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Alitalia in volo fino al 1 marzo. L’Enac ha rinnovato la licenza

i protagonisti degli ultimi due anni

La licenza provvissoria di volo di Alitalia è stata prorogata fino al primo marzo 2009. Ieri da parte dell’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile), riferisce il commissario, è stata ricevuta una comunicazione “con cui si conferma, tenuto conto della recente riproposizione da parte di Cai, Compagnia aerea italiana, dell’offerta per l’acquisto di alcuni asset del Gruppo Alitalia, il provvedimento emanato dallo stesso lo scorso 2 settembre relativo al rilascio della licenza provvisoria ad Alitalia con validità sino al 1 marzo 2009″. Nella comunicazione inviata, sottolinea il commissario, “l’Enac ricorda che tra le condizioni per il rilascio della licenza provvisoria vi è la verifica mensile dei requisiti economico-finanziari di Alitalia”. Tale verifica è attualmente in corso presso le strutture competenti dell’Enac, sulla base delle informazioni fornite da Alitalia lo scorso 25 settembre.

Ora, con l’ok di tutte e nove le sigle sindacali al piano industriale, la Cai dovrà riunirsi in assemblea e costituirsi in società per azioni, attuando anche l’aumento di capitale necessario per portare avanti l’operazione Nuova Alitalia che, come detto dall’ad di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, potrebbe essere pronta a partire dal primo novembre prossimo. La Cai avvierà anche le procedure per la ricerca del partner internazionale. E a tal proposito, a quanto pare, è in atto una “battaglia” tra i principali vettori stranieri. In particolare, Lufthansa sembra essere in vantaggio su Air France anche alla luce degli incontri che ha avuto la scorsa settimana con Governo e sindacati.

Da parte sua, Bruxelles potrà dare luce verde all’operazione di salvataggio di Alitalia solo se ci sarà una inequivocabile “discontinuità” tra la vecchia e la nuova compagnia. Il vicepresidente della Commissione europea responsabile per i Trasporti, Antonio Tajani, ha ripetuto che la società che sarà gestita dalla Cai dovrà assumere i suoi dipendenti con “nuovi contratti di lavoro”, che dovrà essere più piccola rispetto all’attuale Alitalia e che la cessione dei suoi asset dovrà avvenire a prezzi di mercato. “Solo se queste condizioni saranno realizzate” ha ribadito in sostanza Tajani “la nuova compagnia potrà non essere considerata l’erede della vecchia e potrà quindi non accollarsi i debiti di Alitalia, nonché gli eventuali oneri derivanti dal prestito ponte da 300 milioni che le è stato concesso dal governo”. Un prestito sul quale, ha ricordato ancora il commissario, “Bruxelles ha aperto una procedura d’investigazione per verificare se si tratta di un aiuto di Stato che viola le norme Ue”.

Al via la gara per aggiudicarsi Volare

Volare web

Riapre la gara per Volare: a comunicarlo è il ministero dello Sviluppo economico, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di AirOne contro l’assegnazione ad Alitalia. Il Ministero, si apprende dalla relazione al bilancio 2007 della compagnia di bandiera, ha inviato due giorni fa una lettera ai soggetti che avevano preso parte all’iniziale procedura con la quale si invita a presentare un’offerta vincolante entro le ore 12 del 14 luglio. Alitalia, infatti, si è aggiudicata Volare nel 2006, ma lo scorso marzo i giudici amministrativi hanno annullato la gara su richiesta di Air One

Buone notizie per la qualità dei servizi offerti dalla compagnia di bandiera. Nei primi quattro mesi del 2008 la performance operativa di Alitalia fa registrare un miglioramento dei due indicatori principali: puntualità e regolarità dei voli. Il dato, riporta una nota della compagnia, emerge dalla classifica dell’Aea, l’Associazione dei vettori europei. Alitalia ha operato nel periodo con l’83,1% di puntualità in arrivo, valore superiore alla performance dell’anno scorso (78.8%) e alla media Aea (78,5%). La riduzione del numero delle cancellazioni, inoltre, si riflette nell’indice di regolarità operativa che vede Alitalia con il 98,4% dei voli operati regolarmente sopra a compagnie come Air France (98,2%), British Airways (96,9%) e Klm (98,2%).

