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interviste

Raffaele Bonanni, il sindacalista pragmatico


Raffaele Bonanni, il sindacalista pragmatico

Dieci, cento, mille contratti aziendali. Può essere lo slogan del «Che» Raffaele Bonanni, leader della Cisl e riformista intransigente che, dopo la sfida vittoriosa di Mirafiori, ha un’idea molto chiara. Il 2011 dev’essere l’anno dei contratti di secondo livello, all’insegna di uno slogan ben preciso: «Azienda più forte, salario più forte». Ma andiamoci piano a parlare di strappo: il contratto di primo livello, cioè quello nazionale, non si tocca. Continua

Diego Della Valle: ho chiesto alla Scala di rappresentare il balletto del made in Italy


Diego Della Valle: ho chiesto alla Scala di rappresentare il balletto del made in Italy

di Antonella Matarrese

È di buon umore Diego Della Valle. E come non esserlo dopo i successi del suo gruppo, Tod’s spa, quotato in borsa, che vede una crescita degli utili del 21,6 per cento già nel primo semestre del 2010; con un fatturato consolidato che ammonta a 377,5 milioni di euro, addirittura più del 5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009? Con questi chiari di luna si può gridare al miracolo italiano. Continua

Tom Barrack: figlio di un fruttivendolo ho accumulato 30 miliardi scovando affari tra le mele marce


Tom Barrack: sono figlio di un fruttivendolo e ho accumulato 30 miliardi scovando gli affari tra le mele marce

di Martino Cavalli

La sera ha cenato con Al-Waleed Bin Talal, il principe saudita con la passione per la finanza che con il suo jumbo personale occupa metà dell’aeroporto di Olbia. La mattina dopo, sulla terrazza dell’hotel Romazzino, non perde l’occasione di stringere la mano ad Andres Iniesta, il calciatore del Barcellona che con un gol ai supplementari ha regalato il Mondiale alla Spagna. Camicia di lino e pantaloni corti, abbronzatissimo, fisico palestrato, l’atleta sembra lui. Iniesta, piccolo, gracile e pallidissimo, lo saluta un po’ spaesato. Sicuramente non sa che quel signore con gli occhi da mercante del suq è Tom Barrack, 63 anni, miliardario californiano proprietario, fra le altre cose, del Paris Saint-Germain, la squadra di calcio della capitale francese. Ma non è grave, questo non è il momento di fare calciomercato. Continua

Il presidente dei petrolieri italiani: il prezzo della benzina sale anche per colpa degli automobilisti


Pasquale De Vita: il prezzo della benzina sale anche per colpa loro

Pochi minuti prima di intervistare Pasquale De Vita, presidente dei petrolieri italiani, è arrivato l’annuncio che gli esperti attendevano: le compagnie hanno aumentato il prezzo della benzina. Un litro di verde oggi costa circa 1,404 euro e un litro di gasolio 1,269. Strano, perché è poco meno di quanto costavano benzina e gasolio il 3 maggio 2009, cioè, rispettivamente, 1,439 e 1,287 euro al litro. Con una piccola differenza: che il 3 maggio un barile di petrolio costava 88,94 dollari (il massimo da inizio anno) e oggi è a 74,68. In 28 giorni il prezzo del barile è sceso del 16,2 per cento ma quello della benzina solo del 2,4 per cento e del diesel di appena l’1,3 per cento. Continua

Renzo Rosso: Veneto felix, «Non c’è crisi a Nord-Est»

renzo-rosso: veneto felix non c'è crisi al Nord est
di Terry Marocco

Ha creato lo slogan più intelligente, quasi cancellando l’obamiano «Yes, we can»: «Be stupid». Semplice e rivoluzionario, come è lui, Renzo Rosso, padre patron della Diesel, lui che ha fatto dei jeans un oggetto di culto e della sua azienda nata trent’anni fa a Molvena, a due passi da Bassano del Grappa (Vicenza), una holding da circa 1.300 milioni di fatturato. «Be stupid sono io che ho avuto coraggio di fare scelte aziendali rivoluzionarie. Una persona che dal niente è riuscita a fare qualcosa, che ha osato cambiare le regole, ma sempre con i piedi per terra». Continua

