
La crisi? E chi l’ha vista? Se le banche soffrono, le fabbriche traballano e la cassa integrazione aumenta, per il settore dei giochi è sempre primavera. Quarantasette miliardi e mezzo di euro di giocate nel 2008, più 12,7 per cento, 50 miliardi a fine 2009 secondo le previsioni degli esperti confermate dall’andamento dei primi mesi dell’anno. Nel primo bimestre sono stati complessivamente giocati altri 8,6 miliardi, più 9,5 per cento rispetto allo stesso periodo di un anno fa.
Non sono fiammate o bolle destinate a rapido sgonfiamento. è una tendenza stabile, il fenomeno di massa più vistoso degli ultimi anni. “La crescita non sembra destinata a fermarsi, almeno in tempi brevi” sintetizza Paolo Franci, direttore dell’Agipronews, agenzia di stampa specializzata in giochi e scommesse. Nel 2008 sono stati venduti 2 miliardi e mezzo di tagliandi del Gratta e vinci, i giocatori sono stati 17 milioni, un italiano su tre compresi bambini e lattanti. Le “new slot”, le macchinette di bar e tabaccherie, hanno incassato da sole quasi 22 miliardi di euro (più 15,2 per cento). Le scommesse sportive sono cresciute del 51 per cento rispetto all’anno precedente e il Superenalotto, che sembrava destinato a una tranquilla maturità, è tornato a correre grazie al montepremi da 100 milioni dell’inizio d’autunno, e tuttora fila spedito sfruttando l’onda lunga di quel fortunato successo.
A ottobre 2008 è stato lanciato in rete il poker e l’impatto è stato così travolgente, a colpi di decine di milioni di giocate di euro in più da un mese all’altro, da lasciare esterrefatti i più ottimisti. Anche le donne sono entrate in partita, protagoniste di tornei seguitissimi, tanto che ora sta nascendo una specie di Facebook del poker in rosa, un luogo dove le giocatrici si scambiano esperienze e consigli.
Secondo Fabio Felici, direttore dell’Agicos, l’altra agenzia specializzata nei giochi, la crescita è così tumultuosa che a fine 2009 il fatturato del poker online sarà di almeno 2 miliardi di euro. Sono anni che il settore va avanti così, un record dopo l’altro, con incrementi impressionanti: 19 miliardi e mezzo giocati nel 2004, 27 l’anno successivo, 34 nel 2006, 40 nel 2007, 47 nel 2008 (vedere la tabella nella pagina accanto).
Sembra che le aziende del settore, le tre storiche, Lottomatica, Sisal e Snai, le straniere, come la greca Intralot, e le ultime arrivate, tipo la Gioco digitale, si divertano un mondo a sfatare una teoria consolidata, e cioè che il “gambling” per sua natura sia anelastico e quindi raggiunto un certo livello si fermi. Invece, i giochi sembrano senza fondo, come il pozzo di San Patrizio.
Ci sono almeno tre modi di interpretare il fenomeno, non necessariamente in contrasto. Prima spiegazione: il boom è frutto di un gigantesco effetto di sostituzione. Al posto di quel mare torbido costituito dall’azzardo, in mano da decenni alla camorra e alla delinquenza organizzata, si sono imposti giochi regolari e puliti. Solo per quanto riguarda le macchinette da bar, per esempio, in un quinquennio sono stati sequestrati 700 mila videopoker illegali e la loro eliminazione ha aperto le porte a una generazione di 300 mila new slot legali, poi in parte di nuovo inquinate dall’illegalità e ora in via di sostituzione con impianti presentati come a prova di truffa. Idem le scommesse sportive, soprattutto quelle online, lanciate da siti improbabili a Malta o nell’Isola di Man e via via sostituite da un’offerta trasparente affidata a 130 concessionari riconosciuti dai Monopoli di Stato.
L’emersione dal sottoscala del gioco nero, però, da sola non basta a spiegare il boom. Neppure gli effetti psicologici prodotti dalla congiuntura economica sfavorevole aiutano a capire fino in fondo il fenomeno. Economisti e sociologi sostengono che proprio nei momenti di crisi come questo, quando le prospettive di crescita e le aspettative di benessere diventano incerte, la gente si tuffa sulla fortuna non rinunciando almeno al sogno, magari sottraendo quattrini alle spese impegnative, ai beni durevoli come l’automobile o i grandi elettrodomestici, oppure alle uscite voluttuarie, ma costose, come i viaggi verso mete esotiche. è insomma lo stesso meccanismo che gli esperti di marketing notano a proposito dei prodotti alimentari: quando le cose non girano per il verso giusto, i consumatori si gratificano con la tavola. Però la crisi è roba recente, mentre i giochi crescono ininterrottamente da anni.