Via libera del revisore dei conti al bilancio Alitalia 2007: Deloitte ha certificato il bilancio dell’aviolinea pur muovendo una serie di rilievi e sollevando dubbi sulla “continuità aziendale” dell’impresa. Nella relazione pubblicata a tarda notte sul sito della compagnia di bandiera si legge che “i risultati del primo trimestre 2008 evidenziano un ulteriore peggioramento della situazione economico-finanziaria conseguente alla situazione di incertezza aziendale, segnata dalla continua erosione della credibilità commerciale della compagnia con rilevanti ripercussioni sullo sviluppo delle vendite, dalle conseguenti criticità nell’implementazione delle azioni previste dal budget e dal deterioramento dello scenario di mercato, carattterizzato da un costante e sempre più significativo implemento del costo del carburante, fattori tutti questi - sottolinea la Deloitte - che richiedono un’adeguata capitalizzazione in grado di sostenere l’operatività prospettica della società.

Via libera al prestito per Alitalia, ma l’Ue indaga

Il Centro Direzionale Alitalia a Roma

Via libera della Camera al prestito ponte per Alitalia: l’Aula ha approvato la conversione in legge del decreto che prevede uno stanziamento di 300 milioni per la compagnia di bandiera. Ma la Commissione europea, come atteso, ha dato il via all’indagine destinata ad accertare se l’intervento pubblico in favore del vettore nazionale sia un aiuto di Stato compatibile con le norme comunitarie sul mercato unico europeo. Bruxelles, però, precisa che non si tratta di una procedura d’infrazione: in altri termini, l’apertura di un’inchiesta approfondita non pregiudica in alcun modo la decisione finale della Commissione, ma consentirà a tutte le parti interessate al dossier di esprimere il proprio punto di vista.

Getta acqua sul fuoco il presidente della compagnia di bandiera, Aristide Police: “Ritengo che l’intervento su Alitalia non sia affatto un aiuto: è un prestito con scadenza e tassi di interesse peraltro salati”, assicurando che tutti gli interventi adottati sia dal passato governo che da quello attuale sono “conformi al diritto comunitario”. “Non a caso si chiama prestito-ponte” ha precisato Police “perché serve per il raggiungimento di una sponda che stiamo perseguendo con convinzione, grazie anche all’importante advisor che il governo ha scelto per completare il processo di privatizzazione”. Ricordando le ragioni che già il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva addotto all’Unione Europea, nel giustificare il proprio operato, il presidente dell’aviolinea nazionale ha ribadito che il prestito, “non è un aiuto né tanto meno illegittimo, ma uno strumento per consentire la privatizzazione, per stare sul mercato e non fuori con il sussidio dello Stato”. E Police non esclude la possibilità di un prestito dalle banche, a condizioni migliori di quelle previste dal decreto.
Intanto il governo prepara una lettera con le risposte per Bruxelles. “Non sono molto preoccupato per il problema di infrazione sollevato dalla Commissione europea perché quella siamo in grado di risolverla. E spiegheremo i motivi del decreto passato oggi alla Camera” afferma il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. E aggiunge: “Sono molto più preoccupato dalla situazione dell’Alitalia, anche se stanno lavorando molto bene e sono fiducioso che si troverà una soluzione. Entro trenta giorni risponderemo alla Commissione europea”.

