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Kiev

“La situazione si avvia a essere superata”, lo dice Silvio Berlusconi, in serata, riferendo di una telefonata con Vladimir Putin. Le forniture di gas russo dovrebbero riprendere, sbloccando così una crisi che da giorni tiene l’Europa appesa ai rubinetti dei gasdotti ucraini. Quelli che Kiev ha chiuso come ritorsione verso Mosca, che a sua volta minaccia il blocco totale dell’oro azzurro.
“Ci sono scorte sufficienti, non c’è motivo di essere preoccupati” rassicura il presidente del Consiglio insieme al ministro Claudio Scajola. Nel corso della telefonata, riferisce Berlusconi, il premier russo gli ha riferito dei passi che hanno portato alla crisi. L’escalation che ha portato al blocco delle forniture russe è stata determinata dal contrasto dei prezzi e dai prelievi illegali che Mosca accusa Kiev di aver operato. La soluzione, sostiene il premier, verrà superata con l’invio degli osservatori europei, ma intanto l’Ucraina è alle prese con il problema di dovere 600 milioni alla Russia per pagare le forniture. “Ma non hanno di che pagare” osserva Berlusconi “e si potrebbe pensare a un prestito europeo: è un argomento che potremmo sviluppare nei prossimi contratti con i colleghi europei”.
Poco dopo, nella notte, arriva l’annuncio dell’accordo: la presidenza Ue ed il primo ministro Russo Vladimir Putin ‘’sono d’accordo sullo schieramento di una commissione di monitoraggio in tutti i siti rilevanti” per il transito del gas attraverso l’Ucraina. E’ quanto si legge in un comunicato della presidenza dell’Ue in cui si riferisce di un colloquio tra il primo ministro Ceco, Mirek Topolanek, quello russo Vladimir Putin e la cancelliera Tedesca Angela Merkel.
Vicini allo sblocco definitivo, dunque, dopo che per tutta la giornata la diplomazia europea poco aveva potuto contro i “niet” incrociati. Solo in serata l’Ucraina ha accettato i termini dell’arbitrato europeo, che prevede l’invio di osservatori indipendenti. Il negoziato pareva però destinato a un totale fallimento dopo la mancata firma del colosso energetico di Mosca, la Gazprom. Il commissario Ue all’energia ha spiegato che “ai russi non basta che vadano osservatori europei, vogliono metterci i loro, condizione inaccettabile per Kiev”. Domani comunque, ha aggiunto, partiranno gli osservatori Ue e riprenderanno i negoziati. Un effetto collaterale della crisi del gas si è avuto a Praga, capitale di turno dell’Unione, dove i ministri degli Esteri dei 27 si sono messi d’accordo in poche ore sul testo di un documento comune dove da un lato si ricorda a Russia e Ucraina che i loro comportamenti mettono in discussione la loro credibilità e affidabilità. E dall’altro si torna a indicare l’urgenza di procedere non solo alla diversificazioni delle fonti energetiche, ma anche alla moltiplicazioni dei percorsi seguiti per farle affluire in Europa.
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Pima l’ammissione, poi, subito, la rassicurazione: “È una crisi difficile ma passeremo l’inverno, riusciremo a garantire gas ed energia a famiglie ed imprese”. Le parole sono del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, che alla luce della crisi del gas fra Mosca e Kiev e dei riflerssi sull’Europa, dice: “Oggi stiamo meglio” rispetto
all’inverno 2005-2006, “abbiamo riserve che durano ancora per due mesi e questo nell’ipotesi in cui non ci fosse alcuno spiraglio positivo”. Ma il problema “si risolverà”.
Il Governo ha modificato la norma contenuta nel ddl sviluppo con l’obiettivo di consentire le estrazioni nell’Alto Adriatico. Bisogna “sfruttare meglio” le risorse energetiche che l’Italia “ha sotto i piedi”, ha sottolineato Scajola nel corso della trasmissione di Canale 5 Panorama del giorno, di Maurizio Belpietro. “Purtroppo paghiamo, in materia energetica, scelte miopi del passato”, ha spiegato il ministro aggiungendo che nel provvedimento in discussione al Senato è stata inserita la possibilità di utilizzare le riserve italiane come quelle “dell’Alto Adriatico, della Basilicata o di altre regioni”. Queste scelte vanno fatte, ha precisato, “condividendole con i territori”.