Il boom ha una terza spiegazione, più profonda e in parte collegata alle due precedenti. Fino alla fine degli anni Novanta l’Italia era un paese sostanzialmente disinteressato al gioco, fenomeno considerato moralmente poco raccomandabile e osteggiato dalla Chiesa. L’idea che si potesse giocare alla luce del sole, sotto la sorveglianza dello Stato, che oltretutto ci guadagna riscuotendo le tasse, si è fatta strada piano piano e alla lunga è stata dirompente perché non solo ha dato un’alternativa pulita a molti clandestini assatanati, ma ha sdoganato il gioco avvicinandolo a chi ne era lontano.
Oggi il giocatore non è più considerato un reietto, anzi la figura del maniaco incallito è stata sostituita da un identikit più sfumato, meno preciso e marcato. Giocatori possono essere tutti e nessuno; giocare non è più ritenuto per forza un vizio, l’inevitabile anticamera di ludopatie devastanti, ma un’attività come un’altra per chi è appassionato, un passatempo, di tipo particolare quanto si vuole, da regolamentare con oculatezza e da tenere sotto controllo tramite un’agenzia statale, ma non da ostacolare o sabotare. Il gioco, in sostanza, è diventato una componente della quotidianità di molti italiani, che lo hanno accettato così come 20 anni prima avevano scoperto che comprare azioni in borsa o quote di fondi di investimento non era un tabù o una faccenda di pochi, ma una scelta e un’opportunità.
Nessuno poteva prevedere che finisse così quando, una decina di anni fa, pronubo Massimo D’Alema, il governo di centrosinistra si fece promotore del lancio del Bingo, che con il Superenalotto irruppe su una scena polverosa dominata dai vecchi concorsi a pronostico, tipo Totocalcio e Totip. Senza saperlo avevano scoperto un filone d’oro. Che come tutti i filoni ha bisogno di cure e di uno sfruttamento razionale per essere coltivato al meglio.
Non tutti i giochi sono uguali e non tutti sono destinati ad avere fortuna; proprio la vicenda del Bingo, che vivacchia senza infamia e senza lode con appena poche centinaia di sale aperte rispetto alle 1.000 e passa dell’inizio, sta a dimostrarlo.
Ci sono giochi che, mentre il settore galoppava, sono stati praticamente spazzati via, come il Totocalcio e il Totogol. Altri che stanno cercando un livello di stabilità dopo aver raggiunto la maturità, come il Lotto. E altri, infine, che stentano dopo avere vissuto giorni di gloria, tipo le scommesse ippiche. Gli esperti dicono che ora è il tempo dei giochi veloci e comodi, perché i giocatori non hanno tanta voglia di aspettare per sapere se hanno vinto o perso, magari puntano pochi euro alla volta, ma vogliono il responso immediato. Oppure si siedono sul divano di casa davanti al computer e dedicano al gioco il tempo che ci vuole, anche lunghe sedute se si tratta di “skill game” (giochi di abilità) come il poker.
Ogni grande concessionario ha la sua strategia di mercato, partendo dal presupposto che i giocatori si conquistano e si perdono come qualsiasi altro tipo di cliente, tutto dipende dalla qualità e dalla specificità dell’offerta.
Per esempio alla Sisal guidata da Emilio Petrone, per non disperdere il boom innescato dal jackpot da 100 milioni, a metà gennaio hanno lanciato un nuovo modo di puntare, il Gioca facile, con tagliandi molto simili a quelli del Gratta e vinci della rivale Lottomatica. E ora aspettano di capire se la trovata funziona o meno.
Per le scommesse sportive Snai e Lottomatica si contendono il mercato con strategie quasi opposte. Alla Snai il patron Maurizio Ughi sta elaborando una formula battezzata Fai con me per consolidare la posizione di leadership detenuta in questo settore ormai da anni. L’idea si basa sulla convinzione che il cliente vada coccolato in un luogo tutto dedicato a lui. In pratica il giocatore entra in un’agenzia, si trova davanti a un monitor da 32 pollici e può effettuare le sue scelte e la sua puntata che poi viene convalidata dal personale di sala con giubbotto e cappellino con il marchio.