Ora il provvedimento torna in Senato perché differente dal decreto originario e dal testo licenziato da Palazzo Madama, dove dovrà essere ratificato senza modifiche entro il 22 giugno. A Montecitorio la conversione è stata approvata stamane dopo molte sedute dedicate a esaminare le proposte di modifica esaminate avanzate dall’opposizione, ed in particolare dall’Italia dei Valori. Il nuovo testo incorpora una serie di norme introdotte con altri decreti in materia di scelta e ruolo dell’advisor per la privatizzazione della compagnia di bandiera, esenzione dagli obblighi di trasparenza in termini di comunicazioni al mercato, utilizzazione del prestito a copertura delle perdite.
In particolare, nel testo licenziato dalla Camera è stato inserito l’articolo 4 del decreto legge fiscale sull’Ici che consente di trasformare il prestito in patrimonio netto della Compagnia in caso di riduzione del capitale sotto il minimo previsto dal codice civile. Inoltre, il testo che sarà trasmesso al Senato ha poi fatto proprio l’articolo 1 del decreto legge sul monitoraggio della spesa che prevede alcune deroghe alla legge 474 del 1994 sulle privatizzazioni, con la nomina di un advisor ( già individuato dal Consiglio dei Ministri in Intesa SanPaolo). Advisor che potrà agire in conto terzi o anche in proprio. E questa ultima possibilità è stata molto criticata dall’opposizione visto che l’istituto di credito guidato da Corrado Passera è già sceso in campo a fianco dell’Air One nella gara di privatizzazione dell’Alitalia predisposta dal Governo Prodi. Un’ulteriore novità riguarda la sospensione degli obblighi informativi al mercato da parte della compagnia di bandiera. E tale decisione ha indotto la Consob a sospendere la quotazione in Borsa del titolo.

Il VIDEO servizio:

Lufthansa-Sea, intesa su Malpensa: più destinazioni europee a partire dal 2009

L'aeroporto di Malpensa a Milano, in una foto d'archivio | Ansa

Lufthansa e Sea hanno firmato una lettera (Memorandum of Understanding) d’intesa per la definizione delle condizioni generali del futuro sviluppo dell’aeroporto di Malpensa. La partnership strategica è stata annunciata dalle due società.
“In un primo tempo “spiega la Sea, società di gestione degli scali milanesi” saranno per questo posizionati sei nuovi aeromobili dall’inizio del 2009 presso l’aeroporto di Milano Malpensa. Gli aerei saranno operati dalla controllata italiana di Lufthansa, Air Dolomiti (controllata italiana di Lufthansa), e saranno impiegati su tratte europee”. “La compagnia tedesca sviluppa così” prosegue il comunicato “il proprio network di collegamenti da Milano e si appresta ad offrire ai propri passeggeri un numero considerevolmente maggiore di destinazioni europee”.
“L’accordo con Lufthansa” secondo quanto ha dichiarato il presidente e amministratore delegato di Sea, Giuseppe Bonomi “conferma la volontà di Sea di operare in stretta collaborazione con coloro che credono nello sviluppo di Malpensa”. Per Bonomi “la partnership costituirà tra l’altro uno degli elementi fondanti del nostro prossimo Piano Industriale”.
Il memorandum d’intesa firmato con la Sea permetterà alla compagnia aerea tedesca di offrire dall’aeroporto di Malpensa una “scelta molto più ampia” di voli verso destinazioni europee. È quanto ha sottolineato oggi il vettore dando notizia dell’accordo raggiunto con la Sea. “Milano e la Regione Lombardia sono tra i più forti e più importanti mercati d’Europa ed hanno un elevato volume di passeggeri” ha osservato in un comunicato Karl Ulrich Garnadt, vice presidente di Lufthansa per i Servizi e le Risorse Umane. “Con il rafforzamento della nostra offerta di voli, saremo in grado di offrire in futuro ai nostri clienti italiani un network ancora piu’ fitto di rotte verso interessanti destinazioni in Europa”. La Lufthansa spiega infine nella nota che, insieme ai propri partner, già offre 372 voli settimanali da e per Milano (158 Malpensa e 28 Linate), inclusi 186 voli attraverso un accordo di code-sharing con Air One.
Le reazioni della politica non si fanno attendere. Gioisce Umberto Bossi: “Questa è la dimostrazione che i miei uomini lavorano sempre e anche che Malpensa, come ho sempre detto, è in grado di attirare operatori”. “Diciamo” ha aggiunto il leader della Lega Nord “che questa è la prima risposta del nuovo governo”. Sulla stessa linea il Sindaco di Milano, Letizia Moratti: “L’alleanza con Lufthansa, alla quale ha lavorato in questi mesi il Presidente della Sea Giuseppe Bonomi, dà concretezza alle prospettive di sviluppo di Malpensa”. “Da oggi Malpensa può guardare con fiducia al proprio futuro, indipendentemente dal destino di Alitalia. E si apre infatti una fase nuova che confermerà nei prossimi anni il ruolo di Malpensa tra i grandi hub europei”, sottolinea il primo cittadino milanese.

