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Lehman Brothers fallita nel settembre 2008. Sede di New York (ansa)
La crisi finanziaria, che nel settembre 2008 ha sconquassato i colossi del credito americani, preoccupa ancora i banchieri, anche se ormai sembra destinata a diventare oggetto di studio per molti dottorati in economia. Il dibattito sulle regole nel mercato finanziario, tuttavia, non è stato abbandonato, all’estero come nel nostro paese. Quali consigli, dunque, per evitare disastri simili? Dalla rete, potremmo sintetizzarne tre.
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Tre ore sotto torchio di fronte al procuratore generale di New York, Andrew Cuomo. Un interrogatorio pressante quello di ieri pomeriggio per John Thain, ex amministratore delegato della banca d’affari Merrill Lynch, che avrebbe fatto nomi e cognomi dei 700 top manager a cui sarebbero stati destinati circa 3,6 miliardi di dollari di bonus, prima della vendita dell’istituto finanziario a Bank of America lo scorso settembre, nello stesso giorno in cui si è verificato il crack di Lehman Brothers. Le polemiche che ne erano seguite avevano portato Thain a lasciare anche la sua poltrona nel consiglio d’amministrazione di Bank of America. Un grave colpo d’arresto per la carriera dell’ex numero uno di Nyse Euronext, con un passato in Goldman Sachs e scelto nel novembre del 2007 da Merrill Lynch come successore di Stanley O’Neal per superare la crisi subprime e lasciarsi alle spalle una delle fasi più dure della storia quasi centenaria della casa d’affari.
La cura Thain, tuttavia, non ha funzionato: invece di stringere la cinghia ai super stipendi dei suoi dirigenti, l’anno scorso Merrill Lynch, questa la tesi dell’accusa, accelerò “segretamente e prematuramente” il pagamento di bonus “speciali” da oltre un milione di dollari a circa 700 dipendenti, nonostante la banca stesse accumulando perdite colossali. In tutto, sostiene Andrew Cuomo nella sua inchiesta, Merrill Lynch avrebbe elargito premi per circa 3,6 miliardi di dollari. “È disgustoso, odioso e sbagliato” ha poi commentato il magistrato di New York. Cuomo ha iniziato ad indagare sui bonus speciali concessi dagli istituti ai propri top manager dopo il prestito di 125 miliardi di dollari concesso dal governo Usa lo scorso ottobre a nove banche americane, in seguito all’esplosione della crisi finanziaria.
Intanto Merrill Lynch annuncia perdite di 15,84 miliardi di dollari nel quarto trimestre dello scorso anno a causa, scrive la banca nel suo rapporto annuale alla Sec (l’analogo della Consob in America), dalla debolezza dei suoi controlli finanziari alla fine del 2008. Nel corso dello scorso anno la banca d’affari americana ha dichiarato una perdita di 27,61 miliardi di dollari a seguito della tempesta sui mercati finanziari originata dai titoli spazzatura costruiti sui mutui subprime (ad alto rischio di insolvenza).
Quanti tagli di capelli da 12 dollari l’uno ci vogliono per fare uno stipendio da mezzo milione? Jeff Salmon, che una volta guadagnava quella cifra a Wall Street, non ha neanche voglia di fare il calcolo: dopotutto se ora ha aperto un negozio da barbiere in New Jersey è proprio per non soffrire più. “Non c’è niente di più rilassante di alzarsi la mattina senza la paura costante di perdere il posto di lavoro” racconta a Panorama.
Per 21 anni Salmon ha fatto il broker nelle migliori boutique della finanza mondiale: ha iniziato alla Jp Morgan per passare poi a Ubs, Barclays e infine alla Mellon Bank di New York. Come molti a Wall Street anche lui ha dovuto affrontare le turbolenze di un settore ad alto stress: “Sono sopravvissuto a due fusioni e ad altrettanti ridimensionamenti con centinaia di licenziamenti” dice. “Ma due anni fa ho capito che quella che si avvicinava era una crisi diversa, e mi sono messo a immaginare un’altra vita”.
