
Il Commissario Europeo Neelie Kroes (Credits: LaPresse)
Entra in vigore oggi la nuova direttiva dell’Unione Europea sul roaming dati (vale a dire quel traffico dati scaricato nei periodi di permanenza all’estero), da bloccare al raggiungimento di un livello di spesa prestabilito. L’obiettivo di Bruxelles è tutelare gli internauti che navigano in rete con i propri cellulari e, allo stesso tempo, invogliare i gestori di telefonia mobile a ridurre le tariffe per la connessione a internet. Continua

Internet è sempre più diffuso tra gli anziani - Ansa
Che l’Italia sia un paese sempre più anziano, non significa che la tecnologia sia confinata ai teen-ager. Anzi, secondo dati Istat recenti, tra gli over 60 è in atto un vero e proprio innamoramento per la rete. L’uso del web in questa classe d’età, infatti, ha fatto registrare, dal 2005 al 2009, un aumento dell’80%. Continua

Credits: ShironekoEuro, Flickr
Contenuti gratuiti o a pagamento? Da mesi le testate giornalistiche di tutto il mondo si chiedono se sia opportuno continuare a distribuire in rete e a costo zero notizie e approfondimenti o se sia giunta l’ora di cambiare rotta. Continua

Manifestazione del partito pirata in Svezia - AP-Lapresse
Se pensate che i prezzi di Internet (specie sui telefonini) siano già alti e che l’accesso alla rete dovrebbe essere agevolato, preparatevi ad avere brutte sorprese. Continua