Il VIDEO servizio:

Alitalia, dalla Ue spunta un tesoretto (forse)

Anche Carlo Toto si è ritirato dalla gara per l’acquisizione di Alitalia

Ora che è al governo, il Cavaliere ha detto di voler riprendere in mano il dossier Alitalia: “Ho avuto già una seduta di lavoro con il dottor Bruno Ermolli, il responsabile della società di consulenza che ha tenuto i rapporti con decine di imprenditori italiani medi e piccoli che si sono dichiarati disponibili al mio appello ma anche perché pensano che non avere una compagnia di bandiera sarebbe un grave danno”. Il presidente del consiglio in pectore, nelle ore in cui riparte il confronto tra azienda e sindacati sul futuro della compagnia, ha dichiarato che Alitalia “è una delle due emergenze alle quali mi dedicherò, l’altra è la tragedia dei rifiuti di Napoli e della Campania”. Insomma, ha assicurato il leader del Pdl: “prendo in mano la situazione; saranno coperti i servizi passeggeri di Alitalia, tutto il necessario perchè la compagnia di bandiera funzioni e resti a supporto del turismo e dell’economia italiana sarà fatto”.
L’Alitalia potrebbe avere un ostacolo in meno sulla propria strada.
Ma questo sarà chiaro solo fra qualche settimana, quando arriverà la sentenza dei giudici dell’Ue sul secondo ricorso proposto dalla compagnia aerea contro la Commissione europea il 30 novembre 2001. Un ricorso che chiede di annullare la decisione presa da Bruxelles a luglio dello stesso anno, che qualificò l’iniezione di capitale concessa all’Alitalia nel 1997 come “aiuto di stato”, vincolandola per giunta a dieci condizioni estremamente penalizzanti. Ecco come.
Il 29 luglio 1996 il governo italiano, premier Romano Prodi e amministratore delegato dell’Alitalia Domenico Cempella, presenta a Bruxelles un piano di ristrutturazione in due tappe che prevede una fase di risanamento nei primi due anni e una di sviluppo (imperniata sull’apertura della Malpensa dal 1998) nei successivi due. L’Alitalia è il quinto vettore aereo più importante in Europa in termini di passeggeri- chilometri trasportati, dietro British Airways, Lufthansa, Air France, Klm. Il progetto prevede, inizialmente, un esborso di 3.310 miliardi di lire, poi ridotti a 2.750 (1,4 miliardi di euro), da erogare in tre tranche, la prima delle quali in realtà già versata. Da quel momento, parte la diatriba. Il fronte italiano ritiene l’intervento un’operazione di mercato: lo Stato si comporta come farebbe un qualsiasi investitore privato e dunque non si tratta di aiuto pubblico (al quale, secondo le regole europee, si può ricorrere una volta sola). Di diverso avviso la Commissione europea, che lo considera un aiuto di stato e, a luglio 1997, accende il verde ma imponendo dieci paletti. Due pesantissimi: si chiede, infatti, all’Alitalia di non aumentare nei tre anni successivi la capacità di posti e passeggeri trasportati rimanendo a livelli inferiori alla crescita di mercato prevista. E, peggio, di non proporre tariffe più basse di quelle dei concorrenti su rotte comparabili.