Dieci domande alla gente comune: com’è la crisi vista dalla strada?

sondaggio

Prestiti “revolving”, “rating”, tassi di sconto, “board”, “passivity rule”… Mentre il mondo della finanza si barcamena tra Borse a picco e soluzioni d’emergenza, gli italiani cercano di capire se anche la loro vita quotidiana verrà investita dalla crisi. Un venerdì nel centro di Milano, Panorama ha fermato per strada 100 persone e ha rivolto loro 10 domande (vedere riquadro qui sotto) per capire quanto sono preoccupate per lavoro e futuro, se hanno cambiato abitudini, tagliato le spese, strappando qualche confidenza sul conto in banca. Le stesse domande le ha fatte a Londra il quotidiano Guardian, scoprendo che gli inglesi sono già corsi ai ripari: meno taxi e vacanze, il pranzo portato da casa.
E gli italiani? C’è preoccupazione, certo, ma la gente dimostra di avere lo spirito per cavarsela anche nelle situazioni peggiori. “Le spese in famiglia le conteniamo da un po’, non è una novità. In quanto mamma ho imparato a pensare da scout: pragmatismo e niente sprechi” spiega Marina, 55 anni e due figli. In mancanza di altri appigli, ci si affida al Superenalotto. “Se vinco il jackpot” dice Celeste, studentessa 20enne, “mi pago i contributi”.
Già, la pensione. Un’incognita: tutti i giovani ci pensano con ansia. Chi risponde di non esserne “affatto preoccupato”, lo fa allargando le braccia: “Tanto non ce l’avrò mai”. Chi invece si dichiara “molto preoccupato” è perché, anche se sta facendo di tutto per ritrovarsi in vecchiaia un piccolo gruzzolo, vive con l’incubo di vederselo divorato da un’imprevista recessione. E molti ragazzi valutano l’ipotesi di una pensione integrativa.
Alla sola idea di vedere minacciati lavoro e pensione, considerati l’eterna ancora di salvezza, gli italiani rischiano il panico. A differenza dei londinesi, che avendo la flessibilità nel sangue, sono meno timorosi. Solo 8 dei 100 inglesi intervistati hanno molta paura per il proprio lavoro, contro i 20 italiani. Se poi si parla di pensione, le differenze sono ancora più evidenti: a Milano 45 interpellati su 100 si dichiarano “molto preoccupati” contro i 15 d’Oltremanica. Nonostante ciò la gente da noi rimane fedele alle vecchie abitudini, rimandando tagli alle spese e rinunce a un futuro, se sarà il caso, più nero.
Chi non ha cambiato stile di vita nelle ultime settimane però non necessariamente è una cicala imprevidente: molti di loro sono alle prese con carovita e “quarta settimana” già da qualche anno. “Non gioco in borsa e non ho soldi investiti in fondi” afferma Raffaele, padre di famiglia 43enne. “Ho qualche risparmio da parte e in casa entrano due stipendi. Per questo mi spaventano di più la benzina troppo cara o l’aumento dei prezzi piuttosto che il fallimento di una banca d’affari”.
Gli italiani sono meno indebitati rispetto agli inglesi (23 contro 42 per cento), ma il mutuo è un pensiero costante. Chi ha un tasso variabile, ammette di avere qualche timore di non poter più pagare le rate. Al contrario chi anni fa ha stipulato un contratto a tasso fisso ora è più ottimista. Fortuna o intuito? “Le banche mi proponevano le rate variabili” dice soddisfatto un assicuratore 50enne “ma sono stato abbastanza furbo da non farmi fregare. Mi sono detto: “E se poi i tassi diventano sfavorevoli?”, ho preferito non rischiare”.

LEGGI ANCHE: Le dieci domande dell’inchiesta


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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