Il suo progetto: aprire in franchising altri quattro negozi della catena Great Clips, specialità acconciature a poco prezzo. Con la moglie Olga alle forbici e lui in ufficio a fare l’amministratore, non dei miliardi altrui ma delle poche migliaia di dollari di una impresa familiare: “A darmi fiducia è proprio il modello di business. Con l’aria che tira” aggiunge “tra poco tutti avranno bisogno di farsi i capelli a prezzi stracciati”.
Il signor Salmon si considera fortunato. Molti tra i 120 mila lavoratori della finanza la cui carriera è stata spazzata via dalla tempesta perfetta che si è abbattuta su Wall Street non hanno ancora trovato un nuovo posto. Dalle parti di Times square la scritta Lehman Brothers è stata già sostituita dal marchio della Barclays, che ha acquisito una parte della banca d’investimento, ma i 32 piani del grattacielo sono ancora gironi di un inferno fatto di ansia e tormento: “Nessuno sa chi manterrà il posto: è surreale” racconta Sanjeev Naraine, un analista che ha creato i siti Whokilledthebear.com e Foreverlehman.com per permettere agli ex finanzieri di scambiare opinioni su nuove opportunità. Lui stesso è alla caccia di un nuovo lavoro: il prossimo 31 ottobre dovrà lasciare la sua scrivania alla Bear Stearns, salvata dalla Jp Morgan. “Se non trovo niente cercherò di trasformare i siti in una fonte di reddito, grazie alla pubblicità: dopotutto stavolta per molti la ricerca di posti di lavoro sarà più lunga del solito”.
Dopo il crack del 1987 molti finanzieri riuscirono velocemente a ricollocarsi altrove. Ma ora che i fallimenti delle grandi banche hanno ritmo quotidiano, anche i re del rischio di Wall Street ambiscono al posto fisso, per esempio nel settore scolastico. Charles Raab, ex direttore operativo della Bear Stearns, ha appena accettato uno stipendio da 180 mila dollari l’anno come amministratore del Dipartimento dell’educazione di New York. Gary Witt invece lo scorso giugno ha abbandonato un posto da direttore delle analisi sui mutui a Moody’s per insegnare finanza e statistica alla Temple university di Philadelphia: “Cercavo un posto da professore universitario da anni” racconta Witt a Panorama. “È difficile dire se avrei fatto questa scelta in un momento di ascesa del mercato. Quello che è certo è che da tempo avevo la sensazione che non ci sarà molto da divertirsi a Wall Street nei prossimi mesi”.
La stessa convinzione aveva portato già due anni fa Doug Pugliese, un banchiere di investimento di 43 anni, ad abbandonare la costosa Manhattan per una casa nei suburbi di Philadelphia. Dopo il licenziamento ora Pugliese ha trovato un nuovo lavoro di analista del rischio nella agenzia di consulenza Marshall and Stevens: “Con un bambino ancora piccolo e due gemelli appena nati è difficile rinunciare ai soldi che solo un lavoro nella finanza ti può dare” racconta a Panorama. Ma se la situazione dovesse deteriorarsi ancora di più e perdesse anche questo posto di lavoro Pugliese ha già un piano alternativo: “L’idea è mettere a frutto i miei anni da pilota e progettare aerei insieme a dei miei amici che abitano in Colombia”.
Addirittura in Giappone, per gestire una clinica dei tumori, potrebbe invece trasferirsi Joshua Pirsky, che per trovare un nuovo lavoro si è trasformato in un disoccupato professionista: prima è andato in giro per Park avenue con un cartello da uomo-sandwich (”Laureato al Mit, grande esperienza, offresi” diceva la scritta) poi ha creato un sito internet per fare circolare il suo curriculum in tutto il mondo (oracleofny.com). “Le offerte che mi stanno arrivando attraverso il sito mi fanno capire che bisogna essere flessibili, e aperti a nuove possibilità” dice a Panorama Pirsky, che non potendo permettersi l’affitto del suo appartamento nell’Upper east side è tornato a vivere con i suoi genitori, mentre la moglie si è trasferita a casa dei suoi a Omaha, in Nebraska, assieme ai loro due figli. Pirsky ha anche tre altri figli da un precedente matrimonio: “Mi piacerebbe lavorare ancora in una banca, ma la realtà è che ci vorranno anni perché il settore finanziario torni quello di una volta”.
