
Cradits: La Presse
Ci sono delle parole che occorre tenere a mente per capire a quale velocità si corra in Europa. L’ultima è laggards, che letteralmente significa “ritardatari”. Così vengono etichettati dagli analisti a Bruxelles i paesi più lenti nella corsa verso i cosiddetti obiettivi posti dalla Ue entro il 2020, tra cui il 20 per cento di efficienza energetica in più, un posto di lavoro per almeno il 75 per cento dei cittadini tra i 20 e i 64 anni, il 3 per cento del Pil destinato alla ricerca scientifica. Continua

Anche l’Italia ha imboccato la strada della liberalizzazione delle scommesse, sull’esempio di quel che succede da sempre in Gran Bretagna. Con una circolare del 24 novembre la direzione per i giochi dei Monopoli (Aams) ha permesso ai concessionari di elaborare un palinsesto, su eventi sportivi e non, autonomo rispetto a quello finora imposto a livello centrale.
Dal 1° dicembre ogni gestore può in pratica proporre il tipo di puntate che ritiene più idonee, interessanti e avvincenti per i suoi clienti.
Tipo la candidatura a un Oscar o la durata di un governo. Il concessionario dovrà soltanto comunicare la proposta all’Aams e i Monopoli dovrebbero esprimere una valutazione in tempi che le aziende si augurano ragionevolmente brevi.
La novità costituisce un passo avanti verso la completa liberalizzazione, un sistema nel quale in futuro lo stesso giocatore proporrà la scommessa che preferisce, lasciando al banco la libertà di decidere se accettarla e a quale quota. Finora i Monopoli, ora diretti da Raffaele Ferrara, avevano sempre cercato di rallentare l’apertura del mercato, forse temendo di perdere il ruolo di controllori del sistema.
Secondo dati elaborati dall’agenzia Agicos, solo a novembre gli italiani hanno scommesso 450 milioni di euro, 178 in più rispetto allo stesso mese dell’anno passato, e in 10 mesi l’erario ha incassato 155 milioni.
- Tags: Alfonso-Pecoraro-Scanio, bollette, costi, elettricità, elettrodotti, Enel, energia, Fulvio-Conti, gas, impianti, liberalizzazione, Pier-Luigi-Bersani, rigassificatori
-

L’inverno è (quasi) alle porte e prima ancora del freddo si affaccia il rischio black-out energetico. A lanciare l’allarme è stato ieri Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel, che ha spiegato: “Rischiamo ancora di rimanere al freddo e al buio, siamo più fragili di due anni fa”. L’accenno è al 2005, quando il rifornimento di gas per le centrali italiane fu messo in seria difficoltà dallo scontro tra Russia e Ucraina, che vide contrapposte Mosca e Kiev sulla questione della gestione dei gasdotti. Ma appunto, secondo Conti, per quest’anno la situazione che si prospetta è anche più grave. Colpa, secondo l’ad di Enel, dell’aumento della richiesta di energia elettrica (dovuta a un aumento dei consumi e conseguente innalzamento del fabbisogno nazionale) e del Governo, che avrebbe diminuito le risorse di carburante stoccate nei depositi italiani. Il ministero dell’Ambiente, infatti, avrebbe deciso una riduzione delle riserve di circa cinquecento milioni di metri cubi di metano, che non sarà possibile riacquistare prima dell’inverno. A un costo, tra l’altro, ben superiore agli anni scorsi: il prezzo del gas sarà sempre più legato a quello del petrolio, che negli ultimi mesi è salito incessantemente e non accenna a diminuire. Ma il titolare del dicastero, Alfonso Pecoraro Scanio, replica a stretto giro di posta: “Non c’è stata alcuna riduzione negli impianti di stoccaggio ed è bene non fare facili allarmismi. Il ministero, anzi, è impegnato a promuovere le fonti rinnovabili di energia, il consumo intelligente e la lotta agli sprechi”.
Preoccupato per la situazione che si potrà creare con l’arrivo del freddo è invece il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani, che ammette: gli investimenti previsti e l’ammodernamento degli impianti non sono stati rispettati, e oggi “siamo abbastanza nei guai dal punto di vista della sicurezza del sistema energetico”. Un sistema che, a detta dei vertici dell’Enel, potrebbe essere rimesso in sesto da un utilizzo massiccio dei rigassificatori, impianti che riportano allo stato gassoso il metano trasformato in liquido per comodità di trasporto. Ma alla promessa del Governo di realizzarne quattro in Italia nei prossimi anni per ora non c’è stato alcun seguito.
Intanto sul discorso di Conti piovono le critiche dei Verdi e degli ambientalisti, che vedono nell’allarme lanciato ieri una velata richiesta per poter utilizzare su larga scala, per la produzione di energia elettrica, il carbone, minerale ad alto potenziale ma altrettanto inquinante.
E che, per di più, è stato bandito dal Protocollo di Kyoto, l’accordo mondiale sulla diminuzione delle emissioni di gas serra nell’atmosfera.
Il VIDEO servizio:
- Tags: bollette, costi, Edison, elettricità, elettrodotti, Enel, energia, Eni, gas, impianti, liberalizzazione, mercato, Ministero-del-Tesoro, municipalizzate, nucleare, rigassificatori
-

Il 1° luglio partirà la completa liberalizzazione del mercato elettrico residenziale. In pratica anche le famiglie saranno libere di scegliere il fornitore di energia elettrica.
I big del settore, in particolare Eni e Edison, si stanno già dando battaglia per sottrarre il maggior numero di clienti all’Enel e alle municipalizzate elettriche che operano nelle principali città. Proprio come accade con i gestori telefonici. Ma per il consumatore finale i risparmi resteranno un miraggio o la liberalizzazione produrrà effetti anche sulla bolletta elettrica che, in media, è più alta del 30% rispetto al resto d’Europa?
L’Autorità dell’Energia ha chiesto alle aziende una maggiore chiarezza sulle offerte e sulle tariffe e una maggiore trasparenza sulle promozioni commerciali che verranno proposte ai clienti. Tra le diverse informazioni, infatti, i fornitori dovranno chiarire le offerte e gli sconti in bolletta (con il trasloco gratuito e trasparente, senza cambi di contatore verso il nuovo fornitore di energia). Le associazioni dei consumatori e le aziende possono accedere al secondo documento di consultazione pubblica per inviare suggerimenti e proposte in vista della scadenza di luglio.
I produttori promettono bollette meno salate ma per capire se la maggiore concorrenza avrà effetti bisogna aspettare qualche mese. Al momento non resta che mettere in evidenza il fatto che il processo di liberalizzazione del mercato elettrico italiano, iniziato nel 1996 con l’apertura delle attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica, non ha avuto i risultati sperati. Almeno sul fronte degli utenti finali, visto che i colossi energetici hanno continuato a macinare utili a tutto vantaggio per l’azionista Tesoro (il ministero dell’Economia possiede ancora le quote di controllo di Eni e Enel) e dei fondi di investimento.
A oggi non sono stati raggiunti gli obiettivi che il governo si era posto, e cioè diminuzione del costo dell’energia, miglioramento della qualità generale del servizio e diversificare delle fonti energetiche. In Italia manca ancora un Piano nazionale dell’energia. Senza un’inversione di rotta a più ampio respiro è difficile ipotizzare che i consumatori pagheranno di meno semplicemente cambiando fornitore di elettricità.
