
Una seduta del Conglio dei Ministri (Credits: ANSA/SERENA CREMASCHI)
TUTTO SULLE MOSSE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI
“Ci sono 10 liberalizzazioni importanti che si possono fare quasi a costo zero: ecco come”. È la sfida lanciata al governo dall’Istituto Bruno Leoni e dal think tank di area riformista-liberale Glocus, che ieri hanno presentato e dibattuto pubblicamente con gli esponenti dei partiti di maggioranza i dieci mini dossier: gas, servizi postali, ordini professionali, servizi pubblici locali, trasporti ferroviari, fondi pensione, welfare, mercato del lavoro, giustizia civile, istruzione. Continua

La sede di Banca d'Italia a Roma (Credits: ANSA)
Chi ogni giorno navigando in rete dà un’occhiata all’orologio online dell’Istituto Bruno Leoni, che stima lo stock di debito pubblico italiano in tempo reale, se ne è accorto da tempo: il debito sovrano dell’Italia da alcune settimane è cominciato a calare. Continua
Ripubblichiamo l’orologio che misura il debito pubblico in tempo reale. La stima si basa, e viene continuamente corretta, sui rapporti mensili della Banca d’Italia. Continua

Monete da un euro (ANSA/CLAUDIO ONORATI)
No, la patrimoniale, proposta dall’ex premier Giuliano Amato nei mesi scorsi (10.000 euro per cittadino, che diventano 30.000 euro, se spalmati su un terzo degli italiani, quelli più ricchi) per abbattere di un terzo il debito pubblico italiano, non è l’unica soluzione. Ne sono convinti quelli dell’Istituto Bruno Leoni, think tank liberista di Milano, che ha pubblicato su Chicago Blog un estratto dell’intervento di Daniel J. Mitchell sul tema “Meno deficit, meno tasse: possibile?”. Continua

Credits: Ap Photo/Matthias Rietschel
A quanto ammonta il debito pubblico italiano? Che sia uno dei più pesanti al mondo, ormai lo sappiamo tutti. Anche perchè se i soldi non ci sono (per le riforme, per la riduzione fiscale a imprese e cittadini, per la ricerca ecc.) la colpa è “sia dell’irresponsabilità della nostra classe politica, sia degli oggettivi vincoli di finanza pubbica a cui il nostro paese deve sottostare”, scrive l’Istituto Bruno Leoni che ha pubblicato sul suo sito un orologio (il codice javascript è incollabile sui siti e sui blog qui) che aggiorna ogni 3 secondi lo stock di debito del nostro Paese. Continua

La sede di Confindustria a Roma (Ansa)
L’Italia è il paese meno libero d’Europa, dal punto di vista economico. È quanto emerge dall’ultimo studio dell’Istituto Bruno Leoni incluso nel volume “Libertà e benessere, l’Italia al futuro” del Centro studi di Confindustria. Continua
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L’Italia peggio di Uganda, Albania, Bulgaria, Belize e Mongolia in una classifica guidata da Hong Kong, Singapore e Irlanda. È il verdetto annuale della libertà economica. Per la quale l’Italia scende ancora: al 64esimo posto (era al 60esimo posto un anno fa e al 42esimo nel 2006), preceduta anche da Paesi in via di Sviluppo, nel rapporto 2008 dell’Indice sulla Libertà Economica, redatto dall’Heritage Foundation e dal Wall Street Journal, in collaborazione con un network di think-thanks europei fra cui, per l’Italia, l’Istituto Bruno Leoni di Torino.
Secondo l’indice, l’economia più libera del mondo resta Hong Kong (considerata libera al 90,3%). L’Italia, come si diceva, è classificata al sessantaquattresimo posto (libera al 62,5%), con un punteggio dello 0,2 peggiore rispetto al 2007.
L’Indice stima il grado di libertà economica, considerata come assenza di ostacoli da parte dello Stato all’agire individuale, attraverso dieci parametri: libertà imprenditoriale; libertà di scambio; libertà fiscale; libertà dallo Stato; libertà monetaria; libertà d’investimento; libertà finanziaria; diritti di proprietà; libertà dalla corruzione; libertà del lavoro. Tali parametri si concentrano sia su fattori macro-economici, sia su indicatori che consentano di stabilire la facilità o la difficoltà di aprire e gestire un’attività economica.
”Il punteggio dell’Italia in queste classifiche di libertà economica” ricorda l’Ibl “è praticamente il medesimo dal 1995. Alcuni indicatori sono migliorati (il punteggio in termini di libertà del lavoro è ora del 73,5%, ad esempio), ma altri restano fortemente negativi. L’Indice in particolar modo segnala la rilevanza della ”questione fiscale”, con imposte ancora troppo alte (libertà fiscale: 54,3%); la difficoltà nel riformare la spesa pubblica (libertà dallo Stato 29,4%); l’eccessiva durata e complessità dei procedimenti, che porta a valutare negativamente il grado di tutela dei diritti di proprietà (diritti di proprietà: 50%); il perdurante peso della corruzione percepita (libertà dalla corruzione: 49%)”.
L’Italia è considerata una economia ”moderatamente libera” ed è classificata come la 29ma economia più libera, sulle 41 considerate parte del blocco europeo. A pesare su questo giudizio, non sono solo le difficoltà del nostro Paese - ma soprattutto la capacità di riforma che hanno al contrario dimostrato altre realtà (i Paesi dell’Est europeo come quelli balcanici).
Dopo il tandem Hong Kong-Singapore, al terzo posto c’è l’Irlanda (primo Paese europeo in classifica e un anno fa al settimo posto). Gli Stati Uniti occupano il quinto posto, il Cile l’ottavo posto, la Danimarca l’undicesimo posto e l’Estonia il dodicesimo.