La pensa così anche Jessica Walter, che a solo 28 anni ha già deciso di cambiare carriera mettendo nel cassetto la sua laurea in economia all’Università di Harvard: dopo avere fondato Cupcakekids.com ora lei insegna a cucinare ai bambini. “Se riuscirò a trasformare questa attività in un lavoro a tempo pieno sarò veramente felice: mi sembra arrivato il momento di fare quello che voglio”.
La stessa voglia di Victor Miller e Andy Neff, che fino a poche settimane fa erano i maggiori analisti finanziari del settore dei media, uno esperto di radio l’altro di aziende informatiche, e lavoravano in uffici contigui alla Bear Stearns. Per anni i due i sono ritrovati nei momenti liberi a parlare di religione, e non è quindi un caso se quando il titolo della banca è crollato e sono arrivate le email di licenziamento, entrambi hanno deciso di farsi guidare dalla fede.
Miller, un evangelico, è diventato uno dei responsabili di GodTube, una sorta di YouTube del mondo cristiano: “La fine della Bear Stearns è stata come un lungo funerale, ma ogni perdita nasconde un’opportunità: per me si tratta della possibilità di conciliare le mie competenze lavorative con la mia fede cristiana”.
Ancora più radicale è stata la scelta di Andy Neff, che per anni ha desiderato studiare i testi sacri ebraici, e ora passa finalmente tutte le mattine a studiare la Torah: “Considero quello che mi sta accadendo come una benedizione: finalmente posso fare quello che voglio, e stare di più con mia moglie e i miei quattro figli” racconta a Panorama. “Diciamo che si tratta di un periodo sabbatico, ma non so se alla fine tornerò alla finanza: poche settimane fa avevo l’occasione di farlo, e non ho accettato il posto che mi avevano offerto. Evidentemente bisogna passare ad altro”.
Sono circa 40mila i risparmiatori italiani che hanno nei portafogli bond, prodotti strutturati e polizze index linked legati alla Lehman Brothers e che rischiano di veder bruciati “oltre un miliardo di euro investiti”. A sostenerlo il Codacons, in una nota, che ha deciso di “presentare una denuncia penale e preparare una class action contro banche e società di rating”.
Il Codacons annuncia una denuncia penale e una class action contro le banche e le società di rating. “A preoccupare non è solo l’esposizione diretta di banche e assicurazioni italiane che hanno acquistato azioni e obbligazioni del colosso americano - spiega il Codacons - ma è soprattutto il numero dei clienti che hanno nei portafogli bond, prodotti strutturati e polizze index linked legati alla banca americana. Quarantamila cittadini che rischiano di veder bruciati oltre un miliardo di euro investiti”. Il Codacons ha deciso di presentare una denuncia penale e preparare una class action contro banche e società di rating, in favore dei risparmiatori coinvolti nel crac Lehman.
“La banca americana infatti” prosegue l’associazione “era da tempo considerata a rischio, nonostante il rating. Vogliamo capire allora se ci sono responsabilità da parte degli istituti di credito italiani, degli intermediari finanziari e delle stesse società di rating, che hanno piazzato titoli pericolosi per gli investitori privati”. Intanto, aggiunge il Codacons nella nota, “autori ed editori Siae stanno valutando iniziative legali contro i componenti del cda dell’ente che nel 2003 decisero di investire 40 milioni di euro nella Lehman Brothers, con il voto favorevole di un consigliere che aveva un cugino che lavorava come dirigente presso l’istituto di credito. Vicenda sulla quale attualmente indaga la Procura della Repubblica di Roma”.