I vincoli imposti dall’allora commissario europeo ai Trasporti Neil Kinnock (il cui capo di gabinetto, Andrew Cahn, andò a lavorare per la British Airways nel 2000) pesarono molto e si parlò di una lobby alla Ue contro l’Alitalia. A ben vedere buona parte delle compagnie aeree europee ha usufruito di aiuti pubblici (fra queste, Air France, Iberia, Sabena). Il guaio dell’Alitalia è stato, forse, arrivare per ultima. Le ristrutturazioni venivano considerate una tappa naturale della liberalizzazione del mercato del trasporto aereo cominciata a metà degli anni Ottanta. Ma l’esame dei criteri per approvare tali operazioni è stato all’inizio più fluido, anche perché non esistevano casi di confronto.
A mano a mano che le compagnie si consolidavano, la maglia di Bruxelles diventava più stretta. In questa chiave l’Alitalia pagò il ritardo. L’aiuto viene comunque versato, ma l’Alitalia avvia un ricorso contro la decisione di Bruxelles. I giudici competenti sono quelli del Tribunale dell’Ue, il braccio armato della Corte di giustizia europea creato nel 1989 (oggi presieduto dal lussemburghese Marc Jaeger, mentre il giudice italiano è Enzo Moavero Milanesi) e specializzatosi nei contenziosi di natura economica. La sentenza arriva il 12 dicembre 2000 ed è favorevole all’Alitalia. “I giudici hanno riconosciuto un difetto di motivazione e ben due errori manifesti di valutazione da parte della Commissione europea, un fatto piuttosto raro” spiega Gian Michele Roberti, dello studio Ejc - Roberti & associati di Bruxelles, che assiste l’Alitalia nel ricorso. “L’annullamento di quella decisione molto discutibile dimostra che la Commissione europea, che pure gode di ampio potere discrezionale in materia, in quel caso lo esercitò male”. Bruxelles non impugna la sentenza ma a luglio 2001 il nuovo commissario europeo ai Trasporti, Aña Loyola de Palacio, reitera la decisione del 1997 aggiustando le parti che i giudici hanno ritenuto viziate.
Ma ribadisce che si tratta di un aiuto di stato. L’Alitalia ricorre di nuovo e, a febbraio 2002, presenta anche un ricorso contro la Commissione europea per chiedere il risarcimento del danno subito per quella decisione e le condizioni capestro. Ritirato, forse in attesa dell’esito del secondo round o per ragioni di opportunità (ma nessuno pare sapere o voler spiegare chiaramente il motivo), l’8 aprile 2003, quando amministratore delegato è Francesco Mengozzi. E arriviamo a oggi. Se il ricorso sarà respinto, tutto resterà invariato.
Se, invece, arriverà una seconda sentenza positiva per l’Alitalia, si aprirà un nuovo scenario. Vero è che Bruxelles può decidere di impugnare la sentenza o reiterare per la terza volta, fatto assai raro, la sua posizione (per un caso, l’esame è ora in mano a un tandem franco-olandese visto che il commissario europeo ai Trasporti è il francese Jacques Barrot e quello alla Concorrenza l’olandese Neelie Kroes). Ma con un annullamento, sulla carta, non ci sarebbe alcuna decisione che qualifica quell’esborso come aiuto pubblico. A quel punto si aprirebbe un margine di trattativa con Bruxelles. Questa volta, davvero, per l’ultima chiamata.

