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Istat

L’inflazione rende il carrello della spesa più caro del 4,5%. Colpa di gelo, benzina e sciopero dei tir

(Credits: Ansa/Alessandro Di Meo)

(Credits: Ansa/Alessandro Di Meo)

La corsa dei prezzi non si arresta a febbraio. Il tasso d’inflazione annuo lo scorso mese ha subito una lieve accelerazione, passando al 3,3% dal 3,2% di gennaio, stando alle stime preliminari dell’Istat, che indicano un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,4%. Una percentuale decisamente più alta rispetto alla media dell’area dell’euro che dovrebbe salire al 2,7% lo scorso mese rispetto al 2,6% di gennaio (dati Eurostat). Continua

Inflazione al 4,2%. Tutta colpa dei carburanti

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(Credits: Imagoeconomica)

Colpa del caro carburante. Per la Cia, Confederazione degli agricoltori, non ci sono dubbi. Il carrello della spesa rimane “costosissimo” a gennaio, aumentando del 4,2% su base annua a fronte di un rialzo del tasso d’inflazione nello stesso periodo del 3,2% (confermando le previsioni), stando ai dati Istat. E la causa del nuovo aumento dei prezzi al dettaglio dei beni alimentari, spiegano gli agricoltori, è proprio nell’impennata del gasolio per l’autotrasporto: a gennaio è cresciuto del 25,2 per cento su base annua. Un ulteriore mazzata per gli italiani, che sono sempre più indebitati e spesso chiedono nuovi prestiti per consolidare i propri debiti. Continua

Esportazioni in crescita: la classifica dei Paesi che più comprano da noi

(Foto: EPA/ANGELIKA WARMUTH)

(Foto: EPA/ANGELIKA WARMUTH)


Le esportazioni italiane potrebbero rappresentare la luce in fondo al tunnel della crisi. In un Paese in cui infatti è stata ormai certificata la recessione, proprio dal settore delle vendite all’estero arrivano le uniche notizie incoraggianti, che fanno sperare nell’inizio di una difficile risalita. A dicembre infatti l’Istat segnala, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, un aumento delle esportazioni pari al 4,2%, superiore per i mercati extra Ue (+5,6%) rispetto a quelli comunitari (+3%). Allo stesso tempo, le importazioni calano dello 0,8%, per effetto soprattutto delle riduzioni di acquisti dai paesi extra Ue (-3,2%). Continua

Industria al palo nel 2011: anno nero per chimica e tessile

Interni di un laboratorio meccanico (Ansa)

Interni di un laboratorio meccanico (Ansa)

Segnatevi questi settori: fabbricazione di macchinari e metallurgia. Sono i due che hanno resistito meglio degli altri alla crisi del 2011, chiudendo rispettivamente con un +8,6% e un +3,9%. Anno “nero”, invece, per industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-7,3%) e per prodotti chimici (-5,8%). Questo dicono in sunto i dati Istat sulla produzione industriale che rimane piatta rispetto all’anno precedente (la variazione è nulla), quando l’indice era tornato finalmente a salire (+6,4%) dopo due anni di cali. Continua

Inflazione al 3,2%. L’e-book nel nuovo paniere

(Credits: Ansa/Alessandro Di Meo)

(Credits: Ansa/Alessandro Di Meo)

Che i prodotti digitali (cellulari, pc e simili) siano ormai diffusi tra gli italiani, lo conferma anche l’Istat nel nuovo paniere per il calcolo dell’inflazione, passata a gennaio al 3,2% dal 3,3% di dicembre su base annua. Tra le novità inserite nelle voci, infatti, compaiono il libro elettronico e l’apparecchio per la lettura degli e - book, oltre al gratta e vinci. Ma ecco un elenco dettagliato: Continua

Disoccupati record: il 31% dei giovani non lavora

(Credits: Fabio Ferrari/LaPresse )

(Credits: Fabio Ferrari/LaPresse )

I numeri contano. Eccome. A un giorno dall’incontro informale, previsto per domani mattina, tra industriali e sindacati per fare il punto sulla riforma del mercato del lavoro, in vista del nuovo tavolo con il governo convocato per giovedì a Palazzo Chigi, le stime dell’Istat sui senza lavoro in Italia pesano come un macigno: il numero dei disoccupati a dicembre è salito a oltre 2,2 milioni, 221 mila in più rispetto allo scorso anno (+10,9%), più o meno quanto il numero di abitanti di una città medio - grande italiana. Il problema è che il 31% dei giovani non ha un posto. Continua

Lavoro, scenario nero: dopo la cassa integrazione il licenziamento

(La Presse)

(La Presse)

C’è poco da festeggiare in riferimento al calo della cassa integrazione annunciato ieri dall’Inps. In realtà infatti dietro la diminuzione del monte ore complessive di cassa si nasconde una realtà molto più preoccupante: per tanti, troppi lavoratori infatti, la fine del sussidio è il triste preludio al licenziamento, e non certo all’ottenimento di una nuova occupazione. Una conferma indiretta di questo scenario quantomai preoccupante tra l’altro è arrivata stamane con l’Istat che ha comunicato i dati sul tasso di disoccupazione:  a novembre è salito all’8,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e di 0,4 punti su base annua, il dato peggiore da maggio 2010. Continua


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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