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Il petrolio torna a volare, e lo fa rapidamente. Meno di una settimana fa si festeggiava la discesa sotto i 90 dollari e oggi il greggio distrugge ogni certezza e vola, in una sola seduta, da 105 a 130 dollari. In termini assoluti è il maggior rialzo giornaliero da quando sono state aperte le contrattazioni al Nymex di New York nel 1983, mentre per ritrovare una crescita percentuale del 23% - pari a quella messa a segno oggi con il picco a quota 130 - bisogna scorrere indietro il calendario di 17 anni, per arrivare al 1991.
Dopo tre rialzi consecutivi, la performance odierna azzera due mesi di ribassi, gelando ogni euforia e riportando nuovi timori su crescita e inflazione su scala globale. Sceso sotto i 90 dollari martedì scorso, in scia all’annuncio del fallimento di Lehman Brothers ed ai timori sulle possibili ripercussioni negative sulla crescita mondiale, l’oro nero ha bruciato le tappe in una corsa senza precedenti, che si è arrestata solo pochi minuti prima della chiusura, avvenuta a 122,6 dollari al barile, in crescita del 17%.
Il vero traino della rimonta del petrolio è il maxi-piano da 700 miliardi di dollari annunciato dal governo statunitense per ridare ossigeno ad un mercato finanziario ormai disastrato dai fallimenti, la cui ultima vittime illustre è stata proprio Lehman Brothers. Un crack da 630 miliardi di dollari che ha convinto il Tesoro Usa della necessità di correre ai ripari e varare un piano per il riacquisto di titoli il cui valore è crollato a seguito della crisi dei mutui subprime.
L’eventuale successo del piano messo a punto dal segretario del Tesoro Usa, Henry Paulson, potrebbe ridare ossigeno all’economia e spingere nuovamente al rialzo la domanda di petrolio. E fra gli operatori di Wall Street “regna l’ottimismo sulla possibilità che il piano Usa possa realmente trainare l’economia”, spiegano un analista di Bnl, sottolineando come un’ulteriore spinta al rally del petrolio arrivi dalla ritrovata debolezza del dollaro, sceso a 1,4672 euro, contro gli 1,4466 del 19 settembre scorso. Anche in questo caso, sul bando degli imputati si trovano i 700 miliardi di dollari messi sul tavolo dal governo a stelle e strisce: questa somma, infatti, amplierebbe ulteriormente il deficit di bilancio degli Stati Uniti.
A complicare ulteriormente il quadro, le indiscrezioni pubblicate da Reuters, secondo le quali l’Arabia Saudita avrebbe ridotto del 5% le forniture alle maggiori società petrolifere internazionali ed alle raffinerie Usa. Intanto in Italia, sulla scia di quanto successo nei giorni scorsi, sono proseguiti oggi i ribassi dei carburanti, con Q8, Shell e Tamoil che hanno ridotto di un cent il prezzo della benzina.
Una sede della Lehman Brothers
Disoccupati: è il destino che accomuna la maggior parte dei dipendenti della Lehaman Brothers, istituto di credito fallito nella più grande bancarotta della storia Usa. A nulla sono serviti 160 anni di storia, 18 ore di lavoro giornaliero, la formazione nelle università più note degli Stati Uniti. Alcuni ex LEH, questa la sigla della banca, cercano conforto su Craigslist, una bacheca di annunci online: “Mi sono trasferito dalla Spagna a New York per lavorare con Lehman. Ora mi rilasserò un po’ e finalmente vedrò questa città” scrive un manager. Altri sdrammatizzano: “Ora avrò parecchio denaro e tempo libero”. Oppure: “Penso che farò un po’ di vacanze, ora: mi riposerò dopo aver lavorato direttamente dopo la fine del college, senza riposarmi da tre anni”. E c’è già chi avanza un’offerta di “lavoro” nello stesso forum: “Ex ballerina e modella si assume l’incarico di portare ‘buone vibrazioni’ nella tua vita questo weekend”. Su eBay gli impiegati hanno messo all’asta penne, mazze da golf e altri oggetti appartenuti alla banca fallita: una tazza bianca e nera costa 150 dollari. Ma a qualcuno è andata davvero male: un manager ha lasciato Lehman anni fa, e ora lavora alla Morgan Stanley. Aveva investito sei milioni di dollari nelle azioni della banca fallita: persi tutti in una sola notte. Eppure, nonostante l’imminente bancarotta, Theodore Roosevelt V (nipote dell’omonimo presidente Usa) si è sposato sabato scorso con Serena Clare Torrey: anche lui era un manager della Lehman.