Alla Lottomatica, invece, le agenzie dedicate non piacciono: “Ci sembrano borderline e rischiano di allontanare il cliente normale a cui puntiamo. Preferiamo gli spazi aperti dentro bar e tabaccherie” spiega Renato Ascoli, direttore del servizio giochi. Dopo nemmeno 2 anni di attività la Lottomatica ha conquistato una quota di mercato di quasi il 20 per cento, mentre la Snai conserva nelle scommesse il suo punto di forza con il 35.
I giochi sono aperti.
Il Nord Italia è il regno dei giochi e delle scommesse, mentre nelle province del Sud domina il Gratta e Vinci. Savona e Napoli sono le capitali del Lotto, ai cittadini di Trieste e Gorizia piace invece “investire”, sperando nelle ricche estrazioni del Superenalotto.
Di questi e altri dati, forniti recentemente da Agicos (Agenzia giornalistica concorsi e scommesse) e relativi al 2007, si parlerà nella prossima edizione del ProGameShow, il salone professionale del gioco in programma alla fiera di Bologna dal 18 al 20 settembre. Obiettivo: mappare il gioco nella penisola, per profilare il futuro di quella - sottolinea l’organizzazione - “che è ormai riconosciuta come una passione per tutti gli italiani, dal Nord al Sud del Paese”.
Secondo Agicos in testa alla classifica generale c’è Milano, con circa 3,5 miliardi di euro puntati lo scorso anno in Lotto, Superenalotto, Bingo (da segnalare l’assenza di sale in ben 15 province e precisamente Pesaro, Avellino, Benevento, Massa Carrara, Matera, Sondrio, Vercelli, Gorizia, Aosta, Rieti, Biella, Oristano, Isernia, Crotone, Belluno), lotterie tradizionali e istantanee, New Slot, giochi a base sportiva ed ippica. Seguono Roma, con 3,4 miliardi, e Napoli, che ha sfiorato i 2,4 miliardi. Il Nord domina, oltre a Milano, con altre sette province nella “top 15″ (Torino, Brescia, Bergamo, Pavia, Bologna, Varese e Genova). I fanalini di coda sono Isernia, con circa 61 milioni di euro, Enna (57,6 milioni) e Crotone (57,2 milioni).
Più nello specifico, le New Slot a Milano e Roma hanno raccolto, rispettivamente, 1,7 e 1,2 miliardi di euro. Al Lotto domina la provincia di Roma con giocate per 465 milioni di euro.
La classifica delle province dove si è speso di più lo scorso anno per giochi e scommesse cambia notevolmente se si analizzano i valori pro capite. Se infatti per valori assoluti, il podio era stato conquistato, nell’ordine, da Milano, Roma e Napoli, le spese pro capite più elevate sono state invece registrate a Pavia, con 1.498 euro, Savona, con 1.205 euro e Rimini, con 1.058 euro. E le sorprese non finiscono qui, visto che il quarto posto è stato conquistato da Teramo, con 1.014 euro spesi nel 2007 tra concorsi e scommesse.
Al di sopra dei 1.000 euro, e precisamente 1.003, anche Como. Seguono poi Latina (992 euro), Pescara (976) e Milano, che con 924 euro si piazza solo all’ottavo posto di questa speciale graduatoria. Chiudono la ”top 10” Verbania (915 euro) e Frosinone e Roma, a pari merito con 911 euro. Napoli è solo 31ma con 777 euro. Più vicine invece ai valori assoluti, le spese pro capite meno elevate. Le ultime tre province sono infatti Potenza, con 355 euro, Crotone (330) e Enna (329).
La vera scommessa l’hanno vinta loro, le società che hanno puntato su giochi on line, previsioni, sistemi, lotterie, gratta e vinci, casinò on line, lotto, poste e puntate. Il gioco registra una crescita costante tra le passioni degli italiani. Quarantasette miliardi di euro.
La raccolta complessiva del comparto giochi e scommesse, potrebbe chiudere il 2008 con questo dato clamoroso. Le cifre sono fornite da Agipronews, agenzia di stampa quotidiana che si occupa del mondo dei giochi a pronostico e delle scommesse. I dati del primo semestre 2008 lo dimostrano: ben 23.662 miliardi contro i 21 miliardi del 2007 nello stesso periodo gennaio-giugno. Il 2008 potrebbe dunque migliorare di circa 5 miliardi la raccolta del 2007, che si era chiuso con incassi per 42,2 miliardi. La spinta verso l’alto viene soprattutto dalle scommesse sportive, la differenza col 2007 è data dalla grande mole di giocate effettuate sugli Europei di calcio, un eloquente +58% rispetto all’analogo periodo della passata stagione.