(AP Photo/Marcio Jose Sanchez)
Sul web Roberto Cassinelli da Genova è uno dei pochi politici a godere di una certa popolarità. Il suo intervento per rimuovere dal decreto sicurezza l’emendamento D’Alia gli ha garantito la fama di “salva-blog”. Continua
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Negli ultimi mesi l’onda lunga del web 2.0 ha scalato le classifiche globali: a guidare l’impennata è stato Facebook, ormai il più diffuso social network nel mondo e primo in Italia.
Nella galassia di internet, poi, ha brillato la stella di twitter, un microblog che permette di pubblicare su internet messaggini da 140 caratteri, con una crescita del 752 per cento nel 2008. Una tendenza mondiale che ha conquistato titoli di giornali e commenti dei blogger.
Social network in frenata
Ma ora arriva una battuta d’arresto. Quasi una brusca frenata: la popolazione di twitter è aumentata di un misero 1,69 per cento da aprile a maggio. Proprio quando l’attenzione dei mass media, soprattutto nel mondo anglossassone, è salita alle stelle. Si tratta di un fenomeno fisiologico dopo il boom iniziale? Oppure è soltanto una fase provvisoria? Conclusioni affrettate facilitano gli errori.
Di recente uno studio di Harvard ha rivelato che il 90 per cento dei contenuti di twitter sono attribuibili al dieci per cento degli utenti. La prima reazione è stata di sottolineare i limiti. Eppure il rapporto tra “lettori” e “creativi” su Wikipedia è simile (qui la ricerca): dopo otto anni dalla sua nascita, l’enciclopedia più famosa di internet è uno dei primi dieci siti più utilizzati nel mondo. Il valore economico di Twitter, poi, è ancora tutto da comprendere: Jason Calcanis, un imprenditore del web, ha offerto 250mila dollari per mostrare annunci pubblicitari sulle pagine del microblog per due anni.
Quanto vale Facebook
E Facebook? In Italia ha rallentato rispetto alla spettacolare crescita dei mesi scorsi: adesso gli iscritti sono 9,6 milioni, appena 500 mila in più rispetto a due mesi fa. Ma l’attenzione del pubblico è risucchiata sempre più dalle pagine bordate di celeste: il tempo trascorso tra profili, aggiornamento degli status update e condivisione di fotografie è aumentato del 699 per cento nell’ultimo anno secondo Nielsen online (qui il pdf). Quanto vale Facebook?
Le stime più recenti sono di circa dieci miliardi di dollari: una società russa, Dst, ha pagato il 2 per cento del social network con 200 milioni di dollari.
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E adesso gli editori stanno scoprendo che le news on line non funzionano. O meglio, non danno ricavi. Almeno non tanti e tali da poter sostenere le spese dei siti. Adesso gli editori si stanno chiedendo - anche a fronte di una crisi che sta facendo sprofondare nel “rosso” molti gruppi - come riuscire a sostiruire il calante business dell’edicola con un modello multimediale vincente.
Risposte? Poche, per ora, in Italia.
Nel mondo, fa da modello l’ipotesi messa in campo dal presidente di News Corporation Rupert Murdoch il quale prevede un futuro a pagamento per i giornali online, sulla scia di quanto fa già oggi per il Wall Street Journal. Il tycoon australiano lo ha annunciato a un gruppo di analisti: il quadro dell’industria dei media è piuttosto ottimistico, visto che la pubblicità riprende a crescere. Ma la volontà di offrire news on line a pagamento è un’ipotesi clamorosa: sarebbe il primo passo verso una “rivoluzione culturale”, che potrebbe avere conseguenze incalcolabili sul futuro dell’informazione, scritta e digitale. I giorni dell’informazione web, aperta e gratiuita, potrebbero essere contati?
Gli esperti hanno finora ritenuto che questa formula possa avere successo, raccogliendo un gran numero di abbonamenti, soltanto in un quotidiano finanziario come il Wall Street Journal, che si rivolge a un pubbico specialistico, selezionato e particolarmente interessato a ottenere subito, in qualsiasi parte del mondo si trovi, notizie che possono servire a fare investimenti, acquisti o vendite. Ma una squadra di dirigenti della News Corporation, la società che controlla tutti i media di Murdoch, sembra giunta, secondo le indiscrezioni, alla conclusione che questo modello, ossia il giornale online a pagamento, sia destinato a diventare la formula accettata e dominante anche per i giornali di informazione generalizzata, come il Times o il Sun.
La questione del “far pagare” quello che molti lettori si sono abituati a ricevere gratis è ampiamente dibattuta nel mondo dei giornali. Ognuno risponde a suo modo, e talvolta in modo contraddittorio, come il New York Times, che dapprima ha fatto pagare l’abbonamento al giornale online, poi lo ha dato gratis e ora sembra intenzionato di nuovo a farlo pagare.
Torniamo alla domanda: e in Italia?
Gli editori nicchiano (studiano, ristrutturano, sperimentano). L’idea di far diventare tutto a pagamento “rischia di diventare una formula magica esattamente come ieri lo era il ‘tutto gratis’”. L’ipotesi di far pagare i giornali on line “sotto molti aspetti è giusta, ma diventa sbagliata quando viene ripetuta come un mantra, ossessivamente”, butta Carlo De Benedetti, in una lettera al Sole 24 ore. E spiega che si potrà arrivare a un reale successo sul piano economico “solo ripercorrendo l’esperienza che ha visto altri contenuti digitali passare dalla gratuità al pagamento”. Per i giornali, sottolinea De Benedetti, “esiste certamente uno spazio per conquistare utenti web disposti a pagare i contenuti giornalistici”. Su internet è tuttavia “difficile immaginare che un utente possa pagare in modo significativo contenuti generalisti reperibili in altro modo gratuitamente. Bisogna riuscire, secondo l’editore, a “trasferire alla parte premium dell’enorme quantità di contenuti in rete le stesse modalità di vendita-acquisto che ci sono ormai familiari se usiamo l’appstore dell’iphone: per acquistare un brano musicale o un’applicazione basta cliccare su acquista. La somma dei micropagamenti effettuati nel corso del mese viene evidenziata come cifra unica sul resoconto della Visa o della Master card”.
A De Benedetti replica Massimo D’Alema: “Dato che i giornalisti andranno sempre pagati forse bisognerà pagare i giornali on line”. “I giornali on line” sottolinea “sicuramente sono il futuro, soprattutto se dobbiamo pensare che il cartaceo tenderà a scomparire”.
Anche per Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato ed ex ministro delle Comunicazioni, in futuro i contenuti Internet saranno a pagamento, ma sarà comunque il mercato a stabilire il come e il quanto, “visto che poi ci sarà una concorrenza per quanto riguarda i prodotti e le offerte. L’era del tutto gratis in parte si è già chiusa, ma in ogni caso ritengo che una grande offerta free ci sarà sempre”.
“Fino a ora l’utente del web è stato abituato ad informarsi gratis: non si può cambiare di punto in bianco senza offrire qualcosa di diverso, di nuovo e di speciale”, fa notare Pietro Scott Jovane, ad di Microsoft Italia. “Quando, invece, gli editori porteranno nel web contenuti specializzati ed una sempre maggiore integrazione con servizi di utilità, solo allora sarà possibile ipotizzare la fruizione a pagamento dei media online”.
La via d’uscita è secondo il direttore di Quotidiano.net, l’edizione online dei giornali del gruppo Poligrafici (Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno), Xavier Jacobelli l’integrazione multimediale: noi ad esempio proponiamo dei servizi a pagamento su internet come la possibilità “di leggere sul web tutto il quotidiano”. Ma per il resto “la nostra informazione è gratuita e sono convinto” ha proseguito Jacobelli “che dietro la crescita esponenziale di utenti e pagine viste del nostro sito c’è anche la gratuità dell’accesso”.
Il dibattito e le sperimentazioni continuano…