Ieri, poi, un reporter del New York daily news ha fotografato un ex dipendente che ha lasciato il suo ufficio e ha attraversato il centro di New york con un borsone e un cimelio originale, un’ascia da battaglia lunga quasi un metro. I “cacciatori di teste” sono già alla ricerca dei professionisti in fuga dalla banca, magari sperando in un prezzo d’occasione. E si affidano anche a Facebook: “Cerco professionisti di informatica alla Lehaman Brothers. Contattatemi per un’ampia gamma di opportunità. Mi auguro di essere d’aiuto. I miei migliori auguri”.

L’ingresso della sede romana della Lehman Brothers
Quanto rischiano i risparmiatori a causa del fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers? Come rivela la tabella che è stata realizzata per Panorama dalla società di analisi Morningstar, la quota percentuale di titoli della banca d’affari Usa nei portafogli dei fondi di investimento venduti in Italia è modesta: al masimo incide per poco più del 2 per cento. In particolare, il fondo italiano più esposto è il Bim azionario con un’incidenza dello 0,87 per cento sul patrimonio. Tra i fondi esteri collocati in Italia, il più esposto è il lussemburghese Db Platinum IV US Value con un peso dei titoli Lehman sul patrimonio del 2,3 per cento.
Ma c’è chi è «obbligazionista» della Leheman senza saperlo. Sono coloro che hanno sottoscritto polizze vita (una cinquantina di prodotti offerti in Italia) od obbligazioni strutturate index linked, che hanno come «sottostante» una obbligazione della banca d’affari americana. In sostanza significa questo: il rendimento di quei prodotti finanziari e dunque il loro valore era garantito dalla Leheman. La quale, essendo fallita, non può più garantire un bel nulla. La speranza dei risparmiatori è che le compagnie di assicurazioni e le banche che hanno collocato questi prodotti mettano mano al portafoglio, anche se non hanno alcun obbligo di farlo, per evitare un donno reputazionale. Insomma, per non perdere la faccia.
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(clicca sulla foto per aprire il file in formato Xls)

Il fallimento della banca d’affari statunitense Lehman Brothers affonda le borse mondiali. Al termine di un lungo lunedì nero Wall Street ha chiuso ieri sera a -4,31%, mentre l’Europa ha bruciato in tutto circa 125 miliardi. Stanotte a picco i mercati asiatici, con Tokyo ai minimi da 3 anni e aperture in forte ribasso a Hong Kong, Shanghai e Taipei. Quella di Lehman Brothers è il maggiore crac della storia: una bancarotta da 613 miliardi di dollari di debiti. Secondo il presidente americano George W.Bush l’economia statunitense resta comunque robusta, e Bankitalia rassicura: in Italia rischi limitati. Oggi la Fed renderà note le proprie decisioni di politica monetaria.
Le borse dell’area Asia-Pacifico, escluso il Giappone, ha toccato i minimi da due anni, con gli investitori che sono usciti a grande velocità dagli asset più rischiosi.
Lehman Brothers ha avviato le procedure per il fallimento, Bank of America ha raggiunto un accordo per acquistare Merrill Lynch e American International Group (AIG) , primo assicuratore del mondo, ha seri problemi di finanziamento a breve termine.