Un altro errore, ha aggiunto il ministro, “è stato quello di non dare l’esclusività allo Stato delle decisioni in materia energetica”. Infine, Scajola si è soffermato sul nucleare definendo “una scelta folle” il no a questa fonte energetica e confermando la volontà del governo di procedere in questa direzione.
L’approvvigionamento del gas in Italia è basato su pochi punti di ingresso di gasdotti e su un unico terminale di rigassificazione del Gnl. Ecco la mappa delle porte di accesso al nostro Paese per la materia prima che arriva da Russia, Olanda, Norvegia, Algeria e Libia:
- TARVISIO (Friuli): punto di arrivo del gas provenienete dalla Russia tramite il TAG;
- PASSO GRIES (Piemonte): punto di arrivo del gas del Nord (Olanda e Norvegia);
- MAZARA DEL VALLO (Sicilia): punto di entrata del gas dell’Algeria (TRANSMED)
- GELA (Sicilia): punto di ingresso del gas dalla Libia (GREENSTREAM)
- PANIGAGLIA (Liguria): punto di attracco delle navi metaniere e rigassificazione del GNL (Gas Naturale Liquefatto)
- GORIZIA (Friuli), punto di scambio con la Slovenia non puo’ essere considerato un vero e proprio ingresso.
In futuro l’entrata del gas in Italia e lo scambio tra i diversi paesi sarà molto diverso. Il l sistema avrà altri due gasdotti di ingresso: GALSI dall’Algeria tramite la Sardegna e IGI dalla Turchia alla Puglia tramite la Grecia. Inoltre, sono previsti altri terminali di rigassificazione in Adriatico. Cambieranno gli scambi con gli altri paesi: l’Italia potrà sfruttare la sua posizione geografica che la caratterizza come “ponte” tra l’Europa ed i paesi mediterranei dell’Africa del nord e diventare un importante hub anche per l’esportazione del gas verso i paesi del Nord che in questo momento sono forti produttori ma per i quali si profila un esaurimento dei giacimenti.
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La Russia ha bloccato tutte le forniture di gas verso l’Europa che transitano attraverso l’Ucraina. Lo ha riferito alla AFP un portavoce della Naftogaz, la società di Stato dell’Ucraina. “La Russia ha fermato l’intero transito di gas alle ore 7,44″ ha detto il portavoce “la Russia ha lasciato l’Europa senza gas”.
Intanto le forniture sono già interrotte sia in Austria, che Repubblica Ceca che in Romania. Gazprom non ha interrotto completamente i rifornimenti di gas destinati all’Europa occidentale che passano attraverso l’Ucraina ma li ha ulteriormente ridotti, dice invece alla tv Vesti News, così riferisce l’agenzia russa Ria Novosti, il portavoce di Gazprom, Sergei Kupriyanov: “Nelle ultime 24 ore Naftogaz, con la scusa di problemi tecnici, ha rubato altri 21 milioni di metri cubi di gas diretti in Europa” afferma Kupriyanov. “In queste condizioni non abbiamo scelta e abbiamo deciso di ridurre le consegne di altri 21 milioni di metri cubi”.
Il presidente ucraino Viktor Yushchenko ha chiesto alla Russia di far ripartire “immediatamente” le forniture di gas verso l’Europa. L’appello è lanciato in una lettera indirizzata all’omologo russo Dmitri Medvedev e al presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso.
Anche l’Italia, come molti paesi europei, è rimasta a secco di gas russo per la nuova guerra tra Mosca e l’Ucraina. Non sono stati cioè recapitati i 45 milioni di metri cubi di gas attesi per oggi, vale a dire circa un quinto del fabbisogno del paese. Ma al momento la situazione è sotto controllo e “non ci sono preoccupazioni per le prossime settimane”, rassicura il ministro per lo sviluppo economico, Claudio Scajola, che annuncia di aver già preso contromisure. A cominciare dalla “massimizzazione” delle forniture da parte di paesi diversi dalla Russia, grazie ad un decreto ad hoc già messo a punto.
“Possiamo guardare alle prossime settimane con serenita”‘, gli fa eco Paolo Scaroni, l’ad dell’Eni che oggi ha riunito a Milano il comitato di crisi del gruppo. Al momento dunque non sembrano paventarsi particolari allarmi e sembrerebbe per ora scongiurato il rischio di dover ricorrere a misure più incisive come quelle prese nel 2006, quando la prima crisi del gas Russia-Ucraina obbligò l’Italia anche a tagliare di due gradi la temperatura dei termosifoni.
