660milioni di euro, i debiti nella Bundesliga.
300milioni di euro, le perdite nella Serie A.
- Tags: blog, bollette, casta, debito, facebook, formula, Inter, internet, Istat, Italiaora.org, parlamento, statistiche, web
-
Le cifre scorrono veloci sul contatore. Tante cifre, seguite dalla parola euro. Come il debito pubblico italiano: 1,7 miliardi di euro. Oppure i soldi sottratti alle maglie dell’Agenzia delle Entrate: quest’anno ammontano a 113.733 milioni di euro. Sono dati tratti dal sito Italiaora.org: un Belpaese raccontato in diretta con i numeri che, talvolta, dicono più di tanti discorsi. Soprattutto se guardiamo l’area “costi della politica”, sensibilissima in un periodo di crisi economica. La Camera dei Deputati? Da gennaio pesa sulle spalle dei cittadini 400 milioni di euro. Per non parlare degli aerei usati dai politici: la spesa complessiva per i biglietti è di 32 milioni di euro.
Ma Italiaora.org non è destinato a necessariamente a intossicare il fegato del contribuente che lotta con le bollette a fine mese. Alcuni dati fanno riflettere: confermando i luoghi comuni più triti, gli italiani oggi hanno mangiato mille tonnellate di pasta e in un giorno inviano 32 milioni di messaggini, incollati ai cellulari. Su Facebook sono ormai 11 milioni, una popolazione che cresce rapidamente. E in una qualsiasi giornata Ibrahimovic, l’attaccante dell’Inter che ha appena vinto lo scudetto, porta a casa 14mila euro.
Qual è la formula “matemagica” per calcolare i dati? Il sito utilizza un sofisticato algoritmo per le previsioni dei dati in tempo reale. Se da un lato non è detto che le stime abbiano un riscontro nella realtà, dall’altro Italiaora.org mostra, comunque, una sorta di specchio del Paese. Il sito italiano fa parte di un progetto globale legato a Worldometers, un termometro del globo che misura la crescita della popolazione, la salute dell’ambiente, i consumi energetici, gli scambi di informazione su internet. Le cifre scorrono implacabili: oggi sono state fumate 6,7 miliardi di sigarette e inviate 86 miliardi di email in pianeta abitato da 6,7 miliardi di persone.

Il neo acquisto dell’Inter, Quaresma
Il dado è tratto. Alla fine di estenuanti trattative, voci, scambi, prestiti, compravendite il calciomercato chiude i battenti. E lo fa con il botto: l’acquisto da parte del Genoa dell’attaccante Diego Milito per la “modica” cifra di 15 milioni di euro per il cartellino (lo deteneva la squadra spagnola del Saragozza) e di 2,5 milioni a stagione, per cinque anni, per il calciatore. Alla faccia della crisi e degli italiani che devono far quadrare il proprio bilancio mensile. Un calcio mercato che, complessivamente, ha sfondato i 500 milioni di euro, ovvero 1000 miliardi delle vecchie lire. Per la precisione, 507 milioni e qualche spicciolo, grazie anche all’acquisto del club genovese e all’ultima follia di Massimo Moratti, che ha regalato ai propri sostenitori il centrocampista offensivo Quaresma per 24 milioni di euro.
I 10 gol più belli di Quaresma con la maglia del Porto
In quanto a volume di affari, siamo stati battuti sul filo di lana dagli inglesi, che hanno speso 557 milioni di euro. In Spagna si è speso 285 milioni (rispetto ai 541 della passata stagione), in Germania 150,95 milioni (l’anno passato 194,38). Segno che il nostro calcio è ricco e a una pioggia di denari si accompagnano calciatori importanti che hanno scelto il nostro campionato, come da tempo non accadeva. Unica, grande eccezione, il trasferimento di Robinho dal Real Madrid al Manchester City per oltre 40 milioni di euro (e un ingaggio da 6 milioni a stagione per il brasiliano!). Regalo del neo proprietario del secondo club di Manchester, lo sceicco Khalifa bin Z
ayed, presidente degli Emirati Arabi Uniti, attraverso la Abu Dhabi United Group for Development and Investment (Abug), già impegnata in importanti sponsorizzazioni di squadre ed atleti in varie discipline sportive e che recentemente ha firmato un accordo con il Milan per la realizzazione di un’accademia del calcio ad Abu Dhabi (leggi l’articolo di Panorama.it sui reali più ricchi del mondo).