Tokyo ha perso il 5% circa, l’indice MSCI, che misura le borse dell’area Asia-Pacifico escluso il Giappone , lascia sul terreno il 4,7%.
L’indice KOSPI della Sud Corea cala del 6,1% andando a toccare i minimi da marzo 2007, Hang Seng di Hong Kong perde il 5,9% ai minimi da due anni.
Le vendite indiscriminate di asset considerati rischiosi ha colpito duramente le borse dei mercati emergenti. Le valutazioni corrispondono ora a 9,2 volte gli utili attesi a 12 mesi, rispetto a 10,2, livello raggiunto durante la crisi dei mercati asiatici di una decina di anni fa.
I candidati alla Casa Bianca Barack Obama e John McCain hanno promesso di agire rapidamente per riformare Wall Street, accusando (per il terremoto finanziario dopo il fallimento di Lehman Brothers) una struttura di controllo antiquata. Con la Federal Reserve e il Tesoro Usa che devono fare i conti con la peggiore crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione, il candidato democratico Obama ha detto che i legislatori non hanno fornito gli strumenti necessari a contenere i problemi. “Ogni problema richiede una soluzione di sistema”, ha detto Obama in aereo mentre viaggiava per la campagna elettorale in Colorado. Un consigliere di vertice di McCain, il rivale di Obama alle elezioni del 4 novembre, ha detto che il candidato repubblicano sostiene che deve essere realizzata una rete di agenzie di controllo a cui devono essere forniti maggiori poteri per garantire la trasparenza. “La struttura di controllo di Washington su Wall Street ha circa 70 anni adesso”, ha detto Carly Fiorina, consigliera economica del senatore dell’Arizona. “Sta dicendo da tempo e lo sta ripetendo oggi che questa sarà una priorità e lui vuole, nella sua amministrazione, mettere fine agli abusi cui stiamo assistendo sia a Washington che a Wall Street”, ha detto Fiorina a Reuters in una intervista telefonica.
Obama invoca da molto tempo una modernizzazione del sistema finanziario. Lo ha chiesto in un discorso al Nasdaq l’anno scorso e ha sottolineato un piano per una riforma delle norme di controllo a Wall Street a marzo.
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L’ingresso della sede romana della Lheman Brothers
Tre tedeschi che commerciavano il cotone: queste le origini della banca d’affari Lehman Brothers. A fondarla, nel 1850 a Montgomery, in Alabama, sono stati l’allora 23enne Henry Lehman e i suoi fratelli, Emanuel e Mayer.
LA NASCITA. Il commercio del cotone ebbe un successo tale che Lehman Brothers contribuì anche alla nascita della Borsa del cotone nel 1870. Circa un decennio dopo la società entrò nel grande business delle ferrovie lavorando soprattutto nel settore finanziario. Nel 1906 la società si alleò con Goldman Sachs e si avviò a diventare una grossa finanziaria. Lehman e Goldman portarono in Borsa General Cigar, Sears e Roebuck. Nei vent’anni successivi contribuirono a varare oltre cento nuove emissioni azionarie.
LA GRANDE CRISI. Nel 1925 la società affrontò la Grande Depressione guidata Robert “Bobbie” Lehman, nipote dei fondatori. Il Gruppo riuscì a passare indenne la grande crisi focalizzando la sua azione sul venture capital e nel 1928 la società entrò nella sua sede storica di One William Street.
Subito prima della crisi, nel 1924, John M. Hancock è diventato il primo membro del cda della Banca esterno alla famiglia Lehman. Nel 1927 toccò a Monroe C. Gutman e a Paul Mazur. Nel 1930 Lehman guidò il debutto in borsa della Dumont, il primo produttore di televisori e aiutò finanziariamente Radio Corporation of America. Nel 1950 il gruppo guidò il debutto in borsa di Digital Equipment Corporation e più tardi l’acquisizione di Digital da parte di Compaq. L’ultimo membro della famiglia a guidare la società, Robert Lehman jr, morì nel 1969. Con la sua scomparsa si aprì un vuoto di potere nella compagnia che coincise con una difficile fase economica, per cui venne chiamato l’ad Pete Peterson, proveniente dalla Bell&Howell, che riusci’ a raddrizzare le sorti della società.
