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Tasche vuote: gli italiani in crisi vanno a caccia di soldi

soldi con il rastrello

di Raffaella Galvani e Donatella Marino

Cinquecento euro netti in più al mese: per combattere efficacemente il caro vita gli italiani dichiarano di aver bisogno in media di questa cifra. Ma non si limitano a dichiararlo. Dalle parole il 44 per cento di loro è già passato ai fatti: e si è attivato per aumentare le entrate, a colpi di straordinario e secondo lavoro. Strade che vengono battute rispettivamente dal 52,8 e dal 45,6 per cento di quanti si sono messi all’opera per “arrotondare”. Pari, su base nazionale, al 23 e al 20 per cento. Lo rivela un’indagine svolta via internet tra il 22 gennaio e il 1° febbraio 2008 dalla Interactive market research, società leader in Italia nelle ricerche di mercato sul web, e che attraverso 1.000 interviste consente di radiografare i comportamenti di un campione rappresentativo di oltre 49 milioni di italiani dai 18 anni in su, segmentati per sesso, fascia di età, area geografica e reddito netto mensile della famiglia (da meno di 1.000 euro a oltre 4 mila). Il risultato? “Emerge un paese che, anche a livello di reddito medio-alto, ha deciso di muoversi per conto proprio, stanco di aspettare interventi spesso promessi ma finora mai davvero arrivati sul fronte dei prezzi, delle tasse o degli stipendi, tali da consentire il recupero dei pesanti tagli della capacità di spesa riconosciuti ormai da tutti” dice Bruno Lagomarsino, direttore di ricerca della Interactive market research. Come risulta dal grafico pubblicato a pagina 127, il 9,7 per cento dichiara di essere molto impegnato a far aumentare le proprie entrate e ben il 34,2 di esserlo abbastanza.
Un attivismo che a volte sfiora la temerarietà, visto che non manca neppure chi si lancia in scelte al limite del ragionevole. Ben il 26,2 per cento del campione di riferimento infatti nel tentativo di far quadrare il bilancio familiare si affida a lotterie e scommesse. Di certo, se il bisogno di far entrare più quattrini nelle smagrite casse familiari viene sentito da tutti, la cifra che si punta a raggranellare varia a seconda del reddito di partenza. “A ritenere necessarie integrazioni più pesanti in proporzione alle entrate sono soprattutto i percettori di redditi medio-bassi, che in alcuni casi arrivano a ipotizzare anche 800 euro contro una media generale del campione di 500 euro netti ” precisa Lagomarsino. “Al contrario si resta su una richiesta media di 700 euro da parte di chi ha redditi mensili oltre i 3 mila euro. Solo il 15 per cento degli intervistati, come emerge dal grafico pubblicato a pagina 124, dichiara di avere bisogno di oltre 1.000 euro, ma esiste anche una piccola quota (11 per cento circa) che si accontenterebbe di 200 euro.
Non è solo il reddito a determinare le scelte dell’italiano a caccia di fondi aggiuntivi per superare lo scoglio della quarta settimana, che secondo attenti osservatori è ormai molto vicino alla terza. Il lavoro straordinario per esempio è maggiormente praticato dalle fasce d’età più giovani (18- 24 e 34-44 anni) e da chi ha un contratto di lavoro a tempo determinato: in tutti questi casi si supera il 60 per cento. “È probabile che i più giovani, con meno impegni di famiglia, siano quelli più disponibili a prolungare il tempo dedicato alla fabbrica o all’ufficio” spiegano alla Interactive market research “ma non è escluso che a dissuadere le persone più mature, e quindi con redditi più elevati, giochi il fattore tasse”. Se infatti il reddito da straordinari fa scattare l’aliquota marginale, l’aumento atteso finisce per essere falcidiato dal fisco. Una beffa, a cui dovrebbero porre rimedio i provvedimenti allo studio del governo.
Grafico carovita
Quanto pesa il carovita: agli italiani mancano 500 euro netti al mese. Alcuni ne chiedono tra 500 e 1000

Il secondo lavoro (la ricerca non lo precisa, ma è possibile-probabile che sia in nero) va invece forte in particolare nel Nord-Est e nel Sud, mentre appare poco praticato al Nord-Ovest. “Questi dati vanno ricollegati alla struttura economico-produttiva e al tessuto industriale dell’area ” sostiene Lagomarsino. “Infatti nel Nord-Est, oltre a un’etica del lavoro molto radicata, ci sono tante piccole aziende dove è facile proporsi per esempio quando si smonta da un primo turno, mentre al Sud ci sono tipologie di lavoro, penso alla pubblica amministrazione, che consentono di affiancare più impieghi”. Là dove straordinari e doppio lavoro non bastano o non sono disponibili, non resta che battere la strada dell’indebitamento. “Quasi un italiano su due dichiara di avere in corso un prestito personale” precisa Lagomarsino.
I canali preferiti sono le finanziarie (22,4 per cento) e le banche (22), ma sta crescendo anche l’uso a fini di finanziamento delle carte cosiddette revolving (13), spinte di recente dalla grande distribuzione, mentre restano in coda (3,8 per cento) parenti e amici. Ormai, anche se il modello americano è lontano e il 43,1 per cento del campione si indebita solo per un bene importante (per esempio l’auto, che resta l’oggetto più pagato a rate), un italiano su tre ammette di avere in corso prestiti per più beni, dai mobili al computer e persino per il mutuo della casa. E il 41 per cento dichiara di “conoscere qualcuno che ha dovuto contrarre debiti per beni o servizi di prima necessità, come le spese mediche”. “In parallelo con la ricerca di entrate aggiuntive, sul fronte delle uscite la caccia all’occasione sta diventando uno stile di vita, anche a livelli di reddito medio- 127 alti” conclude Lagomarsino. Il 68 per cento degli intervistati dichiara di essere impegnato in un taglio delle spese. Così aumentano le famiglie che comprano con le offerte promozionali (75,2 per cento) e in saldo (66,8). O che frequentano ipermercati e centri commerciali (67,3 per cento) e hard discount (50,9) per l’acquisto di alimentari o generi di largo consumo, quando non si rivolgono direttamente al produttore (11,2). Di certo, se le famiglie italiane si danno da fare, il messaggio che siamo arrivati vicino a un punto critico è giunto chiaro anche agli operatori più vicini ai consumatori.
Sondaggio carovita

La prova? Mentre le grandi catene della Federdistribuzione (13 mila punti vendita) si sono impegnate da maggio fino a dicembre 2008 a inserire sempre, in ogni loro promozione con sconti tra il 10 e il 40 per cento, almeno una referenza tra le categorie di prodotto più colpite dal rialzo dei prezzi, anche chi opera nella distribuzione low cost ha deciso di fare di più. La Lidl Italia, 500 punti vendita, dal 18 maggio parte con una campagna tv per lanciare il taglio fino al 24 per cento dei prezzi di circa 100 prodotti, tra cui il burro pastorizzato, il grana padano, la fesa di tacchino, la mozzarella e le patate fritte. Basterà ad alleviare i problemi dei clienti in crisi da reddito?


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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