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Abolire l’Ici: il primo punto nell’agenda del nuovo governo

Modello Ici (l'imposta comunale sugli immobili)
Arriverà con il primo Consiglio dei Ministri, quello che seguirà i due cdm per sistemare tutte le “caselle” del nuovo governo (quelle che riguardano i viceministri e i sottosegretari), l’abolizione totale dell’Ici sulla prima casa. Il premier Silvio Berlusconi ha più volte confermato quello che definisce “un impegno programmatico” nei confronti degli elettori.
Potrebbe arrivare per decreto, per consentire l’applicazione già con l’acconto di giugno. Il costo della misura dovrebbe essere di poco inferiore ai 2 miliardi di euro. Escluse le case lussuose e salvaguardati i Comuni: questi i due punti fermi del provvedimento. Si lavora invece alle coperture. Escludendo di finanziare il taglio di un’imposta con una nuova tassa, la strada che resta è solo quella di un taglio alla spesa.
A meno che nella “due diligence” emerga l’esistenza anche per il 2008 di un extragettito. La congiuntura negativa ha infatti rallentato la crescita delle entrate ma contando sul fatto che le tasse risentono delle dinamiche economiche relative ai mesi passati (quando ancora la congiuntura era positiva) è probabile che un “tesoretto” da utilizzare ancora ci sia. Si potrebbe poi profilare anche un aumento della tassazione per le banche, anche se questa misura annunciata dallo stesso Tremonti in campagna elettorale potrebbe essere legata più che all’Ici ad un alleggerimento del peso dei mutui per le famiglie.
L’abolizione dell’Ici sulla prima casa costerebbe tra 1,7 e 2 miliardi di euro. Questo quanto emerso nella prima riunione informale nei giorni scorsi tra il ministro, allora in pectore, Giulio Tremonti e i rappresentanti dell’Anci. L’associazione dei Comuni stima però un costo della misura leggermente più alto: 2,2 miliardi di euro. Si tratta della cancellazione dell’imposta per quel 60-70% degli italiani che ancora pagano questa tassa dal momento che la Finanziaria per il 2008, con la detrazione aggiuntiva dell’1,33 per mille l’ha di fatto “cancellata” nel circa 30-40% dei casi.
Come già avviene per la nuova detrazione decisa con l’ultima Finanziaria, l’abolizione dell’Ici non riguarderà gli immobili, anche se casa di abitazione, accatastati come ville, castelli e appartamenti di lusso. L’Ici è la fonte primaria del finanziamento dei Comuni e la sua eliminazione sarà per gli stessi a costo zero. L’assicurazione è arrivata nei giorni scorsi dallo stesso Tremonti nell’incontro con l’Anci. Quello che si profilerebbe è dunque un “ritocco” verso l’alto della compartecipazione dell’Irpef nazionale da parte degli stessi Comuni. L’Anci chiede comunque al governo di aprire un tavolo tecnico. Il presidente Leonardo Domenici sottolinea che serve una soluzione ad hoc per quei Comuni che hanno già abbassato per propria iniziativa l’Ici e che rischiano di ottenere una compensazione esclusivamente per il taglio che farà eventualmente il governo Berlusconi, ma non per il loro. Domenici suggerisce dunque che il provvedimento del governo preveda una compensazione che riguardi gli ultimi due anni per i Comuni che hanno già ridotto l’Ici.
È la questione sulla quale si lavorerà nei prossimi giorni. L’impegno è di circa 2 miliardi di euro: extragettito o taglio alla spesa? Si potrebbe però profilare anche una terza ipotesi. Tremonti aveva infatti preannunciato in campagna elettorale un possibile aggravio dell’aliquota Ires per le banche, lasciando “il regalo di Prodi”, ovvero il taglio dal 33% al 27,5%, “solo alle banche che daranno alle famiglie italiane mutui più umani”.

Tanto l’Ici aumenterà. Ecco perché

Sui tetti della cittÃ
Gira e rigira l’Ici aumenterà.
A dispetto delle rassicurazioni del governo, l’imposta comunale sugli immobili, già ritoccata di recente da molte amministrazioni locali, è destinata a crescere ancora (qui la guida del Dipartimento per le politiche fiscali). Come se lo stesso esecutivo avesse consapevolezza del vespaio che sta andando a toccare, la decisione è stata inserita quasi di soppiatto in un provvedimento ipertecnico, il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri in corso di emanazione sul decentramento delle funzioni catastali.
In quel testo si introduce una novità tanto semplice quanto carica di conseguenze per i contribuenti: in futuro gli estimi catastali dei singoli immobili potranno essere determinati direttamente dai comuni, senza il coinvolgimento di organi dello Stato. Escludendo, cioè, l’intervento degli uffici provinciali dell’Agenzia del territorio. E siccome i sindaci hanno un bisogno disperato di soldi e l’occasione fa l’uomo ladro, non è difficile prevedere che in molte situazioni useranno la facoltà che viene loro concessa per reperire risorse fresche.
Da tempo i comuni stavano premendo sul governo attraverso la loro associazione (l’Anci guidata dal primo cittadino di Firenze Leonardo Domenici, ds) perché fosse introdotta un’addizionale Ici. Ora le richieste dei sindaci vengono almeno in parte soddisfatte proprio alla vigilia delle elezioni amministrative fissate per la fine di maggio.
Se la novità dovesse passare in Parlamento così come è stata preparata dal ministero dell’Economia guidato da Tommaso Padoa-Schioppa, essa potrebbe cominciare a pesare sulle tasche dei contribuenti a partire dal 2008. E c’è da scommettere che questi ultimi non saranno affatto contenti, perché fra tutte le tasse in circolazione l’Ici è una delle più invise. Per il semplice motivo che è una specie di “piccola” patrimoniale sulle spalle di quasi tutti i cittadini (l’80 per cento degli italiani è proprietario di casa), a prescindere dalle loro condizioni di vita e di reddito.
Fino a oggi per l’Ici i comuni avevano la possibilità di fissare l’aliquota in un ambito predeterminato dallo Stato tra lo 0,4 e lo 0,7 per cento di una base imponibile collegata al valore catastale. In passato questo valore era stabilito dagli uffici statali a cui con la Finanziaria 2007 si sarebbero potuti affiancare i comuni. La nuova norma, invece, concede alle amministrazioni locali addirittura la possibilità di stabilire autonomamente aliquota e base imponibile.
Tra i più critici nei confronti della novità c’è la Confedilizia, organizzazione dei proprietari di case. Il presidente, Corrado Sforza Fogliani, ha inviato una nota a Romano Prodi e Padoa-Schioppa invitandoli a fare marcia indietro. E ora dice a Panorama: “Se il governo non volesse ascoltarci, impugneremo la decisione davanti al tar”.

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