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La Consob: “La crisi dei mercati non è finita”

La sede della onsob

Nessuno si illuda. La crisi dei mercati finanziari, partita nel luglio dello scorso anno ”non può dirsi superata”. Lo ha affermato il presidente di Consob Lamberto Cardia, nel corso dell’incontro annuale con il mercato finanziario, aggiungendo che ‘’stiamo vivendo un periodo di grande incertezza per l’integrità e la stabilità del sistema finanziario”. Il presidente dell’autorità di vigilanza sui mercati espone le proprie osservazioni sul mercato finanziario a Palazzo mezzanotte a Milano. Presente in platea anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Secondo Cardia le pronte reazioni della Bce, della Federal Reserve e delle autorità di vigilanza di fronte alla crisi hanno evitato ”conseguenze drammatiche per i risparmiatori” ma nonostante gli accordi sottoscritti in sede internazionale, ”le situazioni di crisi sembrano tuttora gestite prevalentemente secondo un’ottica nazionale”. Secondo Cardia, a causa della crisi, “è stata messa in discussione, a ragion veduta, la capacità delle agenzie di rating di rivedere tempestivamente i propri giudizi”, mentre nell’ambito dell’assegnazione dei rating vi possono essere conflitti d’interesse. Si prospettano dunque “regole nuove e forme di sorveglianza” sulla governance interna.
Il sistema finanziario italiano, dice la Consob, ha avuto dalla crisi innescata dai mutui subprime ”conseguenze immediate”, ”più contenute rispetto agli altri paesi” mentre più complesse da calcolare sono quelle indirette e di lungo periodo.”A differenza di quanto avvenuto in altri paesi” dice Cardia, “in Italia non si sono verificati casi di fondi comuni aperti costretti a sospendere temporaneamente i riscatti per l’impossibilità di stabilire il valore delle quote”.
Parlando al governo, la Consob si occupa anche del caso Alitalia e del “prestito ponte” alla compagnia di bandiera. Le misure adottate dal governo su Alitalia sono ”provvedimenti straordinari e certamente unici” per una società quotata e determinati da ”condizioni particolarissime” e la Consob ha condiviso con Borsa Italiana la decisione di ‘’sospendere la quotazione del titolo” ma questo, secondo Cardia non fa venire meno l’attività di vigilanza della Commissione.
All’ esecutivo il preesidente della Consob ha chiesto norme più semplici e meno oneri per le società quotate anche per garantire la competitività generale della piazza finanziaria italiana.Per Cardia ”l’onere complessivo della regolamentazione, sotto il profilo dei costi” deve ”risultare proporzionato ai benefici attesi e alle esigenze di sviluppo dei mercati”. Anche il sistema delle sanzioni, sostiene, deve essere rivisto. Preoccupazione, da parte della Consob, anche per l’egemonia della Borsa di Londra su Piazza Affari: con la fusione dello scorso anno tra il London Stock Exchange e la Borsa di Milano “prevale un senso di incertezza e apprensione in merito ai vantaggi concreti per la piazza finanziaria italiana”. Cardia nota come la quota della banche italiane, già azioniste di Borsa, hanno ridotto la loro quota nella holding comune dal 28 al 19%, una partecipazione che ”potrebbe ulteriormente ridursi”. La Commissione accerterà che i cambiamenti ”non abbiano ricadute sulla qualità e competitività del nostro mercato” e vigilerà sull’impegno preso dalla holding inglese che l’integrazione, a parità di servizi offerti, non comporti un aumento delle tariffe”.

Il VIDEO servizio:

Accordo tra Borsa Italiana e London Stock Exchange. E gli arabi stanno a guardare


E gli arabi rimangono a guardare. Vista da Dubai, la situazione si potrebbe riassumere così dopo la conclusione dell’accordo tra il London Stock Exchange (Lse) e Borsa Italiana, conclusasi il primo ottobre. Un accordo che ha fatto seguito ad un precedente matrimonio, quello di agosto tra il Nyse e Euronext, e che potrebbe precedere un’altra unione tra il Nasdaq e le borse scandinave.
Il deal che coinvolge Borsa Italiana prevede la fusione per 2,3 miliardi di dollari. Inoltre, in base alle parole dette da un portavoce di Lse a arabianbusiness.com, il potere di Borse Dubai e di Qatar Investment Authority (Qia) in Lse è diminuito. “La quota del 28% detenuta da Borse Dubai è stata portata a circa il 20%, mentre la parte della Qia è passata dal 20% al 14%”, dice lo stesso portavoce. In base al deal, Borsa Italiana detiene il 28% del business.
“La ristrutturazione di Borse Dubai e il deal che ha coinvolto il Nasdaq, la svedese Omx e Lse è molto importante. Ciò che molti non hanno compreso è che la più grande concorrente per Difx (Dubai International Financial Exchange) è stata la borsa di Londra”, dice Albert Momdjian ad di Dubai International Financial Centre (Difc) una società di Calyon, gruppo Crédit Agricole. “Negli ultimi due anni - continua Momdjian - il Difx non è cresciuto e ha perso competitività nei confronti di Lse”. Così hanno detto: “Sai cosa, perché non ce la compriamo?”.


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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