VERSO UNA GRANDE BANCA D’AFFARI. Peterson riuscì a riportare in pareggio i bilanci della compagnia e poi a conseguire cinque anni consecutivi di profitti record, trasformandola in una grande banca d’affari. Negli anni ‘80 gli scontri tra i banchieri di investimento dell’istituto e i traders, i quali garantivano il grosso dei profitti di Lehman, costrinsero Peterson a promuovere co-amministratore delegato Lewis Gluckman. Tra i due non mancarono forti tensioni che portarono al siluramento di Peterson e all’ascesa di Gluckman come amministratore unico.
LA FUSIONE. Nel 1984 la società, in forti difficoltà, dovette fondersi con American Express trasformandosi nella Shearson Lehman Hutton. Nel 1993 sotto la guida dell’ad Harvey Golub American Express avvia la dismissione delle proprie divisioni bancarie e nel 1994 Lehman Brothers Kuhn Loeb viene scorporata con il nome di Lehman Brothers Holdings. Nel 2003 la società rientrò nel settore dell’asset management, lasciato nel 1989 e fu una delle dieci compagnie che, su segnalazione della Securities and Exchange Commission, dovette pagare una sanzione (80 milioni di dollari) per una indebita influenza esercitata nei confronti degli analisti che si occupano dell’attività di ricerca nell’investment banking.
ARRIVA LA CRISI DEI SUBPRIME. Nel 2007 il primo faccia a faccia della società con la crisi dei mutui subprime: Lehman chiude la sua banca dedicata ai prestiti subprime, Bnc Mortgage, tagliando 1.200 posti di lavoro e registrando una perdita di 25 milioni di dollari. Nel 2008 Lehman è duramente colpita dalla crisi dei mutui subprime: nell’arco di un anno le sue azioni sono crollate del 97% passando da 77 a meno di 4 dollari ad azione. Nel secondo trimestre di quest’anno la società ha annunciato una perdita di 2,8 miliardi di dollari a cui è seguita quella da 4 miliardi di dollari per il terzo trimestre.
UNA SPERANZA DALLA COREA. Quest’ultimo annuncio è stato particolarmente drammatico poiché ha coinciso con la decisione dei coreani di Kbb di ritirarsi dal negoziato per l’acquisizione di una quota del 25% della compagnia. I coreani rappresentavano l’ultima spiaggia per la società, alla disperata ricerca di capitali esterni per rilanciare l’azienda.
Nel giro di pochi giorni Lehman è precipitata nel baratro e le autorità Usa, la Fed e il Tesoro, si sono riunite per cercare di trovare un Cavaliere bianco in grado di rilevare non più una parte della società ma tutta la banca. L’ipotesi era quella di una cordata guidata da Bank of America. Nella riunione di ieri notte, però, Bofa ha preferito orientarsi verso Merrill Lynch e, dopo che anche i britannici di Barclays hanno rinunciato all’acquisizione, a Lehman non è restato altro che ricorrere al Chapter 11 e cioé alla protezione in caso di bancarotta. Quella di Lehman è la prima richiesta di bancarotta di un big di Wall Street, dopo quella di Drexel Burnham Lambert del 1990. La società ha 25 mila dipendenti in tutto il mondo.

La richiesta di bancarotta di Lehman Brothers e la scalata di Bank of America su Merrill Lynch scuotono i mercati. Piazza Affari si piega sotto gli ordini in vendita. La bufera scatenata da Lehman, che nella notte ha fatto richiesta di accedere alla bancarotta, e Merrill Lynch, che ha firmato l’accordo per la cessione a Bank of America, arriva anche in Europa. Il Mibtel apre in calo del 2,46% a 21.214 punti, lo S&P/Mib del 2,81% a 27.574 punti. Contiene il calo l’All Stars (-0,75% a 11.987 punti). Anche Parigi in netto calo (-2,48%). Francoforte in netto ribasso (Dax in calo dell’1,55%). Apertura fortemente negativa a Londra (-2,28%).