Alitalia, i politici dettano le ricette ma Air France serve piatti indigesti


Ore decisive, e convulse, per Alitalia. in attesa del cda convocato per domani pomeriggio .
Dopo la riunione-fiume di ieri, che si è conclusa sostanzialmente con un nulla di fatto, potrebbe partire nelle prossime ore una trattativa con i sindacati. La convocazione per un nuovo incontro - fissato per domattina - è arrivata stamane, al termine di un lungo consulto tra il numero uno di Air France-Klm e il management di via della Magliana: Spinetta e Prato si sono poi intrattenuti a palazzo Chigi per circa un’ora e mezza.
E proprio nella sede del governo, durante il Consiglio dei Ministri, l’esecutivo ha affrontato il caso Alitalia in una “discussione informale”. Il titolare dell’Economia, secondo quanto riferito, avrebbe accennato al rischio commissariamento per la compagnia aerea: “Il ministro Padoa-Schioppa - ha detto Vannino Chiti, responsabile dei rapporti col Parlamento - ha fatto una relazione al consiglio su Alitalia. C’è grandissima preoccupazione, è evidente che in questa situazione c’è il rischio che si vada all’amministrazione straordinaria”.
Il caso Alitalia, intanto, continua ad animare il dibattito politico: il leader del Pd Walter Veltroni ha affermato che “dobbiamo trovare una soluzione che limiti il più possibile l’impatto sociale e dobbiamo far decollare Malpensa, che deve riuscire a svilupparsi recuperando la sua funzione di hub italiano”. Veltroni ha ribadito che è possibile avere in Italia due grandi hub, ma non della stessa compagnia aerea”. Affinché questo avvenga - ha aggiunto - “occorre una certa gradualità”.
Per Silvio Berlusconi, invece, “svendono Alitalia, la nostra compagnia di bandiera, a un quinto del suo valore di mercato. E stanno cercando di chiudere Malpensa, il porto dell’Italia sul mondo”. In una lettera indirizzata agli elettori lombardi, pubblicata da dal quotidiano ‘Libero’, il candidato premier del Pdl ha inoltre sottolineato: “È sempre la solita storia: l’invidia per chi produce ricchezza provata da chi, come Veltroni, non ha mai lavorato un giorno in vita sua”. Non si esprime invece nel dettaglio il presidente di Confindustria: “Non da oggi il caso, purtroppo, è un pessimo segnale, una pessima immagine del Paese. Preferisco non commentare”, ha detto Luca Cordero di Montezemolo mentre per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, è Air France ora a dover fare la “prima mossa”.
Intanto a piazza Affari, il titolo ha registrato ancora un ribasso. Stamane, non ha fatto prezzo per circa un’ora, per eccesso di ribasso, poi ha aperto con un prezzo di 0,208 euro (-24,6%). Dopo aver toccato un minimo a 0,199 euro il titolo segna ora 0,215 euro, con un -22,1%. Continua così il riallineamento del prezzo a quello offerto da Air France con il concambio pari a circa 0,10 euro.

LEGGI ANCHE: Se la salvezza dipende da Sea - Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: Il comunicato di Air France - Il comunicato dell’Anpac - La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - La lettera di Alitalia al Ministero dell’Economia. Guarda la GALLERY degli scontri tra polizia e manifestanti prima del vertice Alitalia