Gli stoccaggi, ovvero le riserve, sono state rafforzate in questi anni - anche alla luce della crisi di tre anni fa - e oggi i livelli “sono elevatissimi”, spiega il ministero dello sviluppo economico sottolineando che anche sul fronte dei consumi si registra una domanda “molto bassa”. Soprattutto per la crisi economica - fanno notare tecnici di settore - che ha visto molte imprese sospendere la produzione, come dimostrano i crescenti ricorsi alla cassa integrazione. Mentre al ministero per lo sviluppo economico si è comunque deciso di convocare - probabilmente domani - la prima riunione “tecnica”, il comitato “per l’emergenza ed il monitoraggio gas”, Scajola sta anche “accentuando tutte le iniziative in corso in sede europea per risolvere il problema e assicurare la normalità degli approvvigionamenti”.
L’Italia non presenta quindi “particolari preoccupazioni per le prossime settimane”, ribadisce il ministero di Scajola che avrebbe anche provveduto a vietare precauzionalmente agli operatori - come fu fatto tre anni fa - di vendere il proprio gas oltre frontiera. Sul fronte delle riserve - secondo dati di settore - l’Italia conterebbe in questo momento su circa 13 miliardi di metri cubi di gas e di questi 3-4 miliardi potrebbero essere resi disponibili senza problemi.
Un “tesoretto” di metano quindi in grado di sostenere i tagli russi per un periodo abbastanza lungo, considerato che da Mosca le importazioni previste in questo periodo si aggirano mediamente sui 60 milioni di metri cubi al giorno (oggi ne erano previsti 45 milioni in base ai consumi ridotti per la festivita” della Befana). Mentre la notte scorsa, intorno alle 4, si è registrato un blocco totale della fornitura dalla Russia, intorno alle 10 di questa mattina - ha precisato un portavoce dell’Eni - le forniture di gas russo che arrivano in Italia dal gasdotto Tag erano al “10% di quello che normalmente ci arriva”.

Puntuale, come da qualche inverno a questa parte, si riaffaccia da est la guerra del gas.
Protagoniste, le solite: Kiev e Mosca. L’Ucraina ha minacciato di confiscare tutto il gas russo in transito per il suo territorio verso i mercati europei se non verrà raggiunto un accordo sul nuovo contratto per le forniture di gas. Lo riferiscono fonti a Kiev e il portavoce del gigante russo Gazprom, Serghei Kuprianov, che ha definito la mossa “un ricatto”. La minaccia rischia di scatenare una nuova e più pesante ‘guerra del gas’ fra i due Paesi, anche perché una confisca non avrebbe basi legali.
In una lettera il cui contenuto è stato confermato da Kuprianov ai giornalisti, l’ente responsabile del gas in Ucraina, Naftogaz Ukraini, afferma che, “se non verrà raggiunto un accordo sul nuovo contratto, l’Ucraina chiuderà i suoi gasdotti al metano russo. Qualunque volume di metano entri nei nostri tubi, verrà confiscato come proveniente da un’indefinito fornitoré”. Nella stessa lettera l’Ucraina afferma che sarà “costretta ad avvertire della situazione i Paesi dell’Ue”.
Kuprianov ha definito il documento una rozza violazione dei passati accordi e di quelli in discussione sul gas in transito, “un ricatto non solo alla Russia, ma anche all’Europa comunitaria”. Kuprianov si è detto sorpreso della mossa ucraina, alla luce delle dichiarazioni di ieri sulle garanzie per il gas in transito verso l’Europa. Kiev non è mai stata esplicita in passato, anche quando ha effettuato prelievi abusivi sul gas europeo, sulla sua intenzione di usare i suoi tubi come arma di pressione per evitare bruschi rialzi dei prezzi del suo metano, finora ottenuto al costo ‘politico’ di 179,5 dollari, la metà circa del prezzo praticato in Europa occidentale.
Non si è fatta aspettare la risposta del colosso energetico russo Gazprom. Che ha annunciato che chiuderà domani i flussi di metano destinati all’Ucraina, dato che non è stato raggiunto nessun accordo sul rinnovo dei vecchi contratti né saldato totalmente il debito di Kiev verso Mosca. Il numero due di Gazprom Aleksandr Medvedev, ha precisato che la chiusura potrà avvenire, in caso di mancato accordo dell’ultimo minuto, alle 10 del mattino, ora di Mosca, le 8 italiane.