In termini percentuali, riferisce Agipronews, l’incremento sarebbe pari all’ 11,39%. In termini erariali, invece, la stima potrebbe toccare quota 7,8 miliardi, l’8,9% in più rispetto al 2007. Straordinario anche il trend del Gratta e Vinci, che viaggia a +25% rispetto al 2007. Confermata anche la decisa crescita del settore NewSlot, che migliora la raccolta ben oltre l’11%. In lieve crescita il Bingo (+4%), mentre prosegue il calo di Totocalcio, Totogol che segnano un pesante -13%. La cara vecchia schedina dal tabaccaio è stata soppiantata, ora si gioca ovunque, dalle agenzie di scommesse ai saloni bingo: la passione per l’azzardo e l’illusione dei soldi facili non accennano a sparire.

È stato il Gratta e vinci il fenomeno del 2007 per quanto riguarda il settore dei giochi. Secondo i primi dati raccolti dall’agenzia specializzata Agicos, la lotteria istantanea da 4 anni gestita dalla Lottomatica ha in pratica raddoppiato gli incassi, con un significativo più 91,6 per cento, che si somma al salto dell’anno precedente (più 50 per cento).
Dal 2004 a oggi il Gratta e vinci è passato da 527 milioni di euro di giocate a 7,4 miliardi e nell’anno appena passato ha superato per la prima volta anche il Lotto, che si è fermato a 6,3 miliardi circa. In forte crescita anche le puntate sulle scommesse sportive (più 10 per cento), mentre sono in crisi quelle ippiche; le giocate al Superenalotto hanno sfiorato i 2 miliardi.
La raccolta complessiva nel settore dei giochi è stata di 41,3 miliardi, superiore di oltre 6 miliardi rispetto al 2006. Gli incassi dell’erario 7,3 miliardi (più 8,37 per cento).
(D.M.)

È la prima compagnia al mondo in cui non si comprano i biglietti della lotteria a bordo ma per la quale sarà possibile d’ora in poi acquistare i biglietti aerei alla ricevitoria del lotto. Si tratta della Tam, compagnia aerea brasiliana che, oltre ai voli domestici, collega il Brasile con il resto del mondo compresa l’Italia, con un volo diretto San Paolo-Milano. La novità è che grazie ad un accordo firmato con Caixa Economica Federal da oggi è possibile acquistare qualsiasi biglietto aereo della Tam purché non superi i mille reais di valore (pari a circa 390 euro) comprese le tasse. Dove? Nelle oltre novemila ricevitorie del Brasile. Una vera e propria rivoluzione che amplia a dismisura la rete distributiva della compagnia aerea brasiliana. E lo fa praticamente a costo zero, senza spese di personale o di agenzia.
Come funziona in pratica? Una volta compilato il modulo su Internet sul sito della Tam, il viaggiatore riceve un codice di identificazione con il quale è sufficiente presentarsi in ricevitoria per l’acquisto dei biglietti, che può essere fatto in contanti. Nessun altro documento addizionale è necessario e, una volta effettuato il pagamento, l’acquirente riceve via e-mail o via sms il suo ticket elettronico. “L’obiettivo è quello di andare incontro alle esigenze di quei passeggeri che sono sprovvisti della carta di credito e, quindi, hanno le maggiori difficoltà ad acquistare biglietti aerei online”, spiega Klaus Kuhnast, direttore vendite della Tam.

In Europa, per il momento, non ci sono compagnie aeree che hanno imitato la Tam anche se la Ryanair da un paio d’anni ha rapporti stretti con il gioco. E non perché fa ticket selling in ricevitoria ma solo perché durante i voli, anche quelli più brevi, vende biglietti di lotterie che in premio regalano viaggi e automobili ai passeggeri. Senza considerare che Michael O’Leary, il fondatore e Ceo della Ryanair, ha già fiutato un business da almeno 250 milioni di euro l’anno e ha allo studio la possibilità di far giocare d’azzardo i passeggeri durante i voli. Un modo per finanziare l’offerta di biglietti a costo zero da parte del magnate irlandese con servizi di “gambling” a bordo ma, per i passeggeri, il rischio di perdere anche la camicia su un volo “low cost”…
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