Lehman Brothers getta la spugna e annuncia che chiederà l’ammissione al Chapter 11: dopo un week end di febbrili trattative, in cui sembrava profilarsi una via d’uscita per la più piccola delle banche d’affari statunitensi, la situazione è precipitata con l’abbandono delle trattative da parte di Bank of America prima e di Barclays poi.
La richiesta - ha comunicato la società - sarà presentata presso la Us Bankruptcy Court nel southern district di New York e riguarderà la sola holding, non le sue sussidiarie. Lehman, sotto la guida dell’amministratore delegato Richard Dick Fuld, continuerà nel frattempo a esplorare le possibilità per la vendita delle operazioni di broker-dealer e continuerà a trattare la cessione della divisione dell’asset-management.
Nel frattempo nasce un’operazione lampo che la porta nell’olimpo dell’industria finanziaria mondiale: Bank of America acquista per 50 miliardi di dollari Merrill Lynch, divenendo così la prima istituzione finanziaria mondiale. “E’ una grande opportunità per i nostri azionisti acquistare una delle prime società al mondo di transazione di capitali. Insieme le nostre aziende hanno ancora più valore grazie alle sinergie”, commenta in un una nota il presidente e amministratore delegato di Bofa, Ken Lewis.
Soddisfatto anche l’ad di Merrill Lynch, John Thain, che si è definito contento per la possibilità di collaborare con l’acquirente della sua banca al fine di creare “quella che sarà la prima istituzione finanziaria al mondo”. L’operazione, che valuta ogni azione Merrill circa 29 dollari, con un premio del 70% rispetto alla chiusura di venerdì scorso, dovrebbe essere ultimata nel primo trimestre 2009. Per Bank of America quello che si è appena concluso è stato sicuramente un week-end intenso: scesa in soccorso di Lehman Brothers, Bofa ha deciso domenica di abbandonare il tavolo delle trattative. E ha diretto il suo interesse su Merrill Lynch, riuscendo a spuntarla. L’accordo siglato prevede che Bofa offra 0,8595 titoli per ogni azione Merrill Lynch e che tre amministratori di Merrill vadano nel consiglio di Merrill Lynch.
Con l’acquisizione, Bofa diventa proprietaria di circa il 50% del fondo di investimento BlackRock, che ha un in gestione un portafoglio stimato in 1.400 miliardi di dollari. Sotto la guida di Lewis, Bank of America ha già portato a termine diverse acquisizioni sia grandi sia piccole, ultima quella di Countrywide. Aggiungendo al suo ampio portafoglio anche Merrill, Bank of America diventa così un gruppo i cui interessi spaziano in campi diversissimi, dalle carte di credito ai prestiti per le auto, al sistema finanziario. L’acquisizione di Merrill, inoltre, mostra come una crisi finanziaria come quella attuale può aprire grandi chance alle istituzioni finanziariamente solide. Merrill darà a Bank of America maggiore presenza a livello internazionale, soprattutto sui mercati in via di sviluppo. Per Merrill l’accordo si traduce nella fine della politica isolazionista portata avanti dall’amministratore delegato John Thain che, più degli altri numero uno di Wall Street, ha cercato di isolare la banca dalla crisi, raccogliendo miliardi e miliardi di capitale e cedendo asset importanti, quali quello nel gigante dell’informazione Bloomberg.
La Fed, nel corso degli incontri che si sono succeduti nel corso del week-end, si sarebbe espressa favorevolmente nei confronti di un’intesa Bank of America-Merrill Lynch, sulla scia del timore che la banca d’affari fosse la prossima, dopo Lehman Brothers a finire nell’occhio del ciclone.
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