Ora il responso al campo da gioco: saranno stati spesi bene tutti questi soldi? Troppe variabili condizionano la buona riuscita di una campagna acquisti. Per il momento, il saldo dei movimenti consegna un rosso di 180 milioni di euro, una cifra meno pesante rispetto a passate stagioni, e molte trattative si sono concretizzate nel mercato interno, quindi non c’è stato un passaggio di risorse verso altri campionati. Il boom italiano coincide con una parallela recessione degli altri campionati europei, notoriamente più ricchi e meglio pagati dalle televisioni. Nella hit parade dei trasferimenti, in testa troviamo la “solita” Inter, che ha un saldo passivo di 59,4 milioni di euro (non contando le rateizzazioni), seguono la Fiorentina con un rosso di quasi 43 milioni, il Genoa (-28 milioni), la Roma (-24,75), la Juventus e il Bologna (-21,6), il Napoli (-21,2). Il Milan ha un saldo negativo di appena 5 milioni, grazie ad una campagna cessioni molto ricca. Le squadre più virtuose, invece, sono il Palermo con un attivo di 21,5 milioni di euro, l’Udinese (+ 16,3) e la Reggina (+ 9,1). Anche il Chievo, la squadra del quartiere di Verona più parsimoniosa del campionato, ha finito con un saldo negativo, anche se di appena 300 mila euro. Gli acquisti più cari? Quaresima all’Inter per 24,5 milioni, Amauri alla Juventus per 22,8, Ronaldinho al Milan per 22,5, Gilardino alla Fiorentina per 15. L’affare migliore? Quello che, sul campo, renderà meglio di tutti, anche se potrebbe essere non necessariamente un grande big, ma un giovane costato poco.
Intanto, se i presidenti delle squadre italiane si fanno due conti in tasca, gli esperti del marketing della federazione europea, sempre alla ricerca di soluzioni nuove per incrementare il giro d’affari, stanno studiando un nuovo look per la Coppa Uefa. Dal 2009/2010 il primo turno sarà parte integrante della competizione (niente più Intertoto) mentre la successiva fase a gironi coinvolgerà 48 squadre divise in dodici gruppi da quattro. Si qualificheranno le prime due di ogni girone (24 squadre) e a loro, questa parte della formula non ha subito cambiamenti, si uniranno le terze classificate dei gironi della Champions league per dare vita ai sedicesimi a eliminazione diretta con partite di andata e ritorno, sino alla finale con partita unica. Ciò dovrebbe portare, dicono ai piani alti dell’Uefa, “a una maggiore presenza sul mercato e maggiori introiti. Ci impegneremo per migliorare ancora l’immagine della competizione nei prossimi anni”. Che la calcolatrice ricominci a lavorare, per la gioia delle casse dei club europei.
- Tags: calcio-Serie-A, Coppa-America, indagine, inserzionisti, Inter, Ipsos, Juventus, Luna-Rossa, Mascalzone-Latino, Milan, pubblicità, Roma, Serie-B, soldi, sponsor, spot, StageUp, Valencia, vela
-

Alla fine è successo: gli scandali (veri, presunti o solo sospettati) di Calciopoli e altri fatti tragici intorno al mondo del pallone hanno allontanato gli sponsor dalla Serie A.
Per dirlo in altri termini, quelli usati dall’indagine Il Futuro della Sponsorizzazione, realizzata dalle società di ricerca StageUp e Ipsos, la quota di investimenti sul massimo campionato italiano di calcio sul totale nello sport era del 29,3% all’inizio del 2006 e sarà del 25,6% alla fine dell’anno in corso. Non c’entra di certo il dibattito sullo scudetto dimezzato per l’assenza dei bianconeri: il massimo torneo ne esce però un po’ malconcio dal versante economico. Mentre la Juventus (dell’eterna bandiera Del Piero insieme alla nidiata di giovani talenti) in B ha fatto impennare il numero di inserzionisti che hanno scelto di puntare sulla cosiddetta serie cadetta per pubblicizzare i loro prodotti, le quote di mercato sono passate dal 4,4% al 9,2%: guarda caso il quattro per cento che ha abbandonato la Serie A.
Anche la Nazionale è cresciuta, grazie alla vittoria del mondiale nel luglio 2006: “All’interno del mercato sportivo” ha commentato infine Giovanni Palazzi, vicepresidente di StageUp “si segnala la decisa crescita degli investimenti sulla nazionale di calcio indicati dalla nostra ricerca in aumento del 5,8% per il 2007″.
Ad avvantaggiarsi del calo di appeal di Milan, Inter e Roma c’è anche la vela, anche perché questo è il mese in cui hanno preso il via le regate preliminari alla Coppa America di Valencia (dove la bandiera italiana svetta sulle imbarcazioni di +39 challenge, Luna Rossa e Mascalzone latino - Capitalia team). Nel 2006 gli investimenti per inserzioni sulle barche erano stati il 6,9% del totale, mentre quest’anno saranno quasi il doppio e arriveranno al 12%.
Secondo l’indagine, il mercato italiano delle sponsorizzazioni nel 2007 toccherà quota 1,768 miliardi di euro, con una crescita dell’1,9% rispetto al 2006. Le sponsorizzazioni sportive rappresenteranno circa i due terzi del totale e passeranno da 1,117 miliardi a 1,126 miliardi con un aumento dello 0,8%. Il settore che avrà il maggiore incremento in termini relativi sarà quello composto da cultura e spettacolo che raggiungerà quota 254 milioni di euro grazie ad un +4,1%.
Le sponsorizzazioni di utilità sociale vedranno una crescita importante del 3,7% fino a raggiungere i 388 milioni di euro.
Verso l’America’s Cup: guarda le GALLERY
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto/valencia_nuove/normal_americascup_02.jpg)