Il Tesoro concede 300 milioni, ma per Alitalia è il giorno della verità

Alitalia sotto i riflettori
Sarà di 300 milioni di euro la linea di credito che il ministero dell’Economia concederà ad Alitalia, come una delle condizione in vista dell’opa lanciata da Air France-Klm. Lo ha comunicato Alitalia, su richiesta della Consob di fornire ulteriori dettagli dopo che nel fine settimana il cda ha dato il via libera all’offerta, che potrebbe essere avviata sul mercato entro giugno. Ma che si tratti solo del primo passo verso un salvataggio sempre più difficile lo dimostra il fatto che stamattina il titolo è stato sospeso al ribasso, poiché segnava un calo teorico del 43,63% al momento dell’apertura. Per oggi è atteso il parere del Tesoro, mentre domani parte la trattativa con i sindacati, determinante per la validità del contratto di acquisto.
Si profila un percorso ad ostacoli verso la sopravvivenza. Stretta nella morsa di una cassa con pochi spiccioli, per l’ex compagnia di bandiera è in vista una vendita a prezzo da saldi pur di garantirsi il salvataggio. Già oggi si teme lo scivolone in Borsa. Martedì, poi, inizia un braccio di ferro con i sindacati che si preannuncia più difficile del previsto ma che dovrà chiudersi entro fine mese.
Per Alitalia il colosso franco-olandese intende spendere 138,5 milioni di euro, cioè 9,9 centesimi ad azione applicando il valore delle azioni Air France-Klm, che sulla borsa di Parigi valevano venerdì scorso 15,98 euro, al concambio di un titolo franco-olandese per 160 della compagnia italiana. Ma per tutta l’operazione, Parigi mette sul piatto poco più di 1,7 miliardi di euro, fra le due opa (oltre a quella sul capitale l’altra è sulle obbligazioni convertibili, quest’ultima per 608 milioni) e l’aumento di capitale.
Ma l’immediata iniezione di liquidità offerta dal Tesoro, utile alla compagnia che a fine gennaio aveva solo 282 milioni di euro nel portafogli per una sopravvivenza di circa tre mesi, dovrà passare al vaglio Parlamento, a quattro settimane dalle elezioni.
Con il titolo valutato da Air France-Klm poco meno di 10 centesimi, il rischio capitombolo per Alitalia in Piazza Affari era prevedibile: venerdì quotava infatti 53 centesimi.
L’iter verso la firma del contratto, che Air France-Klm ha chiesto per il 31 marzo, quindi in tempi molto stretti, è minato anche dal raggiungimento di un accordo con i sindacati, dal parere del governo (”valuteremo l’offerta” ha detto il vice premier Massimo D’Alema), ma anche dall’azzeramento del rischio causato dal ricorso avanzato dalla Sea su Malpensa, che chiede un risarcimento da 1,25 miliardi. Per questo potrebbe arrivare un decreto, che - prevede il contratto - dovrà essere convertito in legge prima del lancio dell’Opa.
”Il governo ci sta consegnando nudi alla trattativa”, ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni aggiungendo che ”chi ha commesso questo errore grave ne pagherà le conseguenze, ma purtroppo le principali le pagherà il Paese. Comunque, cercheremo di limitare i danni”. Per il leader della Cgil, Gugliemo Epifani ”quello che sta accadendo non si è mai visto in nessuna trattativa per cessione d’azienda. Si finisce col mettere il sindacato, che è all’oscuro di tutto, con le spalle al muro e il paese nella stessa condizione. Il sindacato - ha assicurato - non si sottrarrà alla responsabilità di una scelta che può essere un sì o un no a seconda dei contenuti del piano, degli investimenti, dell’occupazione e delle ricadute sul paese”. La responsabilità ”è del governo - ha detto il numero uno della Uil, Luigi Angeletti - Ha fatto finta che Alitalia fosse dell’amministratore delegato, del consiglio di amministrazione e non del governo” ma ”non è mica detto che bisogna sempre, per forza, mangiare la minestra se è avvelenata”. Ma la strada è in salita soprattutto perché la forte associazione dei piloti, l’Anpac, che ha sempre sostenuto Air France-Klm ora dice che ”l’offerta è inaccettabile” soprattutto perché prevede la chiusura del settore Cargo nel quale lavorano un centinaio di piloti. Minaccia così conflittualità ma soprattutto di non firmare l’accordo se non ci saranno modifiche irrinunciabili.
L’altro ostacolo è politico. Il governo non deve essere contrario, altrimenti salta tutto. Le elezioni di metà aprile potrebbero complicare l’iter. Nessun commento arriva da Silvio Berlusconi e il giudizio del leader di An Gianfranco Fini sul via libera di Alitalia all’offerta di Air France ”è tendenzialmente positivo”. Ma la Lega rulla i tamburi. ”Ora pensiamo a vincere, poi si vedrà”. Ma gli esponenti locali della Lega. Il sindaco di Varese Attilio Fontana non ci va leggero: ”La nostra speranza è che Air France cambi idea e che l’Italia cambi governo”, dice rilanciando il ricorso della Sea.

LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - La lettera di Alitalia al Ministero dell’Economia


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Giampiero Cantoni
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